Piano Urbanistico Generale di Ceglie – Commissariata la Politica

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Forse sarebbe proprio il caso che qualcuno riuscisse a convincere questa Amministrazione comunale ad assumere decisioni gravi ma importanti. E sì, perché probabilmente ha perso la rotta, capace soltanto di difendere coi denti la poltrona che occupano.
Ci scusino i Signori amministratori, ciò che è accaduto o sta per accadere: una fìguraccia assurda. Com’è possibile che solo oggi a distanza di più di quattro anni dall’insediamento i nostri assessori si accorgono che sono incompatibili ad approvare il Piano Regolatore Generale e si nomina un commissario?
Così recita l’art. 78 del decreto legislativo n. 267 del 2000, che abbiamo più volte richiamato dalle pagine di questo giornale negli ultimi cinque anni, dispone che gli amministratori di cui all’art.77, comma 2, devono astenersi dal prendere parte alla discussione e alla votazione di delibere riguardanti interessi propri o di loro parenti o affini fino al quarto grado. L’obbligo di astensione non si applica ai provvedimenti normativi di carattere generale, quali i piani urbanistici, se non nei casi in cui sussista una correlazione immediata e diretta fra il contenuto della deliberazione e specifici interessi dell’amministratore o di parenti o affini fino al quarto grado. Questa la legge che già si conosceva, non è stata approvata la settimana scorsa. Dalla presa di posizione dei nostri amministratori si evince che molti di loro hanno interessi diretti in questo PUG (legittimi) ma non si potevano esprimere prima?
Da quale atto si evince che sono incompatibili? I consiglieri comunali si sono espressi in Consiglio sulla loro incompatibilità? Potevano farlo da subito, avremmo risparmiato centinaia di migliaia di euro di onorario al progettista Ing. Prof. Borri.
Com’è possibile accampare giustificazioni? No, non è tollerabile, questa nomina andava fatto in ogni caso prima. Punto.
Questa è l’assoluta prova che questa Amministrazione non può andare avanti in questo modo, mentre la città è completamente abbandonata a se stessa, quanto meno dovrebbe far riflettere tutti gli amministratori. Non basta più l’alibi che abbiamo dovuto commissariare il PUG per farlo approvare in tempi brevi. Ma chi credete di prendere in giro? Questa figuraccia, meriterebbe il defenestramento in tronco dei responsabili, se solo avessero un poco di amor proprio e ricordassero le promesse elettorali: Approveremo il PUG entro un anno dall’insediamento o ci dimettiamo, siete abbondantemente fuori termine.
Ragioniamo sulla nomina del Commissario ad acta nominato dalla Giunta: Questi sicuramente avrà necessità di guardarsi le carte, diciamo 3-5 mesi e poi presentare le sue risultanze al Consiglio Comunale che dovrebbe adottarlo. Ma, quasi tutti i consiglieri comunali sono incompatibili. Quindi, si dovrà nominare un altro Commissario, altri mesi e si arriva alla scadenza elettorale e ad approvare il PUG sarà la nuova amministrazione, mentre il progettista e la sua equipe portano a casa altri bei soldoni.
Domanda, ma se il PUG lo fa il Commissario le proprietà e gli interessi che stanno dietro a questo importante strumento urbanistico, spariscono?
E allora, crediamo che l’animo del Sindaco in questo momento così difficile per la vita di questa città dovrebbe rispolverare moti ribelli, e perciò dire basta, a coloro i quali bloccano (chissà perché…) da decenni questo strumento urbanistico indispensabile per la crescita economica della collettività.
Dovrebbe dire basta, se non ha interesse di parte, a chi con arroganza trama a spese della città. Siamo certi che il popolo capirebbe. Siamo sicuri che i consiglieri di opposizione comprenderebbero e, magari, più di qualcuno saprebbe come tendere la mano.
C’è bisogno di pacificazione cittadina, caro Sindaco. Non certo di pseudo-amministratori o psuedo-politici che in questi quattro anni hanno parlato molto
e prodotto poco. Si guardi in giro, lasci per qualche giorno la poltrona di Sindaco, si scrolli mentalmente da ragionamenti politici e torni ad essere un cittadino comune: cosa scoprirebbe se non anarchia, inefficienza e povertà? Ma davvero nessuno di quella maggioranza che Lei guida s’è accorto che questa città si sta lentamente spegnendo e c’è allarme rosso anche in tutti i settori come, ad esempio, il commercio, l’artigianato e i servizi?
No, qui occorre che Lei, caro Sindaco, riprenda coraggiosamente in mano la città, infischiandosene della claque e dei falsi amici-politici. Ceglie è in emergenza, Ceglie ha bisogno di certezze e, forse, questa è l’unica possibilità che Le rimane di guidare fino alla fine del mandato una nave obiettivamente alla deriva.

Michele Ciracì

Diventare minoranze rivoluzionarie

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Così come il Presidente della Repubblica e quello del Consiglio, anche i sindaci, a fine anno presentano il loro bilancio, il messaggio a tutti i compaesani. Tutti i sindaci, nessuno escluso, vengono da un anno turbolento. Penso che a sera, soli con se stessi, coloro che non accarezzano traguardi regionali, parlamentari o prebende personali, si siano detto: ma chi me lo ha fatto fare? Tuttavia, tutti all’unisono dicono sempre che tutto va per il meglio e che ciò che non è stato compiuto sarà presto fatto.
Nessuno invece ammette sconsolato, così come era solito fare il grande imperatore Adriano, che era anche un grande filosofo: E’ già tanto riuscire a fare l’ordinaria amministrazione.
Ma veniamo alla situazione cegliese.
Non abbiamo ancora visto in questi ultimi decenni un Sindaco o un assessore che con il Comandante dei Vigili urbani girino per la città. Nessuno frena il traffico rumoroso e caotico né di giorno, né di notte. Gli anziani sono una popolazione inesistente: dovrebbero essere il principale problema di dignità umana di ogni paese, ma per i nostri amministratori valgono un piatto di minestra riscaldata!
Nessun sindaco ha avuto il coraggio di mettere mano al mostro Istituto Musicale che in circa 30 anni si è mangiato più di 40 miliardi delle vecchie lire. E che ancora munge.
In compenso le regalie agli amici abbondano sotto forma di staffismo, convenzioni o insegnamenti.
E’ cronaca degli ultimi giorni una presunta parentopoli alla nascente Scuola di gastronomia.
Qualcuno sicuramente ricorderà come l’anno scorso, di questi giorni, anche il nostro sindaco e gli amministratori dicevano che il nuovo anno avrebbe portato qualcosa di nuovo che non si è visto.
Nel 2007 tutti abbiamo toccato con mano il degrado della politica nazionale. Tutti abbiamo assistito grazie al libro La casta e ad un comico fin troppo rabbioso, al dileggio della classe politica italiana, presentata, per la sua avidità di privilegi, come causa del malessere nazionale. Cosa deve pensare un cittadino, quando l’ultimo dei consiglieri regionali porta a casa uno stipendio che supera i 15 mila euro, mentre la maggior parte di noi vive con meno di 1000 euro al mese?
Eppure, nessuno dei nostri politici si è fatto alfiere di una causa esemplare per tutti, quasi un ideale amministrativo: la politica sentita come servizio verso i propri concittadini-elettori.
Non che si chieda ad essi l’ispirata follia del sindaco Giuseppe Elia, morto nel lontano 1886, lievito e sale, per dirla con la sapienza religiosa, della politica al servizio del suoi cittadini.
Elia fu sindaco di Ceglie per quasi un trentennio e prima di salire per le scale del Municipio, ogni mattina faceva visita alla gente più povera, bussava alle loro porte chiedendo se avessero bisogno di qualcosa. A molte famiglie lasciava anche dei soldi per comprarsi da mangiare.
Chi si ricorderà invece di questi politici che da decenni esercitano il potere quando cesseranno dalla loro carica? Nessuno!
Ormai il Comune di Ceglie è un Palazzo chiuso, abitato da sguscianti ombre e indistinguibili corpi. Manca la serietà alla politica locale; la conoscenza dei problemi che, insoluti da anni (vedasi Piano Regolatore Generale e le false promesse sull’Ospedale) che hanno messo in ginocchio la città.
E soprattutto gli elettori si fanno una domanda: quale amministratore, oggi, spende i soldi pubblici come spenderebbe i propri?
E’ la regalia, a sé, ai propri cortigiani e ad altri potentati, il favore, la caratteristica della classe politica nostrana, causa, a sua volta, della mancata attenzione e della privazione della dignità umana alle fasce deboli della società: anziani, studenti, giovani, madri, lavoratori.
Il sindaco, non deve abitare in un palazzo chiuso, ma deve essere un tutt’uno con la gente, sentirne e vederne le necessità. Quindi egli ha il dovere preciso di esserne la voce.
Di questo ha bisogno oggi la politica cittadina, del contatto diretto fra elettori ed eletti, fra popolo e dirigenti. Per tutto il mandato e non in prossimità delle varie turnazioni elettorali.
Il sazio, dice un proverbio cegliese, non comprende chi sta digiuno; ma se, oltre che a sentirlo e a vederlo se ne sentisse incolpato, o ammonito, il sazio capirebbe casa fare.
La speranza e l’augurio per il nuovo anno è che il Sindaco, il Consiglio comunale, i nostri rappresentanti nelle istituzioni provinciali e regionali sappiano essere minoranze rivoluzionarie nei confronti della Provincia e della Regione, dove contiamo meno dello zero spaccato. Che siano cioè i portatori delle esigenze vere di questa città.

Michele Ciracì

I costi della politica: Deputati e Senatori si gonfiano la busta paga

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Onorevoli stipendi crescono. La busta paga dei deputati è lievitata nel mese di luglio, mentre nel Paese si diffonde la febbre da caro-politica. L’aumento c’è già, nero su bianco, alla voce indennità nella bozza del bilancio di previsione per il 2007. L’hanno preparata i Questori della Camera e approvata in tempo per la sospensione dei lavori parlamentari. A conti fatti, si tratta di un esborso di 2,5 milioni di euro in più rispetto al bilancio dell’anno scorso, soldi che andranno ad impinguare la già corposa busta paga dei deputati. Si passa così, con un unico scatto, da una spesa complessiva di 92 milioni e 30mila euro nel 2006 ai 94 milioni e 580mila messi a bilancio per il 2007. Lo Stato pagherà quindi il lavoro d’aula degli onorevoli il 2,77% in più. In soldoni sono circa 4.000 euro l’anno per ciascuno dei 630 membri della Camera. Uno “scalone” per privilegiati che va a sommarsi ad un trattamento fiscale come pochi. Gli stipendi dei parlamentari sono infatti assoggettati ad un prelievo agevolato da parte dell’erario.
Tutto questo mentre nel Consiglio dei ministri si sta tentando di dare avvio ad una discussione preliminare sul disegno di legge taglia-costi elaborato dal ministro per l’Attuazione del Programma. Discussione abortita prima ancora di cominciare.
Iniziative che sembrano contraddire il bonus di 4.000 euro che i contabili della Camera hanno già predisposto per i deputati. In realtà l’adeguamento dei compensi per i parlamentari è pressocchè automatico. Gli stipendi di senatori e deputati sono infatti calcolati sulla base della busta paga del presidente di sezione della Corte di Cassazione. Non un magistrato qualsiasi, ma quello con il maggior numero di anni di anzianità alle spalle. A deciderlo una legge datata addirittura 1965.
Ad oggi lo stipendio netto dei deputati sfiora i 15mila euro al mese. Così diviso: l’indennità è pari a 5.486 euro e spiccioli; altri 4000 e rotti euro sono il rimborso spese per il soggiorno romano, anche per chi nella Capitale ci vive ed abita da quando è nato; 4.190 euro arrivano per i costi del rapporto con gli elettori; 3.300 euro ogni tre mesi per i trasferimenti da e verso l’aereoporto più vicino a casa e tra Montecitorio e lo scalo di Fiumicino. Cifra che sale a 3.995,10 euro se i km da percorrere sono più di 100. Somma dovuta anche quando il parlamentare dispone di un auto blu, un fatto non eccezionale considerata la pletora di sottosegretari in circolazione.
Per le spese telefoniche circa 3.100 euro ogni anno.
Per il momento, quindi, sacrifici per tutti, ma non per gli onorevolissimi.