Elezioni Politiche 2006: Luciano Sardelli

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Carissimi,

La vita è fatta di scelte, spesso difficili!
Un anno fa con alcuni amici abbiamo dato vita a un nuovo partito, il Movimento per l’Autonomia. Un partito del Sud per il Sud. A dicembre a Bari, nel primo congresso nazionale di cui sono stato presidente, abbiamo elaborato un progetto nuovo e coraggioso per lo sviluppo del Mezzogiorno.
Questo progetto per il Sud è diventato il secondo punto del programma politico della Casa delle Libertà. La “Banca del Sud” nata a Napoli il 9 marzo, e l’approvazione al Parlamento Europeo della fiscalità di vantaggio, cioè meno tasse per le imprese che investono nel Mezzogiorno, sono i primi due, importantissimi, risultati di questo nostro progetto.
Ora abbiamo stretto un accordo solo elettorale con la Lega Nord, ma sia ben chiaro: i voti dati al nostro simbolo vanno tutti al Sud, a candidati pugliesi e soprattutto a Luciano Sardelli, capolista alla Camera dei Deputati.
Da 20 anni sono pediatra a Ceglie: le mamme sono diventate nonne e le figlie madri. Ma il rapporto umano e personale che mi lega a voi è migliorato giorno dopo giorno.
Sono l’unico candidato del Centro-Destra che ha concrete possibilità di essere eletto, voglio rappresentare Ceglie in Parlamento perciò vi chiedo un atto d’amore per Ceglie, un voto per la nostra Città!

Luciano Sardelli
Medico Pediatra

C’E’ CHI IN OGNI CAMPAGNA ELETTORALE VIENE A CEGLIE A FARE PROMESSE… E C’E’ CHI HA SCELTO DI STARE A CEGLIE DA 20 ANNI INSIEME A VOI

Elezioni Politiche 2006: Teresa Bellanova

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“Ceglie: le origini del mio impegno e la sfida alla Camera dei Deputati”

Teresa_Bellanova_per_ceglie.jpgTeresa Bellanova, candidata alla Camera nella lista dell’Ulivo e con un passato trentennale di sindacalista nella Cgil, racconta in questa intervista a “Ceglie Plurale” le origini del suo impegno politico, un passato duro segnato dalle lotte per i diritti dei braccianti iniziato tra Brindisi e Bari, proseguito a Lecce e poi a Roma.

Com’è iniziato il tuo percorso nel Sindacato?
Ho iniziato giovanissima. Ero poco più che una ragazzina quando iniziai a lavorare. Così poco più che quattordicenne mi ritrovai a conoscere la piaga del caporalato, il reclutamento dei lavoratori, le dure condizioni di lavoro, e ho iniziato un percorso che avrebbe caratterizzato per sempre la mia vita. Sin da piccola ho incrociato la politica in casa, i miei genitori erano iscritti al Pci, erano militanti attivi. Mi sono ritrovata dalla parte di chi lottava contro lo sfruttamento del lavoro ed in poco tempo, neanche maggiorenne, sono entrata a far parte della Lega braccianti e della Camera comunale del Lavoro.

Ci sono delle persone che ricorda con più affetto?
Intanto tutti i compagni della Camera del Lavoro, soprattutto quelli più anziani che in quel periodo, cioè verso la metà degli anni Settanta, fecero di tutto per agevolare l’inserimento di noi più giovani, ed in particolare il mio. È stata come una grande famiglia. Penso ad Antonietta Ancona, per esempio, che è stata una figura straordinaria per la mia formazione di donna e di sindacalista. Mi ha accompagnato per mano in questa esperienza nel sindacato e nella politica, sostenendo me che ero una ragazzina. All’epoca c’era davvero poco spazio per le donne, eppure nella Camera di Ceglie ho incontrato davvero tanto sostegno ed affetto. C’era per esempio Antonio Cavallo che era il responsabile della Camera del Lavoro, Pietro Vitale, Antonio Argentiero, compagni anziani che sono stati decisivi per quell’operazione di rinnovamento del sindacato in corso nella Cgil dell’epoca, e che ha portato al mio inserimento. È merito loro e di tanti altri compagni se una giovanissima donna come me entrò a far parte del sindacato e nel 1976 fui poi assunta come funzionario.

Cosa ricorda dell’attività sindacale di quegli anni?
Ricordo il dramma del caporalato contro cui ho dedicato tutte le mie energie, e soprattutto ricordo in modo ancora molto vivo l’incidente in cui persero la vita tre giovani lavoratrici cegliesi. Erano a bordo di un pulmino che trasportava molte più persone rispetto alla sua capienza e morirono così, per l’indifferenza e la scarsa considerazione che i caporali e tutto quel sistema avevano per i lavoratori. Ricordo l’impegno con cui ci dedicammo a costruire un possibilità di trasporto alternativo per garantire il diritto di recarsi al lavoro in modo sicuro. Fu molto dura e ci scontrammo con una reazione violenta dei caporali che ovviamente non potevano accettare il nostro tentativo di autogestione del trasporto. Per loro reclutare e trasportare i lavoratori dove volevano significava esercitare un controllo assoluto. Alla fine riuscimmo ad organizzare delle linee di trasporto pubblico con la Regione per trasportare le lavoratrici cegliesi nel metapontino dove l’agricoltura intensiva offriva opportunità di impiego per i braccianti. A Ceglie l’agricoltura era povera e non permetteva grandi opportunità, così la stragrande maggioranza andava a raccogliere uva o ortaggi a seconda delle stagioni.

Com’è proseguita la sua esperienza sindacale?
Dopo la prima esperienza nella Camera del Lavoro di Ceglie sono diventata responsabile del Coordinamento regionale Donne Federbraccianti e nell’81 mi sono trasferita a Lecce. Qui prima come funzionaria, poi eletta dall’88 Segretaria Generale provinciale della Flai (Federazione Lavoratori AgroIndustria), ho continuato ad interessarmi dei problemi delle braccianti e dei braccianti agricoli. E poi a partire dal 1996, con l’elezione a Segretaria Generale provinciale di Filtea (Federazione italiana Tessile Abbigliamento Calzaturiero) mi sono interessata dei problemi dei lavoratori del tessile. Una realtà molto dura anche questa, in cui ci si misurava con aziende che non rispettavano i contratti di lavoro ed imponevano forme di sfruttamento del lavoro. Per Filtea ho curato, sempre a Lecce, l’avvio dei contratti di gradualità, uno strumento per stimolare le imprese a scommettere sulla legalità, sul rispetto dei diritti del lavoro e che consente ai lavoratori di avere un rapporto di lavoro tutelato, di vedere riconosciuto un diritto di rappresentanza nella propria fabbrica ed all’interno del proprio posto di lavoro. Sono stati anni impegnativi e nel 2000 sono entrata a far parte della Segreteria Nazionale di Filtea con delega alle politiche per il Mezzogiorno, politiche industriali, mercato del lavoro, contoterzismo e formazione professionale.

E dal sindacato alla politica?
Nel 2005 sono stata eletta componente del Consiglio Nazionale dei Democratici di Sinistra, ho mantenuto il mio incarico nella Cgil sino a qualche settimana fa quando è stata ufficializzata la mia candidatura alla Camera dei Deputati nella lista dell’Ulivo in Puglia, a sostegno di Romano Prodi.

Quali legami ha ancora con Ceglie?
I legami affettivi prima di tutto. A Ceglie vive tutta la mia famiglia, i miei genitori, i miei parenti, e poi sono legati alla nostra cittadina i ricordi della mia infanzia e tutte quelle esperienze di vita, le lotte, le amicizie vere che mi hanno portato ad essere quello che sono oggi. È anche per questo legame che non si è mai spezzato che, anche se a distanza, seguo le vicissitudini sociali e politiche di Ceglie. E devo dire che ci pensa mio padre a colmare la distanza fisica, tenendomi sempre al corrente su quello che accade.

La nostra terra è ancora quella della disoccupazione in particolare giovanile e femminile, come fare secondo lei a ripartire?
La questione sociale di Ceglie è quella di tutto il nostro Mezzogiorno. A segnare la nostra cittadina è una debolezza sociale che è soprattutto economica, una fragilità che segna gran parte della Puglia e condanna i giovani e le donne ad un senso di precarietà che sembra non finire mai. La questione della disoccupazione giovanile e femminile che segna Ceglie è grave, ed è grave nel resto del Mezzogiorno. Un territorio che nel corso di questi anni è stato abbandonato a se stesso, completamente alla deriva, da un governo troppo preso da altre cose. Il nostro Mezzogiorno paga la sua arretratezza e però oggi, in un momento delicato dell’economia nazionale, sconta soprattutto la grave crisi strutturale del sistema produttivo del Nord che ha sempre utilizzato a basso costo la forza lavoro meridionale, delocalizzando e appaltando segmenti di produzione. Oggi questo sistema si rivela incapace di reggere la competitività con le nuove potenze economiche, e stenta a riprendersi perché in questi anni non si è fatto nulla per consentirlo. Così oggi per far ripartire l’Italia serve far ripartire il Sud. Questa è la scommessa del progetto di governo del Centrosinistra, non uno slogan, ma un progetto serio di rilancio produttivo.

Negli ultimi cinque anni quasi tutte le aziende tessili della provincia di Brindisi hanno chiuso licenziando migliaia di persone che per sopravvivere si sono inventati altri lavori, secondo lei cosa bisogna fare per far ripartire questo settore?
Purtroppo la crisi del Tac è grave e diffusa nella nostra Puglia. È una crisi che ha origini lontane e che può trovare risposte solo in una politica di sviluppo nazionale che individui nel tessile un settore da riposizionare sui mercati mondiali, sostenendo il rafforzamento delle piccole e medie imprese, stimolando l’innovazione dei prodotti. L’impresa italiana non può competere sui basti costi ma sulla qualità delle sue produzioni, ecco perché una questione decisiva è quella della valorizzazione del made in italy. E in Parlamento uno dei miei impegni sarà quello di arrivare all’approvazione di una proposta di legge che punti a valorizzare e a rendere informato il consumatore sulla rintracciabilità del prodotto.

Le chiediamo un impegno a portare in Parlamento le istanze della nostra Ceglie.
Sicuramente, accetto questo impegno senza alcuna incertezza. Anche se non mi piace essere chiamata onorevole, preferisco semplicemente Teresa. Sarò il deputato di Ceglie, sosterrò le istanze di Ceglie che sono quelle del Mezzogiorno, dei diritti, del lavoro, di un nuovo stato sociale, dei giovani che devono poter mettere a disposizione del proprio territorio i saperi e le conoscenze che hanno sviluppato. Sento profondamente questo impegno che prendo con Ceglie e con la Puglia perché è quello che ho sempre portato avanti stando dalla parte delle persone più deboli. Vorrei chiedere piuttosto qualcosa ai cegliesi. Vorrei chiedere loro, a coloro che mi hanno conosciuto e a quelli che vorranno conoscermi, di scegliere il simbolo dell’Ulivo il 9 e 10 aprile e di sostenere il nostro progetto politico. Ai cegliesi chiedo di attivarsi, di andare casa per casa, di parlare con gli altri e di lavorare tutti insieme perché il futuro è nelle nostre mani ed insieme possiamo farcela.

Ufficio Stampa
Arianna Genovese
tel. 3487296828
fax. 0832.318558
[email protected]

Elezioni Politiche 2006: Tommaso Gioia

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La_Margherita.jpgTommaso Gioia, 48 anni, sposato con 2 figli. Ha respirato politica sin dall’infanzia; il padre infatti, è stato per decenni impegnato nella Democrazia Cristiana e sindaco della città nei primi anni ’80. Ha aderito da subito al progetto politico di Mario Segni. E’ Stato uno dei fondatori del partito “i Democratici” guidato da Romano Prodi. Successivamente ha partecipato alla costituente de “La Margherita”. Eletto in consiglio comunale nel 2002, oggi è vice-coordinatore provinciale e coordinatore cittadino del partito. Candidato al Senato alle prossime elezioni politiche del 9 e 10 aprile.
La Margherita, l’Ulivo, l’Unione è una grande coalizione, non un cartello elettorale; governiamo insieme la stragrande maggioranza di regioni, province e comuni.
Abbiamo un vero leader, Romano Prodi, che è stato riconosciuto tale da una partecipazione democratica: quasi 5 milioni di italiani, con le primarie, lo hanno candidato alla presidenza del Consiglio.
Mentre noi facevamo le primarie, il centro-destra approvava una legge elettorale sciagurata, “una porcata”, secondo colui che la scritta Calderoni, “che servirà a dividere sia la destra che la sinistra”.
Abbiamo anche un programma condiviso; dicono che è troppo lungo, ma un programma così largamente partecipato non poteva non essere dettagliato:
meno tasse sul lavoro, ridotte del 5% = più soldi in busta paga e meno costi per le imprese; più occupazione stabile; una scuola migliore; Mezzogiorno, al centro dell’attenzione del governo; la famiglia, quella riconosciuta dalla nostra Costituzione; le risorse per i figli, 200 € al mese per ogni figlio dalla nascita fino al 18 anno di età; 3000 nuovi asili nidi; con i Consumatori si vigilerà sui prezzi; Politica estera, con l’Europa, nell’Europa.
Le questioni locali. La Margherita, con l’attuale maggioranza di centro-sinistra, dopo decenni di inconcludenze è riuscita, nonostante il voto contrario del centro-destra, nell’impresa di approvare la convenzione con il Ministero dell’Istruzione, che di fatto ha trasformato il nostro Istituto Musicale in Conservatorio di Musica di Stato. Fatto epocale per la città, per il territorio, per i nostri giovani e per le casse comunali.
Questa Amministrazione comunale ha ridotto l’ICI sulla prima casa, obiettivo, questo, che “La Margherita” perseguiva già da alcuni anni. Le Grotte di Montevicoli sono state finalmente riaperte al pubblico; i mutui contratti dalle varie Amministrazioni che si sono succedute alla guida della città, sono stati rinegoziati, si è passato da un tasso del 6% ad un tasso del 3,62. L’Ospedale è stato chiuso dal centro-destra, noi lo stiamo riaprendo. Il partito è impegnato nell’approvazione del Piano Urbanistico Generale, entro il primo anno di amministrazione, così come era stato promesso in campagna elettorale.
Questi alcuni dei punti salienti dell’attività amministrativa messa in atto dalla Margherita e dalla coalizione di centro-sinistra, che hanno vinto le ultime elezioni comunali.