Percorriamo spesso il territorio del nostro comune, tra sentieri, “passaturi”, un paesaggio eterogeneo da tutelare e salvaguardare.
Non solo grotte, masserie, neviere, ma anche specchie, avvolte da un’alone di macabro abbandono, qualche foggia anch’essa abbandonata a se stessa, e parte delle vecchie mura, il paretone che documenta l’antica potenza di Ceglie.
Ci fa da guida Don Domenico Argentiero, ci portiamo sulla tangenziale Villa Castelli, in prossimità della masseria Facciasquata, dove ancora oggi è possibile ammirare in tutta la sua grandezza un tratto delle vecchie mura messapiche, rimaste quasi intatte, ma impercorribili per chi volesse avventurarsi su questi pendii: sterpaglie, ammassi di pietre, “spinaruli” obliterano buona parte di queste mura. Il proprietario del terreno, su cui insiste questo monumento, sensibile alla salvaguardia di questa testimonianza storica ci aveva segnalato mesi addietro una nicchia, simile a quella pubblicata da questo giornale nei numeri precedenti. Ad una prima sommaria ricognizione, lo stato di conservazione di questa nicchia appare molto compromesso.
Ritorniamo sui nostri passi, sul paretone più vicino al centro abitato. Scivoliamo al disotto del riparo della cinta muraria, all’improvviso ci appare una nicchia incastonata nella parte più alta del paretone sulla via di Cisternino, a 30 mt. dalla carreggiata stradale.
Con gli strumenti necessari che ci siamo portati appresso procediamo alla misurazione e al rilievo della struttura, un documento che intendiamo lasciare alle future generazioni, perché crediamo che lo stato di abbandono in cui versa, non avrà vita lunga.
Sarebbe un vero delitto se anche questa testimonianza dello glorioso passato di Ceglie fosse distrutto, per questo chiediamo l’intervento degli organi preposti per legge alla conservazione dei beni culturali.
Molti proprietari dei terreni che confinano con la parte di vecchie mura che abbiamo visitato, continuamente lavorano per liberare i possedimenti da pietre e altro materiale di risulta indebitamente scaricato per preservare quel che è rimasto del patrimonio storico lasciatoci dai nostri avi.
La piantina che si propone, come si evince chiaramente non è un “riparo per cacciatori”, ma una testimonianza di grande importanza che necessita di interventi di tutela e conservazione e di una radicale pulizia di tutta l’area avvolta da sterpaglia di varia natura; sarebbe altresì auspicabile che fosse posizionato vicino a questo monumento una cartello segnaletico con la dicitura: Mura Messapiche – Paretone.
Vito Amico
