Le Bicchjerare Un complesso di musica leggera nella Ceglie del secondo dopoguerra

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Il quartetto dei fratelli Suma è uno dei primi complessi di musica leggera di Ceglie che ha operato fino alla metà degli anni ’80, da tutti conosciuto con il nome di li Bicchjrare. Si forma negli anni difficili del secondo dopoguerra, segnati dalla povertà, dalla scarsità dei mezzi economici e dalle incertezze legate al futuro.
I fratelli Suma sono stati un punto di riferimento per i gruppi musicali che si sono formati successivamente. Ancora oggi, infatti, a distanza di sessant’anni, tutti rammentano le esibizioni musicali di questi musicisti.
La storia del quartetto riflette l’immagine di un passato che ci appartiene e a cui siamo legati, un tassello importante della storia musicale della nostra città. Mi è sembrato doveroso ricostruire, attraverso i ricordi che mi ha trasmesso nonno Vincenzo e le testimonianze dello zio Pietro (l’unico componente di questo quartetto ancora in vita, arricchito da foto d’epoca, la loro storia, per condividerla e farla conoscere ai giovani d’oggi.
Il quartetto de li Bicchierare era composto da Vincenzo Suma alla fisarmonica, Omobono alla chitarra, Michele al basso e Pietro alla batteria.
Nelle occasioni più importanti al quartetto si aggiungevano altri elementi: Vincenzo di Noi alla tromba, Pompeo Agosto al sax contralto, Domenico Gasparro al sax soprano, Antonio Ciracì alla tromba, Spalluti al sax tenore e Vincenzo Amico (voce).
Le prime esperienze musicali dei fratelli Suma si collocano negli anni duri della seconda guerra mondiale, quando Omobono e Michele impararono a suonare (Omobono imparò a suonare il violino e la chitarra durante il servizio militare). Nel 1947 a Michele e ad Omobono si affiancò Vincenzo con la fisarmonica. Per ultimo si inserì Pietro alla batteria, così nacque il quartetto dei fratelli Suma.
I Suma hanno animato gli avvenimenti più importanti della nostra città, come feste di matrimonio, battesimi, comunioni, cresime, feste di campagna, feste di carnevale e veglioni che si svolgevano nei locali situati in via Pietro Elia e in via Orto di Burla. Il complesso dei fratelli Suma si è esibito nella provincia di Brindisi, ma anche in quella di Taranto e Bari (l’ultima esibizione a Noci).
Il loro repertorio musicale era composto da ballabili, tarantelle, valzer, mazurche, tango, pizzica pizzica cegliese e brani popolari della tradizione locale. Invitiamo i lettori ad inviare al giornale aneddoti che hanno visto protagonisti i fratelli Suma e il loro complesso e a raccontare e trasmettere foto di questi straordinari musicisti che hanno animato la vita musicale cittadina per vari decenni.
continua……

Vincenzo Suma
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Un Liszt dipinto dal vero

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Cosimo Gigliola eccellente musicista, ottimo pianista, fine interprete del repertorio romantico: tutto questo e molto altro è andato in scena la sera di domenica 5 aprile scorso al Teatro Comunale di Ceglie per il quinto appuntamento stagionale dell’Associazione Caelium del Maestro Massimo Gianfreda. Il programma del concerto era interamente incentrato sul compositore ungherese Franz Liszt (1811-1886) del quale il giovane pianista cegliese ha proposto 3 lunghi pezzi dalle variegate cifre stilistiche e di genesi. All’inizio Funerailles, un semplice tema malinconico, dal tono quasi straziante ma insieme non pesante. Impressionante l’incipit marziale e il tema melodico concepito in modo discendente dal vago sapore di cinema neo-realista e che ricordava molto da vicino certe colonne sonore di quel filone, tipo quella firmata da Alessandro Cicognini per il capolavoro assoluto di Vittorio De Sica Umberto D. Al centro della serata, poi, una più accattivante composizione e cioè la Parafrasi sul Rigoletto di Giuseppe Verdi con la quale il compositore magiaro ha messo sul pentagramma innumerevoli varianti sul celebre tema Bella figlia dell’amore. Gigliola, il cui merito principale è stato quello di non eccedere in facili virtuosismi o pezzi di sfoggio di bravura che poteva tra l’altro permettersi, ha dato prova di essere un pianista sempre attento alle coloriture di timbro, alle sonorità volute dall’autore, all’agogica mai esercitata al solo scopo di acchiappare facilmente il pubblico: un interprete fedele e misurato ma dalle inconfondibili caratteristiche originali apparse chiare specialmente nell’ultimo pezzo in programma Anni di pellegrinaggio, Seconda annata: Italia, composizione concepita da Liszt tra il 1836 e il ’39 e che racchiude al suo interno sette diversi momenti in cui l’arte dei suoni sposa liberamente la bellezza degli occhi scaturita dall’ammirazione di autentici capolavori dell’arte italiana. Liszt trovò lo spunto per quest’opera nel corso delle sue tappe italiane legate alle diverse tournèe concertistiche che in quegli anno lo vedevano acclamato interprete in tutta Europa. E così Gigliola, forte della sua tecnica e di una memoria davvero strabiliante, ha dipinto dal vero, come se avesse avuto un pennello, lo Sposalizio (della Vergine) diRaffaello, Il pensieroso, ispirato al Mosè di Michelangelo che si trova nella Chiesa di San Pietro in Vincoli a Roma, impregnato com’è di grave solennità silenziosa. La meraviglia lisztiana di fronte ai capolavori del genio plurisecolare italiano prendeva così corpo con la Canzonetta del Salvator Rosa, ispirata da una composizione poetica del letterato napoletano, al Sonetto 47 del Petrarca (il più tenue di tutti), al 104 e al 123 fino ad arrivare a toccare il culmine con Après une lecture du Dante dal sottotitolo emblematico di fantasia quasi sonata e che ben si esplicava in suoni e temi dal gusto celestiale e sonorità che, all’opposto, sembravano provenire dalle profondità cavernose più terree. Performance di spessore questa di Gigliola, coronata col bis tratto dal Preludio op.23 n.35 di Rachmaninoff che è servito al pianista per certificare una raggiunta maturità artistica e interpretativa veramente da applausi.

Nicola Santoro

L’altarino alla Madonna

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Nel mese di Maggio degli anni ’70, quando le rondinelle, con il loro canto e la loro danza, adornavano il ciclo azzurro, e le margherite ammantavano i campi di giallo e di bianco, le bambine del paese volgevano il loro pensiero alla Mamma Celeste.
In suo onore si preparavano bianche lenzuola con pizzi, merletti e ricami; le più belle che la mamma o la nonna custodivano con cura. Io, una tra le tante bambine di quei tempi, mi prodigavo a chiedere alla mamma quel pezzo di bianco lenzuolo e, con amichetti e cuginetti, adornavamo con cura gli scalini delle nostre abitazioni, mettendo una statuetta della madonnina più in vista con candele accese e tantissimi petali di rose profumate sparse ai piedi della statuetta; ai lati piccoli vasi di fiori freschi, talvolta raccolti nei viottoli dei paesi. Poi mettevamo un piattino a terra con una figura della Vergine; ai passanti si diceva ad alta voce: offerta alla Madonnina!
Io preferivo che i passanti, di loro spontanea volontà mettessero nel piattino qualche lira. Di solito donavamo cinquanta lire o cento lire. Quei soldi servivano per andare a comprare fiori freschi o candele, per adornare l’indomani l’altarino. Ogni sera, dopo aver svolto i compiti, fra le 17:00 e le 20:00 finché le mamme non ci chiamavano dal balcone, adornavamo gli scalini e ci mettevamo con le mani giunte a recitare l’Ave Maria. Vi posso assicurare che era bellissimo nelle stradine vedere i gradini adornati e illuminati, soprattutto quando imbruniva. Il mese di Maggio sembrava una favola. Non vi nascondo che qualche volta si faceva a gara con altre bambine a chi adornava i gradini più belli; tante volte capitava che la candela si rovesciava sul lenzuolo e si bruciacchiava l’angolino… erano guai con le mammine… ma la nonna sapeva sempre come rimediare dandoci un altro candido pezzo di lenzuolo.
Alcuni andavano in giro a bussare alle case, sempre dicendo: offerta alla Madonna! Quando poi il mese di Maggio si chiudeva, con la restante somma di spiccioli, ci compravamo un gelato; il resto categoricamente si portava dinnanzi alla Madonnina dove si accendeva una candela di cera. Quel ricordo tanto caro lo custodisco con gelosia, e, con esso, l’adorazione alla mamma di tutte le mamme. Ed è per questo che le dedico un inno tutto per lei in questo mese meraviglioso.