La creazione infinita

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Vito Mancuso - L’Anima e il suo DestinoNon so se credete nei miracoli. Certamente Vito Mancuso ha fatto il miracolo di trasformare un libro di teologia in un best-seller in questo tempo di ballerine e predicatori televisivi. Un libro, tra l’altro, eterodosso che si cimenta con le domande ultime della vita.
L’interesse per i “novissimi” fa a pugni con la società e i sentimenti “liquidi” analizzati da Bauman.
M’è capitato di leggere in successione la Spe Salvi e questo spumeggiante testo che rifonda la dottrina cattolica, l’attualizza anche alla luce delle più importanti scoperte scientifiche moderne e vuole dare una risposta laica ai fondamenti della dottrina costruita tra contraddizioni e sedimentazioni successive nel corso della millenaria storia cristiana.
Ma mentre Ratzinger chiude l’orizzonte cristiano nella sua autoreferenzialità dogmatica, Mancuso riscrive le domande fondamentali che sono alla base di ogni esistenza e per far questo usa due clavi: la riscoperta del pensiero greco e le geniali intuizioni di Theillard de Chardin, il gesuita proibito che abbiamo letto e apprezzato in gioventù, ma attorno al quale era caduto un colpevole silenzio, perché ritenuto troppo eterodosso.
Subito il teologo definisce l’ orizzonte epistemologico della sua ricerca:”L’interlocutore principale di questo libro è la coscienza laica,intendendo con ciò quella parte della coscienza,presente in ogni uomo, credente o non credente,che cerca la verità per se stessa e non per appartenere a una istituzione; quella parte della coscienza che vuole aderire alla verità, ma vuole farlo senza alcuna forzatura ideologica, di nessun tipo, e se accetta una cosa, lo fa perché ne è profondamente convinto e non perché l’abbia detto uno dei numerosi papi…La vera laicità significa ritenere conclusivo non il principio di autorità, ma la luce della coscienza”.
Un avvertimento per i dibattito culturale odierno, che si sta sviluppando sul crinale di una pericolosa contrapposizione ideologica che non si avvertiva da tempo.
Mancuso parte dal presupposto che le religioni traggono l’abbrivo dalla paura e che “si tratta di sistemi che hanno bisogno dell’ignoranza e della paura degli uomini”.
Da qui parte un affascinante viaggio nel mondo della filosofia e della fisica e dall’intuizione einsteiniana dell’energia che muove l’universo si sviluppano apparati concettuali ficcanti e vengono sottoposti al vaglio della ragione critica i fondamentali postulati della religione cattolica.
Il lavoro di Mancuso è interessante non tanto sulla parte destruens, ma su quella costruens e tenta l’elaborazione di un sistema capace di rispondere laicamente alle domande ineludibili della modernità sia sui sistemi religiosi della “salvezza”,sia su quello della “redenzione”.
La necessità di una risposta teleologica alla costruzione dell’universo nasce dalla convinzione che la polvere primordiale vitale dell’universo,che data quattro miliardi di anni, e che continua ad espandersi all’infinito, non può essere il frutto del caso e della necessità, ma delle proprietà intrinseche alla materia e che le cose e le creature non siano altro che energia che contribuiscono a questa creazione infinita.
Su qualche punto del lavoro di Mancuso restano delle perplessità. La risposta tentata per comprendere il “dolore innocente” non la trovo molto convincente ed esaustiva, ma si tratta di argomenti che fanno tremare i polsi, di grande difficoltà teorica e non è facile rispondere agli interrogativi sul male nudo e senza peccato.
Così come non trova risposta convincente e laica il problema della Resurrezione del Cristo.
Resta comunque fondamentale il tentativo di fondare una nuova teologia nel tempo della postmodernità ,perché gli uomini non si fermano mai di fronte all’interrogativo radicale dell’esistere.
Il destino umano, individuale e collettivo, è legato alle risposte che siamo capaci di dare rispetto alle domande sulla vita e sulla morte:”Chi non sa perché muore, non sa perché vive. Chi non sa cos’è la morte, non sa cos’è la vita. Chi ha paura della morte, ha paura della vita”.
Il cardinale Martini nella lettera che scrive al teologo è cosciente delle novità rivoluzionarie del libro e dei pericoli e lo stesso Mancuso è cosciente delle difficoltà che incontrerà e quasi a scudo ,in esergo, mette questa frase tratta dal Siracide: ”Lotta fino alla morte per la verità e il Signore Dio combatterà per te”. Auguri professore.

Vito Mancuso,
L’anima e il suo destino,
Raffaello Cortina Editore

Vincenzo Gasparro