Vincenzo Putignano, Garibaldino

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Nasce il 15 aprile 1833 da Francesco e Maria Semeraro. Nel 1866 abbandona volontariamente le funzioni di sindaco della città, per arruolarsi di nuovo con Garibaldi per la liberazione del Veneto.
Nell’esercito garibaldino raggiunge il grado di colonnello. Amico personale dell’Eroe dei Due Mondi, fu sempre fiero di aver combattuto per l’Unità d’Italia.
Reduce dalla campagna del Tirolo, dove si distinse per atti eroici, tanto da meritarsi onorificenze al valore, continuò a rendere importanti servizi alla pubblica tranquillità. Partecipa alla cattura di pericolosi delinquenti come il capo banda Vitantonio Guarino, del grassatore Giuseppe Amico, dell’omicida Rocco Gioia.
Per i suoi numerosi atti eroici il Ministero degli Interni il 25 ottobre 1870, lo premia con una medaglia d’oro.
Spirito ribelle tenne sempre alta la sua appartenenza al corpo garibaldino, tanto che faceva seguire la sua firma da, garibaldino. Durante le feste patronali era solito vestirsi con la Camicia Rossa e metteva in bella mostra le numerose decorazioni ricevute.

Denominazione attribuita con deliberazione della Giunta Municipale n. 210 del 10 marzo 1987

Chianche

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Le antiche, ma non troppo, chianche di Ceglie, per usare un puro eufemismo, traballano. I lavori di manutenzione stradale hanno aggravato la già critica situazione. Numerosissime sono le segnalazioni dei cittadini che hanno denunciato il cedimento delle chianche, delle nuove basole e del manto stradale, con estremo pericolo per l’incolumità pubblica. I pezzi più martoriati sono via Francesco Argentiero, via Archita, via XX Settembre, via Amendola, via Colombo, via Nisco, via Toscanini etc. a seguito dei lavori per l’impianto della rete idriga, fognante e del gas. Alla fine dei lavori il manto stradale non viene ripristinato così come prescrivono tutti i capitolati di appalto e manca completamente il controllo da parte degli organi comunali preposti.
Allora di chi sono le responsabilità se le nostre strade sono diventate un colabrodo?
La punta di diamante di questo degrado è Piazza Plebiscito e via Dante. A pochi anni dallo loro riqualificazione con una nuova pavimentazione, buche, dissesti e rottura del basolato rendono pericoloso la loro percorrenza in macchina, se il manto stradale è bagnato, ma anche camminando a piedi è difficile rimanere in piedi, come possono testimoniare le numerose persone cadute che si sono dovute sottoporre alle cure del medico e hanno chiamato in causa il Comune per i danni subiti.
La pericolosità è stata più volte denunziata dalle colonne di questo giornale e nessuno ha preso i dovuti accorgimenti per eliminare questo sconcio.
Il problema va risolto e anche con urgenza, così da preservare quello che resta dell’antica pavimentazione ancora presente in città.
Attendiamo ancora risposta alla nostra denuncia sulla sparizione delle antiche chianche svellate dalle vie cittadine in questi anni, di cui si è persa ogni memoria, non vorremmo che facessero bella mostra di se in qualche villa cittadina o forestiera.
Qualcuno ci può rispondere?