Il rispetto della memoria

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Maria Teresa Giusti nella premessa ci avverte che la disponibilità di nuove fonti provenienti dalla Russia non ci inducono ad una meccanica, semplicistica revisione dei fatti storici. Se una cosa ci ha insegnato questo lavoro è che le vicende e le sofferenze umane non debbono diventare oggetto e strumento della politica e della ideologia. Si parle nel libro, con dovizia di particolari e in modo avvincente, dei prigionieri italiani in Russia nel secondo conflitto mondiale. Si narra della tragedia dell’Armir, l’armata che Mussolini volle mandare a combattere in Russia. Un esercito composto da oltre duecento mila uomini sotto il comando del generale Garibaldi.
Fu una disfatta che si sarebbe potuta evitare solo se si fosse dato retta al generale Messe, nostro conterraneo, che aveva ben compreso le insormontabili difficoltà ambientali, logistiche e militari della spedizione. In soli 45 giorni lasciammo sul campo 95 mila uomini e rimpatriammo 300 mila tra feriti e congelati. I prigionieri, definiti dalla propaganda di Stalin predatori fascisti subirono violenze d’ogni genere, ma si riscontrarono anche esempi di bontà da parte della popolazione russa.
I comunisti italiani rifugiati in Russia erano al corrente della tragedia dei nostri soldati. Vincenzo Bianco chiese un intervento a favore dei nostri soldati, ma nulla volle fare Togliatti. Egli vedeva nella soppressione dei nostri soldati la concreta espressione di quel giudizio che il vecchio Hegel diceva essere immanente a tutta la storia.
I prigionieri vennero inseriti nelle strutture del gulag, campi di concentramento in cui si calcola siano morti oltre 18 milioni di dissidenti politici. A questo orrore si aggiunsero le responsabilità politiche del fascismo con la guerra di aggressione all’Unione Sovietica. Decisamente un libro da leggere e riflettere per non dimenticare il male del Noveceno.

Maria Teresa Giusti, I prigionieri italiani in Russia, Il Mulino

Vincenzo Gasparro

Autore: Redazione Ceglie Plurale

Redazione Ceglie Plurale

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