Musica da “Sentire”

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La serata del 6 maggio scorso che ha visto al Teatro Comunale l’esibizione del coro “Don Tonino Bello” diretto dal Maestro Salvatore Pappagallo’ ,e’ stata l’occasione per ricordare la bella figura di Padre Antonio Perrone, passionista che ha operato lunghi anni a Ceglie, scomparso giusto un anno fa e verso cui l’Associazione “Caelium” si sentiva in debito di riconoscenza essendo egli stato in vita amico delle iniziative patrocinate.
Nei primi anni della stagione musicale, infatti, tanti ricorderanno che proprio la chiesa dei P. Passionisti in via San Paolo della Croce ospitava le serate con lodevole sforzo creativo.
Una celebrazione liturgica officiata dal parroco di San Rocco don Angelo Principalli, dal Superiore provinciale dei Passionisti e da don Michele Elia ha aperto la serata che si è conclusa poi con l’ascolto partecipe di pezzi tratti da opere tra gli altri di Palestrina e Mozart.
Approfittiamo inoltre di questo spazio per segnalare una originale iniziativa che ha visto in sinergia il Comune di Ceglie Mesapica con l’Associazione Caelium: si tratta del cd “Solinsieme” che ha come interpreti il contrabbasso di Paolo Damiani e il pianoforte di Vittorio Mezza.
La registrazione, live, del concerto inaugurale della scorsa stagione prevede musiche di Pat Meteney, Ornette Coleman e Theolonius Monk.
Concludendo, ci preme dar notizia del concerto del 3 giugno prossimo quando, in occasione della chiusura della stagione 2007, sarà possibile ascoltare uno dei pianisti più importanti del panorama internazionale, Bruno Canino. Un’opportunità unica, e non solo nella nostra città, di sentir risuonare attraverso la sua interpretazione il concerto per pf. e orch. K 414 di Mozart, con il Doppio di Mendelssohn per vl. e pf. con la giovane figlia del Maestro, Sara.
L’orchestra da camera “Caelium”, sempre diretta dal suo fondatore Maestro Massimo Gianfreda, si esibirà inoltre nelle antiche arie di Ottorino Respighi.
Una musica tutta da ascoltare.

Nicola Santoro

100 anni … e non li dimostra

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Quest’anno si festeggiano i 100 anni dalla nascita degli Scout, per non far passare sotto silenzio questa importante ricorrenza abbiamo intervistato Elio Faggiano.

Uniforme Scout Lupetti e CoccinelleQuest’anno ricorre il centenario della fondazione degli scout. Qual è la ragione del successo dell’associazione?
Chi di voi può dire di non aver mai incontrato almeno una volta nella sua vita, quelle allegre e vocianti comitive, con i fazzolettoni colorati al collo e i calzoni corti anche quando fuori c’è la neve.

Quali sono i valori educativi di fondo dello scautismo?
Quindi forse stupirà il sapere che nel mondo la grande famiglia scout raggruppa circa quaranta milioni di iscritti tra ragazzi/e e adulti. Ed è presente in circa 250 stati, ed è uno dei metodi educativi più diffusi nel mondo.

Uniforme Scout Esploratori e GuideChe significato assume il motto per il centenario “Un mondo una promessa”?
In Italia lo scoutismo e rappresentato dal FIS (Federazione Italiana dello Scoutismo) di cui fanno parte l’AGESCI di ispirazione Cristiana con circa 180.000 soci e il GNGEI pluriconfessionale con circa 40.000 soci, oltre ad altre piccole associazioni scoutistiche che attualmente non sono riconosciute dalla FIS.

Che rapporto assume la fede nella pratica scautistica?
Senz’altro lo scopo più importante dello scoutismo è educare; non istruire, il che significa portare il ragazzo ad imparare di propria spontanea volontà, quelle cose che lo aiutano a rafforzare il carattere.

Ci vuole spiegare cosa è il jam boree del centenario?
Quindi i fondamenti della proposta educativa dello scoutismo, proposti dagli iscritti e dall’esperienza del suo fondatore Lord Baden Powel (B.P.), si possono sintetizzare come segue:
– un metodo attivo, dell’imparare facendo. E’ il primato dell’esperienza, una esperienza fatta con l’uso di mezzi poveri, in un’ottica di semplicità;
– è un metodo che vede i giovani veri soggetti della loro crescita, secondo il principio dell’autoeducazione, riconoscendo nei giovani valori, aspirazioni, difficoltà e tensioni;
– tiene conto della globalità della persona, dell’armonia del creato e nel caso dell’AGESCI di una visione Cristiana della vita;
– l’educazione scout ha posto come fondamento formativo i cosiddetti 4 punti di B.P. – la formazione del carattere – la salute e la forza fisica – l’abilità manuale – il servizio al prossimo.
Tutto questo viene sviluppato nelle diverse branche in cui sono inseriti i ragazzi con l’applicazione specifica del metodo in base all’età dei vari soci.
Nel 2007 si celebrano i 100 anni dello scoutismo mondiale, si conta che in 100 anni abbiano pronunciato la promessa circa 400 milioni di persone. Il motto del centenario “Un mondo una Promessa” vuol ricordare proprio l’internazionalità dello scoutismo e mettere al centro quella Promessa scout che unisce tutti gli scout del mondo in una grande famiglia, che cresce e vive la sua vita nei valori dello scoutismo.
Quest’anno dal 27 luglio all’8 agosto si svolgerà il 21° jamboree mondiale dello scoutismo, che avrà per tutti gli scout del mondo una grande importanza essendo il jamboree del centenario che si svolgerà a Londra dove nel 1907 il fondatore B.P. organizzò il 1° jamboree.
Il contingente della Puglia che parteciperà al Jamboree del Centenario è costituito da 155 soci tra ragazzi/e e adulti, all’interno del contingente nazionale AGESCI formato da 2.000 soci tra ragazzi/e e adulti. La parola Jamboree significa marmellata, questo è uno dei dei significati dell’evento jamboree che crea una marmellata di popoli che giocano, cantano e crescono per gli altri insieme pur venendo da diverse nazioni del mondo, ci si incontra nel segno della Pace, anche chi nei propri paesi di provenienza vive purtroppo la piaga della guerra.
Nell’agosto 2007 in tutto il mondo gli scout rinnoveranno la loro promessa, nei luoghi dove in quel momento stanno svolgendo le loro attività, oltre ad un evento nazionale che si svolgerà a Roma probabilmente nel Colosseo con la partecipazione di circa 5000 scout provenienti da tutta l’Italia.

Elio Faggiano

Le identità perdute

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Abbiamo voluto intervistare il Dirigente scolastico del I° Circolo dott.ssa Maria Mingolla perché la sua scuola si è resa protagonista di un interessante lavoro di ricerca/azione che ha coinvolto molte professionalità cegliesi nel tentativo di dare risposte ai tanti problemi che attanagliano la nostra comunità. L’idea originale è quella di ricostruire il “senso” e l’ “identità” della nostra comunità in un lavoro progettato in rete con una pluralità di agenzie educative.

Direttrice, perché la sua scuola ha voluto partecipare alla comunità i risultati della sua ricerca sullo stato della società cegliesi?
Poiché il Regolamento n. 275/99 sull’autonomia prevede che ogni scuola delinei il Piano dell’offerta formativa “d’intesa con il territorio” e con le agenzie in esso operanti, ci è sembrato nevralgico voler sottoporre all’attenzione di chi opera sul territorio, la lettura che noi operatori del I° Circolo abbiamo fatto della società attuale cegliese. Ciò con lo spirito di voler condividere alcuni punti di essa, correggerli se necessario, integrarli o modificarli. Il senso profondo di questa socializzazione è quello di creare degli interventi sinergici su persone – i cittadini di domani – che nel contempo frequentano la scuola, le associazioni di vario tipo e utilizzano i servizi esistenti in questo paese.

Da dove nasce l’urgenza di una nuova e più puntuale riflessione sulla nostra comunità?
L’urgenza di riflettere insieme sulla comunità cegliese (che può valere, tuttavia, per qualunque altro paese) nasce prima di tutto dal ripetersi di alcuni episodi accaduti nelle scuole ascrivibili ad atteggiamenti diffusi di mancanza di rispetto delle cose pubbliche, di noncuranza del bene delle regole comuni; in secondo luogo, dal desiderio di dare gambe all’invito del Ministro G.Fioroni, il quale sollecita la scuola e la società a mettere al centro di tutto l’operato la persona e il suo diritto alla “cittadinanza attiva” in un mondo cui sappia padroneggiare i mille linguaggi esistenti.

Avete avuto un riscontro positivo da parte dell’associazionismo culturale cegliese?
Decisamente sì, è stato stimolante per me incontrare i responsabili di alcune associazioni musicali, alcuni giornalisti e storici del paese che, con disponibilità e forte interessamento al motivo dell’incontro, hanno vivacemente partecipato alle riunioni contribuendo con la loro esperienza e opinione, a curvare l’idea progettuale di massima in modo che ci sia un sentire e operare comune nella società attuale di Ceglie.

Ad una lettura attenta della premessa al vostro POF si nota preoccupazione sullo stato della nostra comunità, come mai?
La preoccupazione intravista deriva dal constatare, a detta di molti cittadini cegliesi con cui opero quotidianamente, che nel paese degli ultimi anni c’è una dispersione di talenti professionali e culturali, che le associazioni si imbattono in problemi di strutture, che diversi ragazzi non hanno punti di riferimento forti e validi per una crescita congeniale alla società che oggi, a Ceglie come in ogni dove, è diventata complessa, protesa all’individualismo e, sovente, poco incline verso il prossimo.

Concretamente l’incontro col mondo culturale cegliese cosa ha prodotto nell’immediato e che cosa potrà produrre in futuro? Una strada che lei ritiene percorribile e proficua?
Io sono fiduciosa che il cammino di condivisione per una cittadinanza attiva e per una crescita collettiva del paese cominciato meno di due mesi fa possa, con l’impegno gratuito di tutti coloro che ci credono, generare un sodalizio delle menti e una comunanza di intenti che rende più forte nelle azioni – anche semplici – più volitivi nel desiderare le mete – spesso ambite da tutti – e più consapevoli di ciò che insieme si può costruire … come dire… più si è meglio è! Nel futuro mi auguro che la strada tracciata porti fattivamente a recuperare le identità perdute di cittadini coinvolti, a creare una società più stabile nei legami, a sollecitare negli amministratori un’attenzione sempre più crescente al bambino e ai suoi molteplici bisogni che si possono manifestare nella scuola, in altre agenzie educative, nelle associazioni sportive e musicali, negli spazi vivibili della città, nei luoghi ricreativi.

Lei che proviene da Ostuni come vede la nostra comunità? Quali sono i suoi punti di forza e quelli di debolezza?
Io ho sempre riscontrato in tutti i cegliesi un forte senso dell’accoglienza, dell’ospitalità e attenzione ai bisogni immediati di chi deve inserirsi in un nuovo contesto. In particolare, nella scuola che dirigo da 8 anni ho trovato docenti per la maggior parte disponibili ad accogliere proposte, suggerimenti, idee e novità con forte senso del dovere e, direi non di rado, con generosa collaborazione e dedizione. Ancora ritengo che un altro elemento di forza di questa comunità sia la genuinità che si esplicita in forme di attenzione alle persone, nel desiderio di mantenere alcune belle tradizioni culturali, popolari, religiose, culinarie e, pensando ai bambini, in un caldo entusiasmo verso le diverse iniziative che si intraprendono. Tra i punti di debolezza annovererei la mancanza di strutture pubbliche organizzate e aggreganti che fa serpeggiare un malcontento abbastanza diffuso tra i cittadini; una tendenza alla delega riscontrata in talune circostanze di fronte ad alcuni aspetti problematici che si potrebbero risolvere meglio con il contributo di vari soggetti. Infine, in alcune occasioni, ho notato l’irrigidimento o il timore di chi, pur avendo talento e capacità professionali spiccate, si tira indietro dalla realizzazione di attività mirate per evitare, forse, invidie e dissapori e non alterare equilibri di qualche natura, rallentando, così la crescita della comunità tutta. Però non sono sicurissima che questi elementi critici appartengono esclusivamente, come corredo genetico, ai cittadini cegliesi…concedetemi il beneficio di una sottile incertezza!