Grotta Zaccaria

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Stiamo per avventurarci nella grotta più lunga sin qui esplorata. Avvertiamo, come non mai, un’emozione strana, come se fosse la prima volta che esploriamo una cavità. Il nostro gruppo, per questa escursione diventa più numeroso, per la presenza di altri giovani che intendono fare l’esperienza speleologica. Il gruppo è composto da Vito Amico, Giuseppe Altavilla, Gianfranco Antico, Graziano Argentiero, Luigi Chirico, Domenico Demitri, Battista Elia, Francesco Palmisano e Pasquale Venerito, gente ormai affiatata che ha al suo attivo la scoperta di tante grotte e cavità nel territorio cegliese.
Approntiamo le attrezzature necessarie per intraprendere il nostro lavoro. Rotta Ostuni. A circa 1 km. dal centro abitato ostunese, percorriamo la provinciale per Fasano; superiamo il parco preistorico di “Delia” e raggiungiamo Santa Maria d’Agnano e ci accostiamo ad un costone di roccia: una vecchia cava dismessa di proprietà dei signori Colucci.
La giornata è straordinariamente illuminata da un sole inconsueto in questa piovosa stagione autunnale. La vegetazione si appresta a vivere l’inverno, mentre il panorama che appare ai nostri occhi si perde in un mare dal colore verde vivo, mentre a perdita d’occhio gli alberi di ulivo diventano i veri protagonisti con i loro rami di un verde scuro ma vivo.
I proprietari ci accolgono benevolmente con una disponibilità straordinaria e insieme a loro ci portiamo verso la grotta. Dopo aver percorso alcune centinaia di metri, ci troviamo di fronte a due ingressi distanti venti metri l’un o dall’altro, circondati da una parete rocciosa di calcare biancastro di circa 25 mt., sono evidenti gli strati di sedimentazione divisi da diaclasi quasi costanti di 25-30 cm., un segno evidente delle passate ere geologiche, in cui troviamo segni evidenti di organismi marini, a testimonianza che, 65 milioni di anni fa, tutto il nostro territorio era quasi completamente sommerso da un mare poco profondo.
Indossiamo gli indumenti più adatti all’ambiente che stiamo per “visitare”, prima però, il nostro fotografo Francesco Palmisano intende immortalare il gruppo. L’ingresso è lì davanti a noi, uno alla volta lo attraversiamo. Superata la iniziale dimidezza, ci prepariamo a camminare per alcuni chilometri all’interno della grotta Zaccaria. Ci colpisce subito un corridoio lungo e stretto tutto concrezionato sin dall’ingresso; concrezioni bianchissime, stalattiti molto fitte ornano tutta la grotta: uno scenario unico e irripetibile che sola la natura è capace di produrre.
Il silenzio è assoluto è rotto solo dal rumore dei nostri passi, mentre avvertiamo un intenso e nauseante odore di terriccio e di millepiedi che, sicuramente e inavvertitamnente abbiamo calpestato. La roccia è fredda, circa 14 gradi e questo rende più difficle il nostro camminare.
Uno dietro l’altro strisciamo per circa il 70% del corridoio, incontrando sul nostro cammino varie elementi che caratterizzano questa grotta. Arrivati in alcune stanze le troviamo ricamate da stalattiti e stalagmiti, con zone di carbonato di lacio solidificato di un bianco accecante e conformazioni di stalattiti e cannule lunghissime, tutte ancora intatte, segno evidente che l’uomo che si è avventurato in questa grotta ha rispettato l’abitat naturale.
Attraversiamo stupiti la grotta, dove sono presenti anche delle pozze d’acqua, segno sicuro che la cavità è come si dice in gergo, attiva. Arriviamo ad una zona quasi nascosta, con accessi sotterranei e ci troviamo nella direzione sub-orizzontale, rispetto all’ingresso. Dopo aver camminato per alcune ore, avvertiamo l’esigenza di fare una piccola pausa e per questo ci portiamo al centro della stanza appena visitata. Dal gruppo manca Domenico, ci preoccupiamo relativamente, conoscendo l’esperienza del nostro amico; si era infilato in un piccolo corridoio, alla voce gli chiediamo di descriverci l’interno, senza rispondere al nostro appello, appare all’improvviso: “ho visto un gatto”, un gatto che mio veniva incontro.
Increduli ci addentriamo anche noi nel corridoio e ci indicaca il posto dove ha scorto l’animale “eccolo è lì” è bianco e nero, grida un altro amico “è un furetto l’ho visto bene”. Un fatto inconsueto e straordinario in una grotta. Abbiamo incontrato aracnidi, troglofe, organismi con esoscheletro, al massimo delle ossa fossili o recenti di qualche canide, ma un mammifero mai. Vedere un animale in queste profondità è un’esperienza unica.
Continuamo il nostro tragitto, sempre angusto e impegnativo, sino ad arrivare ad una grande stanza con la volta crollata in cui sono presenti in numero straordinariamente grandi stalattiti e stalagmiti di grandi dimensioni e una presenza massiccia di radici capillari, in parte ramiformi, segno certo della vicinanza di alberi. La grotta è così grande che sicuramente ha altre diramazioni, ma ormai siamo stanchi e ci affrettiamo a fare ritorno in superifice, con la promessa di ritonare in questa grotta entro breve tempo per terminare l’esplorazione, ma questo ve lo racconteremo in un prossimo articolo.

Vito Amico

Autore: Redazione Ceglie Plurale

Redazione Ceglie Plurale

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