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In giro per Ceglie

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Passeggiando per la città e guardandola con occhi da forestiero, pronti a cogliere segnali, indizi e messaggi nascosti, alla fine si ha l’impressione di riuscire a capire le caratteristiche del suo cittadino “medio”, di quelle ventimila persone che vi abitano, vi lavorano, si incontrano, si divertono, in un brulichio indistinto che sembra quasi casuale e che invece a volte ha delle costanti, degli impercettibili fili subliminali.
La scarsa capacità di collaborare per un risultato, la propensione a coalizzarsi contro chi propone qualcosa di valido od a presentare soluzioni alternative pur di frenare il progetto altrui, la pigrizia e l’invidia, il fare le cose giuste nel luogo sbagliato, il non capire che il tempo è denaro e che ogni ritardo ha un costo. Sono alcuni degli aspetti negativi del cegliese medio, sono i difetti di cui noi stessi abitanti di Ceglie parliamo con rassegnazione, come se fossero imposti dal fato e non correggibili. Ne abbiamo già scritto, sperando di suscitare una presa di coscienza, una reazione positiva, un cambio di atteggiamento.
C’è un’altra diffusa carenza nel Dna dei cegliesi: latita il senso del bello (non si offendano coloro che invece lo hanno molto sviluppato, ed ovviamente sono tantissimi). Diciamocelo a bassa voce, non facciamolo sentire ai non cegliesi e in particolare ai turisti: Ceglie non è una città che ha il culto del bello, Bello è armonia, equilibrio, pulizia, rispetto dell’ambiente, ordine visivo. Bello sono balconi fioriti, verde pubblico curato, strade pulite, monumenti non imbrattati di scritte, pareti non scrostate, finestre in legno anziché in anticorodal. E la lista potrebbe continuare all’infinito.
A volte si tratta di brutture macroscopiche, di ruderi “eterni”, ma più spesso solo di piccole incurie, lievi segnali di scarso rispetto per il senso estetico e per il bene comune. Forse basterebbe poco perché Ceglie apparisse una città piacevole, civile, moderna, specchio del benessere dei suoi abitanti. Ciascuno, nel suo piccolo, dovrebbe fare la sua parte, mentre gli organi preposti dovrebbero assicurare più vigilanza, prevenzione e repressione dei comportamenti illeciti. La scuola dovrebbe educare al bello, non sarebbe difficile ed è un compito che rientra sicuramente nelle sue competenze.
Quanti cegliesi hanno la sensibilità di cogliere la differenza fra un balcone fiorito di una delle antiche case , un balcone squallidamente nudo di uno dei tanti anonimi palazzi? “Tutti i cegliesi hanno la capacità di capire qual è il più bello”. Ma allora perché i cegliesi non seguono gli esempi positivi?
Qualche caso emblematico di piccole brutture urbane, a titolo di esempio. Che senso ha restaurare una facciata, un balcone, se non si tiene conto delle caratteristiche urbanistiche circostanti? Immaginiamo cosa immortalerà il giapponese con la sua immancabile cinepresa o la macchina fotografica della piazza, piena di saracineche, anticorodal, marmo dove non si imbianca da decenni e con una scarsa illuminazione. Non è necessario parlare del posteggio creato in via Vitale in pieno centro storico. Altro sconcio è quello presente in via Gelso, dove da tempo immemorabile è stata alzata una palizzata per recintare lo spazio creato dal crollo di alcune abitazioni ed oggi dimora sicura per grossi topi che passeggiano indisturbati tra i piedi degli ignari visitatori. Per quanti anni resterà ancora in quello
stato, a deturpare un bellissmo angolo cittadino? Le tante zone incolte nei quartieri periferici, ridotte a discariche di rifiuti.Cosa dire degli enormi e bruttissimi casermoni che si stanno edificando e che deturpano in modo incancellabile alcune zone panoramiche?
Forse sarebbe opportuno che al Comune fosse istituito un assessorato al Bello, o almeno che fosse prevista un’apposita delega assessorile o anche soltanto un ufficio comunale la cui
“mission” (questo termine è così di moda!) dovrebbe essere quella di promuovere la “bellezza” della città, vigilando, stimolando o adottando iniziative di abbellimento e dando il proprio parere trasversalmente su tutte le delibere degli altri assessorati, valutandone i riflessi sull’estetica urbana. O forse basterebbe mandare in giro per le strade i vigili (è anche un loro compito istituzionale) e gli ausiliari del traffico con lo specifico compito di rilevare le tante brutture.
Questo lo diciamo per ricordare a tutti noi che una città bella è una città che attira, trasmette ottimismo, che è facile amare senza riserve mentre oggi non viene amata proprio da noi cegliesi che facciamo di tutto per usarle violenza.

Antonio Ciracì

Di Redazione Ceglie Plurale

Redazione Ceglie Plurale

3 risposte su “In giro per Ceglie”

Approvo e sottoscrivo ogni parola di questo articolo, questo è uno dei motivi della discussione in atto sui vari blog cegliesi a partire da piazzaplebiscito, cegliedestra e al mio johnnysi … ed altri ancora, l’attrattiva turistica và considerata innanzi tutto sotto l’aspetto estetico… si è mai visto un turista tornare in un posto che non gli è piaciuto? il bello come attrattiva è alla base di ogni agenzia turistica che si rispetti…
ciao buona serata…

C’è da fare molto ancora a Ceglie per renderla una città turistica anche se ci sono piccoli timidi segnali in tal senso. Questa sera a Ceglie calma totale, a Cisternino una bolgia.
Poi, una volta fatta Ceglie bisognerà fare i cegliesi.

Quest’argomento bene o male tocca un po tutte le città turistiche della Puglia, soltantanto pochi hanno capito come veramente bisogna comportarsi affinché un turista rimanga soddisfatto e quindi torni a visitare la località.

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