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Storia

60 anni, per non dimenticare

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25 aprile 1945. Quei giorni hanno formato il popolo italiano. Non saranno mai dimenticati. Quale commozione suscita ancora oggi nei giovani di allora e in quelli di oggi, la celebrazione dell’insurrezione generale delle forze della Resistenza, che liberò molte città in tutta l’Italia del Nord prima della resa, il 2 maggio, di quasi un milione di soldati tedeschi alle Forze Alleate.
Questa non è una festa di reduci.
Ricordare i testimoni di quelle giornate significa riscoprire il valore della libertà: quella libertà che rimane ancora oggi il bene supremo, consacrato dalla Costituzione italiana. La libertà, che dà un senso alla nostra vita, che ci consente di sperare nel nostro avvenire; la libertà, in cui oggi tutti ci riconosciamo e che tutti ci unisce. Abbiamo il dovere di ricordare ai giovani, perché ne resti una forte traccia nei loro cuori, i sentimenti di quelle giornate: non soltanto la memoria, ma l’assenza, l’anima.
Dobbiamo trasmettere lo spirito di allora, e che riunificò in uno slancio di rinascita comune, dalle Alpi alla Sicilia, il nostro popolo; l’aria di libertà, che allora sentivano quei giovani di poter finalmente respirare un’Italia libera e democratica, diede a tutto il popolo italiano la forza per affrontare le dure prove del dopoguerra.
La speranza è che i giovani avvertano, nell’affrontare i problemi della vita di oggi e del loro avvenire, lo stesso entusiasmo, la stessa fiducia nella capacità di costruire un futuro migliore. I giovani di allora lo avvertirono.
Ai giovani, vogliamo trasmettere le passioni sincere e profonde che permisero a tanti combattenti, in quella primavera del ’45. Non lasciatevi sopraffare dalle tragedie del tempo; il ricordo degli amici caduti, delle popolazioni innocenti martoriate dalla guerra, del conflitto che aveva dilaniato la Nazione e l’Europa.
Tutto mancava in quel lontano 1945, ma l’Italia era libera. Al mattino i nostri genitori affrontavano la giornata con la convinzione che prima di sera si sarebbe compiuto un altro passo avanti, verso la ricostruzione materiale, civile e politica delle nostre città.
Ragazze, ragazzi: affrontate con lo stesso spirito i problemi dell’oggi e del domani, i problemi del vostro futuro. Inseritevi sempre più nella società civile, scegliendo quelle iniziative sociali, civili e politiche che più si addicono alla personale inclinazione di ciascuno di voi.
Noi, gli anziani, cercando di far rivivere in voi lo spirito del 25 aprile 1945, vi vogliamo aiutare a risolvere i problemi dell’oggi, a costruire insieme il futuro di domani.
Abbiate fiducia, abbiate entusiasmo. Che lo spirito della Giornata della Liberazione riscaldi i vostri cuori, illumini le vostre menti; che il Tricolore dell’Italia libera e unita, sia sempre simbolo del vostro essere cittadini.

Antonio Ciracì

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Storia

Il 1° Maggio

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Il 1 Maggio nasce come momento di lotta internazionale di tutti i lavoratori, senza barriere geografiche, ne tanto meno sociali, per affermare i propri diritti, per raggiungere i propri obiettivi, per migliorare la propria condizione. “Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire” fu la parola d’ordine coniata in Australia nel 1955, e condivisa da gran parte del movimento sindacale organizzato nel primo Novecento. Si aprì così la strada a rivendicazioni generali e alla ricerca di un giorno, il primo Maggio, appunto, in cui tutti i lavoratori potessero incontrarsi per esercitare una forma di lotta e per affermare la propria autonomia e indipendenza.
Dal congresso dell’Associazione internazionale dei lavoratori – la Prima Internazionale – riunito a Ginevra nel settembre 1866, scaturì una proposta concreta: “otto ore come limite legale dell’attività lavorativa”.
A sviluppare un grande movimento di lotta sulla questione delle otto ore furono soprattutto le organizzazioni dei lavoratori statunitensi. Lo Stato dell’Illinois, nel 1866, approvò una legge che introduceva la giornata lavorativa di otto ore, ma con limitazioni tali da impedirne l’estesa ed effettiva applicazione. L’entrata in vigore della legge era stata fissata per il 1 maggio 1867 e per quel giorno venne organizzata a Chicago una grande manifestazione. Diecimila lavoratori diedero vita al più grande corteo mai visto per le strade della città americana. Nell’ottobre del 1884 la Federation of Organized Trades and Labour Unions indicò nel 1 maggio 1886 la data limite, a partire dalla quale gli operai americani si sarebbero rifiutati di lavorare più di otto ore al giorno.
Il 1 maggio 1886 cadeva di sabato, allora giornata lavorativa, ma in dodicimila fabbriche degli Stati Uniti 400 mila lavoratori incrociarono le braccia.
Nella sola Chicago scioperarono e parteciparono al grande corteo in 80mila. Tutto si svolse pacificamente, ma nei giorni successivi scioperi e manifestazioni proseguirono e nelle principali città industriali americane la tensione si fece sempre più acuta. Il lunedì la polizia fece fuoco contro i dimostranti radunati davanti ad una fabbrica per protestare contro i licenziamenti, provocando quattro morti. Per protesta fu indetta una manifestazione per il giorno dopo, durante la quale, mentre la polizia si avvicinava al palco degli oratori per interrompere il comizio, fu lanciata una bomba. Il poliziotti aprirono il fuoco sulla folla. Alla fine si contarono otto morti e numerosi feriti. Il ricordo del martiri di Chicago era diventato simbolo di lotta per le otto ore e riviveva nella giornata ad essa dedicata: il 1 maggio.
Il 20 luglio 1889 il congresso costitutivo della Seconda Internazionale, riunito a Parigi, decise che una grande manifestazione sarebbe stata organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente in tutti i paesi e in tutte le città, i lavoratori avrebbero chiesto alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore. La scelta cadde sil primo Maggio dell’anno successivo, appunto per il valore simbolico che quella giornata aveva assunto.
In Italia come negli altri Paesi il grande successo del 1 maggio, concepita come manifestazione straordinaria e unica, indusse le organizzazioni operaie e socialiste a rinnovare l’evento anche nel 1891. Nella capitale la manifestazione era stata convocata in piazza Santa Croce in Gerusalemme, nei pressi di San Giovanni. La tensione era alta, ci furono tumulti che provocarono diversi morti e feriti e centinaia di arresti tra i manifestanti. Nel resto d’Italia e del mondo la replica del 1 maggio ebbe uno svolgimento più tranquillo. Lo spirito di quella giornata si stava radicando nelle coscienze dei lavoratori. Nell’agosto del 1891 il II congresso dell’Internazionale, riuniti a Bruxelles, assunse la decisione di rendere permanente la ricorrenza. D’ora in avanti il 1 maggio sarebbe stato la festa dei lavoratori di tutti i paesi, nella quale i lavoratori dovevano manifestare la comunanza delle loro rivendicazioni e della loro solidarietà.
Nel nostro Paese il fascismo decise la soppressione del 1 maggio, che durante il ventennio fu fatto coincidere con la celebrazione del 21 aprile, il cosiddetto Natale di Roma. Il 1 maggio tornò a celebrarsi nel 1945, sei giorni dopo la liberazione dell’Italia. La pagina più sanguinosa della festa del lavoro venne scritta nel 1947 a Portella della Ginestra, dove circa duemila persone del movimento contadino, si erano date appuntamento per festeggiare la fine della dittatura e il ripristino delle libertà, mentre cadevano i secolari privilegi di pochi, dopo anni di sottomissione a un potere feudale. La banda Giuliano fece fuoco tra la folla, provocando undici morti e oltre cinquanta feriti.
E veniamo ai nostri giorni, quando il problema del lavoro resta di grave attualità per tanta gente, in particolare del Sud e che colpisce in modo particolare la nostra città, con la chiusura di tanti laboratori tessili, di aziende e attività commerciali, lasciando giovani e donne senza lavoro e con una famiglia a cui provvedere. Il diritto al lavoro acquista dunque nuovi contenuti con la crescita della coscienza civile, della cultura di base di una parte sempre più vasta della popolazione. Lo chiede l’esigenza fondamentale di conciliare lo sviluppo e la progettazione delle tecnologie con il fine primario di consentire alle donne e agli uomini la più alta realizzazione del lavoro.
Si è aperta dunque una ulteriore fase della lotta sociale, nel nostro come negli altri paesi sviluppati, una fase che dovrà vedere protagonisti tutti i cittadini, tutti i lavoratori per una crescita di civiltà che si lega, come continuazione ideale, alle lotte di emancipazione che portavano gli umili e gli sfruttati sotto i simboli e le bandiere agitate come una fede e una speranza, in tutti i giorni del Primo Maggio.
Le profonde trasformazioni sociali, il mutamento delle abitudini, la progressiva omogeneizzazione delle abitudini hanno profondamente cambiato il significato di una ricorrenza che aveva sempre esaltato la distinzione della classe operaia. Il modo di celebrere il 1 maggio è quindi cambiato nel corso degli ultimi decenni. Da diversi anni Cgil, Cisl e Uil hanno scelto di celebrare la giornata del 1 maggio promuovendo una manifestazione nazionale dedicata ad uno specifico tema. E’ diventato un appuntamento anche il tradizionale concerto rock che i sindacati confederali organizzano in Piazza San Giovanni a Roma.

Nicola Santoro

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Altro Interviste

Intervista al Commissario prefettizio

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Da poco più di un mese è Commissario al Comune, quali sono le sue impressioni sulla città e sui cegliesi?
Considero Ceglie una cittadina dalle notevoli potenzialità. Inserita in un paesaggio di straordinaria bellezza, godendo di un gradevole clima collinare, riveste anche un particolare interesse per il piacevole borgo medievale e per le sue testimonianze storiche e archeologiche. L’Amministrazione Comunale e vari settori della società civile, consapevoli di tali potenzialità, hanno dato il via, con la collaborazione delle istituzioni interessate, nel tempo a varie iniziative a carattere culturale ed hanno sviluppato progetti di promozione turistica che hanno già contribuito a rendere nota la cittadina al turismo sia sia per la presenza di una elevata qualità della ristorazione sia per la presenza di rinomati esercizi di agriturismo che però non sono sufficienti a soddisfare la domanda di accoglienza. La limitata capacità ricettiva non consente al momento un pieno sviluppo turistico.

Lei ha sicuramente programmato gli impegni da portare avanti nei mesi che sarà alla guida del Comune, quali sono?
Si continueranno gli interventi programmati tra cui il completamento della Sede Municipale e del Palazzetto dello Sport. Sono in via di completamento i lavori di fognatura nera in varie zone dell’abitato (compresa la zona industriale). Sono in fase di inizio i lavori di fognatura nera in altre zone periferiche quale quella di Montevicoli. E’ stato appena approvato con Delibera Commissariale n.116 del 15.7.04 il progetto definitivo di fognatura pluviale dell’importo complessivo di euro 1.980.000, di cui euro 200.000 a carico del bilancio comunale e euro 1.780.000 con fondi POR da finanziarsi da parte del Commissario Delegato per l’emergenza ambientale. Aggiungo che si stanno eseguendo i lavori di adeguamento della Scuola Elementare “De Amicis” in via Machiavelli. Si sta, altresì, predisponendo un progetto di adeguamento della Scuola Media Vinci alle norme di sicurezza della 626, a seguito della promessa di finanziamento dell’importo di 200.000 euro, con obbligo di cofinanziamento, a carico del bilancio comunale, di una quota almeno pari a quella concessa dalla Regione.

Quali iniziative intende portare a termine nelle prossime settimane?
Vorrei fare una premessa. Credo che un’Amministrazione Pubblica debba avere tra i suoi obiettivi primari rendere nel più breve tempo possibile fruibili le opere pubbliche ultimate e migliorare gli edifici ed i beni pubblici già esistenti adeguandoli ai bisogni. Tutto questo implica la dotazione di risorse finanziarie adeguate. L’insufficienza delle risorse è spesso la causa di un limitato e non ottimale utilizzo delle strutture pubbliche, impedimento che è sempre più difficile da superare per i vincoli di una rigorosa e restrittiva politica finanziaria delle Pubbliche Amministrazioni imposta dagli obiettivi economici della Comunità Europea. In questo quadro ho scelto tra le priorità più immediate, selezionate con la collaborazione del Direttore generale, quella del trasferimento della sede comunale, ma vorrei anche assicurare agli sportivi la fruizione del Palazzetto dello Sport in via di ultimazione nel prossimo Campionato.

Come ha trovato la situazione finanziaria del Comune?
Venendo alla situazione finanziaria del Comune, sappiamo che il Comune, con riferimento ad una serie di parametri fissati dall’Unione Europea, non ha rispettato il patto di stabilità. Ciò comporta dei vincoli e delle rigidità che gravano sul bilancio comunale. Ma la rigidità del bilancio dipende anche da tendenze nazionali che hanno invertito il rapporto tra finanza derivata ed autonoma. Ciò comporta che saranno sempre più ridotte le risorse che saranno assegnate dallo Stato perché in un sistema federalista dell’Ente locale accrescerà la propria capacità impositiva ma dovrà conseguentemente continuare una politica rigorosa di contrasto all’evasione.

Quali sono le peculiarità del bilancio da lei predisposto e approvato, ha ritoccato alcune aliquote, ha apportato modifiche allo schema di bilancio approvato dalla passata Amministrazione, saranno garantiti alla cittadinanza gli stessi servizi?
Le tariffe per la fruizione dei servizi pubblici sono state confermate nelle precedenti misure, così come sono rimaste invariate le aliquote per le entrate tributarie (imposte e tasse) sul presupposto che si debba incrementare la lotta all’evasione e all’elusione tributaria. E’ stata confermata l’alienazione di beni considerati strategici sotto l’aspetto dell’interesse pubblico. E’ stata confermata la spesa del precedente esercizio relativa alla programmazione dei servizi sociali per poter rispondere nei limiti delle risorse ai bisogni della città. Nel bilancio è stata prevista la spesa per il trasferimento della sede comunale e per la gestione del Palazzetto dello Sport.

Quali sono a suo avviso i settori che più incidono sulla spesa, quale la odierna capacità di indebitamento del Comune, quali “rami secchi” bisogna tagliare per rimettere in sesto finanziariamente questo Ente?
Tra i settori che più incidono sulla spesa quello relativo al personale di ruolo del Comune, oltre ai lavoratori socialmente utili e ai lavoratori impiegati nei piani di impresa, come avviene nella maggior parte dei bilanci comunali e quello relativo al personale del Liceo Musicale. Per quel che concerne l’indebitamento del Comune si è quasi al limite della propria capacità finanziaria. Alla domanda: “quali rami secchi tagliare?” Rispondo con una opinione non solo mia personale ma piuttosto diffusa. Io credo che i Comuni oggi non abbiano più molti rami secchi da tagliare; è da molti anni che si taglia nei bilanci comunali. Un settore ove si deve continuare l’impegno è quello delle evasioni dei tributi comunali.

A quanto ammonta complessivamente l’avanza di amministrazione, come sarà speso?
Potremo quantificare l’avanzo di amministrazione tra breve, appena avrò approvato il conto consuntivo.

Quali manifestazioni ha predisposto per l’estate cegliese?
L’amministrazione ha supportato il ricco calendario di manifestazioni predisposto da varie associazioni, con il particolare apporto di “Ceglie è”, con contributi alle iniziative che si terranno in luogo pubblico in relazione alle risorse finanziarie disponibli. Ringrazio tutte le Associazioni che hanno contribuito con il loro apporto a rendere vivace l’estate cegliese.
L’Amministrazione Comunale ha poi curato, naturalmente sempre in relazione alle limitate risorse finanziarie, una rassegna cinematografica di film, uno spettacolo teatrale ed un incontro con uno scrittore (Raffaele Crovi) premio “Campiello”. D’intesa con il Liceo Musicale sono stati programmati tre concerti.

In conclusione quale messaggio intende inviare alla cittadinanza?
Colgo l’occasione di questa conversazione per rivolgere un caloroso saluto a tutta la cittadinanza cegliese. Vorrei formulare un augurio alla città di una crescita esponenziale in funzione delle proprie preziose risorse: l’agricoltura, la ristorazione, l’impresa, l’artigianato, il commercio ed il turismo, le numerose testimonianze storiche e archeologiche che il territorio riserva.
Mi sarebbe gradito ricevere dalla società civile, dalla Chiesa, dalle Forze Politiche, dalle Organizzazioni di categoria e dalle Organizzazioni Sindacali, ogni utile contributo all’approfondimento delle problematiche che si porranno durante la gestione commissariale. Ringrazio “Ceglie Plurale” per avermi dato l’opportunità di far giungere questo messaggio.

Ringraziamo la Dottoressa Clara Minerva per l’intervista concessaci e le auguriamo buon lavoro.