Diventare minoranze rivoluzionarie

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Così come il Presidente della Repubblica e quello del Consiglio, anche i sindaci, a fine anno presentano il loro bilancio, il messaggio a tutti i compaesani. Tutti i sindaci, nessuno escluso, vengono da un anno turbolento. Penso che a sera, soli con se stessi, coloro che non accarezzano traguardi regionali, parlamentari o prebende personali, si siano detto: ma chi me lo ha fatto fare? Tuttavia, tutti all’unisono dicono sempre che tutto va per il meglio e che ciò che non è stato compiuto sarà presto fatto.
Nessuno invece ammette sconsolato, così come era solito fare il grande imperatore Adriano, che era anche un grande filosofo: E’ già tanto riuscire a fare l’ordinaria amministrazione.
Ma veniamo alla situazione cegliese.
Non abbiamo ancora visto in questi ultimi decenni un Sindaco o un assessore che con il Comandante dei Vigili urbani girino per la città. Nessuno frena il traffico rumoroso e caotico né di giorno, né di notte. Gli anziani sono una popolazione inesistente: dovrebbero essere il principale problema di dignità umana di ogni paese, ma per i nostri amministratori valgono un piatto di minestra riscaldata!
Nessun sindaco ha avuto il coraggio di mettere mano al mostro Istituto Musicale che in circa 30 anni si è mangiato più di 40 miliardi delle vecchie lire. E che ancora munge.
In compenso le regalie agli amici abbondano sotto forma di staffismo, convenzioni o insegnamenti.
E’ cronaca degli ultimi giorni una presunta parentopoli alla nascente Scuola di gastronomia.
Qualcuno sicuramente ricorderà come l’anno scorso, di questi giorni, anche il nostro sindaco e gli amministratori dicevano che il nuovo anno avrebbe portato qualcosa di nuovo che non si è visto.
Nel 2007 tutti abbiamo toccato con mano il degrado della politica nazionale. Tutti abbiamo assistito grazie al libro La casta e ad un comico fin troppo rabbioso, al dileggio della classe politica italiana, presentata, per la sua avidità di privilegi, come causa del malessere nazionale. Cosa deve pensare un cittadino, quando l’ultimo dei consiglieri regionali porta a casa uno stipendio che supera i 15 mila euro, mentre la maggior parte di noi vive con meno di 1000 euro al mese?
Eppure, nessuno dei nostri politici si è fatto alfiere di una causa esemplare per tutti, quasi un ideale amministrativo: la politica sentita come servizio verso i propri concittadini-elettori.
Non che si chieda ad essi l’ispirata follia del sindaco Giuseppe Elia, morto nel lontano 1886, lievito e sale, per dirla con la sapienza religiosa, della politica al servizio del suoi cittadini.
Elia fu sindaco di Ceglie per quasi un trentennio e prima di salire per le scale del Municipio, ogni mattina faceva visita alla gente più povera, bussava alle loro porte chiedendo se avessero bisogno di qualcosa. A molte famiglie lasciava anche dei soldi per comprarsi da mangiare.
Chi si ricorderà invece di questi politici che da decenni esercitano il potere quando cesseranno dalla loro carica? Nessuno!
Ormai il Comune di Ceglie è un Palazzo chiuso, abitato da sguscianti ombre e indistinguibili corpi. Manca la serietà alla politica locale; la conoscenza dei problemi che, insoluti da anni (vedasi Piano Regolatore Generale e le false promesse sull’Ospedale) che hanno messo in ginocchio la città.
E soprattutto gli elettori si fanno una domanda: quale amministratore, oggi, spende i soldi pubblici come spenderebbe i propri?
E’ la regalia, a sé, ai propri cortigiani e ad altri potentati, il favore, la caratteristica della classe politica nostrana, causa, a sua volta, della mancata attenzione e della privazione della dignità umana alle fasce deboli della società: anziani, studenti, giovani, madri, lavoratori.
Il sindaco, non deve abitare in un palazzo chiuso, ma deve essere un tutt’uno con la gente, sentirne e vederne le necessità. Quindi egli ha il dovere preciso di esserne la voce.
Di questo ha bisogno oggi la politica cittadina, del contatto diretto fra elettori ed eletti, fra popolo e dirigenti. Per tutto il mandato e non in prossimità delle varie turnazioni elettorali.
Il sazio, dice un proverbio cegliese, non comprende chi sta digiuno; ma se, oltre che a sentirlo e a vederlo se ne sentisse incolpato, o ammonito, il sazio capirebbe casa fare.
La speranza e l’augurio per il nuovo anno è che il Sindaco, il Consiglio comunale, i nostri rappresentanti nelle istituzioni provinciali e regionali sappiano essere minoranze rivoluzionarie nei confronti della Provincia e della Regione, dove contiamo meno dello zero spaccato. Che siano cioè i portatori delle esigenze vere di questa città.

Michele Ciracì