Approvazione del bilancio di previsione 2007: maggioranza assente!

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In occasione della seduta consiliare del 25 marzo, con all’ordine del giorno l’approvazione del bilancio di previsione 2007, la giunta di centrosinistra di Ceglie Messapica ha dimostrato di essere disattenta, priva dei numeri necessari nelle occasioni importanti e di caratterizzarsi per la litigiosità. Infatti, il consiglio Comunale è stato sospeso a causa della mancanza del numero legale dovuto a varie assenze nella maggioranza.
I consiglieri di minoranza hanno assicurato, con partecipazione costruttiva e con grande senso di responsabilità politica l’approvazione dei primi 11 punti in discussione allo scopo di consentire:

1) La realizzazione del locale istituto alberghiero, che ha risentito di due anni di ritardo nell’inizio dei lavori a causa della negligenza delle giunte Federico ed Errico;
2) L’approvazione del regolamento per lo sviluppo del Centro Storico che ha visto l’adozione di significativi emendamenti, proposti dai gruppi di AN, FI e Lista Magno, come la come le riduzione per tre anni dell’aliquota ICI al 2,75 per mille.

Tuttavia, la minoranza, per protestare contro l’aumento di tasse per oltre € 500.000,00 sulle spalle dei cittadini cegliesi, ha abbandonato l’aula, mettendo a nudo la debolezza di una maggioranza che, come per il governo Prodi, si distingue solo per la volontà di tassare i cittadini.
I gruppi consiliari di minoranza, nell’esercizio del proprio ruolo di opposizione, si batteranno con qualsiasi mezzo affinché vengano annullate le delibere relative alla triplicazione dell’addizionale IRPEF, nonché quelle relative agli aumenti dei servizi cimiteriali, dell’illuminazione votiva, dei servizi scolastici, dell’assistenza e della mensa per gli anziani, del trasporto scolastico ed urbano, dell’addizionale ENEL, dei diritti sulle pubbliche affissioni, tutte tasse che la città, investita da una grave crisi economica, non può sopportare.

I consiglieri comunali della minoranza:
Ciro Argese
Nicola Ciracì
Cesare Epifani
Pietro Magno
Franco Nigro
Angelo Palmisano
Vito Santoro

Ceglie, polemica Fi-sindaco

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Prosegue la polemica a distanza tra il capogruppo di Forza Italia, Nicola Ciracì ed il sindaco Pietro Federico. «Finalmente il sindaco ha parlato! Malgrado i suoi impegni privati, associativi, ecclesiali ed il tempo necessario per scrivere documenti contro Vendola – scrive Ciracì -, dopo la mia nota sul problema Alberghiero, Federico si è preoccupato personalmente della questione, ben dieci giorni prima dell’inizio dell’anno scolastico, parlando a suo dire con tutti ad esclusione dei consiglieri provinciali di maggioranza il “duo” Mita (bella collaborazione!) e del preside Caramia visto che egli stesso dice: “mi risulta che abbia rifiutato l’offerta di tre aule distaccate, umide e malsane”. Ma con chi ha parlato? – chiede Ciracì – Davvero pensava di risolvere il problema offrendo tre magazzini?» E prosegue: «Risultato dell’interessamento del sindaco: la gara per il nuovo Alberghiero continua ad essere ferma da 14 mesi, l’Ostello della gioventù, la cui ristrutturazione è costata 350mila euro, malgrado terminato non può essere consegnato con le cinque aule visto che il Comune non ha provveduto all’allaccio dell’impianto fognario (l’assessore ai LL.PP esiste o ha solo delega agli specchi?), mancano le aule sia per il primo anno dell’Alberghiero che dello Scientifico». «Solo nelle ultime ore – riprende Ciracì -, a seguito del mio intervento, i tanti “educatori” che avevano immaginato di poter ulteriormente frammentare il Polo Scolastico hanno avuto l’illuminazione di adibire in fretta e furia la vecchia pretura a sede scolastica. Peccato che la promessa del sindaco di trasferire in tale sede gli uffici del giudice di pace con un risparmio per le casse comunali sbandierata ai quattro venti non verrà più mantenuta». E quindi osserva: «Siamo al caos amministrativo. Ceglie è tornata ad essere una Cenerentola bistrattata dall’amministrazione provinciale con il silenzio complice dei due consiglieri provinciali di maggioranza. Il sindaco, con una caduta di stile, consiglia a chi osa criticarlo un corso di recupero offrendosi come docente. Personalmente sono ben lieto di accettare – prosegue – a condizione che le materie di insegnamento siano: come trasformare le baite di legno in cemento, come promuovere sul campo i parenti dipendenti city manager, come dilapidare 100mila euro per rifare la pavimentazione del palazzetto dello sport pur di coprire le responsabilità del sindaco dell’epoca, come trovare la facciatosta di non citare neanche una volta la parola ospedale nella relazione programmatica presentata al consiglio dopo averla strumentalizzata per l’intera campagna elettorale. Speriamo – conclude – che Federico a sua volta non diventi discepolo di chi ha indebitato Ceglie per un ventennio, ma dimostri di avere una spina dorsale». E la replica al capogruppo consiliare di Forza Italia in consiglio comunale è giunta lapidaria. «Un sindaco non può rispondere solo con le parole, ma con gli atti amministrativi – ha detto Pietro Federico – Ai cittadini, poi, spetterà il giudizio finale».

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

Vendola prosegue il governo di Fitto?

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I sindaci di centrosinistra di 24 Comuni della Puglia (Alberobello, Barletta, Foggia, San Severo, San Ferdinando di Puglia, Trinitapoli, Giovinazzo, Faggiano, Trepuzzi, Minervino Murge, Bitonto, Cerignola, Margherita di Savoia, Stornara, Manfredonia, Capurso, Ostuni, Latiano, Ceglie Messapica, Cisternino, Ortanova, Apricena, Cellino San Marco, San Pancrazio Salentino) hanno scritto una lettera al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, accusandolo della assenza di discontinuità rispetto al precedente governo di centrodestra.
«Quella nota – hanno poi chiarito i sindaci di Manfredonia e Cerignola – doveva contenere una riflessione molto più serena rispetto a come è stata trattata nel documento». «La dichiarazione appare sicuramente apocrifa. E in queste ore sta producendo immediate smentite», ha fatto eco il segretario dei Ds della Puglia, Michele Bordo.
Ecco il testo della lettera inviata dall’Anci Puglia: «Caro Presidente, uno dei temi che caratterizzò la campagna elettorale che ti ha portato alla guida della nostra Regione e che grande interesse suscitò in tutti i cittadini pugliesi fu quello di avvicinare le sedi delle scelte politiche istituzionali agli stessi cittadini, farsì che le stesse scelte emergano dai territori ai quali sono destinate, siano il risultato di una adeguata analisi dei bisogni e delle necessità che le comunità pugliesi, piccole e grandi, esprimono.
Troppe volte negli anni scorsi le scelte politiche in materia di sanità, servizi sociali, energia, trasporti, ambiente, diritto allo studio, istruzione professionale, lavoro, sono avvenute con un metodo centralistico che ha tagliato fuori sensibilità, competenze, analisi, tradizioni, esperienze che le comunità pugliesi in più occasioni avevano avanzato ed espresso. La rete ed il sistema dei Comuni pugliesi sono stati in questi anni uno degli argini più forti alla crisi economica che ha toccato ceti sociali sempre più ampi, ma anche laboratorio di proposte, scelte e soluzioni inedite per migliorare il sistema dei servizi e le ipotesi di rilancio dello sviluppo locale attraverso il metodo della negoziazione, della cooperazione, della concertazione sperimentato nella gestione di politiche di area vasta.
Nonostante le riforme costituzionali, i proclami sulla sussidiarietà, i comuni pugliesi hanno vissuto in una situazione di innaturale subalternità. I sindaci hanno dovuto tutelare gli interessi dei territori dentro un quadro di rapporti istituzionali sordo alle esigenze che essi esprimevano, cercando difficili equilibri in trattative che sistematicamente avvenivano a valle di decisioni già prese. Nei già difficili equilibri su cui si regge la democrazia degli enti locali, il neocentralismo regionale è stato spesso un ulteriore e grave fattore di disgregazione.
Tutto questo non è passato inosservato agli occhi dei cittadini pugliesi. Se non fosse ormai stucchevole la discussione sull’interpretazione del voto, noi, sindaci di Puglia, sosterremmo con forza che il dissenso nei riguardi del “governatore” uscente è stato costruito in misura fondamentale nei territori e in relazione ai metodi con cui si formavano le sue decisioni.
Presidente, abbiamo fortemente sostenuto ed accolto la tua elezione con fiducia, tanto più perché ci sembra che tu abbia ben definito negli orizzonti teorici che hai espresso e vai esprimendo, il problema che noi poniamo. Naturalmente non ci aspettavamo il ri-orientamento in pochi mesi di procedure decisionali sedimentate nel passato. Noi sappiamo meglio di altri quanta fatica occorre per riformare prassi consolidate. Tuttavia considera con noi il seguente ventaglio schematico di alcune questioni di cui si è occupato il nuovo governo regionale, ove è difficile evidenziare una discontinuità o elementi di novità rispetto al precedente governo:

1. I fondi europei continuano ad essere gestiti dentro un quadro di sostanziale continuità con il passato: vedi PIT, PIS, Società dell’informazione.
2. I comuni, titolari del servizio idrico integrato, sono esclusi da qualsiasi discussione sul futuro del gestore unico (AQP), impostogli, peraltro, per legge ed è stata ulteriormente prorogata la gestione commissariale.
3. Le attività di pianificazione territoriale sono tuttora ferme senza che sia stato fatto nulla in relazione alla nuova normativa.
4. È stato giustamente abolito il regolamento regionale per le politiche sociali, ma la discussione sul nuovo non è partita.
5. Gli infiniti commissariamenti che hanno tristemente contraddistinto fino ad oggi il quadro istituzionale pugliese hanno trovato nuovi e fecondi terreni di espansione.
6. Attendiamo il seguito dell’annuncio sulla condivisione della scelta dei direttori generali delle ASL e della riforma del SSR con il recupero del ruolo di programmazione, verifica e controllo delle politiche della salute ai comuni;
7. Si continua a deliberare e a legiferare sui comuni e per i comuni in assenza di qualsiasi confronto e condivisione (diritto allo studio, calendario venatorio, distribuzione dei carburanti, ecc) e non è ancora in agenda quale federalismo si vuole attuare, quali deleghe, compiti e funzioni si vogliono conferire al sistema delle autonomie locali.

Presidente, stenta ad emergere quel diverso rapporto con i territori che doveva essere il segno più fecondo della tua “rivoluzione gentile”, della tua “primavera pugliese”. Ecco perché siamo a chiederti la costruzione in tempi rapidi di un percorso che rilanci le intese con il sistema degli Enti locali e che la consultazione con le comunità locali diventi metodo e pratica ordinaria di governo, che può essere sostanziato, in attesa della piena attuazione del decentramento amministrativo e della riforma dell’ordinamento regionale, in un Protocollo d’intesa fra Regione ed Enti Locali che individui la consultazione dei Comuni come metodo permanente per elaborare e condividere decisioni, ma soprattutto per attuare politiche di sviluppo locale ed organizzazione dei servizi in ambiti territoriali ottimali.
Pensiamo sia passo necessario per costruire quel governo del territorio che i pugliesi hanno chiesto e che si attendono sia insieme realizzato da Regione, Province e Comuni».
I Sindaci: Bruno De Luca Francesco Salerno, Orazio Ciliberti, Michele Santarelli, Carmine Gissi, Arcangelo Barisciano, Antonello Natalicchio, Domenico Sgobba, Cosimo Valzano, Michele Della Croce, Nicola Pice, Matteo Valentino, Salvatore Camporeale, Mario Russo, Paolo Campo, Giuseppe di Natale, Domenico Tanzarella, Edmondo Caniglia, Pietro Federico, Luigi Convertino, Michele Vece, Vito Zuccarino, Claudio Pezzuto, Pietro Pellegrino.

Fonte: http://www.manfredonia.net