L’elegante esattezza della morte

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle (Nessun voto)
Loading...

La prima volta che mi è capitato di leggere delle poesie di Vincenzo di Oronzo ne sono rimasto subito affascinato per la ricchezza delle metafore e la modernità della scrittura giocata sul terreno del substrato mitico dell’infanzia e della terra d’origine: Ceglie Messapica. Ho subito avuto l’impressione che il mondo poetico fosse giocato sulla lettura struggente e il richiamo mitologico alle cose e alle persone del suo borgo senza indugiare, però nella nostalgia, ma proiettando la dimensione culturale delle sue radici in un’ottica cosmopolita. E’ come se Ceglie rivivesse tra Piazza Navona e la Fontana del Tritone. Di Oronzo è un emigrato che affonda le radici nella sua terra e nello stesso tempo vive e respira la cultura urbana sorseggiando acqua brillante al III bar della stazione Termini. Finalmente questo bellissimo testo, premio selezione Poesia 2003, La coscienza dell’acqua ci dà ragione di un poeta vero e originale. Il titolo ci mette fuori luogo invitandoci a coglierne la trama e il senso recondito del dire in un turbinio di immagini al limite del comprendere avendo il poeta introiettato la lezione simbolista ed ermetica.
L’autore non ci aiuta a cogliere le ragioni della Coscienza dell’acqua. Il lettore, gira e rigira, pensa di trovare la magica parola acqua a piè sospinto e invece inciampa in essa solo quattro volte nel modo più banale e insignificante. La coscienza dell’acqua è una metafora da gustare e scoprire. Penso che il senso sia racchiuso in questa bellissima poesia:

madre
i capelli acconciati anni ’30
la pelliccia di volpe
argentata
e un tailler
sul tuo corpo d’anfora.
Ora un lampo,
una vetrina d’iris dove abbagliano altri
MODELLI.

Il corpo della madre è paragonato a un’anfora che contiene il liquido amniotico che ha protetto la vita del poeta. L’anfora richiama le nostre radici greche. Il luogo mitico del poeta è si Ceglie, ma inserita nella cultura millenaria della Magna Grecia. Non a caso in tanti versi si incontra l’eleganza e la raffinatezza del ritmo greco. Chi ama la poesia troverà le ragioni per convincersi che senza di essa la vita è solo aridità e formalismo. Solo la poesia può rendere elegante la morte e il padre può morire nel rosolio di limoni rimasti nel vetro. Non fatevi mancare nella biblioteca il profumo di quest’anima cegliese.

Vincenzo di Oronzo,
La coscienza dell’acqua, Libroitaliano World

Vincenzo Gasparro

Il rispetto della memoria

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle (Nessun voto)
Loading...

Maria Teresa Giusti nella premessa ci avverte che la disponibilità di nuove fonti provenienti dalla Russia non ci inducono ad una meccanica, semplicistica revisione dei fatti storici. Se una cosa ci ha insegnato questo lavoro è che le vicende e le sofferenze umane non debbono diventare oggetto e strumento della politica e della ideologia. Si parle nel libro, con dovizia di particolari e in modo avvincente, dei prigionieri italiani in Russia nel secondo conflitto mondiale. Si narra della tragedia dell’Armir, l’armata che Mussolini volle mandare a combattere in Russia. Un esercito composto da oltre duecento mila uomini sotto il comando del generale Garibaldi.
Fu una disfatta che si sarebbe potuta evitare solo se si fosse dato retta al generale Messe, nostro conterraneo, che aveva ben compreso le insormontabili difficoltà ambientali, logistiche e militari della spedizione. In soli 45 giorni lasciammo sul campo 95 mila uomini e rimpatriammo 300 mila tra feriti e congelati. I prigionieri, definiti dalla propaganda di Stalin predatori fascisti subirono violenze d’ogni genere, ma si riscontrarono anche esempi di bontà da parte della popolazione russa.
I comunisti italiani rifugiati in Russia erano al corrente della tragedia dei nostri soldati. Vincenzo Bianco chiese un intervento a favore dei nostri soldati, ma nulla volle fare Togliatti. Egli vedeva nella soppressione dei nostri soldati la concreta espressione di quel giudizio che il vecchio Hegel diceva essere immanente a tutta la storia.
I prigionieri vennero inseriti nelle strutture del gulag, campi di concentramento in cui si calcola siano morti oltre 18 milioni di dissidenti politici. A questo orrore si aggiunsero le responsabilità politiche del fascismo con la guerra di aggressione all’Unione Sovietica. Decisamente un libro da leggere e riflettere per non dimenticare il male del Noveceno.

Maria Teresa Giusti, I prigionieri italiani in Russia, Il Mulino

Vincenzo Gasparro