La storia delle biblioteche a Ceglie Messapica
30 aprile 2007
Ritorniamo sull’argomento, oggetto in passato di altri interventi. In questa città è da sempre stata assente la volontà politica e culturale in genere di favorire il libro, e il documento in particolare.
Biblioteche pubbliche a Ceglie non ve ne sono mai state, ma ricco era il patrimonio librario conservato nei palazzi delle famiglie più ragguardevoli della città.
Nel Cinquecento molti volumi e opere antiche erano presenti presso i notai Matera e Vacca. Ancora più ricca e corposa era la collezione della famiglia più in vista della Ceglie dell’epoca, quella dei Monaco che abitava il grande palazzo oggi conosciuto come Nannavecchia, sito in via Maddalena.
Nel Seicento, preziosi manoscritti, libri antichi e moderni erano conservati nelle case Lupoli sulla via di San Demetrio e Amati, “posta vicino alla chiesa di S. Antonio Abate”, come si evince dai documenti del Catasto seicentesco.
Così come preziose e ricchissime erano le librerie di casa Principalli. Nel Settecento il dotto canonico Domenico Principalli teneva in altissima considerazione i suoi libri, tanto da farsi ritrarre da un ignoto pittore, con alle spalle gli scaffali stipati dai suoi volumi.
Bellissime raccolte di opere scientifiche, letterarie, musicali e di giurisprudenza si trovavano in casa Urgesi che annoverava tra i suoi discendenti sacerdoti, avvocati e musicisti. Altre pregevoli librerie ornavano i palazzi dei signori Allegretti, Epifani, Vitale. Manoscritti , cinquecentine, seicentine e molti altri reperti erano in casa Greco, la cui biblioteca è giunta integra sino ai primi anni novanta del secolo scorso dispersa, poi, recentemente per pochi denari presso tutti i rigattieri della provincia.
Di quell’epoca era anche l’importante libreria di casa Antelmy. Giuseppe fu uno degli uomini più importanti di Terra d’Otranto nei primi anni dell’Ottocento. In stretta corrispondenza con gli uomini più in vista del suo tempo, aveva pubblicato nel 1807 “Sorgenti della vera gloria e del potere del sovrano relativo alla felicità dei popoli”.
La sua casa era considerata un museo. Possedeva, infatti, oltre che migliaia di volumi anche una delle più ricche raccolte di reperti archeologici allora conosciuta, tutti ritrovati sul suolo cegliese. L’Antelmy non nascondeva il suo orgoglio per questo suo “tesoro” che veniva continuamente studiato. Con la morte dell’ultimo Antelmy, di quell’immenso patrimonio non si è salvato un solo libro o, peggio ancora, un solo reperto.
Nella giovane Italia unita, che muoveva i primi passi verso la formazione di una nazione moderna, il problema dell’istruzione era uno dei più gravi. Le scuole erano occasionali, i maestri scarseggiavano, la maggioranza delle famiglie non aveva sensibilità alcun per l’istruzione dei propri figli.
Quei libri, conservati con decoro tra i “signori” della città e mostrati con orgoglio ad amici e conoscenti in visita, rappresentavano più che una realtà culturale piccole fiaccole accese ad indicare una strada che avrebbe dato i suoi frutti solo molti decenni dopo. I libri, però, non erano presenti solo nei palazzi cittadini. A Ceglie i frati degli ordini francescani e domenicani, qui stabilitisi nei loro conventi sin dal Cinquecento, avevano creato una ricca raccolta di opere di grande valore e di numerosi manoscritti che, come ricordano le memorie dell’epoca, erano stipati in bellissime librerie, tutte di legno di noce intagliato con scaffali preziosi. Con la soppressione degli ordini religiosi avventuta nel 1809, il Convento dei Domenicani di Ceglie e, di conseguenza, anche la sua biblioteca, passarono per legge al Comune. L’intero complesso da allora divenne sede municipale. Delle centinaia di libri che facevano parte di questa biblioteca inventariati all’atto della soppressione, in documenti scritti, ancora oggi reperibili all’Archivio di Stato di Napoli, non un solo volume ci è giunto. Dopo l’Unità d’Italia, (1861), la cosiddetta seconda soppressione del 1866 cancellò anche l’Ordine Francescano che, nella nostra città, tanto aveva fatto per l’intera collettività fin dal 1576, anno della fondazione del suo convento. Per legge anche questa struttura passò al Comune con annessi i tanti volumi in esso conservati: struttura che fu utilizzata da allora a scopo di ospedale sino alla sua vandalica cancellazione nel silenzio più assoluto della città nei primi anni Sessanta, per far posto all’attuale nosocomio. In questo caso ci si può ritenere un pò più fortunati, poiché alcune cinquecentine e seicentine, così come altre opere provenienti dai Cappuccini, risultano oggi custodite presso il Convento dei Padri Passionisti. Non possiamo che augurarci che la biblioteca dei Padri diventi patrimonio della nostra comunità.
Un cenno anche sull’ordine dei Carmelitani che si stabilì a Ceglie nel Settecento alla odierna via Francesco Argentiero, zona ancora oggi da tutti conosciuta come “sobbe u’ spizzije”. L’Ordine nel suo convento ospitava povera gente e anche ammalati, dando loro un ricovero sicuro. I Carmelitani operarono a Ceglie solo per pochi anni fino a quando, dopo molte contese con i Domenicani per questioni di proprietà, furono costretti a lasciare il paese. Anche loro possedevano una ricca “libreria” che fu donata, nel momento della loro partenza, all’Università (Comune). Ma anche di questo patrimonio non resta nessuna traccia.
Nicola Santoro
Per le strade della città cani randagi, colombe e cacca
29 aprile 2007
Ritorniamo ad interessarci di un problema che investe il vivere civile e anche la salute dei cittadini. Segnaliamo a chi di competenza il grave problema, quasi un allarme sociale, dei numerosi gruppi di cani randagi che circolano minacciosi in cerca di cibo, a volte hanno assalito persone ed altri animali. Vivendo in promisquità si trasmettono a vicenda pericolose malattie che con i loro escrementi trasmettono anche all’uomo.
Esiste il problema, in particolare nelle periferie, anche se non di rado gruppi di cani si vedono anche in Piazza Plebiscito. Molti di loro, sono abbandonati al loro triste destino e con gravi malattie come la rogna o lesmaniosi.
Per fortuna, anche per questi sfortunati animali, è presente qualche anima buona come Teresa Caliandro (Sisina Conte) e Oronzo Gioia che portano loro del cibo, senza questo aiuto che farebbero? Certamente diventerebbero ancora più aggressivi e si spingerebbero, in cerca di cibo vicino alle abitazioni.
Molte responsabilità di questa incresciosa situazione sono da addebitarsi a noi cittadini che abbandoniamo questi ed altri animali al loro destino, (severamente punito dalla legge), ma qualcosa devono fare gli enti preposti per legge alla salvaguardia della salute pubblica: Comune e ASL per recuperare questi animali dall’abbandono, trasferendoli in canili atrezzati.
E, visto la maleducazione di noi cittadini, l’Amministrazione comunale dovrebbe emanare apposita ordinanza di divieto da affiggere nei pochi spazi verdi presenti in città, dove alcuni cittadini portano i cani a fare i loro bisogni fisiologici senza essere muniti della relativa paletta, esercitando un severo controllo e emanando relative contravvenzioni. E’ bene rammentare a questi concittadini che in quegli spazi verdi giocano i bambini (Villa Cento Pini, Villetta di Piazza Vecchia, Villa Comunale).
Ancora più grave e di non facile soluzione appare il problema dei numerosi colombi che nidificano nei punti più impensati delle nostre case. Anche se diminuiti di molto, centinaia sono ancora questi volatili sulle torri del castello, nelle stanze abbandonate, sui cornicioni delle chiese, solai delle scuole pubbliche e private e sugli angoli esterni di molte case cittadine.
Tutto questo, oltre a creare danni seri ai nostri monumenti e alle case, sono un veicolo per malattie di una certa gravità, in particolare per bambini e anziani. Come è stato accertato da studi medici e da indagini di esperti a livello mondiale, le feci dei volatili, che con il passare dei giorni, specialmente nella stagione estiva, si essiccano e si diffondono nell’aria, depositandosi nei polmoni. Bene ha fatto l’Amministrazione ad emanare un’apposita ordinanza che vieta di somministrare del cibo ai colombi, ordinanza peraltro disattesa, come tante altre, per mancanza di controlli da parte dei Vigili Urbani incaricati di far rispettare le ordinanze, anche quando sono chiamati dai cittadini. Ma bisogna fare qualcosa in più, come somministrare a questi animali dei mangimi appositi che ne limitino le capacità riproduttive.
In questo filone di “inciviltà civica” si inserisce un altro triste fenomeno che si credeva fosse un retaggio del passato, con la costruzione della rete fognaria e le case con i servizi igienici necessari, quando a raccogliere gli escrementi umani girava per le strade “a carrittella”.
Nel centro storico vi sono delle abitazioni dove mancano i servizi igienici (è risaputo che non è possible affittare abitazioni mancando i servizi igienici necessari). Nel periodo invernale, specialmente quando piove, alcune strade del borgo antico diventano delle vere cloache dove viene buttato di tutto, dalle urine alla cacca che rimane per strada per giorni, con una puzza che ammorba chi vi abita.
A chi scrive è capitato nel periodo estivo di accompagnare dei turisti nel borgo antico per far visitare la città, ma è stato costretto a cambiare più volte percorso, visto che alcune strade erano impercorribili per la puzza. Bel biglietto da visita!
Abbiamo raccolto molte lamentele di cittadini abitanti nel centro storico, attenti al decoro di questa importante zona della città, abbiamo scritto articoli e chiesto l’intervento dei servizi sociali di intervenire, verso quelle persone che vivono in abitazioni prive dei servizi igienici e ai Vigili Urbani di controllare maggiormente queste strade, tutto inutile.
Si approssima la stagione estiva, non possiamo, non dobbiamo e non vogliamo cambiare percorso quando accompagniamo i turisti. Ai cittadini chiediamo rispetto della propria “casa”, alle autorità interventi efficaci e puntuali, severi controlli e se necessario sanzionare inadempienze senza guardare in faccia nessuno.
Con questo articolo abbiamo voluto sensibilizzare sui rischi per la salute pubblica a seguito di comportamenti incivili che non dovrebbero appartenere ad una città civile.
Michele Ciracì
Le professoresse sono come i preti e le puttane
28 aprile 2007
La crisi della scuola è palmare, perché ormai è diventato di dominio pubblico sulle pagine dei giornali a scadenza mattutina. Casi di ordinaria violenza in tutti gli ordini e gradi, rotture clamorose tra i vari sistemi educativi e smarrimento del senso e del significato dell’educare. Occorre una riflessione spietata sul nostro sistema scolastico, perché continuando di questo passo si va incontro alla fine della scuola pubblica di mazza. Diverse sono le cause di questo fallimento. Da un lato per molti anni la prassi scolastica ed educativa è stata curvata sul versante della didattica e si è sfociato nel didatticismo, smarrendo il ruolo del senso e del significato dell’educare.
Ritorna prepotente il vecchio interrogativo: chi educa gli educatori e perché?
L’organizzazione didattica pullula di progetti e progettini senza senso, incapaci di operare un’incidenza reale sugli apprendimenti e sulla qualità delle relazioni umane. Sul versante dell’etica i ragazzi hanno maturato una rivoluzione antropologica abbagliati dall’etica del Don Giovanni e pensano che per essere felici devono in modo esponenziale soddisfare sempre nuovi piacere ottenendo tutto con facilità, senza il minimo sforzo. La scuola si appiattisce su questa etica del piacere rincorrendo tutte le esigenze delle famiglie e dei ragazzi. I nuovi linguaggi sperimentati vanno nella direzione dell’inseguimento dei miti televisivi del talk show, tra balletti e pizziche e anche l’attività motoria finisce per assecondare, già in primissima età, il mito professionistico delle grandi prestazioni dei grandi campioni generando competizione esasperata e rivalità.
La scuola inoltre ha perso la centralità nella trasmissione degli apprendimenti e non si rende conto che il bambino di internet non ha più bisogno del suo sapere ma ha solo necessità di apprendere il metodo di studio e una dotazione di senso e di significati. Necessità richiamare l’urgenza di una pedagogia forte, motivata. Una buona occasione di riflessione ci è data dal quarantennale della pubblicazione di “Lettera a una professoressa” di don Lorenzo Milani, autore amato e odiato per la violenza delle sue tesi e la chiarezza del suo postulato di fondo: la scuola è una scuola di classe che emargina i poveri e si modula sulla e per la cultura dei borghesi e dei ricchi.
Mentre Pasolini chiedeva l’abolizione della Scuola Media dell’obbligo, perché in essa intravedeva i germi della corruzione della società di massa, don Milani rivendicò la necessità dell’innalzamento dell’obbligo e la trasformazione degli assi culturali della scuola di massa affinchè essa fosse al servizio di tutti. Memorabile è il suo anatema: le professoresse sono come i preti e le puttane. Il libriccino diventò la bibbia di tutti i professori democratici e dette origini a strumentazioni didattiche nuove e alternative.
Dopo quaranta anni sembrerebbe che le cose vadano meglio e tutti sono promossi come auspicava il prete di Barbiana, ma se analizziamo freddamente quello che è successo dobbiamo constatare che il sogno di don Milani è rimasto un’illusione. Egli espresse a chiare lettere l’idea che le classi povere ed emarginate non possono superare il gap culturale se non sputando sangue sui libri, se non appropriandosi della parola che è l’unica vera arma rivoluzionaria che modifica lo stato delle cose presenti.Rifiutava quindi ogni didattica del bamboleggiamento e auspicava il tempo pieno per tutti per superare lo svantaggio.
Nella realtà, invece, si è realizzato una scuola facile il cui motto si potrebbe così sintetizzare: tutti promossi, di fatto tutti bocciati, perché una scuola dequalificata ripropone la selezione e chi ha un livello d’istruzione qualitativamente basso spende sul mercato del lavoro solo dequalificazione professionale e diventa manodopera intellettuale a basso costo.
Mentre prima la selezione si operava bocciando, ora paradossalmente la si opera promuovendo tutti. A ciò si è aggiunto la separazione tra profitto ed educazione operata da Berlinguer eliminando di fatto dalla scuola il principio d’autorità. Don Milani intendeva la promozione come reale promozione culturale e per chi non intendeva studiare diceva: “Noi per i casi estremi si adopera anche la frusta”.
Siamo così arrivati all’implosione della scuola, con le conseguenze che i giovani bivaccano toccando i culi delle professoresse, brutalizzando i più deboli e indifesi. E le professoresse che fine hanno fatto? Semplicemente non esistono più come classe sociale e complici i politici e le burocrazie sindacali sono diventate professioniste senza qualità che hanno smarrito il senso del loro essere intellettuali al servizio della trasformazione e del rinnovamento.
Vincenzo Gasparro
GLI ARCHETIPI DEL POETARE E NARRARE
PiazzaVittoria.Net
11 aprile 2007
Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa inviatoci da PiazzaVittoria.Net di Brindisi.
CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DI PIAZZAVITTORIA.NET

Lo staff di Piazzavittoria.net è lieta di invitarVi alla CONFERENZA STAMPA di presentazione del progetto
VENERDI 13 APRILE 2007 ORE 11:00
Presso LA CORNICHE” di BRINDISI
Lungomare Regina Margherita n° 33-36 Brindisi
Nel corso della conferenza stampa sarà illustrato: il progetto Piazzavittoria.net, il nuovo canale di comunicazione dedicato a Brindisi, on line da 6 mesi; gli obiettivi raggiunti e quelli da raggiungere. Piazzavittoria.net nasce dall’esperienza di professionisti della comunicazione di massa in particolare in quella di tipo multimediale. Il nuovo portale conta 21 canali tematici, di informazione, rubriche, curiosità, consigli utili e pratici RIVOLTI A TUTTI I BRINDISINI.
Durante la conferenza,verranno inoltre presentati:
- Gli EVENTI organizzati dallo STAFF DI PIAZZAVITTORIA.NET: primi tra tutti il concorso dedicato alle BAND BRINDISINE “ SUONA PER PIAZZAVITTORIA.NET” e la prima serata in musica realizzata presso “LA CORNICHE” del programma “Trascorri il tuo Sabato sera a Brindisi”
- Il PROGETTO PUBBLICITA’ ATTIVA : il nuovo modo per fare pubblicità a Brindisi, il progetto marketing e di comunicazione teso alla valorizzazione delle aziende del territorio e il programma pensato e realizzato per lo sviluppo del commercio elettronico.
Alla base del progetto, c’è l’amore per la propria città, la voglia di creare qualcosa che resti nel tempo e sia punto di riferimento per tutti e sia di tutti!
Confidando nella Vostra partecipazione, Vi porgiamo Cordiali Saluti.
COMUNICATO STAMPA PIAZZAVITTORIA.NET
Via A. Grandi 2/a – Br
Tel e Fax 0831523298 Mobile: 329 2019662
P.I. 02163080746
Web: http://www.piazzavittoria.net
E-mail: piazzavittoria@piazzavittoria.net
Buona Pasqua
6 aprile 2007

La Redazione di Ceglie Plurale augura una Buona Pasqua 2007 a tutti i suoi lettori.
Spogliamo Ceglie Plurale
5 aprile 2007
Anche Ceglie Plurale partecipa al CSS Naked Day.
Quello che vedrete nei giorni tra il 5 ed il 6 aprile 2007 è la struttura del sito priva del foglio di stile che permette di far assumere un migliore aspetto grafico al sito.
L’iniziativa è stata organizzata a livello mondiale dal giovane californiano Dustin Diaz per mettere in evidenza il fatto che il contenuto delle pagine debba avere un ruolo preminente rispetto all’apparenza, aspetto molto importante per l’indicizzazione da parte dei motori di ricerca.
100 anni … e non li dimostra
2 aprile 2007
Quest’anno si festeggiano i 100 anni dalla nascita degli Scout, per non far passare sotto silenzio questa importante ricorrenza abbiamo intervistato Elio Faggiano.
Quest’anno ricorre il centenario della fondazione degli scout. Qual è la ragione del successo dell’associazione?
Chi di voi può dire di non aver mai incontrato almeno una volta nella sua vita, quelle allegre e vocianti comitive, con i fazzolettoni colorati al collo e i calzoni corti anche quando fuori c’è la neve.
Quali sono i valori educativi di fondo dello scautismo?
Quindi forse stupirà il sapere che nel mondo la grande famiglia scout raggruppa circa quaranta milioni di iscritti tra ragazzi/e e adulti. Ed è presente in circa 250 stati, ed è uno dei metodi educativi più diffusi nel mondo.
Che significato assume il motto per il centenario “Un mondo una promessa”?
In Italia lo scoutismo e rappresentato dal FIS (Federazione Italiana dello Scoutismo) di cui fanno parte l’AGESCI di ispirazione Cristiana con circa 180.000 soci e il GNGEI pluriconfessionale con circa 40.000 soci, oltre ad altre piccole associazioni scoutistiche che attualmente non sono riconosciute dalla FIS.
Che rapporto assume la fede nella pratica scautistica?
Senz’altro lo scopo più importante dello scoutismo è educare; non istruire, il che significa portare il ragazzo ad imparare di propria spontanea volontà, quelle cose che lo aiutano a rafforzare il carattere.
Ci vuole spiegare cosa è il jam boree del centenario?
Quindi i fondamenti della proposta educativa dello scoutismo, proposti dagli iscritti e dall’esperienza del suo fondatore Lord Baden Powel (B.P.), si possono sintetizzare come segue:
- un metodo attivo, dell’imparare facendo. E’ il primato dell’esperienza, una esperienza fatta con l’uso di mezzi poveri, in un’ottica di semplicità;
- è un metodo che vede i giovani veri soggetti della loro crescita, secondo il principio dell’autoeducazione, riconoscendo nei giovani valori, aspirazioni, difficoltà e tensioni;
- tiene conto della globalità della persona, dell’armonia del creato e nel caso dell’AGESCI di una visione Cristiana della vita;
- l’educazione scout ha posto come fondamento formativo i cosiddetti 4 punti di B.P. – la formazione del carattere – la salute e la forza fisica – l’abilità manuale – il servizio al prossimo.
Tutto questo viene sviluppato nelle diverse branche in cui sono inseriti i ragazzi con l’applicazione specifica del metodo in base all’età dei vari soci.
Nel 2007 si celebrano i 100 anni dello scoutismo mondiale, si conta che in 100 anni abbiano pronunciato la promessa circa 400 milioni di persone. Il motto del centenario “Un mondo una Promessa” vuol ricordare proprio l’internazionalità dello scoutismo e mettere al centro quella Promessa scout che unisce tutti gli scout del mondo in una grande famiglia, che cresce e vive la sua vita nei valori dello scoutismo.
Quest’anno dal 27 luglio all’8 agosto si svolgerà il 21° jamboree mondiale dello scoutismo, che avrà per tutti gli scout del mondo una grande importanza essendo il jamboree del centenario che si svolgerà a Londra dove nel 1907 il fondatore B.P. organizzò il 1° jamboree.
Il contingente della Puglia che parteciperà al Jamboree del Centenario è costituito da 155 soci tra ragazzi/e e adulti, all’interno del contingente nazionale AGESCI formato da 2.000 soci tra ragazzi/e e adulti. La parola Jamboree significa marmellata, questo è uno dei dei significati dell’evento jamboree che crea una marmellata di popoli che giocano, cantano e crescono per gli altri insieme pur venendo da diverse nazioni del mondo, ci si incontra nel segno della Pace, anche chi nei propri paesi di provenienza vive purtroppo la piaga della guerra.
Nell’agosto 2007 in tutto il mondo gli scout rinnoveranno la loro promessa, nei luoghi dove in quel momento stanno svolgendo le loro attività, oltre ad un evento nazionale che si svolgerà a Roma probabilmente nel Colosseo con la partecipazione di circa 5000 scout provenienti da tutta l’Italia.
Elio Faggiano
Colpo di fioretto sul Quotidiano
1 aprile 2007
Pensiamo di fare cosa gradita ai lettori riportando la scheda critica dedicata al nostro collaboratore Vincenzo Gasparro nella Letteratura Italiana.
Nella poetica di Vincenzo Gasparro, la riflessione funziona all’interno di situazioni di esistenza che sono avvertite, innanzitutto in modo globale qualitativo e diretto, dove il pensiero nasce, si evolve e rinasce di volta in volta, entro un mondo di esperienze personali che sono godute, subite, sofferte e proiettate nella qualità estetica e lirica della poesia. Ma la riduzione della linguistica all’estetica, avviene mediante la riconduzione dell’arte alla medesima forma della coscienza, come espressione di libertà e laicità, nei confronti di qualsiasi compromesso ideologico, integralista e dogmatico. E questo ci appare chiaro fin dalla pubblicazione de La Pampanella amara, testo in poesia e prosa dove dice. “Tempo di smettere la Politica ed affermare la politica per essere protagonisti di un umanesimo laico e tollerante”. Progetto ambizioso, quasi impossibile a realizzare, che si snoda in un testo che propone tutta un’interessante galleria di personaggi politici di diversa estrazione, nelle loro intrinseche e estrinseche peculiarità. Il libro, nella chiusa, è corrodetao da otto lavori del pittore Domenico Biondi, che per stile si richiamano “all’action-painting” americana, fino a creare una forte connotazione pittorica di forme astratte, sostenute da cromatismi informali, quasi a ribadire il concetto libertario dell’arte, in senso di sintesi e di icasticità, cui sottostà, in poesia, anche Vincenzo Gasparro. Così si evince nelle raccolte Taccuino e Parole mai distratte, dove la parola asciutta ha carattere di apertura e plasticità interiore, fenomeno tipico di ogni autentico processo di esperienza artistica, sia esso di letteratura, di musica o arti figurative dal carattere sospensivo, sempre in via di ulteriori definizioni, aperto a successive variazioni, quindi mai dogmatico. Ma ascoltiamo le parole della poesia: ” L’Indefinibile annienta la parola, / Rimani nell’attesa. / Lo incontri nello sguardo del morente,/nel frusciare d’immondizie della / vecchia impazzita./ Solo con altra natura è possibile l’incontro. / Il nulla coincide con l’Essere?” poesia evidenziata nel retrocopertina del testo Parole mai distratte. Nella bella raccolta Grazie per i balconi fioriti, la poetica s’impernia su caratteri essenziali dello sviluppo, della creatività, del compimento, snodandosi secondo un movimento rapsodico e frammentario, da una parte, più razionale e unitario dall’altra, nella fisionomia strutturale della vera poesia. Ne facciamo un esempio: “Il gaio sfarfallio/dilegua la vita./Il ragazzo ruzzola la palla./Nemmeno la casa protegge dalla morte.” Lirica epigrammatica, dove, nella tecnica della frammentazione, si arriva ad una sentenza di carattere esistenziale, che è quasi un colpo di fioretto sul quotidiano. Il tono della raccolta Barchette arance e limoni si fa più disteso, nell’edemico recupero di immagini più fiorite, dai profumi mediterranei fatti di “Acerbe cotogne e melograni”, in un’aura più temperata, dove anche il poeta dice di sè: “Stanotte ho sognato/le bellissime gerbere/rosse di sole a petali/di bambini che accendono/la sera mentre penso a te” (“Stanotte ho sognato”), donando, in tal senso, ampio spazio al pulsare cosmico universale, senza la compresenza della dimensione e della constatazione pessimistica della vita.
Nella raccolta Nel mattino disperso è realizzato al massimo il percorso dell’interazione di componenti diversi, attraverso le quali il poeta mostra in maniera esemplare l’unione della qualità sensibile e del significato, in un’unica solida struttura. Si passa così dalla poesia lirica e d’amore a quella epica-sociale e civile, ambedue racchiude in un unico testo e giubilate per l’amore della poesia stessa. Il libro che è aggraziato da due ritagli di grafica, fiorita, quasi monocromatica nelle varianti dell’azzurro e del rosso, ed incollati uno in copertina, l’altro all’interno, chiude con una breve lirica che crea l’aura e la penombra in cui si libra la vita stessa dell’Autore e che recita: ” Quando perdi il centro/di gravità e hai il cuore/nudo penso alla primavera/ che spira dal bosco/ all’amore e alle rose./ Nella notte di cielo terso/fissa la Lira e sentirai/il canto amaro di Orfeo”. (“Quando perdi il centro”). Un consiglio, ma anche un punto d’arrivo per il poeta, risultato di un lavoro di condensazione e trasmutazione di materiali esistenziali di un andamento poetico, ricco di tensioni e resistenze.
Lia Bronzi


