Gruppo Speleocem

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Il periodo estivo è servito a riorganizzare la documentazione degli ultimide 5 anni, per metterlo a disposizione dei turisti e di coloro che non sono a conoscenza del nostro patrimonio carsico. Abbiamo esplorato ogni forma di cavità: grotte in superfice, sub-orizzontali preistoriche e storiche, frantoi e cripte, anche in pieno centro storico, ultima in ordine di tempo quella di via Muri, un’apertura al centro della strada, che ad una prima ispezione presenta uno spazio sottostante il piano stradale di circa 1,5 m., con un accenno di prosecuzione verso nord-est, un altro nel senso opposto in direzione del Palazzo di città.
Decidiamo con il gruppo composto da Elia Battista, Venerito Pasquale, di andare più in profondità. La giornata è splendida, un primo pomeriggio pieno di luce. Armati delle attrezzature necessarie ci caliamo dal foro d’ingresso molto stretto, rileviamo il cunicolo in direzione dell’ ampio parcheggio panoramico nella via suddetta, scendiamo oltre la strada e notiamo due aperture murate al di là della strada, presumibilmente si tratta della stessa condotta, sollevata la piastra posta provvisoriamente per chiudere l’ ingresso della voragine, mentre un componente controlla il cunicolo sottostante la strada, dall’altra parte si intravedono i raggi del sole che illuminano l’orizzonte del cunicolo. Scendiamo, per prima Pasquale, poi Battista a seguire gli altri. Arrivati in fondo percorriamo circa 12 metri in un cunicolo di 90 cm e alto 80, sino ad incontrare il crollo della condotta. Trattasi di un canale di scolo di acqua piovana che si interrompeva in prossimità dell’ arco.
Ritorniamo su e dopo aver soddisfatto la nostra curiosità. Ma la giornata di scoperte continuava in compagnia di due nuovi amici in contrada Circiello, dove ci era stata segnalata una nuova grotta. Con un badile puliamo l’ingresso obliterato dalla terra dove ci infiliamo con un pizzico di mistero. Scopriamo un cunicolo rettilineo di 10 m. con una larghezza di 90 cm e un’altezza di 90 con una volta particolare che continua e uniforme in cemento armato, in piena campagna? A cosa sarà servita? Possiamo fare solo delle ipotesi. Potrebbe essere stata utilizzata nel periodo bellico? Attendiamo risposte da chi è a conoscenza delle vicissitudini di questa grottella: Email: [email protected].

Speleocem: Vito Amico, Conetta Leo, Giacomo Putignano

In mostra per tutto il periodo estivo, presso i locali della Pro Loco, e successivamente dal 10 al 20 agosto in C.so Garibaldi le foto e il rilievo tecnico che l’Associazione Speleologica Culturale no-profit Speleocem ha preparato nel corso dell’ultimo anno. Un viaggio virtuale patrocinato dal Comune di Ceglie Messapica, con il contributo di: Smile, Aviolamp, Banana Club, G Ori, Grex-ludi, Cibus, Colonìal cafè, Osteria Pugliese, revisioni Cbc, pizzeria Ritrovo, Capricciosa, Villa Kailia, Mobili De Leonardis, Movida, cartolibreria Pepe, Visual Planet , Euronics Point.
A Speleocem presente dal 2001 e ufficialmente costituita nel gennaio scorso, si deve la scoperta di 10 nuove cavità che vanno ad aggiungersi alle 40 presenti nel catasto regionale, con lo sviluppo planimetrico e relative foto di ben 27 grotte e grottine racchiuse in 25 pannelli. Grotte che mostrano la polifunzionalità locale, dalle cripte Basiliane come S. Michele, a quelle naturali: Montevicoli e dei Messapi, quelle storiche, preistoriche , artificiali per l’estrazione del tufo, in più i meravigliosi frantoi ipogei e le voragini.
Speleocem ha inoltre fattivamente contribuito all’apertura delle grotte di Montevicoli, mettendo a disposizione dei visitatori le guide necessarie per scolaresche e i tanti visitatori che hanno potuto, finalmente, entrare nelle grotte chiuse da anni. La nostra Associazione è inoltre presente nelle riviste locali e scientifiche, un gruppo di lavoro che in 5 anni hanno suscitato l’interesse di quanti amano la speleologia, questi ragazzi: Antico Gianfranco, Altavilla Giuseppe, Argentiero Graziano, Argentiero Vito, Chirico Luigi, Demitri Domenico, Elia Battista, Greco Rosanna, Nacci Massimo, Palmisano Francesco, Venerito Pasquale, hanno saputo dare impulso ad una disciplina che solo da poco ha trovato una giusta collocazione nel panorama culturale cegliese. Speleocem espone in permanenza, tutto il materiale prodotto presso lo sportello del turismo in Piazza Plebiscito.

Grotta Zaccaria

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Stiamo per avventurarci nella grotta più lunga sin qui esplorata. Avvertiamo, come non mai, un’emozione strana, come se fosse la prima volta che esploriamo una cavità. Il nostro gruppo, per questa escursione diventa più numeroso, per la presenza di altri giovani che intendono fare l’esperienza speleologica. Il gruppo è composto da Vito Amico, Giuseppe Altavilla, Gianfranco Antico, Graziano Argentiero, Luigi Chirico, Domenico Demitri, Battista Elia, Francesco Palmisano e Pasquale Venerito, gente ormai affiatata che ha al suo attivo la scoperta di tante grotte e cavità nel territorio cegliese.
Approntiamo le attrezzature necessarie per intraprendere il nostro lavoro. Rotta Ostuni. A circa 1 km. dal centro abitato ostunese, percorriamo la provinciale per Fasano; superiamo il parco preistorico di “Delia” e raggiungiamo Santa Maria d’Agnano e ci accostiamo ad un costone di roccia: una vecchia cava dismessa di proprietà dei signori Colucci.
La giornata è straordinariamente illuminata da un sole inconsueto in questa piovosa stagione autunnale. La vegetazione si appresta a vivere l’inverno, mentre il panorama che appare ai nostri occhi si perde in un mare dal colore verde vivo, mentre a perdita d’occhio gli alberi di ulivo diventano i veri protagonisti con i loro rami di un verde scuro ma vivo.
I proprietari ci accolgono benevolmente con una disponibilità straordinaria e insieme a loro ci portiamo verso la grotta. Dopo aver percorso alcune centinaia di metri, ci troviamo di fronte a due ingressi distanti venti metri l’un o dall’altro, circondati da una parete rocciosa di calcare biancastro di circa 25 mt., sono evidenti gli strati di sedimentazione divisi da diaclasi quasi costanti di 25-30 cm., un segno evidente delle passate ere geologiche, in cui troviamo segni evidenti di organismi marini, a testimonianza che, 65 milioni di anni fa, tutto il nostro territorio era quasi completamente sommerso da un mare poco profondo.
Indossiamo gli indumenti più adatti all’ambiente che stiamo per “visitare”, prima però, il nostro fotografo Francesco Palmisano intende immortalare il gruppo. L’ingresso è lì davanti a noi, uno alla volta lo attraversiamo. Superata la iniziale dimidezza, ci prepariamo a camminare per alcuni chilometri all’interno della grotta Zaccaria. Ci colpisce subito un corridoio lungo e stretto tutto concrezionato sin dall’ingresso; concrezioni bianchissime, stalattiti molto fitte ornano tutta la grotta: uno scenario unico e irripetibile che sola la natura è capace di produrre.
Il silenzio è assoluto è rotto solo dal rumore dei nostri passi, mentre avvertiamo un intenso e nauseante odore di terriccio e di millepiedi che, sicuramente e inavvertitamnente abbiamo calpestato. La roccia è fredda, circa 14 gradi e questo rende più difficle il nostro camminare.
Uno dietro l’altro strisciamo per circa il 70% del corridoio, incontrando sul nostro cammino varie elementi che caratterizzano questa grotta. Arrivati in alcune stanze le troviamo ricamate da stalattiti e stalagmiti, con zone di carbonato di lacio solidificato di un bianco accecante e conformazioni di stalattiti e cannule lunghissime, tutte ancora intatte, segno evidente che l’uomo che si è avventurato in questa grotta ha rispettato l’abitat naturale.
Attraversiamo stupiti la grotta, dove sono presenti anche delle pozze d’acqua, segno sicuro che la cavità è come si dice in gergo, attiva. Arriviamo ad una zona quasi nascosta, con accessi sotterranei e ci troviamo nella direzione sub-orizzontale, rispetto all’ingresso. Dopo aver camminato per alcune ore, avvertiamo l’esigenza di fare una piccola pausa e per questo ci portiamo al centro della stanza appena visitata. Dal gruppo manca Domenico, ci preoccupiamo relativamente, conoscendo l’esperienza del nostro amico; si era infilato in un piccolo corridoio, alla voce gli chiediamo di descriverci l’interno, senza rispondere al nostro appello, appare all’improvviso: “ho visto un gatto”, un gatto che mio veniva incontro.
Increduli ci addentriamo anche noi nel corridoio e ci indicaca il posto dove ha scorto l’animale “eccolo è lì” è bianco e nero, grida un altro amico “è un furetto l’ho visto bene”. Un fatto inconsueto e straordinario in una grotta. Abbiamo incontrato aracnidi, troglofe, organismi con esoscheletro, al massimo delle ossa fossili o recenti di qualche canide, ma un mammifero mai. Vedere un animale in queste profondità è un’esperienza unica.
Continuamo il nostro tragitto, sempre angusto e impegnativo, sino ad arrivare ad una grande stanza con la volta crollata in cui sono presenti in numero straordinariamente grandi stalattiti e stalagmiti di grandi dimensioni e una presenza massiccia di radici capillari, in parte ramiformi, segno certo della vicinanza di alberi. La grotta è così grande che sicuramente ha altre diramazioni, ma ormai siamo stanchi e ci affrettiamo a fare ritorno in superifice, con la promessa di ritonare in questa grotta entro breve tempo per terminare l’esplorazione, ma questo ve lo racconteremo in un prossimo articolo.

Vito Amico

Grotta Sardella 2

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L’estate è stagione propizia per stimolare la fantasia e la voglia di fare escursioni, nella bella campagna cegliese ricca di testimonianze artistiche, storiche e speleologiche. Decidiamo di riprendere l’attività di ricerca. Ci riuniamo in Largo Osanna presso la nostra sede e partiamo per una nuova avventura. Ci dirigiamo sulla provinciale Ceglie-Francavilla Fontana, punto di riferimento la Specchia Talene, dove a poche decine di metri si trova la grotta che chiameremo Sardella 2 per distinguerla dalla cavità già presa in esame nella stessa contrada in un articolo precedente. Lontani dal traffico della città, i papaveri ci accolgono festosi e gli alberi di ulivo in fiore andrata preannunciano un cospicuo raccolto. A circa 300 metri dalla Specchia, immersa nella macchia mediterranea e in compagnia di ulivi secolari, ci appare la grotta.
Prepariamo l’attrezzatura necessaria per scendere nella cavità. Il primo a calarsi è Antonio Conserva, seguito da Vincenzo Intermite e subito da tutti gli altri. Ad appena un metro di profondità l’umidità è notevolmente superiore a quella che ci aspettavamo e la temperatura è in nettissimo contrasto con quella esterna. Il buio e l’incertezza rendono affascinante la discesa. Ci passiamo le attrezzature necessarie per fare una discesa in sicurezza: rulline, metri, bussole, e tutto l’occorrente per rilevare la grotta. Tra stalagmiti e stalattiti, avvertiamo subito l’esigenza di svolgere tutte le operazioni in tempi brevi visto le difficoltà climatiche e ambientali trovate nella grotta.
Si nota subito lo sfruttamento di questa cavità da parte dell’uomo che, nel tempo, è diventata una discarica di scarti di lavorazione dei frantoi. Il terriccio, infatti, è inquinato fino in profondità e la mancanza di ossigeno che mette in pericolo la nostra vita ci fa lavorare molto in fretta e risalire in tempi rapidissimi.

Questa la scheda tecnica della grotta:
Grotta naturale di tipo fossile, in quota 172 mt. s.l.m. con ingresso sub orizzontale, vi si accede tramite un ingresso di larghezza 70 x 110 cm., a un metro dal piano di campagna, estendendosi in depressione sino ad un fondo con accenno di una debole continuità. Di lato un’altra piccola apertura sembra ostruita da pietrisco. Posizionata in prossimità della Specchia Talene in direzione Nord/Ovest a circa 300 mt., in campagna coltivata ad uliveto. Lo sviluppo planimetrico è di 180 mq. Con larghezza massima di 11,78 mt. e lunghezza 22,40 mt. Una ispezione archeologica potrebbe portare alla luce materiali preistorici di notevole importanza.

Vito Amico