Storia della fotografia cegliese – Antonio e Glicerio Campanella
22 ottobre 2003
Il gusto per l’immagine di reportage, o se vogliamo, il senso pratico di archivisti avezzi a fissare spunti e documenti più per i posteri che per se stessi: queste le caratteristiche peculiari dei fratelli Antonio e Glicerio Campanella.
I Campanella sono senza dubbio un fondamentale punto di riferimento per la storia della nostra città, per la storia della fotografia cegliese e pugliese tra la fine dell’800 e gli anni ’50 del Novecento. Il loro lavoro certifica che ci troviamo di fronte ad una via di mezzo fra i magnifici randagi, ultimi della scala sociale dei fotografi, e il nobile snob alla conte Premoli che andava in giro con la macchina fotografica, facendosi accompagnare dai servi che dovevano tener fermo il cavalletto, per il tempo necessario alla posa.
Con i Campanella siamo, insomma, al puro professionismo, all’artigianato elevato a dignità d’arte, alla abilità manuale che a Ceglie senti dietro il lavoro e alla creatività che ha fatto sorgere tante bellezze artistiche. Mi si passi lo stile retorico per riaffermare il valore di un artigianato e di un professionismo che piano piano e scioccamente è stato fatto morire.
Col tempo la gente si era abituata a vedere questi signori piazzarsi di fronte a loro ed armeggiare con una strana cassetta mentre aravano, mietevano o trebbiavano, o ancora durante la pausa dal lavoro, durante le feste o processioni o manifestazioni pubbliche, o solo per fare ritratti.
Ancora oggi possiamo ammirare le straordinarie foto scattate dai Campanella, grazie alla famiglia, in particolare per merito di Graziella che sino alla morte ha conservato gelosamente questi preziosi documenti e le numerose lastre, la sorella Angela che custodisce gelosamente e con cura molte foto e numerosi negativi su vetro.
Per tanti anni le foto e i negativi dei Campanella sono state chiuse in scatole a prova di luce e umidità, solo alcuni anni fa è stato concesso a me e all’amico Gaetano Scatigna Minghetti, di stamparle in occasione della pubblicazione Ceglie Messapica – una città.
Ma conosciamoli più da vicino.
Antonio, figlio di Michele Farmacista e Arcangela La Gamba, nacque il 13 ottobre 1875. Dopo il conseguimento del diploma in ragioneria, sposò Vita Maggi e si trasferì a Lecce, dove prestò la sua opera di istitutore nel rinnovato Collegio Palmieri, del quale era stato Rettore, qualche decennio prima, lo zio Glicerio, religioso dell’Ordine degli scolopi. Tornato a Ceglie, vinse il concorso bandito dal Comune per un posto di ragioniere, che occupò sino alla pensione. Si interessò di agronomia, facendo studi approfonditi sulla selezione dei grani duri, che gli valsero riconoscimenti all’estero (particolarmente in Russia). Iniziò a scrivere una storia di Ceglie, rimasta inedita, manoscritto che la famiglia dovrebbe dare alle stampe quanto prima.
Iniziò a fotografare per puro diletto e apprese i primi rudimenti sicuramente a Napoli, dove si recava molto spesso. Testimonianza di questo suo impegno sono le numerosissime fotografie giunte sino a noi: panorami, gruppi di famiglia, monumenti che, viste con gli occhi di oggi fanno apprezzare ancora di più la bravura e testimoniano dei cambiamenti avvenuti in tutti questi anni. Morì nella città natale il 26 giugno 1949.
Glicerio, farmacista, nacque il 13 dicembre 1877. Laureatosi in Chimica farmaceutica presso la Reale Università di Napoli, affiancò il padre Michele nella conduzione della farmacia che apriva i battenti in via Dante. Alla morte del genitore continuò la sua opera. Si ricordano le formulazioni farmaceutiche efficacissime nel campo della patologia broncopolmonare, come per esempio il chacets antiasmatici e gli sciroppi contro vari tipi di tosse. Quelle nel campo veterinario, richiestissime in quei tempi. Bravissimo nella confezione di compresse, fiale, impiastri e prodotti dermatologici, in un’epoca in cui non esisteva l’industria farmaceutica. La sua farmacia era il ritrovo preferito della gente umile come del nobile e con lui ci si intratteneva volentieri per consigli, scambi d’opinione e per alcuni decenni ha influenzato la vita socio-politica della città.
Imparò l’arte fotografica a Napoli durante i suoi studi e nella città partenopea acquistò macchine fotografiche di grande valore, ancora oggi in possesso della famiglia. Ha fotografato ogni aspetto della vita cittadina e lo si vedeva sempre in giro con la sua macchina fotografica a tracollo a cogliere ogni aspetto di vita.
Glicerio a molti decenni dalla sua morte, avvenuta il 4 giugno 1958.
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