Com’era verde la mia valle

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata da un nostro lettore che pone all’attenzione di tutti la salvaguardia del territorio, un argomento più volte trattato in questi anni dal giornale.

Sul penultimo numero di Ceglie Plurale ho scorto il trafiletto di un cegliese sensibile (un po troppo!) … per l’uso recente, a mò di restauro, di pochi conci di tufo in cima all’arcata della Porticella: giusta osservazione-riprovazione per l’impiego improprio di materiali in centro storico a vocazione squisitamente litica.
A voler fare segnalazioni però ci si imbarazza per quanta materia edilizia ignobile vine fatta passare come mezzo di restauro: bellissima abusata e scomoda parola, il cui etiomo -lo sappiamo- è semplicemente restituzione.
Ora è di turno un cegliese mezzosangue, il sottoscritto, che tra le anomalie urbanistiche della Città Messapica, desidera sottoporre al cegliese nativo di media sensibilità quel cassone (da altri definito tipologicamente a “scatola di scarpe” neonata in barba al comune buonsenso, poi pure in spregio alle molte leggi di preservazione del paesaggio, ma soprattutto sotto gli occhi indifferenti o complici o distratti di quanti dal Palazzo governano la cosa pubblica.
Un forestiero super partes esterna il suo dissenso, perché tutto il recente quartiere Sant’Anna appare e costituisce edilizia che vilipende quel paesaggio intitolato alla austera madre di Maria Vergine, con le presernze sacre del medioevo locale.
In tempi non sospetti lo scrivente casualmente fece parte di una commissione atipica di professionisti consultati informalmente, sull’eventualità di un erigendo edificio comunale, dal funzionario soprintendente dell’epoca (incappato in vicende di corruzione) che incassò parere negativo ma ruppe gli argini e consentì quella brutta realtà che altri definì “Vampiro di cemento”.
Però la misura ancora non era colma e si dice anche: a casa asquata mitte fueche… Nonostante un ventennio trascorso tra i primi dileggi e gli ultimi anacronistici insulti, i Cegliesi vedono violentato il più bel versante di nordest, al cospetto dell’Adriatico, di cui potevano andar fieri.
Essi potranno bearsi di questa prospettiva, neppure la più impietosa, subendola per quell’osceno ingombro.
Ma… al peggio non c’è fine, con grande rammarico, spero non solo.

Nicola Cavallo

Autore: Redazione Ceglie Plurale

Redazione Ceglie Plurale

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