Il triangolo spezzato

L’incendio della Pascoli è una ferita profonda che tocca le corde più sensibili dell’immaginario collettivo del paese. Un luogo deputato alla ricerca e alla cultura è stato sfregiato e distrutto. Ci chiediamo cosa resta più della nostra dignità, ormai umiliata ed offesa da tanti opportunismi, di tanti egoismi e inadempienze. Ma l’indignazione non basta. Occorre una riflessione disincantata e spietata sugli elementi di inciviltà e barbarie che attraversano il nostro paese, i suoi modelli culturali e comportamentali. Avremmo voluto, almeno in questa buia occasione, sentire delle voci che non si limitassero a stigmatizzare i danni subiti dalle strutture, l’intervento delle forze dell’ordine e la giusta richiesta di consegnare alla giustizia i colpevoli. Questo non basta più. Chi vive e vede scorrere la vita delle famiglie e delle scuole cegliesi, per necessità professionali, non può che essere preoccupato e allarmato. Il triangolo educativo è ormai scaleno e ognuno tira la coperta delle responsabilità dalla sua parte per sfuggire alle proprie. La famiglia accusa la scuola e la società, la scuola accusa la famiglia e la società e se potesse parlare la società accuserebbe la scuola e la famiglia. A questo punto bisogna denudarsi e ognuno deve esercitare un mea culpa. Dicevano gli antichi educatori gesuiti: datemi l’infanzia di un uomo e prendetevi il resto. Bisogna ricominciare da qui, dal momento decisivo della formazione del carattere, della personalità e dei valori.
Basta essere mattinieri e fino alla sette sintonizzare il televisore su qualche televisione privata e si vedranno vagine, tette e culi in bell’evidenza, per non parlare delle trasmissioni interattive che sono veri inviti alla prostituzione. E’ talmente palmare che a quell’ora qualsiasi bambino può essere sveglio per capire che quei programmi vanno criptati per difendere l’infanzia. Non ci si può meravigliare poi se nella sala informatica qualche bambino chieda alla arrossata maestra: – andiamo a trovare i programmi delle femmine nude?
Ma anche i modelli educativi propinati alle famiglie dalla bibbia di Beniamin Spok producono personalità fragili, incapaci di reagire alla minima frustrazione, bambini allevati più che educati.
Detto questo però, la scuola non può far finta di niente. Non si può rispondere alle difficoltà dei bambini e delle famiglie illudendosi di svolgere attività con una progettualità astratta e insignificante. La scuola è diventata un serpente che si mangia la coda: più risorse si investono più aumenta il numero di analfabeti e semianalfabeti di ritorno. Diciamoci la verità. La scuola non è più capace di promuovere la crescita culturale, anche se tutti sono promossi alla fine dell’anno. Si è affermata la pedagogia del ludismo, quando i grandi educatori del ’900 ci hanno insegnato che bisogna combattere il bamboleggiamento. Gramsci e don Milani hanno lottato tutta la vita per far comprendere ai deboli che per riscattarsi devono sputare sangue sul sapere che è una conquista faticosa e diuturna.
Lo studio è una questione di glutei diceva Gramsci e don Milani voleva dare a tutti la scuola a tempo pieno. Abbiamo ormai una scuola di massa in apparenza egualitaria, ma classista nei suoi esiti formativi e le famiglie si affannano a combattere l’attività di studio personale spalleggiate anche dal neo ministro Fioroni, mentre Berlinguer aveva provveduto a separare educazione e responsabilità dagli esiti di apprendimento, con l’inevitabile conseguenza, che ormai nelle scuole si assiste allo spernacchiamento impunito nei confronti dei docenti e alle devastazioni dei luoghi della cultura.
Ci illudiamo e autoinganniamo pensando che tutto vada bene e quando succedono casi che feriscono la nostra sensiblità per comportamenti intollerabili, gridiamo meravigliati allo scandalo, ma poi tutto ritorna nel quietismo del proprio particulare e privato. Lo spazio di questo articolo non ci consente altre riflessioni, ma forse è giunto il momento di ripensare tutto il sistema della formazione e della educazione. Sarebbe buona cosa incominciare a rileggere le provocazioni di Pasolini sull’abolizione della scuola media dell’obbligo e quelle di Ilich sulla discolarizzazione della società o le proposte di Freire sulla pedagogia del dialogo. Ma i profeti, si sa, sono inascoltati. L’Amministrazione comunale, la Scuola e tutti i soggetti impegnati a vario titolo all’educazione dovrebbero sentirsi investiti per ricercare le cause di un malessere e operare per superare i limiti dell’impegno e delle risorse finora profuse.

Info su Redazione

Redazione Ceglie Plurale
Questa voce è stata pubblicata in Altro. Contrassegna il permalink.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>