Angelo Golizia, il valore della terra

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Riviste specializzate da tempo si occupano dell’opera fotografica del nostro concittadino Angelo Golizia. Questo giornale ha già fatto conoscere questo artista ai cegliesi, nell’articolo conclusivo sulla Storia della fotografia cegliese.
Torniamo a parlare di Golizia in occasione della presentazione del suo volume intitolato “Masserie”, Edizioni Leonardo International, avvenuta l’11 dicembre scorso nel Palazzo Ducale di Martina Franca e il giorno successivo in una tavola rotonda, presso il locale “Il Giardino della Signora” a Ceglie.
Nel suo splendido volume, con scatti essenziali, pone all’attenzione dei lettori, e soprattutto dei cegliesi, la ricchezza e il valore storico e artistico delle nostre masserie.
Nel prossimo numero del Giornale pubblicheremo un’ampia scheda bio-bibliografica di Golizia, nato a Ceglie nel 1957 e la recensione della sua ultima opera.
Questo spazio dedicato al nostro concittadino è l’occasione propizia per augurargli sempre maggiori successi.
Torna più spesso tra i tuoi compaesani a respirare il profumo della terra natìa, che mai si dimentica.

Il nuovo cimitero: la nostra “Punta Perotti”

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Questo giornale a più riprese si è interessato del Cimitero e ha posto all’attenzione degli organi comunali e dei cittadini la situazione di degrado della “casa di tutti”!
E’ noto l’abbandono di viali e cappelle gentilizie, in particolare quelle costruite nell’Ottocento, veri capolavori delle maestranze locali che, purtroppo, cadono letteralmente a pezzi. Così come necessitano di un urgente intervento quelle degli ordini religiosi che, salvo rare eccezioni, sono diventate un vero bazar. Cosa dire, poi, della cappella del clero, meglio conosciuta come la “cappella dei preti” che si trova subito dopo la scalinata d’entrata, lasciata in uno stato pietoso di degrado e abbandono che non fa onore alla Chiesa, al cimitero e soprattutto al clero cegliese, solo pochi anni fa molto attento anche alla sua tomba. Questa cappella è il sintomo del disinteresse di un bene che appartiene non solo all’ordine religioso, ma a tutta la comunità. Lo tesso discorso anche per la cappella dell’ex Società di Mutuo Soccorso.
Vogliamo richiamare l’attenzione anche su altri aspetti che meritano la nostra considerazione. La conservazione delle opere d’arte presenti nel Cimitero, lasciate all’incuria dell’uomo e del tempo che dovrebbero trovare invece, una diversa e più consona collocazione. La spoglia chiesa, potrebbe essere un “rifugio” per conservare queste preziose testimonianze d’arte.
Come non parlare della irrisolta questione che riguarda l’Ossario? Una vera vergogna, dove il “rispetto” per i resti mortali dei defunti è inesistente. Oggi, è ridotto ad un vuoto contenitore di cose inutili, dove bisogna lasciare e dimenticare i propri cari, un luogo dove è impossibile individuare i resti mortali dei famigliari che si intende traslare nelle cappelle di famiglia: il personale non è tenuto a scendere nell’Ossario!
Un discorso a parte merita la parte nuova, ancora in costruzione del Camposanto cegliese.
Abbiamo perso una occasione per fare, almeno nel Cimitero un discorso di omogeneità di costruzione delle cappelle. In questo luogo sacro, abbiamo ripetuto gli orrori commessi nella edificazione della Ceglie degli anni ’60-’90.
Si è consentito di edificare le cappelle senza un ordine preciso in dispregio al buon gusto. Il Comune doveva dare un indirizzo di omogeneità costruttiva delle cappelle, predisponendo un disegno di massima e precise disposizioni sull’utilizzo dei materiali di rivestimento esterno. Chi entra in questa parte del Camposanto, non può fare a meno di paragonarlo a “Punta Perotti”, in quel di Bari!
Più che il Cimitero sembra la fiera delle vanità. Consigliamo a tutti la lettura della poesia “A Livella” del divino Totò.

Chianche

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Le antiche, ma non troppo, chianche di Ceglie, per usare un puro eufemismo, traballano. I lavori di manutenzione stradale hanno aggravato la già critica situazione. Numerosissime sono le segnalazioni dei cittadini che hanno denunciato il cedimento delle chianche, delle nuove basole e del manto stradale, con estremo pericolo per l’incolumità pubblica. I pezzi più martoriati sono via Francesco Argentiero, via Archita, via XX Settembre, via Amendola, via Colombo, via Nisco, via Toscanini etc. a seguito dei lavori per l’impianto della rete idriga, fognante e del gas. Alla fine dei lavori il manto stradale non viene ripristinato così come prescrivono tutti i capitolati di appalto e manca completamente il controllo da parte degli organi comunali preposti.
Allora di chi sono le responsabilità se le nostre strade sono diventate un colabrodo?
La punta di diamante di questo degrado è Piazza Plebiscito e via Dante. A pochi anni dallo loro riqualificazione con una nuova pavimentazione, buche, dissesti e rottura del basolato rendono pericoloso la loro percorrenza in macchina, se il manto stradale è bagnato, ma anche camminando a piedi è difficile rimanere in piedi, come possono testimoniare le numerose persone cadute che si sono dovute sottoporre alle cure del medico e hanno chiamato in causa il Comune per i danni subiti.
La pericolosità è stata più volte denunziata dalle colonne di questo giornale e nessuno ha preso i dovuti accorgimenti per eliminare questo sconcio.
Il problema va risolto e anche con urgenza, così da preservare quello che resta dell’antica pavimentazione ancora presente in città.
Attendiamo ancora risposta alla nostra denuncia sulla sparizione delle antiche chianche svellate dalle vie cittadine in questi anni, di cui si è persa ogni memoria, non vorremmo che facessero bella mostra di se in qualche villa cittadina o forestiera.
Qualcuno ci può rispondere?