Sono forse io responsabile di mio fratello?

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Z. Bauman si presenta al pubblico italiano con un nuovo affascinante libro e ci invita a riflettere sull’infelicità che attanaglia l’uomo nella società postmoderna. L’assunto di fondo del libro si esplica nell’osservazione che l’uomo della post modernità si è trasformato da produttore in consumatore. L’uomo moderno è quindi diventato homo consumens e il modo moderno della produzione capitalistica ha trasformato la sua essenza facendolo diventare un vorace consumatore distruttore di risorse. In questo quadro di riferimento tutto ciò che si presenta come negazione di un frenetico consumo viene espulso dalla normalità sociale. Scrive Bauman:-Nel mondo liquido moderno, la lentezza è il presagio della morte sociale.
Già Kundera ci aveva avvertito che il grado di velocità è direttamente proporzionale all’oblio.
All’interno di questo schema l’agire non è libero e le uniche opzioni che noi esercitiamo sono predefinite e preselezionate. Anche l’esercizio della libertà ha subito mutamenti profondi e l’uomo è diventato membro di un branco che ha perso il senso delle relazioni del gruppo.
– Nella società dei consumi della modernità liquida, lo sciame tende a sostituire il gruppo con i suoi leader, le gerarchie e l’ordine di beccata. Lo sciame può fare a meno di tutti questi meccanismi e accorgimenti. Gli sciami non hanno bisogno di imparare l’arte della sopravvivenza. Essi si radunano e si disperdono a seconda dell’occasione,spinti da cause effimere e attratti da obiettivi mutevoli.
La società dei consumi si basa sull’inganno e produce infelicità, perché si fonda sulle frustrazioni delle attese. Chi non vuole diventare o non può essere consumatore viene emarginato ed espulso.
L’homo consumens ha subito una mutazione antropologica ed ha segnato la fine dell’homo politicus. Il “populismo di mercato” vede nella politica il nemico numero uno e considera il mercato come l’unico strumento democratico.
In questo ambito vengono proposti argomenti interessantissimi sulla crisi del welfare state che si è trasformato in workfare con l’intenzione palese di espellere i poveri e gli svantaggiati.
La crisi del welfare nasce dalle mutate forme capitalistiche. Prima “affinché l’economia capitalistica funzionasse, il capitale doveva essere in grado di acquistare forza lavoro e quest’ultima doveva godere di condizioni tali da apparire agli occhi di potenziali acquirenti, una merce desiderabile. In questo quadro il requisito per l’adempimento di tutte le altre sue funzioni, era la mercificazione delle relazioni capitale-lavoro; fare sì che le transazioni di vendita e acquisto di forza lavoro potessero avere liberamente luogo”.
Purtroppo è finita l’epoca del pieno impiego industriale, questo comporta un minor numero di posti di lavoro e le borse premiano le aziende che operano tagli e licenziamenti.Gli emarginati diventano underclass e i poveri rappresentano un peso per la società. Si afferma così l’etica di Caino: – Sono forse io il responsabile di mio fratello?
Bauman sostiene che non c’è nulla di ragionevole nell’assunzione di responsabilità, nella care, nell’essere morali.Eppure il destino del futuro lavoro sociale dipende dagli “standard morali della società di cui siamo tutti abitanti”.

Z.Bauman
Homo consumens
Erikson
La città tutta aspetta una risposta.

Autore: Redazione Ceglie Plurale

Redazione Ceglie Plurale

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