La memoria riparatrice

I volti dei nostri concittadini morti nelle guerre che hanno insanguinato il XX secolo scorrono come un album di ricordi nel libro di Michele Ciracì Onor Caduti. La prima domanda che balza alla mente e s’interroga sul perché nel nostro paese nessuno mai s’era posto il problema di ricordare un numero così alto di concittadini morti nel fiore della giovinezza per una Patria che probabilmente sentirono lontana e nemica. Financo nei paesi più sperduti, una lapide ricorda i nomi di chi s’immolò per un ideale, ma questo non era stato fatto a Ceglie fino al 4 novembre 2003 che deve essere annotata come data riparatrice della memoria.
Con ogni probabilità le classi dirigenti locali, espressione della crassa borghesia cittadina, disprezzarono quei contadini e quegli artigiani che con mani callose furono, ancora ragazzi, avviati a prendere un fucile per combattere contro altri essere umani. Alcuni morirono come carne da macello dopo pochi giorni arrivati al fronte immolati in una guerra di posizione brutale e crudele.
Nel libro, di molti, non è rimasto neppure il volto, ma solo una scarna scheda biografica.
Ciracì nel suo paziente lavoro di ricercatore certosino ci ha consegnato una memoria che rischiava di essere perduta per sempre e di questo la città deve esserne grata. Il 4 novembre abbiamo visto vecchie donne stringere ancora il ritratto dei propri figli e a ragione Mario Annese afferma nella presentazione che “la guerra è capace di imprimere un segno incancellabile nell’esistenza di chi l’ha vissuta e, soprattutto, di rendere eterne le emozioni che essa suscita nei popoli”. Così come è condivisibile l’annotazione che Ciracì fa nella premessa al lavoro che ha lo scopo di “strappare all’oblio i nomi, i volti e le gesta di tanti giovani”.

Vincenzo Gasparro

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