L’altro novecento

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Questa Letteratura Italiana edita dalla Bastogi ha l’ambizione di ricercare i filoni tematici che sono alla base della ricerca poetica e letteraria del secondo novecento italiano al di fuori delle lobby accademiche e dei consulenti editoriali delle grosse case editrici che non sempre propongono il meglio della produzione letteraria e poetica. La Bastogi, da sempre, rivendica coraggiosamente un altro Novecento. Già in Poesia-Non Poesia, Anti-Poesia del Novecento italiano Vittorino Esposito scriveva: “…Al fondo delle mie riflessioni c’è la ferma persuasione che accanto al Novecento ben studiato e perfino ben reclamizzato, c’è un altro Novecento, non sempre “minore” eppure solitamente ignorato”.
Da qui parte la curatrice dell’opera Lia Bronzi nel tentativo di individuare le tendenze più significative, carsiche di questo Novecento sconosciuto. Per rimanere nel campo della poesia la Bronzi individua aree poetiche di ricerca che in molti casi hanno prodotto significativi risultati alle soglie del terzo millennio e che danno l’addio al novecento poetico. In poesia e narrativa il tema del viaggio diventa un vero cronotopo simbolo della condizione esistenziale dell’uomo del terzo millennio alla ricerca di un neoumanesimo. C’è nella nuova poesia la tendenza ad una scrittura metaforico-simbolica transitando nei topoi della memoria, dell’infanzia e dei luoghi.
Così come si registrano molte voci che percorrono una strada crepuscolare e surrealista. In altri autori è rintrecciabile la metafisica delle cose e questo processo genera una “Religiosità laica panica, ma anche animistica dove possono convivere Dio e la metafisica del “Niente” o “Nulla”. Nella crisi della modernità l’artista mira a cogliere la struttura complessa e dinamica delle verità contingenti e plurime di tutto quello che attiene il divenire storico e il “Logos” del mondo”. Gli autori vengono studiati dall’interno di questo movimento magmatico e poliprospettico.
Segue un saggio di Maria Grazia Lenisa che fa da sponda a queste letture sul piano della critica letteraria e poetica. Per leggere l’altro Novecento del terzo millennio che si affaccia occorre una strumentazione ermeneutica capace di analizzare e cogliere il nuovo che avanza. Strumento ermeneutico per eccellenza, per la Lenisa, è la “formatività comprensiva”. Per evitare di scadere nella parzialità del gusto estetico è indispensabile l’imparzialità e lo status ideale per il critico è l’ecletismo inteso come ideale per il ricercatore che, “aperto alla libertà dell’espressione poetica ne abbraccia ogni aspetto, cosa che spesso non accade, in quanto attorno ai critici ruotono gruppi di poesie, volti a fare tendenza, riuscendo ad essere tendenziali, appagando quel critico e dispiacendo quell’altro. Questo tipo di critica “settoriale” porta alla spaccatura della poesia in direzioni che non le sono proprie, poichè essa è rifiuto di direzioni di marcia”. Il critico deve così essere capace di individuare in un testo poetico: le parole chiave, gli stimoli sensoriali che contribuiscono alla formazione del corpo poetico e le strutture linguistiche e morfosintatiche.
L’opera si distingue anche perché, in genere, i lavori di ricerca tendono ad essere esclusivi, mentre questa poderosa ricerca è inclusiva, magmatica e dai canoni aperti che si concluderà con una seconda parte.

Vincenzo Gasparro

Autore: Redazione Ceglie Plurale

Redazione Ceglie Plurale

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