Ceglie Messapica, Emilio Notte e i 100 anni del Futurismo
29 settembre 2008
La Redazione di Ceglie Plurale ha il piacere di comunicarvi che è online da oggi il sito web su Emilio Notte. Sarà cosa gradita nel caso in cui il sito venga linkato da altri blog per far si che venga visitato in vista dell’imminente celebrazione dei 100 anni del futurismo.
Jartjsane De Cegghije
24 settembre 2008
La tradizione sartoriale cegliese
20 settembre 2008
Ceglie Open City
11 settembre 2008
Fare un bilancio di un’iniziativa per la quale ci si è spesi con passione è sempre difficile. Perché difficile è scindere i due piani, quello emotivo e quello della resa musicale – nel caso del CeglieJazz – e organizzativa. Proverò a fare una recensione, come se da giornalista mi avessero invitato a seguire il Festival.
Organizzato dalla civica amministrazione, con il sostegno di pochi ma convinti sponsor, il CeglieJaz Open Festival giunto alla 4^ edizione, ha confermato la sua vocazione di evento-laboratorio, caratteristica che si porta dietro sin dal primo anno. Tre giorni intensi di musica più iniziative collaterali (la mostra Scatti Open di Nico Elia allestita presso lo showroom Schifano, proiezioni video), una lunga serie di musicisti italiani e la presenza in città di John Tchicai, nome storico all’Avanguardia degli anni ‘60, come resident artist hanno richiamato un pubblico non molto numeroso a dire il vero, ma di bocca buona, abituato a saggiare lidi musicali di una certa complessità. La rassegna è stata in parte funestata da un tempo inclemente, che ha costretto gli organizzatori a ripiegare in locations di fortuna. Così la serata inaugurale (che doveva tenersi nella piazza principale) ha visto Jazzerie, storico gruppo barese alfiere del jazz elettronico anni ‘80, esibirsi nella chiesa Matrice. Un contesto non ideale che ha influito notevolmente sull’acustica (il prossimo anno sarà necessario organizzarsi per tempo e prevedere l’apertura del teatro). Quello di Jazzerie (Roberto Ottaviano, sax tenore e soprano; Nico Stufano, chitarra elettrica; Maurizio Quintavalle, contrabbasso; Mimmo Campanale, batteria) era un ritorno, dopo vent’anni, vissuto con spirito e non certo di rimpatriata. Pur ingabbiato in certi manierismi jazz-fusion, di grande effetto vent’anni fa ma non certo adesso, il quartetto ha saputo creare una musica estremamente emotiva, un jazz solido e vigoroso, dalle fitte trame armoniche. ogni tanto una vena romantica esplodeva qua e là, in un incedere che ricordava, abbastanza alla lontana, i primi momenti degli Steps Ahead di Michael Brecker più magici (quello del disco omonimo, per intenderci). Belle le combinazioni sax – chitarra. Tutt’altra atmosfera la seconda serata, anche questa spostata dal sagrato all’interno della chiesa Matrice. Tempi dispari, riffs zigzaganti sparati all’unisono dall’insolita front-line (sax baritono e contralto), trame scure e corpose hanno caratterizzato l’esibizione dei Comanda Barabba (Christian Ferlaino e Tim Trevor-Briscoe, sassofoni; Nicola Guazzaloca, piano; Luca Bernard, contrabbasso; Gaetano Alfonsi, batteria), gruppo di giovani talenti bolognesi (età media: 20 anni). Contrabbasso e batteria hanno impeccabilmente mantenuto vivo e propulsivo il ritmo; il pianista si è rivelato straordinario per padronanza di tecnica e dosaggio delle dinamiche; sax alto e baritono hanno imbastito con nonchalance assoli di rara bellezza melodica e tensione ritmica.
Un bel gruppo, di cui ha goduto purtroppo uno sparuto pubblico (contrariamente alla serata precedente). Penalizzante l’acustica. Vedremo se la registrazione (prevista per tutti i concerti) renderà merito all’esibizione. L’ultima sera, il progetto più importante del Festival, sul quale gli organizzatori hanno investito parecchio: l’incontro esclusivo tra il sax tenore di John Tchicai (che nei giorni precedenti ha tenuto un workshop presso il Conservatorio di Monopoli, con il quale la rassegna sembra aver avviato un proficuo rapporto) e la Open Orchestra, composta per l’occasione da freeman di varie generazioni: Luca Bonvini, trombone e tromba a coulisse; Tony Cattano, trombone; Mario Tony Cattano, trombone; Ange lo Olivieri, tromba; Pasquale Innarella, sax tenore e soprano; Stefano Maltese, sax alto e soprano; Gianni Lenoci, piano; Antonio Borghini, contrabbasso; Marcello Magliocchi, batteria. l’ensemble si è presentato sul palco di piazza Plebiscito, come da programma, dopo due giorni intensi di prove aperte. Maltese, Lenoci e Iannarella hanno composto dei brani per l’occasione, Tchicai ne ha portato due. Ne è venuto fuori un set di due ore, che ha messo in mostra lo spirito compositivo degli autori: molto contemporaneo, di stampo dodecafonico, quello di Lenoci, africaneggiante quello di Tchicai e Maltese, più legato al classico suono da big band quello di Iannarella (segnato nella parte centrale da una pizzica travolgente e dedicato a Ceglie con il titolo di Ceglie Open City).
Nei lunghi brani non prevaleva un unico tema melodico ma emergevano vari globuli tematici in una fluida improvvisazione, il cui carattere peculiare era costituito dal diagramma dinamico, fatti di lenti crescendo e distensioni, di messe a fuoco e divagazioni.
Una maggiore messa a punto avrebbe giovato all’insieme. Il sax tenore di Tchicai (che si è calato nel progetto con convinzione e senza atteggiamenti da “guest star”) rimane una delle più belle in assoluto; intensa, corposa, ricca di arabeschi.
Peccato solo che la piazza fosse semideserta, anche se va tenuto conto che il festival si sovrapponeva ad altre tre rassegne pugliesi come Notte di stelle a Bari, Multiculturita a Capurso e Mola Jazz. Davvero troppo per qualsiasi appassionato.
Pierpaolo Faggiano
La megera passeggia in città
8 settembre 2008
Per le vie del paese la megera, con la sua falce, miete sempre più vittime. Una maledizione sembra essersi abbattuta su Ceglie, perché i più recenti dati epidemiologici segnalano un incremento della mortalità per tumore, che non si riscontra negli altri paesi della provincia di Brindisi.
Eppure noi cegliesi siamo convinti che l’unica cosa vera che possiamo esportare è la nostra aria salubre e incontaminata. Che questo non fosse vero lo sapevamo da tempo, perché i distretti industriali di Brindisi e Taranto ci toccano direttamente con i lavoratori cegliesi che lavorano in fabbriche inquinanti e pericolose e con lo smog che a ogni soffio di vento e di pioggia precipita copioso sulle nostre teste e respirato dai nostri polmoni.
Ma questo ragionamento vale anche per gli altri comuni, eppure Ceglie registra la più alta percentuale di tumori.
Se guardiamo più da vicino i problemi ci possiamo rendere conto che potrebbero esserci ulteriori concause che aggravano la situazione sanitaria e ambientale.
Poco, per esempio, si riflette su quanto sia vecchio il parco macchine circolante in paese con tutte le drammatiche conseguenze ambientali.
Poi c’è il problema dell’asbesto che per tanti anni è stato utilizzato in edilizia e anche per recipienti per la raccolta delle acque. Sulle case ancora si intravedono queste bombe ecologiche a cielo aperto.
Ma anche il modo incivile e intollerabile con cui viene eliminato in edilizia nei lavori di ristrutturazione grida vendetta: abbandonato in ogni angolo del territorio da barbari impuniti.
Un’ulteriore bomba ecologica è rappresentata dall’uso indiscriminato dei diserbanti in agricoltura. Siamo proprio convinti che noi mangiamo prodotti locali genuini, dall’olio alle verdure con frutta?
A questo dobbiamo aggiungere un’alimentazione disordinata e antigienica: qualsiasi docente sa delle abitudini alimentari dei ragazzi che in prima mattinata si riempiono di grassi e fritture e se un ragazzo a merenda mangia una frutta viene deriso dalla maggioranza dei compagni.
Nel programma di Ceglie Estate sono previste sagre e feste. Ci sarà qualcuno che provvederà a controllare se i permessi sanitari sono in regola?
Un’ultima annotazione ci sembra doverosa. In questi anni nel nostro territorio di campagna sono state scavate buche profondissime. In contrada Ulmo due erano enormi, adesso sono coperte, ma non sappiamo se mai qualcuno ha controllato con quale materiale sono state riempite.
La nostra comunità su queste emergenze deve confrontarsi. Sarebbe utile che la politica se ne interessasse, anziché perdersi in battaglie insignificanti. La politica anziché perdersi a rincorrere proteste senza senso sui pochi spazi di vivibilità urbana attrezzati, dovrebbe dare un esempio concreto per realizzare ulteriori angoli di salubrità.
Insomma è giunto il tempo di caratterizzarsi tutti per l’impegno da profondere per rendere Ceglie sempre più pulita, perché è in gioco la nostra vita e quella dei nostri figli.





