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Dall’immaginazione al potere – All’occupazione del potere

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Volantino Movimento Popolare Luigi RussoGià da tempo è incominciato il ripensamento critico sul ’68, un sommovimento che pose in discussione l’assetto politico, culturale e religioso nell’Italia uscita dal boom economico che richiedeva nuove categorie interpretative e nuovi assetti sociali.
La storia del ’68 cegliese ricalca il movimento che si ebbe a livello nazionale, con le sue luci e le sue tenebre sfociate nell’uccisione di Aldo Moro.
Questa storia la si può rileggere da diverse angolazioni, ma certamente in Italia l’ansia di rinnovamento e trasformazione, fu soffocata da una minoranza fanatica e ideologizzata che spense tutte le aspirazioni al cambiamento, affermando la propria egemonia vetero-marxista. Di fronte all’evidenza della storia, alcuni proseguirono la loro corsa verso la lotta armata, altri, camaleonticamente, si trasformarono in abili gestori del potere e i loro volti bugiardi si possono guardare in televisione o incontrare per strada, altri ancora godono dei lauti guadagni del professionismo politico.
In quegli anni fecero irruzione sulla scena politica non solo i figli della borghesia, ma anche i figli degli operai, dei piccoli commercianti e dei contadini che per la prima volta potevano accedere in massa ai più alti gradi dell’istruzione. Non a caso il movimento esplose come rivendicazione studentesca per liberalizzare i corsi di studi, rivendicando nuovi strumenti didattici e percorsi culturali che superassero la rigidità classista della scuola gentiliana.
Scontri in Piazza Plebiscito A Ceglie fu occupato l’Istituto Tecnico Industriale e per intimorire gli studenti che erano impegnati in una pratica di autogestione, fu arrestato in classe,davanti a tutti, lo studente Angelo Leo, che negli anni successivi si distinse per l’organizzazione sindacale dell’autogestione del trasporto delle donne che volevano sfuggire allo sfruttamento del caporale e la cui esperienza fu raccolta nel libro bello e dolente Vite bruciate
Noi maestri democratici chiedemmo e ottenemmo la chiusura delle pluriclassi di campagna, veri ghetti per bambini poveri, sull’onda della lettura di Lettera a una professoressa di don Milani.
I prodromi del ’68 cegliese si possono rintracciare nella costituzione del Circolo Culturale Luigi Russo. Il circolo ,che segnava una rottura rispetto alla ideologia clericale e parafascista che come una cappa di piombo soffocava il paese, lasciò il segno, tanto che Don Oronzo Elia predicò contro il Circolo additato come l’anticristo.Era stato l’intellettuale comunista Loris Gallico a favorire e incoraggiare noi giovani ad aprire il circolo e in esso confluimmo giovani di orientamento marxista e e cattolico tra cui Antonio Lodedo, Giuseppe Trinchera, Pietro Mita, Giuseppe Palmisano, Giovanni Vitale e Anna Sgura.
Fu prodotto qualche numero di un giornale ciclostilato, furono tentate delle inchieste sull’educazione sessuale con scandalo dei benpensanti e si tennero contatti con figure all’epoca carismatiche quali il laicissimo Beppe Patrono e Pietro Silibello che aveva abbandonato l’abito talare per diventare prete operaio nelle cave di Avetrana e che lasciava la sua paga agli operai sposati con figli. Pietro Silibello occupò la scena politica e religiosa cegliese per qualche anno.
Dal Circolo Culturale si diramarono i due filoni principali del ’68 cegliese: da un lato i cattolici che trovammo un’aggregazione politico-culturale nel Movimento Politico dei Lavoratori fondato da Livio Labor e che con le Acli aveva operato la scelta socialista. Tra gli animatori di questo gruppo ricordiamo Pietro Ciracì gli aclisti Francesco Monaco e Francesco Oliva; dal corpo del P.C.I si staccò un gruppo marxista-leninista che assunse i connotati di forte settarismo, predicava la rivoluzione agendo in modo violento, convinto che dalle masse dei contadini e braccianti poveri del Mezzogiorno sarebbe partita la scintilla rivoluzionaria e palingenetica. Questo gruppo si denominò Circolo Lenin di Puglia e successivamente assunse altre denominazioni (O.C.L.M. M.L.S.).
Il gruppo, tra cui spiccavano Pasquale Altavilla e Pietro Mita era culturalmente schematico e catechistico, rimuginava vecchi schemi dogmatici.
Si richiamava al maoismo cinese e invitata la popolazione cegliese a sintonizzarsi su Radio Tirana.
L’Albania era vista come il paradiso in terra!
All’interno di questo filone politico, mi sembra interessante evidenziare il lavoro svolto dal Collettivo Donne in Lotta, perché rompeva gli schemi maschilisti della società cegliese, praticava l’autocoscienza e si distinse per la contestazione, alla proiezione di films pornografici, davanti al cinema-teatro “Francesco Argentiero”.
Anche l’esperienza del giornale Via Porticella può essere letta come il tentativo di unire queste due anime che col senno di poi sono apparse inconciliabili. Gli epigoni marxisti-leninisti avevano una vocazione egemonica e il pluralismo per loro era solo un espediente per realizzare i propri scopi e fini.
A Ceglie si è scontata l’arretratezza dei gruppi dirigenti della D.C. e del P.C.I.Gli uni erano di formazione e di cultura dorotea ed avevano esaurito tutta la spinta del cattolicesimo democratico, mentre gli altri erano i rappresentati di un partito contadino, incapace di generare aggregazioni e sprigionare egemonia sulle altre classi sociali.
Il Partito Socialista era inesistente e subalterno alla D.C.,invischiato con i suoi dirigenti in qualche piccola pratica clientelare senza respiro politico.
L’esperienza del Movimento Politico Lavoratori, si sciolse come neve al sole al primo test elettorale, anche se a Ceglie ci fu un’affermazione interessante, mentre i gruppettari continuarono a mantenere un’egeminia soprattutto tra gli studenti.
La predicazione di Don Franco Candita, nella Chiesa Matrice, può essere annoverata tra le cose più interessanti di quella stagione. Fu un diffusore delle nuove tesi del Concilio Vaticano II, e le sue letture bibliche erano esegeticamente modernissime, ci fece conoscere la nuova teologia e memorabile si può considerare la lectio sull’Avvento tenuta in chiesa da Ortensio De Spinetoli, invitato da don Franco.
Il ciclo politico e culturale del ’68 cegliese si concluse con l’esperienza di Opposizione Popolare caratterizzata da una torrenziale retorica antisistema.
Si cercò una sintesi tra le due anime della nuova sinistra, ma il risultato si può considerare poco soddisfacente.
I gruppettari operarono un boicottaggio nelle preferenze verso il capolista, ma rimasero gabbati e per questo immediatamente quell’esperienza fu chiusa e fatta morire, perché si ritrovarono a tavola un convitato di pietra.
Erano iniziate le prove generali per l’assalto ai vertici istituzionali e dall’immaginazione al potere, si finì all’occupazione del potere.
Questa fase della storia politica di Ceglie sarà oggetto di riflessione in un prossimo articolo.

Vincenzo Gasparro

Di Redazione Ceglie Plurale

Redazione Ceglie Plurale

1 risposta su “Dall’immaginazione al potere – All’occupazione del potere”

In questo articolo si parla di Pietro Silibello.
Per chi volesse approfondire la figura di Pietro, segnalo le sue note biografiche dettata da egli stesso uno o due giorni prima di morire (consapevole di morire).
http://web.tiscali.it/sulcristianesimo/documenti/22-note_biografiche.htm

Egli ha scritto, negli ultimi anni della sua vita, una interessante opera dalk titolo “Considerazioni sul cristianesimo” http://web.tiscali.it/sulcristianesimo/

Altro lavoro importantissimo di Pietro è il “Dizionario etimologico”
http://web.tiscali.it/dizio.etimologico/
con un approccio nuovo ed originale sull’origine delle parole.

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