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Libri parrocchiali

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Catalogo Beni Ecclesiastici della Chiesa CollegiataL’archivio parrocchiale di Ceglie è conservato nella Insigne Chiesa Collegiata di “Santa Maria Assunta”, ed è giunto fino ai nostri giorni quasi integro. I registri iniziano dall’anno 1565, quindi prima che i decreti emanati dal Concilio di Trento obbligassero i sacerdoti ad annotare i battesimi, i matrimoni e i defunti della loro parrocchia.
Numerosi studiosi, l’hanno utilizzato, poiché si tratta della fonte più importanti per la storia civile e religiosa della nostra città..
I volumi, sono rilegati in pergamena. Il primo registro è mutilo e contiene solo i battezzati. Le annotazioni dei parroci permettono di chiarire molti aspetti della vita cegliese tra il XVI e il XVII secolo, un periodo storico di grandi trasformazioni del tessuto socio-economico cittadino.
Nei libri dei battezzati il primo dato che colpisce è la caratterizzazione di alcuni nomi propri, e in particolare quelli risalenti al Cinquecento. Alcuni risentono dell’eredità classica del Rinascimento come Pompeo, Lucrezia, Mattia, Camilla, Core, Beatrice e altri nomi, allora comuni, oggi sono del tutto scomparsi, come Drusiana, Letitia, Perna. Tuttavia, per la maggior parte, compaiono nomi simili a quelli di oggi, che i parroci trascrissero così come erano abituati a pronunciarli, cercando a volte di italianizzare il dialetto cegliese; così si possono leggere tra gli altri Col’Antonio, ColaDonato, Frangisco Catherina, Giulio, Bernardino.
Il nome più curioso si legge nel registro dei battezzati alla data 27 febbraio 1569, quando Nardo Barletta e sua moglie Antonia impongono al figlio appena nato il nome di “Giovanni Francesco Gaspar Baldassar Melchior”, in forza di chissà quale particolare devozione verso i Re Magi.
A volte, per identificare le persone, i parroci ne riportano i soprannomi, ed è curioso notare che alcuni sono simili a quelli odierni, come “Sgrigno” , “Fiuro”, “Trentacapidde”, “Strazzabaccalà” ecc..
In una pagina del registro cinquecentesco è riportata la fede di nascita del figlio del feudatario don Fabrizio Sanseverino.
Ma i registri più ricchi di informazioni sono quelli dei defunti, anche perché i parroci, per poter stabilire se il deceduto avesse ricevuto i sacramenti e fosse davvero morto nella grazia di Dio, erano soliti descrivere le circostanze minuziose della morte e della sepoltura.
Molti, soprattutto se viandanti o forestieri, usavano portare con sé la “cartella”, un certificato che, in caso di morte, serviva a informare il sacerdote che il defunto aveva assolto alla prescrizione di comunicarsi almeno una volta all’anno, a Pasqua.
Anche allora erano molti coloro che morivano per incidenti o disgrazie. Una delle cause più frequenti di morte erano le epidemie che si succedevano periodicamente e mietevano migliaia di vittime. Molti di loro sono seppelliti nella cripta della Chiesa Matrice.
I parroci di ogni epoca annotavano anche gli eventi più importanti come le forti grandinate, le carestie, le epidemie e i terremoti. Avvenimenti che avevano un peso ben maggiore sulla vita della comunità cegliese rispetto ai tempi di oggi.
Nel 1707 don Dionisio Greco, Arciprete della Collegiata , registrò l’avvento del nuovo governo austriaco, che mise fine a due secoli di viceregno spagnolo, e l’ingresso in Napoli del nuovo imperatore Carlo VI, avvenuto il 29 luglio “con applauso universale senza spararsi un tricchetracco”, cioè in modo del tutto pacifico.
Nel corso del XVIII secolo si affermerà l’uso di redigere gli atti parrocchiali in latino, ma all’occasione i parroci continueranno a scrivere in italiano per annotare e commentare gli avvenimenti più importanti per la comunità, consapevoli della necessità di lasciare, di alcuni fatti, una testimonianza che fosse comprensibile al maggior numero di persone.
Proprio i commenti dei parroci, che rivelano le loro simpatie, le loro debolezze e le loro idiosincrasie, rendono i registri antichi della parrocchia di “Santa Maria Assunta” una piacevole lettura, che ci avvicina ai nostri concittadini dei secoli passati.
Quando si trattava di annotare la morte di personaggi illustri o ritenuti tali, i parroci sottolineavano l’avvenimento con qualche riga in più sul registro. Come accadde all’architetto Trinchera di Ostuni che nel 1797 morì fulminato mentre stava posizionando la croce sulla cupola della chiesa.
I registri parrocchiali, di battesimo, matrimonio e morte; quelli importantissimi degli atti capitolari, nonostante alcune lacune dovute ad avvenimenti violenti, come la Rivoluzione Napoletana del 1799 o trafugamenti e perdita di quasi tutte le pergamene antiche e i libri rossi della città, sono da sempre il bene più prezioso di ogni comunità. Qui a Ceglie questi documenti necessitano di una catalogazione, informatizzazione e studio approfondito dell’esistente che sicuramente potrebbe gettare nuova luce sulla storia cittadina degli ultimi quattro secoli.

Nicola Santoro

Di Redazione Ceglie Plurale

Redazione Ceglie Plurale

1 risposta su “Libri parrocchiali”

Gentilissimo Sig.Santoro,
ho letto con tanto tanto piacere questo suo articolo sull’archivio della Collgiata dell’Assunta di Ceglie…sto cercando di costrutire il mio albero genealogico e vorrei tanto attingere a questi registri per scavare indietro e scoprire tutto ciò che riguarda i miei avi orginari di Ceglie…io purtroppo sono spesso fuori per studio ma torno spesso da quelle parti!
sarebbe così gentile da darmi ulteriori informazioni su questo inestimabile patrimonio della storia di Ceglie?
sa se è possibile chiedere il permesso per visionarli?
le sarei infinitamente grato

distinti saluti e complimenti per il sito

P.s. se vuole può rispondermi in privato sulla mia email

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