Colpo di fioretto sul Quotidiano

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Pensiamo di fare cosa gradita ai lettori riportando la scheda critica dedicata al nostro collaboratore Vincenzo Gasparro nella Letteratura Italiana.
Nella poetica di Vincenzo Gasparro, la riflessione funziona all’interno di situazioni di esistenza che sono avvertite, innanzitutto in modo globale qualitativo e diretto, dove il pensiero nasce, si evolve e rinasce di volta in volta, entro un mondo di esperienze personali che sono godute, subite, sofferte e proiettate nella qualità estetica e lirica della poesia. Ma la riduzione della linguistica all’estetica, avviene mediante la riconduzione dell’arte alla medesima forma della coscienza, come espressione di libertà e laicità, nei confronti di qualsiasi compromesso ideologico, integralista e dogmatico. E questo ci appare chiaro fin dalla pubblicazione de La Pampanella amara, testo in poesia e prosa dove dice. “Tempo di smettere la Politica ed affermare la politica per essere protagonisti di un umanesimo laico e tollerante”. Progetto ambizioso, quasi impossibile a realizzare, che si snoda in un testo che propone tutta un’interessante galleria di personaggi politici di diversa estrazione, nelle loro intrinseche e estrinseche peculiarità. Il libro, nella chiusa, è corrodetao da otto lavori del pittore Domenico Biondi, che per stile si richiamano “all’action-painting” americana, fino a creare una forte connotazione pittorica di forme astratte, sostenute da cromatismi informali, quasi a ribadire il concetto libertario dell’arte, in senso di sintesi e di icasticità, cui sottostà, in poesia, anche Vincenzo Gasparro. Così si evince nelle raccolte Taccuino e Parole mai distratte, dove la parola asciutta ha carattere di apertura e plasticità interiore, fenomeno tipico di ogni autentico processo di esperienza artistica, sia esso di letteratura, di musica o arti figurative dal carattere sospensivo, sempre in via di ulteriori definizioni, aperto a successive variazioni, quindi mai dogmatico. Ma ascoltiamo le parole della poesia: ” L’Indefinibile annienta la parola, / Rimani nell’attesa. / Lo incontri nello sguardo del morente,/nel frusciare d’immondizie della / vecchia impazzita./ Solo con altra natura è possibile l’incontro. / Il nulla coincide con l’Essere?” poesia evidenziata nel retrocopertina del testo Parole mai distratte. Nella bella raccolta Grazie per i balconi fioriti, la poetica s’impernia su caratteri essenziali dello sviluppo, della creatività, del compimento, snodandosi secondo un movimento rapsodico e frammentario, da una parte, più razionale e unitario dall’altra, nella fisionomia strutturale della vera poesia. Ne facciamo un esempio: “Il gaio sfarfallio/dilegua la vita./Il ragazzo ruzzola la palla./Nemmeno la casa protegge dalla morte.” Lirica epigrammatica, dove, nella tecnica della frammentazione, si arriva ad una sentenza di carattere esistenziale, che è quasi un colpo di fioretto sul quotidiano. Il tono della raccolta Barchette arance e limoni si fa più disteso, nell’edemico recupero di immagini più fiorite, dai profumi mediterranei fatti di “Acerbe cotogne e melograni”, in un’aura più temperata, dove anche il poeta dice di sè: “Stanotte ho sognato/le bellissime gerbere/rosse di sole a petali/di bambini che accendono/la sera mentre penso a te” (“Stanotte ho sognato”), donando, in tal senso, ampio spazio al pulsare cosmico universale, senza la compresenza della dimensione e della constatazione pessimistica della vita.
Nella raccolta Nel mattino disperso è realizzato al massimo il percorso dell’interazione di componenti diversi, attraverso le quali il poeta mostra in maniera esemplare l’unione della qualità sensibile e del significato, in un’unica solida struttura. Si passa così dalla poesia lirica e d’amore a quella epica-sociale e civile, ambedue racchiude in un unico testo e giubilate per l’amore della poesia stessa. Il libro che è aggraziato da due ritagli di grafica, fiorita, quasi monocromatica nelle varianti dell’azzurro e del rosso, ed incollati uno in copertina, l’altro all’interno, chiude con una breve lirica che crea l’aura e la penombra in cui si libra la vita stessa dell’Autore e che recita: ” Quando perdi il centro/di gravità e hai il cuore/nudo penso alla primavera/ che spira dal bosco/ all’amore e alle rose./ Nella notte di cielo terso/fissa la Lira e sentirai/il canto amaro di Orfeo”. (“Quando perdi il centro”). Un consiglio, ma anche un punto d’arrivo per il poeta, risultato di un lavoro di condensazione e trasmutazione di materiali esistenziali di un andamento poetico, ricco di tensioni e resistenze.

Lia Bronzi

Autore: Redazione Ceglie Plurale

Redazione Ceglie Plurale

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