La storia delle biblioteche a Ceglie Messapica – parte 2

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Continua dalla prima parte

Torniamo alla storia recente. Dopo l’Unità d’Italia, sia pur lentamente, l’esigenza di istruzione cresceva anche tra le nostre classi popolari. A farsi promotore di una iniziativa per quei tempi rivoluzionaria fu l’insegnante elementare nonché insigne poeta Giuseppe Elia (1853-1910), che ebbe un ruolo notevole nella vita culturale di Terra d’Otranto. Dalle colonne del periodico da lui fondato e diretto, “La Scuola Laica”, diffuse un pubblico appello a favore delle donazioni, cui aderirono docenti e privati cittadini, tanto che in brevissimo tempo la sua biblioteca, aperta al pubblico nel Castello Ducale sin dal 1875, raccolse quasi quattromila volumi. La sua fu una singolare figura di educatore, permeata di valori sociali di stampo umanitario che, negli orari lasciati dal suo mestiere di insegnante, si produsse instancabile nella mansione di primo bibliotecario di una struttura regolarmente aperta al pubblico nel nostro paese.
Esperienza, però, isolata la sua, in quanto osteggiata da tutti dopo la morte dell’allora sindaco Giuseppe Elia (1886), suo omonimo ma non parente. Vogliamo qui ricordare in proposito proprio ciò che ebbe a dichiarare: “…il primo compito della vostra Amministrazione era di accorrere ai bisogni morali di questa popolazione. Signori, duolmi dirlo, e tacerlo tradirei la verità, abbenché dura verità. Il nostro popolo ha fame di sapere perché lasciato sempre nell’ignoranza che ha imbastardito la mente ed il cuore, lasciandogli solamente libero da qualunque ritegno l’istinto a delinquere”. Ancora più significativo un altro passo: “…Signori se avessi dovuto fare da me solo nell’Amministrazione, le migliaia di lire impiegati in opere stradali, avrei forse preferito impiegarle ad approntare rimedi alla cancrena dell’ignoranza, che ha conquiso, e tiene avvinto il cuore e l’intelletto della nostra popolazione. Voi o Signori, vedeste al pari di me questa piaga cancrenosa, e foste solleciti ad accettare le proposte di allargare la pubblica istruzione elementare, unico e solo rimedio, che può arrestare e distruggere il suo parassita incremento; e perciò ci facultaste a stabilire quattro classi maschili e femminili”. La conclusione del discorso del sindaco Elia sembra un’esortazione dei nostri giorni: “Votando le scuole elementari e tecniche, la costruzione del Teatro, avrete votato la luce che fugherà le tenebre, e il mezzo più potente a lacerare l’abito della rozzezza: colle prime voterete le arti liberali e la scienza applicata; col secondo l’insegnamento pratico del galateo, e la moderazione delle passioni. Il vostro voto affermativo soddisferà la mia ambizione e la meta a cui aspiro; ed allora sarò lieto, lietissimo di abbandonare questo posto, ed esortare i miei successori a fare di più di me e meglio di me – il Sindaco Giuseppe Elia -.
L’esperienza del poeta Elia terminò nel 1895 e non fu proseguita da nessuno. I volumi raccolti dalla sua solerzia, alla sua morte furono donati alle scuole elementari di Ceglie, in quel periodo non ancora istituzionalizzate. I più rari vennero da subito alienati, gli altri depositati in bui scantinati dove in parte furono distrutti e dimenticati. Altre centinaia di opere vennero recuperate alcuni anni or sono dall’allora Dirigente scolastico del II Circolo Didattico Giovanni Semeraro, e costituiscono, oggi, il nucleo storico della biblioteca scolastica intitolata alla maestra Giacomina Garzone, nucleo che ingloba anche il lascito della maestre Adele Elia e Maria Fontana Ricci.
Bisogna giungere fino agli anni Sessanta del secolo scorso per assistere alla nascita di un vero Centro di Lettura deciso dal collegio dei docenti dell’allora unico Circolo Didattico, punto di incontro per i giovani e per quanti avevano voglia di leggere. La sede era in via Ospedale Vecchio e bibliotecari ne furono, oltre già citato insegnate Epicoco, Pietro D’Ippolito e Orazio Bellanova. Esperienza, questa del Centro di Lettura, con una dotazione libraria di appena mille volumi, ma significativa in una realtà che nulla aveva fatto per conservare le sue memorie storiche come Ceglie.
Ma ai nostri giorni qual’è la situazione? Siamo l’unica città della provincia dove, se esiste nominalmente una Biblioteca Comunale, di fatto essa è completamente assente dal tessuto sociale e culturale della comunità e, cosa gravissima, dai pensieri di tutte le amministrazioni comunali, di ogni colore, che si sono succedute alla guida della città. La Biblioteca, anonima,senza neanche un nome che la identifichi e priva addirittura di un atto ufficiale di costituzione. Uno dei pochissimi atti ufficiali di una certa rilevanza che interessa la Biblioteca comunale è la delibera della Giunta Municipale n. 109 del 2.3.1982 ad oggetto: “Approvazione schema statuto Biblioteca Comunale”si tentò di dotare la biblioteca di un proprio Statuto, ma anche questo atto non ebbe alcun seguito. La dotazione libraria è composta da pochissime migliaia di volumi in massima parte provenienti dalla donazione del nostro poeta Pietro Gatti. Mancano personale e mezzi, del tutto assenti strutture ricettive e strumenti didattici: non ne parliamo, poi, per quanto riguarda i nuovi ausili informatici. Il pomeriggio di buona parte della settimana è addirittura chiusa e le volenterose persone che vi lavorano non dispongono dei mezzi culturali adeguati per fronteggiare la causa. Abbiamo scritto più volte in merito, ma siamo sempre stati inascoltati. La situazione in cui versa la Biblioteca Comunale di via Paolo Chirulli è disastrosa. E’ quasi inutile ritornarci sopra. Ci permettiamo di lanciare un ultimissimo appello visto che in essa è depositato il lascito del prof. Cataldo Agostinelli. I cimeli sono stati quasi tutti rubati: ci restano solo i libri e i preziosi manoscritti, documenti che farebbero la fortuna dei più importanti centri specializzati nel mondo ma che, ed è da non crederci, sono stipati senza nessun inventario in una anonima stanza che toglie loro la vita. Un’altra osservazione: negli altri comuni a noi vicini, di solito la biblioteca ospita anche il deposito dell’Archivio Storico Comunale che viene messo a disposizione di studiosi e cittadini. Ma a Ceglie, quel che resta di questo Archivio è disperso in mille rivoli e, ad ogni aggiustamento della sistemazione dei locali del Municipio, o durante i traslochi, se ne perdono pezzi preziosi. Perché i nostri consiglieri comunali e amministratori ogni tanto non vanno a visitare le biblioteche di Ostuni, Mesagne o Latiano? A pochi chilometri da casa nostra esistono infatti piccoli modelli di gestione che potrebbero almeno essere imitati.
Continuando la disamina vi sarebbero da citare le biblioteche scolastiche dei due Circoli didattici, quella della Media “G.Pascoli” e dell’Istituto Superiore “Cataldo Agostinelli”. Tra le private da segnalare quelle degli storici “G.Magno”, ora del figlio prof. Pietro e quella del prof. Gaetano Scatigna Minghetti e quella di Mons. Antonio Suma. Ma, sicuramente la più importante tra le biblioteche cittadine, aperta al pubblico da dieci anni risulta essere quella di proprietà di Michele Ciracì, con annessi fondi documentari di primaria importanza che spaziano dal XII secolo fino ai giorni nostri. Notevole risulta la sua fototeca che continuamente fornisce materiale di supporto ai molti volumi da lui prodotti sulla storia locale e al mensile Ceglie Plurale.
La situazione aggiornata è questa. E’ necessario invertire la rotta. L’Amministrazione per prima, ma anche il privato e in sinergia tra loro, devono affrontare le carenze attuali approntando un serio progetto di riqualificazione, investendo risorse umane e soprattutto economiche per istituire una Biblioteca comunale che risponda alle mutate esigenze di una collettività che reclama servizi culturali efficienti, strutture e mezzi tecnici idonei a soddisfare le richieste dei cittadini.
La sfida dei nostri amministratori dovrebbe essere quella di “costruire” presto una biblioteca e un Archivio storico degno di una Città al passo con i tempi.

Nicola Santoro

Autore: Redazione Ceglie Plurale

Redazione Ceglie Plurale

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