Presentazione del libro Vuoto a perdere

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Sabato 9 giugno alle ore 19,00 presso la libreria Libridine Multimediale di Ceglie Messapica (Brindisi) sarà presentato il libro Vuoto a perdere – Le Brigate Rosse, il rapimento, il processo e l’uccisione di Aldo Moro (Besa Editrice 2007). L’autore, Manlio Castronuovo, cercherà di rispondere ai seguenti interrogativi. Perchè Aldo Moro? Cosa è successo in via Fani? Che trattative sono state avviate per liberare Aldo Moro? In che maniera le BR hanno “interrogato” Moro? La giornata del 18 aprile: perchè fu così importante? L’uccisione di Aldo Moro: quante ricostruzioni? Il memoriale di Aldo Moro prigioniero delle BR: cosa e come è emerso?
L’evento sarà arricchito da letture di brani teatrali ispirati alle vicende degli anni ’70 interpretati dal cegliese Giuseppe Vitale, attore teatrale. I brani, nel dettaglio, sono: L’apnea di via Fani: dal racconto di Valerio Morucci; La Renault rossa (da una memoria di un bambino degli anni ’70); Qualcuno era comunista di Giorgio Gaber. E’ per me sempre un grande piacere – ha dichiarato Vitale – poter realizzare idee e progetti a Ceglie Messapica e con cegliesi. E’ da due anni, infatti, che collaboro con il Teatro della Calce e dal marzo al maggio di quest’anno ho tenuto un laboratorio teatrale presso la scuola media Giovanni Pascoli (ospitata nel plesso della Leonardo Da Vinci).
Tutti i lettori di Ceglie Plurale sono invitati ad essere presenti all’evento.

Giuseppe Vitalewww.giuseppevitale.it/dblog/

Colpo di fioretto sul Quotidiano

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Pensiamo di fare cosa gradita ai lettori riportando la scheda critica dedicata al nostro collaboratore Vincenzo Gasparro nella Letteratura Italiana.
Nella poetica di Vincenzo Gasparro, la riflessione funziona all’interno di situazioni di esistenza che sono avvertite, innanzitutto in modo globale qualitativo e diretto, dove il pensiero nasce, si evolve e rinasce di volta in volta, entro un mondo di esperienze personali che sono godute, subite, sofferte e proiettate nella qualità estetica e lirica della poesia. Ma la riduzione della linguistica all’estetica, avviene mediante la riconduzione dell’arte alla medesima forma della coscienza, come espressione di libertà e laicità, nei confronti di qualsiasi compromesso ideologico, integralista e dogmatico. E questo ci appare chiaro fin dalla pubblicazione de La Pampanella amara, testo in poesia e prosa dove dice. “Tempo di smettere la Politica ed affermare la politica per essere protagonisti di un umanesimo laico e tollerante”. Progetto ambizioso, quasi impossibile a realizzare, che si snoda in un testo che propone tutta un’interessante galleria di personaggi politici di diversa estrazione, nelle loro intrinseche e estrinseche peculiarità. Il libro, nella chiusa, è corrodetao da otto lavori del pittore Domenico Biondi, che per stile si richiamano “all’action-painting” americana, fino a creare una forte connotazione pittorica di forme astratte, sostenute da cromatismi informali, quasi a ribadire il concetto libertario dell’arte, in senso di sintesi e di icasticità, cui sottostà, in poesia, anche Vincenzo Gasparro. Così si evince nelle raccolte Taccuino e Parole mai distratte, dove la parola asciutta ha carattere di apertura e plasticità interiore, fenomeno tipico di ogni autentico processo di esperienza artistica, sia esso di letteratura, di musica o arti figurative dal carattere sospensivo, sempre in via di ulteriori definizioni, aperto a successive variazioni, quindi mai dogmatico. Ma ascoltiamo le parole della poesia: ” L’Indefinibile annienta la parola, / Rimani nell’attesa. / Lo incontri nello sguardo del morente,/nel frusciare d’immondizie della / vecchia impazzita./ Solo con altra natura è possibile l’incontro. / Il nulla coincide con l’Essere?” poesia evidenziata nel retrocopertina del testo Parole mai distratte. Nella bella raccolta Grazie per i balconi fioriti, la poetica s’impernia su caratteri essenziali dello sviluppo, della creatività, del compimento, snodandosi secondo un movimento rapsodico e frammentario, da una parte, più razionale e unitario dall’altra, nella fisionomia strutturale della vera poesia. Ne facciamo un esempio: “Il gaio sfarfallio/dilegua la vita./Il ragazzo ruzzola la palla./Nemmeno la casa protegge dalla morte.” Lirica epigrammatica, dove, nella tecnica della frammentazione, si arriva ad una sentenza di carattere esistenziale, che è quasi un colpo di fioretto sul quotidiano. Il tono della raccolta Barchette arance e limoni si fa più disteso, nell’edemico recupero di immagini più fiorite, dai profumi mediterranei fatti di “Acerbe cotogne e melograni”, in un’aura più temperata, dove anche il poeta dice di sè: “Stanotte ho sognato/le bellissime gerbere/rosse di sole a petali/di bambini che accendono/la sera mentre penso a te” (“Stanotte ho sognato”), donando, in tal senso, ampio spazio al pulsare cosmico universale, senza la compresenza della dimensione e della constatazione pessimistica della vita.
Nella raccolta Nel mattino disperso è realizzato al massimo il percorso dell’interazione di componenti diversi, attraverso le quali il poeta mostra in maniera esemplare l’unione della qualità sensibile e del significato, in un’unica solida struttura. Si passa così dalla poesia lirica e d’amore a quella epica-sociale e civile, ambedue racchiude in un unico testo e giubilate per l’amore della poesia stessa. Il libro che è aggraziato da due ritagli di grafica, fiorita, quasi monocromatica nelle varianti dell’azzurro e del rosso, ed incollati uno in copertina, l’altro all’interno, chiude con una breve lirica che crea l’aura e la penombra in cui si libra la vita stessa dell’Autore e che recita: ” Quando perdi il centro/di gravità e hai il cuore/nudo penso alla primavera/ che spira dal bosco/ all’amore e alle rose./ Nella notte di cielo terso/fissa la Lira e sentirai/il canto amaro di Orfeo”. (“Quando perdi il centro”). Un consiglio, ma anche un punto d’arrivo per il poeta, risultato di un lavoro di condensazione e trasmutazione di materiali esistenziali di un andamento poetico, ricco di tensioni e resistenze.

Lia Bronzi

L’altro novecento

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Questa Letteratura Italiana edita dalla Bastogi ha l’ambizione di ricercare i filoni tematici che sono alla base della ricerca poetica e letteraria del secondo novecento italiano al di fuori delle lobby accademiche e dei consulenti editoriali delle grosse case editrici che non sempre propongono il meglio della produzione letteraria e poetica. La Bastogi, da sempre, rivendica coraggiosamente un altro Novecento. Già in Poesia-Non Poesia, Anti-Poesia del Novecento italiano Vittorino Esposito scriveva: “…Al fondo delle mie riflessioni c’è la ferma persuasione che accanto al Novecento ben studiato e perfino ben reclamizzato, c’è un altro Novecento, non sempre “minore” eppure solitamente ignorato”.
Da qui parte la curatrice dell’opera Lia Bronzi nel tentativo di individuare le tendenze più significative, carsiche di questo Novecento sconosciuto. Per rimanere nel campo della poesia la Bronzi individua aree poetiche di ricerca che in molti casi hanno prodotto significativi risultati alle soglie del terzo millennio e che danno l’addio al novecento poetico. In poesia e narrativa il tema del viaggio diventa un vero cronotopo simbolo della condizione esistenziale dell’uomo del terzo millennio alla ricerca di un neoumanesimo. C’è nella nuova poesia la tendenza ad una scrittura metaforico-simbolica transitando nei topoi della memoria, dell’infanzia e dei luoghi.
Così come si registrano molte voci che percorrono una strada crepuscolare e surrealista. In altri autori è rintrecciabile la metafisica delle cose e questo processo genera una “Religiosità laica panica, ma anche animistica dove possono convivere Dio e la metafisica del “Niente” o “Nulla”. Nella crisi della modernità l’artista mira a cogliere la struttura complessa e dinamica delle verità contingenti e plurime di tutto quello che attiene il divenire storico e il “Logos” del mondo”. Gli autori vengono studiati dall’interno di questo movimento magmatico e poliprospettico.
Segue un saggio di Maria Grazia Lenisa che fa da sponda a queste letture sul piano della critica letteraria e poetica. Per leggere l’altro Novecento del terzo millennio che si affaccia occorre una strumentazione ermeneutica capace di analizzare e cogliere il nuovo che avanza. Strumento ermeneutico per eccellenza, per la Lenisa, è la “formatività comprensiva”. Per evitare di scadere nella parzialità del gusto estetico è indispensabile l’imparzialità e lo status ideale per il critico è l’ecletismo inteso come ideale per il ricercatore che, “aperto alla libertà dell’espressione poetica ne abbraccia ogni aspetto, cosa che spesso non accade, in quanto attorno ai critici ruotono gruppi di poesie, volti a fare tendenza, riuscendo ad essere tendenziali, appagando quel critico e dispiacendo quell’altro. Questo tipo di critica “settoriale” porta alla spaccatura della poesia in direzioni che non le sono proprie, poichè essa è rifiuto di direzioni di marcia”. Il critico deve così essere capace di individuare in un testo poetico: le parole chiave, gli stimoli sensoriali che contribuiscono alla formazione del corpo poetico e le strutture linguistiche e morfosintatiche.
L’opera si distingue anche perché, in genere, i lavori di ricerca tendono ad essere esclusivi, mentre questa poderosa ricerca è inclusiva, magmatica e dai canoni aperti che si concluderà con una seconda parte.

Vincenzo Gasparro