Nuove iniziative per l’Ospedale cegliese

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Comitato cittadino per la salvaguardia del presidio ospedaliero della città di Ceglie Messapica (BR)
e/o Opere Parrocchiali San Lorenzo da Brindisi via Matteotti 72013 Ceglie Messapica(BR)
Cell: 338-7275837 – Fax: 0831-376654

Al Sig. Direttore Generale ASL BR1 Brindisi e, p.c. ed invito:

  • al Sig. Sindaco del Comune di Ceglie Messapica
  • ai Sigg. Capigruppo Consiglio Comunale di Ceglie Messapica
  • ai Sigg. Consiglieri Comunali per il tramite del Comune di Ceglie Messapica
  • ai Sigg. Parlamentari della Provincia di Brindisi
  • a tutti i cittadini di Ceglie Messapica
  • agli organi di stampa

Oggetto: Stabilimento ospedaliero. Assemblea pubblica del 7.10.2007.Sig. Direttore,
nonostante la Sua del 21 u.s. (telefax n. 45660 di prot.) “i conti non tornano”.
Dovrà, la S.V., con tutta l’onestà che L’ha sempre contraddistinta, riconoscere che a Ceglie il Pronto Soccorso e l’Ortopedia non sono stati potenziati; non è stato creato il Centro di risveglio da coma apallico ed il day surgery di oculistica; non è
stato riaperto il reparto di medicina; non sono sorti gli ambulatori specialistici; non si è avuta l’autonomia gestionale. E tutto ciò in barba alle Sue promesse.
Non v’è chi non veda, Sig. Direttore, che gli stabilimenti di San Pietro Vernotico, Mesagne, Ostuni e Fasano sono assurti, in tempi da record e, come si suoi dire alla chetichella al rango di veri ospedali, pur continuando sulla carta ad essere
denominati stabilimenti; mentre lo stabilimento di Ceglie, a differenza di quelli di pari livello menzionati, ha fatto solo passi all’indietro, se si considera che da circa un anno ha perso un reparto, quello di lungodegenza riabilitativa, che comprendeva
ben n. 32 posti letto, e che nel periodo non si registrano altre attività in favore dello stesso stabilimento.
Dimostrabilissima, quindi, la scarsa attenzione rivolta all’ospedale di Ceglie.
Alla luce di tanto, si ritiene opportuno dover chiarire una volta per tutte, Sig. Direttore, che i cegliesi non si sono per niente rassegnati a perdere il loro ospedale.
Vogliono sapere come stanno realmente le cose. Attendono risposte definitive ed impegni concreti nel corso di una assemblea che hanno voluto organizzare per domenica 7 ottobre p.v. alle ore 10,00, presso la Sala conferenze del locale Istituto Musicale in via Istria.
Voglia garantire la Sua partecipazione a tale assemblea, non essendo state in alcun modo da Lei date con la nota di cui sopra risposte esaurienti alle tante domande dei cittadini, ne fornita la garanzia di impegni in tempi brevi a porre ogni rimedio; potrà farlo personalmente nella pubblica assemblea, alla quale il Comitato Le rivolge caloroso invito a voler partecipare.
Ove impedimenti di vario genere dovessero non consentirLe di intervenire, voglia gentilmente far pervenire a questo Comitato, anche via fax, una nota integrativa di quella del 21.9.2007 (telefax prot. N. 45660) per riscontrare in maniera
soddisfacente la precedente nota del 13.9.2007 di questo Comitato. Il tutto sarà portato a conoscenza dell’assemblea, per gli opportuni provvedimenti.
Nell’attesa, grazie per l’attenzione che potrà cominciare concretamente a rivolgere all’ospedale di Ceglie, che attende di crescere per diventare come gli altri stabilimenti della provincia ……… un vero ospedale.

Ceglie Messapica, 28.9.2007
Per il Comitato
II Presidente Cataldo Rodio

Com’era verde la mia valle

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata da un nostro lettore che pone all’attenzione di tutti la salvaguardia del territorio, un argomento più volte trattato in questi anni dal giornale.

Sul penultimo numero di Ceglie Plurale ho scorto il trafiletto di un cegliese sensibile (un po troppo!) … per l’uso recente, a mò di restauro, di pochi conci di tufo in cima all’arcata della Porticella: giusta osservazione-riprovazione per l’impiego improprio di materiali in centro storico a vocazione squisitamente litica.
A voler fare segnalazioni però ci si imbarazza per quanta materia edilizia ignobile vine fatta passare come mezzo di restauro: bellissima abusata e scomoda parola, il cui etiomo -lo sappiamo- è semplicemente restituzione.
Ora è di turno un cegliese mezzosangue, il sottoscritto, che tra le anomalie urbanistiche della Città Messapica, desidera sottoporre al cegliese nativo di media sensibilità quel cassone (da altri definito tipologicamente a “scatola di scarpe” neonata in barba al comune buonsenso, poi pure in spregio alle molte leggi di preservazione del paesaggio, ma soprattutto sotto gli occhi indifferenti o complici o distratti di quanti dal Palazzo governano la cosa pubblica.
Un forestiero super partes esterna il suo dissenso, perché tutto il recente quartiere Sant’Anna appare e costituisce edilizia che vilipende quel paesaggio intitolato alla austera madre di Maria Vergine, con le presernze sacre del medioevo locale.
In tempi non sospetti lo scrivente casualmente fece parte di una commissione atipica di professionisti consultati informalmente, sull’eventualità di un erigendo edificio comunale, dal funzionario soprintendente dell’epoca (incappato in vicende di corruzione) che incassò parere negativo ma ruppe gli argini e consentì quella brutta realtà che altri definì “Vampiro di cemento”.
Però la misura ancora non era colma e si dice anche: a casa asquata mitte fueche… Nonostante un ventennio trascorso tra i primi dileggi e gli ultimi anacronistici insulti, i Cegliesi vedono violentato il più bel versante di nordest, al cospetto dell’Adriatico, di cui potevano andar fieri.
Essi potranno bearsi di questa prospettiva, neppure la più impietosa, subendola per quell’osceno ingombro.
Ma… al peggio non c’è fine, con grande rammarico, spero non solo.

Nicola Cavallo

Lettera aperta all’Amministrazione comunale

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Signor Sindaco,

alla via Tratturo Moretto abitiamo una quindicina di famiglie. Da anni, come lei sa, cerchiamo di trovare una soluzione alla grave situazione igienico-sanitaria, divenuta ormai insostenibile: manca la rete idrica e fognante. Manca l’illimunazione stradale e le strade adiacenti sono ridotte a tratturi di campagna difficili da percorre, specialmente quando piove.
Abbiamo pagato per intero tutti tutti gli oneri, compresi quelli di urbanizzazione, per usufruire del condono edilizio, ottenendo la relativa licenza in sanatoria, indispensabile per ricevere i servizi di prima necessità. Da diversi anni abbiamo risolto il problema dell’allaccio dell’energia elettrica, del telefono e del metano.
Più volte abbiamo chiesto l’intervento dell’Acquedotto Pugliese che, a più riprese ha inviato i suoi tecnici per cercare di trovare la soluzione tecnica più idonea per allacciarci alla rete idrica e fognante, che dista dai nostri caseggiati appena 50 metri, tutto è stato inutile.
Siamo destinati ad usare per tutta la vita i pozzi neri?
Dopo i numerosi incontri avuti con l’Amministrazione comunale e di recente anche con lei e i responsabili dell’Ufficio Tecnico, il problema è ancora irrisolto.
Sollecitiamo l’Amministrazione comunale, lei signor Sindaco a trovare, con la piena collaborazione degli scriventi, una soluzione al problema. Fino ad oggi l’unica risposta è stata: “non abbiamo risorse economiche sufficienti per affrontare un problema di queste dimensioni”. Come lei ben sa, le abbiamo fatto presente la nostra disponibilità a collaborare anche finanziariamente per la risoluzione della nostra situazione.
Sicuramente questo appello non resterà inascoltato e confidiamo che entro breve tempo si riesca a trovare una soluzione che faccia uscire le nostre famiglie dall’emergenza che ormai si protrae da parecchi anni.

Gli abitanti della via Tratturo Moretto