Su quella strada, quante vite stroncate

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Ho lasciato passare i primi momenti di un giusto dolore prima di scrivere sulla morte del giovane Giorgio che ricordo con grande affetto, lo stesso che egli mi testimoniava ogni qualvolta ci incontravamo.
Che possono le parole degli estranei, degli amici, e magari dei più stretti parenti sull’acerbo dolore che la perdita di un figlio di questa comunità cagiona a tutti noi?
Ciò nonostante, penso come i credenti, come quelli che sono stati baciati dalla fede, che se Dio ha tolto alla famiglia Giorgio, che questo pensiero almeno ci consoli e ci faccia rassegnare al volere di Dio. Solo la fede ci fa sperare che noi rivedremo i nostri familiari che ci furono tanto cari: è questa la speranza che Dio lascia all’uomo.
I familiari devono sopportare con coraggio le pene per una morte così ingiusta che costringe una madre, un padre, una figlia e una madre che dovrà surrogare il defunto genitore presso la sua figliola e dicare ad essa ogni istante della sua vita. La mamma coltivi pure questa giovane pianta; forse potrà essere la più bella consolazione per l’anima così profondamente ferita. Essa la richiamerà sempre alla memoria del suo genitore e il dolore che manterrà vivo nel suo cuore e che non cesserà mai, tornerà in suo profitto, alimentando la tenerezza e l’amore verso un volto e un amore di papà mai conosciuto.
Può consolare il pensiero che Giorgio lascia in eredità il prezioso patrimonio delle sue virtù e che restituisca calma al cuore di tutti i famigliari che lo hanno amato come figlio, fratello, marito e padre.
Se queste poche parole bastassero come balsamo a tanto dolore, continuerei a scrivere per ore, ma penso che ci possiamo consolare che Iddio ci fa sperare un’altra esistenza, in cui saremo riuniti con i nostri cari per non lasciarci più!

Colà anche voi cari genitori, moglie e figlia ritroverete per sempre il caro Giorgio.

Autore: Michele Ciracì

Storico locale e direttore di Ceglie Plurale.

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