Solo il piacere di ritornare

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Antonio Gioia è nato a Ceglie Messapica. Giovanissimo emigrò e si trasferì a Parigi dove si è sposato con Elisabeth e ha due figli Arnaud e Marion.
Il suo papà è stato uno dei più bravi maestri artigiani dell’edilizia cegliese “mestu Cosime u verre”.
Per quasi quarant’anni ha fatto il tour operetor. Conversando con lui ci siamo scambiati delle opinioni sulla nostra realtà.

1) Quarant’anni fa sei partito da Ceglie. Cosa ti ha spinto ad andar via?
Occorre ricordare il contesto del 1966. A Taranto e a Brindisi si erano installati l’Italsider e la Montecatini. Io e altri amici eravamo diplomati periti tecnici con specializzazioni. Dopo un anno di ricerca di lavoro senza alcun risultato ho deciso di andar via. La cosa più divertente era la domanda che ogni impresa ci rivolgeva: quanti di anni di esperienza avete? La domanda era retorica giacchè possedevano il nostro curriculum e sapeva bene che eravamo appena diplomati.

2) I tuoi studi non lasciavano prevedere che ti saresti inserito nel mondo dell’organizzazione turistica.
Arrivando in Francia ho trovato subito lavoro nella Magneti Marelli, ma mi sono subito reso conto che quell’attività lavorativa non era di mio gradimento. Dopo aver fatto dei tentativi alla Sorbone e una scuola di ingegneria Art et metier ho deciso di frequentare una scuola di turismo. Immediatamente fui assunto nella compagnia italiana di turismo CIT.
A partire da questo momento ho avuto la gradevole sopresa di aver trovato la mia strada. Acquisre competenze tecniche ed essere a contatto di una clientela varia, dallo spazzino al principe, impari a controllarti e a saper ascoltare. Anche se i mie studi non mi predestinavano a questo lavoro, posso dire comunque che mi hanno aiutato ad andare avaneti.

3) Come ritrovi Ceglie rispetto a 40 anni fa?
Penso che sia peggiorata. Naturalmente è solo una mia opinione. Quando io sono partito nel 1967 eravamo tanti diplomati, oggi ci sono più laureati e non hanno la possibilità di praticare una professione liberale e anche loro saranno costretti ad andare via.

4) Pensi che Ceglie abbia una vocazione e un futuro turistico?
Ceglie ha sempre avuto degli atouts per inserirsi nel turismo ma se questo non è decollato ci deve pur essere una ragione. Nonostante l’enorme ritardo e la mancanza di infrastrutture alberghiere penso che possa essere trovato un canale per inserirsi in un circuito virtuoso rimboccandosi le maniche.

5) Su cosa si potrebbe puntare?
Prima di decidere su cosa puntare, occorre avere idee chiare sul prodotto che chiameremo “Ceglie” e cosa cercano i turisti. Questi innanzi tutto ricercano il diverso dal loro, l’autentico e il rapporto qualità prezzo. Il prodotto c’è ma è stato vandalizzato. Ceglie Vecchia del 1967, come zona geografica, è la stessa che nel 2007. Il centro storico deve avere chiaramente una estensione che va da Piazza Plebiscito alla zona ottocentesca.
L’autentico cercato dai turisti deve essere protetto dai cegliesi, curando la parte esterna delle case, delle scale, dei marciapiedi rifatti secondo una linea architettonica adeguata.
Bisognerebbe inoltre puntare, con decisione politica forte, sulla Pro Loco e rendere questo organismo al massimo efficiente. Ho sentito dire che diversi giovani hanno delle licenze di guida locale. Occorre coinvolgerli. Bisogna ricercare tra i giovani quelli che parlano le lingue straniere. Ma è tutto il tessuto produttivo che dev’essere coinvolto: agenzie di viaggio, commercianti, ristoranti, agro-turismo e cittadini che hanno beni da affittare. Se la Pro Loco non può o non è all’altezza bisogna creare un’associazione di “interesse generale” in modo da preparare dei circuiti che siano attraenti. Leggo sui tabelloni pubblicitari apposti all’ingresso della città che Ceglie ha l’ambizione di essere una “Città d’arte”, ma io non vedo proprio ne cosa c’è da vedere ne quando si può vedere. Indubbiamente Ceglie ha una grande forza che è la gastronomia e i ristoratori dovrebbero attivare corsi per favorire le competenze adatte a uno sviluppo gastronomico di massa.

6) Cosa manca per avere la capacità di competere con i paesi limitrofi che hanno già trovato una loro precisa collocazione nel circuito turistico?
Ceglie manca di infrastrutture alberghiere e il suo sviluppo non può che essere basato su una clientela di pasaggio. Nonostante tutto penso che un’ottima organizzazione può rompere lo schema dei circuiti turistici prestabiliti. Prendo ad esempio una agenzia viaggi locale. Il suo lavoro consiste essenzialmente a vendere biglietti per viaggi e questo lo fa con la’iuto di cataloghi. Se un cliente individuale non trova ciò che vuole, l’agenzia organizza un viaggio a la carte. Per fare ciò bisogna conoscere perfettamente la destinazione e tutte le prestazioni che vengono offerte. Questo tipo di lavoro si chiama out going. Non conosce la destinazione e per non dare una fregatura al cliente chiede a un’altra agenzia del posto tutti i servizi disponibili. Quest’ultima agenzia fa dell’incoming.
Voglio dire che tra le agenzie di viaggi ci sono delle specializzazioni e per quel che riguarda i gruppi è determinante il mezzo di trasporto. Gli arrivi e le partenze hanno bisogno di autobus, l’assistenza per condurre i clienti in albergo. L’assistenza deve assistere alla distribuzione nelle stanze dei clienti e al controllo del programma. In questo caso le agenzie italiane o estere che propongono la Puglia devono ricevere informazioni su ciò che Ceglie propone.

7) Cosa dovrebbe fare la politica e l’Amministrazione per favorire la vocazione turistica di Ceglie?
In primo luogo e rapidamente deve dare, a qualcuno competente, l’incarico di fare diverse riunioni con i diversi partners esoprattutto nel turismo è valido l’idea che l’unione fa la forza. Da queste riunioni i vari partners dovrebbero nominare rappresentanti di categoria per portare avanti e attuare dei progetti. Una volta definito un progetto l’Amministrazione deve proporre un badget che può essere gestito anche con i partners.

8) Rimpiangi qualcosa della tua terra?
Nessun rimpianto, solo il piacere di ritornare.

Costruire spazi ludici e plurifunzionali

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Intervista all’ingegnere Pasquale Suma

Come è nata la sua collaborazione disinteressata con la scuola?
Sono stato invitato, quale presidente dell’Associazione “Amici della musica”, ad esprimere un parere in merito alla lettura del territorio che la scuola del I Circolo aveva presentato nel Piano dell’Offerta Formativa. Dal dibattito tra gli attori sociali presenti al tavolo è emersa la crisi della società cegliese da me pienamente condivisa e l’urgenza di educare alla cittadinanza attiva, piena e consapevole. Come esperto del settore urbanistico ho dato la mia disponibilità a supportare i ragazzi nella lettura del tessuto urbanistico cegliese.

La ricerca-azione sviluppata può essere presa a modello anche per l’elaborazione degli strumenti urbanistici?
Certamente! Tenendo presente infatti che gli strumenti urbanistici hanno incidenza sullo sviluppo socio-economico della comunità, è doveroso che i cittadini, ad ogni livello e fascia di età, vengano chiamati a progettare il futuro della propria città. In questo senso la metodologia dell’ascolto e la condivisione della proposte risulta essere la più democratica. Credo, inoltre, che solo attraverso la partecipazione e, partendo dalle esigenze dei bambini sia possibile cambiare il volto di una città. Le idee dei bambini, se ben interpreatate, sono ricche di contenuti.

Come è possibile pensare di costruire una città a dimensione dei bambini?
Utilizzare il parametro costituito dai bambini significa fare in modo che ogni azione intrapresa sia a favore di tutti i cittadini, nessuno escluso, bambini, anziani, diversamente abili o temporaneamente inabili. Coinvolgere i bambini, che sono la ricchezza di una comunità, significa pensare ad una città dotata di spazi a loro dimensione, di spazi ludici e plurifunzionali. Il bambino può essere considerato come l’archetipo di qualsiasi cittadino, quello forse più soggetto a soffrire dei disagi di spazi anonimi e asettici.

Cosa l’ha colpita particolarmente coi bambini e gli operatori scolastici?
Sono stato favorevolmente impressionato dall’attenzione e dalla sensibilità degli operatori scolastici verso il tema della crisi della nostra comunità e dalla forte volontà di dare il proprio contributo attraverso l’educazione alla responsabilità, al protagonismo attivo e alla cittadinanza consapevole e critica. Il lavoro con i bambini mi ha molto affascinato, perché mi ha dato modo di constatare ancora una volta quanto essi siano capaci di intuizioni e originalità.

Quali altri interventi si potrebbero progettare per il recupero del tessuto urbano e del centro storico in particolare?
Il nostro centro storico è particolarmente povero di aree attrezzate a verde destinato a momenti ludici dei nostri piccoli. Tenendo presente ciò, si potrebbe cominciare dall’individuare, quartiere per quartiere, i possibili spazi da riqualificare e, attraverso il coinvolgimento dei cittadini progettare e realizzare spazi pubblici a misura d’uomo.

Le badanti, un aiuto prezioso

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Circa vent’anni fa nei paesi dell’est europeo iniziò quel processo di riforma che avrebbe visto la caduta dei governi cosidetti comunisti.Dopo il 1989 ogni paese fin a quel momento satellite del gigante sovietico potette essere artefice del proprio destino. In Romania dopo l’insurrezione del popolo nei confronti del dittatore Ceausescu giustiziato dopo la sua cattura iniziò un processo di ristrutturazione e smantellamento del vecchio regime ad opera di un Fronte FSN capeggiato da ion Iliescu. Nel 2004 le elezioni amministrative hanno visto affermarsi le due coalizioni centriste, (Partito Social Democratico con A. Nastase successore di Iliescu, e il Partito Liberale Nazionale con Trai Basescu). Attualmente il presidente rumeno in carica è T. Basescu.
Dal punto di vista economico la Romania vive oggi una situazione di crisi poichè la conversione del paese in senso liberista e capitalista è avvenuta in maniera disarticolata, l’inflazione è altissima con cali di produttività e forte disoccupazione. La sua adesione all’Unione Europea e i finanziamenti ricevuti, hanno permesso la crescita del prodotto lordo e l’inflazione è calata, ma questo non ha migliorato il livello di qualità della vita degli abitanti che spesso sono costretti a sopportare condizioni di vero disagio ai limiti della sopravvivenza.
Questa premessa era necessaria in quanto oggi, proprio a causa di quegli eventi politici, sociali ed economici assistiamo ad una forte spinta emigratoria delle popolazioni dell’Est verso l’Europa Occidentale: l’obiettivo quasi sempre è la ricerca di un lavoro temporaneo che possa permettere loro di guadagnare denaro da mandare alle famiglie rimaste nel paese d’origine. Sono soprattutto le donne a partire per venire in Italia: la loro è una presenza molto significativa anche nella nostra città.
Quasi sempre il lavoro che svolgono è quello di badanti nelle famiglie dove sono presenti situazioni di emergenza e disagio. Come per tutti gli emigranti, anche per queste donne, non è facile lasciare il loro paese d’origine, le case e le loro usanze e soprattutto i figli che certamente sentiranno l’assenza della madre per mesi, a volte per anni. Queste donne sono sorrette da una grande volontà e forza che riescono a trasmettere anche agli anziani che accudiscono. Generalmente, salvo casi purtroppo segnalati dalle cronache giudiziarie, queste donne si affezzionano ai nostri nonni o genitori e vivono in armonia con loro e con la famiglia che li ospitano.
Per capire quanto sono importanti le badanti, abbiamo raccolto la testimonianza della signora Elena Dimitrescuvenuta nella nostra città, spinta, come tante, dalla necessità di trovare un lavoro.

Signora Elena può dire ai nostri lettori da dove viene e da quanto tempo è in Italia?
Il mio paese si chiama Chinestea e si trova ai confini con l’Ucraina. Sono già 3 anni che vivo a Ceglie.

Perchè è venuta in Italia, racconta come è arrivata in Italia e a Ceglie?
In questo momento nel mio Paese non è facile trovare lavoro, specialmente per chi ha già superato i quarant’anni. Le fabbriche sonk chiuse da tempo e nella mia famiglia non lavora nessuno, e ho _figli che devono studiare. In famiglia abbiamo preso la decisione che a venire in Italia fossi io. Il vero problema è che non potevamo andare avanti con poco più di cento euro, quando per vivere ne servono almeno 500-600cento. Mia/miei figli inoltre devono continuare gli studi, uno studia da avvocato e l’altra da infermiere professionale.

Che tipo di lavoro svolgeva nel suo paese?
Ero impiegata in una fabbrica dove si lavorava la plastica.

Che tipo di lavoro svolge a Ceglie e chi ti ha indicato la nostra città?
Personalmente conoscevo delle persone che avevano dei parenti venuti a lavorare qui in Italia da parecchi anni, mi scrivevano insegnandomi qualche parola d’ Italiano e poi mi hanno chiamata. Ho iniziato facendo l’assistenza agli anziani presso diverse famiglie: Prima in Lombardia poi sono andata in Calabria, adesso mi trovo a Ceglie presso un signore per lo stesso tipo di lavoro.

Hai incontrato difficoltà ad inserirti nel tessuto sociale, quali ostacoli ha dovuto superare?
La decisione di venire in Italia è stata molto difficile, ma la mia famiglia non aveva scelta, all’inizio avevo paura di non riuscire ad adattarmi alla nuova vita. Il primo mese è stato terribile, non capivo la lingua, mi esprimevo a gesti e pensavo molto spesso alla mia casa e ai miei familiari. Non è stato facile cambiare abitudini e vivere con altre persone. Molte volte, nei primi tempi ho pensato di acquistare il bibglietto e fare ritorno nel mio paese, quando sono arrivata a Ceglie per fare assistenza a questo signore, ho trovato la strada giusta. Adesso devo dire che sto molto meglio, anche perché sono stata accettata, quasi come una di casa dalla famiglia del signore che assisto, tanto che i miei figli sono venuti a più riprese ospiti.

Quali sono i legami con il tuo paese, ogni quanti mesi ritorna a casa, come comunichi con la tua famiglia?
La prima volta sono tornata a casa dopo un anno che era in Italia, sono tornata per Pasqua e già il 2 maggio ero di ritorno. Sento la mia famiglia ogni settimana ma poi riesco ad avere notizie del mio paese tramite altre compagne che sono qui a Ceglie, ci scambiamo le informazioni per risparmiare sui costi delle chiamate telefoniche.

A Ceglie vivono altre mie concittadine, quando vi incontrate?
Siamo in_e tutte donne. Per gli uomini è più difficile trovare lavoro. Io ho al giorno_ore libere in cui posso uscire, incontro le mie compagne e con loro parlo di tutto, del nostro paese, di come ricolvere alcuni problemi relativi alle persone che assistiamo. A volte cerchiamo di dare sostegno psicologico a quelle di noi che si trovano ad affrontare momenti di tristezza, oppure aiutiamo le nuove arrivate che hanno problemi di lingua, insomma c’è molta solidarietà tra di noi.

Nella tua nazione tutto è cambiato dal punto di vista politico, economico e sociale, siete passati da un regime totalitario ad un governo elettivo. Qual’è il suo pensiero a riguardo?
Innanzi tutto dico che di politica nonme ne intendo molto. Ma penso che durante la dittatura Ceausescu non dovevamo preoccuparci di trovare un lavoro, una casa, di avere le cure mediche, per fare gli acquisti avevamo dei buoni che ci assicuravano il sostentamento giornaliero, insomma vivevamo tranquillamente. All’inizio del cambiamento la gente è stata felice e piena di speranza, la libertà acquistata ci ha permesso di andare da un paese all’altro, ora i negozi sono pieni di merce e si trova di tutto, ma il problema è che non abbiamo i soldi per acquistare. Non abbiamo più certezze anche perché i problemi che ci sono nel nostro paese non vengono ancora risolti perché siamo agli inizi di un nuovo modello sociale ed economico, c’è molta confusione e i governi che si succedono continuamente, non si mettono daccordo sulle cose da fare.

Come è stata accolta dal punto di vista umano, dai cegliesi, dalla nostra città e in generale dagli italiani?
Personalmente non posso che dire cose positive degli italiani, sono brave persone, io sono stata sempre accolta e trattata bene, anche se mie compaesane hanno avuto molti problemi, mi hanno raccontato che in alcune famiglie dove prestavano servizio, erano costrette a mangiare in cucina i resti del pranzo dei datori di lavoro. Ma questo penso che accada ovunque, non solo in Italia. Per quanto riguarda i cegliesi, non posso dire che cose positive, sono stata accolta bene ed ho con i cegliesi e la città un rapporto di simpatia e affetto. Ho verificato che Ceglie ospita con grande affetto i forestieri e agevola quanti intendono vivere e lavorare in questa città. Certo non faccio vita di società, perché il lavoro assorbe tutta la mia giornata, ma ritengo che chi intende lavorare in Italia, questa è una delle migliori città dove vivere, almeno io ho trovato la giusta collocazione e persone che mi vogliono bene e questo è fondamentale per lavorare in tranquillità.

Pensi di stabilirti in Italia o intenti ritornare nel tuo paese, come vedi il tuo futuro?
Resterò finché ci sarà il lavoro che mi permetterà di mandare soldi a casa e mi permetterà di mettere da parte abbastanza denaro da poter matenere la mia famiglia e fare una vecchiaia dignitosa e poi mi auguro che soprattutto la salute non mi venga a mancare.

Antonio Ciracì