Tranelli bagnati

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Sembra il titolo di un film thriller di serie b caratterizzato da un intreccio di scene hot e ad alta tensione, uno di quei sequel, tanto per intenderci, che attentano alle coronariche dello spettatore curioso.
Invece devo deludere i lettori più accalorati: l’opera cinematografica è solo immaginaria ma, in compenso, ha una trama drammatica reale e ben delineata, fatta di capitomboli, lesioni e stridere di pneumatici, più che un attentato alle coronariche una serie di attentati alla pubblica incolumità.
Lo scenario in cui si svolgono i fatti è quello di Piazza Plebiscito che andrebbe ribattezzata, nelle giornate in cui Giove Pluvio decide di stuzzicare con due finissime ed innocenti gocce d’acqua le pietre calcaree colà accapezzate, Piazza Plebiscìvolo.
Per auto, moto e pedoni (in particolar modo anziani), infatti, la pavimentazione del centro cittadino diviene, nelle giornate umide e di pioggia, una insidiosissima trappola resa ancor più subdolamente viscida dai residui di olii esausti rilasciati da veicoli in transito e/o parcheggiati.
Nel film quotidianamente girato in Piazza Plebiscìvolo non si contano più i tamponamenti e le frequenti cadute, senza tralasciare le difficoltà riscontrate dagli illusi che tentano – inutilmente – di percorrere la salita di Via Balilla e da quelli che, arrischiandosi, hanno l’ardire di sfidare la sorte scendendo giù per il girone infernale di Via Dante.
L’ultimo episodio emblematico della triste sequenza è andato in onda la mattina del 13 giugno, festa di S. Antonio, alle ore 09:20. Sotto gli occhi di numerosi curiosi che hanno assistito impotenti alla scena, e con buona pace dell’ignaro cittadino in difficoltà, un’autoambulanza del 118 proveniente da Via Balilla, a sirene spiegate, ha tentato inutilmente di raggiungere Piazza Plebiscito; non riuscendoci, non ha potuto far altro che svoltare per Via Chianchizze.
Ma ricostruiamo celermente le origini del problema. I gravi disagi di cui innanzi sono sorti sul finire degli Anni ’90 allorché si è proceduto al rifacimento della pavimentazione di Piazza Plebiscito. All’epoca non mancarono accorati appelli di professionisti i quali, con lungimiranza, denunciarono in anticipo, dalle colonne della “Gazzetta”, il rischio che “utilizzando quel tipo di pietra nelle giornate piovose e durante le gelate invernali le strade in questione si renderanno impraticabili, con conseguenti rovinosi scivolamenti” (il geom. Pietro Maggiore, novella Sibilla, in data 14/05/1998), appelli rimasti purtroppo inascoltati.
A questo punto la domanda sorge spontanea: quand’è che vedremo scorrere finalmente i titoli di coda che annunciano, in maniera liberatoria, la fine del triste ed insopportabile film?

Valerio Tanzarella
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Autore: Redazione Ceglie Plurale

Redazione Ceglie Plurale

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