Uno strano pupazzo di neve

28 febbraio 2007

Maria Pepe ha pubblicato un libriccino per l’infanzia davvero carino e prezioso. Si segnala innanzitutto come una novità nel panorama delle lettere cegliesi questo tentativo riuscito di letteratura per l’infanzia, anche se nella presentazione, Gaetano Scatigna Minghetti ci segnala che nel libro Tradizioni popolari pugliesi Saverio La Sorsa segnala un brano della maestra elementare di Ceglie Messapica Leonarda Scialpi.
Si tratta quindi di una continuità, ma anche di un raro esemplare di letteratura giocato sul filo della delicatezza e della fantasia. I testi presentati nel libro hanno valore gnomico, senza l’appesantimento che questo stile generalmente comporta.
La cifra stilistica del libro si gioca sul terrenodel disincanto e della leggerezza, bellamente illustrato dai disegni degli stessi bambini ricchi di creatività e fantasia.
L’autrice ci ricorda che le storie raccontate hanno l’ambizione di parlare “dell’Essere” per aiutare la crescita psico fisica dei bambini che rappresentano il più grande patrimonio che una comunità possiede che va aiutato, valorizzato e soprattutto preservato.

Maria Pepe
Uno strano pupazzo di neve
Stampato in proprio
La pergola di Piazza Marconi

Il 57mo Festival di Sanremo

27 febbraio 2007

Ceglie Plurale ha avviato un sondaggio tra i suoi lettori riguardo il probabile vincitore del 57° Festival della Canzone Italiana.
A tutti coloro che, entro le ore 18:00 del 3 marzo 2007, avranno votato il concorrente che al termine della manifestazione sarà risultato vincitore del Festival di Sanremo sarà inviata in omaggio e senza alcuna spesa aggiuntiva 1 Bottiglia di Delle Venezie IGT Malbech 2004 Friulvini offerta da La Compagnia del Cavatappi.
Le spedizioni saranno effettuate solo sul territorio italiano, isole comprese.
Per poter partecipare al sondaggio è necessario la registrazione al blog.

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Masseria Casamassima

27 febbraio 2007

Sulla provinciale che da Ceglie Messapica, l’antichissima Kailia, sorta sui brani più meridionali della Murgia dei Trulli, conduce prima a San Michele Salentino e a San Vito dei Normanni, per poi concludersi a Brindisi, sorge, alquanto arretrato dall’asse stradale, l’antico nucleo insediativo di Casamassima.
Casamassima un tempo sorgeva al limite estremo della grande Foresta Oritana, come ha documentato qualche anno fa il notaio Eugenio Travaglini in una sua articolata ricerca, finalizzata ad una più ampia conoscenza dell’antico feudo di Oria e della sua gente. È il caso di ricordare che nel Medioevo la Foresta non indicava necessariamente un’area boscata, come è oggi, ma era un termine riferito ad un territorio giurisdizionale il cui accesso era riservato a poche persone autorizzate.
Il toponimo della masseria, come asserisce Mario Cosmai, dovrebbe significare, nell’accezione latina classica, piccola casa di campagna; ma in epoca medievale assunse il nuovo significato di agglomerato di case, casale.
Questo complesso apparteneva ab immemorabili alla Casa ducale di Ceglie.
Nel 1816, infatti, allorquando venne redatto lo stato di sezioni allo scopo della contribuzione fondiaria fatto in esecuzione del real decreto del 12 agosto, ed in conformità delle istruzioni ministeriali del dì 1 ottobre 1809, per servire alla formazione del catasto provvisorio”, la masseria apparteneva a Sisto signor Luigi duca di Ceglie. I terreni erano classificati come olivete, macchioso e semenzale e su di essi insisteva una casa rustica, che corrisponde all’attuale corpo di fabbrica.
L’olivete ricadeva per 10 tomoli nella prima classe, per 20 nella seconda e per 30 nella terza, con una rendita complessiva di 444 ducati. Il macchioso si estendeva solo per 32 tomoli di seconda classe e rendeva 40,32 ducati. Il seminativo ammontava a 81 tomoli e ricadeva per intero nella terza classe, con una rendita pari a 121,50 ducati. La casa rustica era molto vasta, come ancor oggi si può verificare, e si estendeva per 2 stoppelli di prima classe, con una rendita imponibile accertata di 10 ducati.
Da questi dati si ricava che la masseria Casamassima, agli inizi del XIX secolo, era un’entità rurale di tutto rispetto e rappresentava uno dei migliori possedimenti fra le estese proprietà dei duchi Sisto y Britto.
Era, questa, una famiglia patrizia di origine spagnola, trapiantata nel Mezzogiorno d’Italia ai tempi del viceregno e trasferitasi a Ceglie nel 1674, secondo quanto riferisce Amilcare Foscarini, che riprende una testimonianza di Domenico Tommaso Albanese: al presente si possiede questa terra pur col titolo di duca dalla nobile fameglia Lubrana, il terzo duca della qual fameglia ne giorni nostri l’ha ceduta, e rinunciata al signor Luiggi Sisto regio consiliero in Napoli suo cognato, onde dalla Lubrana è passata alla fameglia Sisto.
Sulla rinuncia al feudo da parte dei Lubrano lo storico Primaldo Coco riferisce, in modo più circostanziato, che Diego Lubrano, sposatesi con Isabella Noirot del Belgio, condusse a Ceglie la duchessa, la quale quivi visse poco, perché morì giovanissima, e fu tumulata nella chiesa dei Domenicani. Sull’avello fu scolpita la seguente iscrizione: Deo optimo maxima / Isabella Noirot I Ciliensium apud Salentinos ducissa I Neapolis ex clarissimis parentibus belgicis / Apud Anverpiem orta / Quae prole fecunda, piotate et religione fecundior / Immatura morte obiit pridie kalendis novembris 1641 / Didacus Lubranus dux I Coniugi optimae merens posuit.
Diego Lubrano non seppe resistere al dolore e, per obliare la consorte perduta, vendette al cognato Luigi Sisto y Britto, regio consiliere, il ducato di Ceglie.
La famiglia dei Sisto y Britto, come è agevole rendersi conto, nell’Italia seicentesca era davvero molto importante: si trattava di una nobile famiglia napolitano fuori seggio, imparentata coi Ferrari duchi di Parabita, originaria di Spagna e da un Luigi regio consigliere e proregente di Cancelleria, nel secolo XVII, importata in Napoli ove si estinse nel 1862 con Raffaele Sisto y Britto. Possedette questa Casa il ducato di Ceglie ad essa pervenuto dai Lubrano, e di cui il sudetto Luigi prese possesso nel 1674″.
L’arme innalzata da questa famiglia è ancora oggi visibile, scolpita in pietra calcarea; sulla balaustra del pianerottolo dello scalone d’onore nella corte del castello ducale di Ceglie.
Non è più visibile, purtroppo, la versione dipinta, letta in modo araldicamente non corretto nell’estate del 1914 dallo storiografo Rocco Antelmy. Lo stemma campeggiava superbo sul plafone in legno del salone del castello, miseramente crollato, per incuria, durante lo scorso, piovoso inverno. Attraverso lo splendido portale litico, montato per incarico dei duchi Aurelia e Giovanni Sanseverino nel 1525, che si apre sul pianerottolo dello scalone d’onore, scrive l’Antelmy, si entra in una vastissima sala, il cui soffitto in legno è ben lavorato e dipinto in chiaroscuro, nel cui centro si vede lo stemma gentilizio del duca Luigi Sisto y Britto consigliere del Sacro Regio Consiglio nel 1666, il quale stemma è rappresentato da nove leoni coronati sopra tré elmi ed inquartati in uno scudo pure coronato sostenuto da due angeli”.
Il prestigio agricolo-economico della masseria di Casamassima era duraturo e si protraeva nel tempo, tanto che nel 1830, quando venne meticolosamente compilata la platea dei beni della Casa ducale di Ceglie, la descrizione della masseria denominata Casamassima fu particolarmente accurata.
La detta massaria è composta di abitazioni sottane e soprane; caselle; cucine; corti con suppenne; due giardini; due aje grandi; vasi di acqua; chiuse ulivate con alberi di pera dentro; altre chiuse con alberi di ghiande, e fragno; capitarne di animali vaccini, di pecore, e poche capre e cani; cereali; attrezzi rurali; paglia, letame, favoli e maggese.
La medesima dista dall’abbitato di Ceglie miglia quattro. Confina… da settentrione: la via, che da Ceglie conduce in Brindisi. Da stracco: colle massarie denominate Sardella, e Spadalonga. Da levante: Con la detta Spadalonga, e… terreno dello Specchiullo aggregati alla medesima. Da ponente: con le chiuse della massaria detta Falascuso, e colla chiusa detta Coppolarossa del reverendo Capitolo di Ceglie.
Le abitazioni consistono in numero tré piccole camere sottane site a dritta, ed a sinistra dell’entrata per mezzo di due portoni in un gran lamione tutte a volta. Nel/ondo di detto [arnione a dritta un magazeno per uso di casolalo con un camene per riporre biada. Una cucina, ed un forno. A detta parte dritta per una scala di numero undici circa gradini si sale sopra una camera grande a volta per riporre le semenze, e appresso la quale vi sono due separate camere piccole, in ciascuna delle quali vi esiste un cameno per riporre generi ed in uno delle stesse vi è ancora una focagna con altro magazino appresso a volta…
A sinistra di detto lamione vi è una gran camera a volta per uso di paglia. Due camere sottane con cucine per riporre le olive, ed allogiare le donne nella raccolta delle medesime. Una cisterna dentro detto lamione di canne tré, ed un ‘altra fuori dello stesso anche di canne tré ed altra di canne 14.
Vi sono più corti per uso del bestiame minuto, e grosso, con numero dieci caselle dentro, e suppenne casella grande… Due aie t’asolate di canne circa novanta. Quattro giardini tra grandi, e piccoli. Vi è un ‘altra cisterna di canne dieci Con pila sita nella chiusa detta l’Aia Vecchia. Vi esistono anche due gran foggie, la grande cavata fino al fondo a palmi 30… per uso di acqua con numero cinque pile”.
Queste due fogge, cui in seguito fu aggiunta una terza, sono ancora funzionanti e servono per l’abbeveraggio del bestiame e per altri usi masserizi; esse rappresentano, dal punto di vista tecnico, un esempio interessantissimo di ingegneria idraulica. In margine a questa esauriente descrizione vi è, inoltre, una minuta annotazione con cui si rammenta che nel 1848′ vi si è fabricato un trappeto con magazino al di sopra, con commolli per riporvì l’olio; con numero pile 6 grande, e piccole…” che, al presente, si conserva pressoché integro.

Continua: Masseria Casamassima – seconda parte

Leggeri come la neve

27 febbraio 2007

Michele Arganese è stato un protagonista della vita politica del dopoguerra brindisina. Militante comunista, autodidatta di origini contadine, riuscì a diventare esempio e paradigma di liberazione per i contadini analfabeti assetati di terra e di diritti.
Era capace di tenere testa ai professionisti della politica, democristiani e fascisti. Manco, Caiati, Sponziello erano ottimi parlatori, ma Michele li affrontava con la sua oratoria veemente e i suoi ragionamenti intrisi di lotta di classe.
Le nuove generazioni non hanno il metro di misura per comprendere lo sforzo titanico che uomini come lui hanno profuso per liberare masse di poveri umiliati ed offesi. La straordinaria cultura politica di cui è testimone non lascia eredi, sepolta sotto le macerie del Muro di Berlino.
Gli anni ‘70 segnarono uno spartiacque importante per rinnovare profondamente la cultura politica della sinistra, ma il PCI non fu capace di cogliere le richieste che provenivano dalla società italiana e quella rivoluzione abortita ci spinse rapidamente sul terreno della post-modernità negatrice di diritti e ricca di lavoro nero. Ma questa è un’altra storia. La nostra comunità deve a Michele e a uomini come lui riconoscenza per aver fatto maturare coscienze e progetti di liberazione.

Vincenzo Gasparro
Leggeri come la neve

Storia di San Michele Salentino

26 febbraio 2007

Ora, anche San Michele Salentino ha la sua bella storia scritta dalle origini ai nostri giorni. San Michele è un comune di recente formazione e ciò ha facilitato lo studio dei due autori che hanno condotto la ricerca su un terreno di autentica documentazione, sfuggendo all’intreccio che spesso intercorre tra storia e leggenda, soprattutto quando si ha la pretesa di partire dai tempi remotissimi scadendo nella sfera della favola e della leggenda per carenza di documentazione.
Si snodano in questa storia tutte le tappe più importanti della lenta costruzione di una comunità, del soddisfacimento dei suoi bisogni, utilizzando una ricca messe di documenti.
Si parte ab origine andando a documentare la nascita della Masseria Nuova primo nucleo di quella comunità e tessuto urbano che prenderà il nome di San Michele Salentino ufficialmente il 1 marzo 1839.
Il testo si avvale di ricordi e rimembranze tratte da una ricerca svolta dalla Scuola Media locale. Tutta la vita delle comunità è ripercorsa nella sua quotidianità, nel suo intreccio tra momenti civili e religiosi, nella grandezza dei suoi maggiori artisti che vanno da Francesco Paolo Argentieri a Cosimo Carlucci, a Stefano Cavallo pittore e scultore di notevole pregio a cui il Comune ha voluto dedicare una splendida Galleria d’arte per finire ai maestri scalpellini che lavoravano la pietra gentile di San Michele.
Antonio Chionna-Vincenzo Palmisano
San Michele Salentino
Schena Editore

In casa senz’acqua. Colpa del Comune

26 febbraio 2007

Spett.le Redazione di Ceglie Plurale,
mio padre Urgesi Nicola, abitante alla via Torino 29, il giorno 22 di questo mese e’ stato privato del bene piu’ importante in natura: l’acqua.
Circa 31 anni fa mio padre acquistò la casa sita in quella via, al secondo piano, all’epoca in quella zona non esisteva nulla, nè acqua nè fogna, pertanto mio padre è stato costretto a costruire un pozzo sotto il marciapiede, ovviamente abusivo, per potersi approvigionare dell’acqua. Oggi quel pozzo contiene dei serbatoi e una pompa per poter inviare acqua nella casa, visto che la pressione di rete non ce la fa ad inviarla sino al secondo piano.
Dopo una denuncia fatta da un vicino il vice comandante dei vigili di ceglie, il comune, dopo un’ordinanza, ha privato dell’acqua tale abitazione, dopo vari incontri con il sindaco per poter risolvere il problema ma con esito negativo.
Ora la mia famiglia vive da tre giorni come se fosse tornata indietro nel tempo quando si riempiva l’acqua alle fontane.
In attesa che il tribunale risolvi la questione, quanto tempo passerà?
Allego copia del quotidiano di brindisi del 25.02 sul quale è stato pubblicato l’articolo su questo disagio.
Grazie.

Urgesi Oronzo Massimiliano


Articolo tratto da Il Quotidiano di Brindisi:
Un dissidio tra parenti con sorpresa. Il protagonista di questa storia è Nicola Urgesi, un cegliese che anni fa ha acquistato un appartamento in via Torino, tutt’intorno al palazzo in pieno centro c’era terreno ed erba e non tutte quelle abitazioni che si trovano oggi. C’era bisogno di un deposito per contenere l’acqua destinata all’uso domestico. Il cognato dell’uomo, che aveva acquistato anch’egli un appartamento nello stesso stabile, aveva offerto una parte del suolo di sua proprietà, una porzione di marciapiede ai piedi del palazzo, per la realizzazione di una cisterna, diventata ora il motivo della contesa tra i due.
Dopo tanto tempo, ben trentuno anni, il cognato che ha ceduto quella proprietà alla figlia, ha cambiato idea e successivamente ha preteso che Nicola non utilizzasse più il deposito. Inoltre ha chiesto che gli venisse restituito quanto ceduto in precedenza e si è rivolto al Comune per risolvere la questione. A questo punto però scatta il colpo di scena. Il luogo in cui è stata costruita la cisterna non appartiene a chi diceva di esserne proprietario perché ritenuto suolo pubblico.
Per questo motivo il Comune e l’Ufficio tecnico, hanno dovuto togliere i tubi che permettevano, attraverso l’impiego di un motorino elettrico, di attingere l’acqua dal deposito sino al terzo piano dove abita la famiglia Urgesi, che da alcuni giorni vive in una situazione di disagio senza acqua e senza riscaldamenti. Nicola è costretto a ricorrere alle fontane pubbliche. Ogni giorno riempie una gran quantità di contenitori e bacinelle di varia misura, alcune di queste sono posizionate sotto il lavandino del bagno, per lavare e cucinare e utilizza una stufa pere tenere calda la casa.
«Siamo tornati a cinquant’anni fa», ha lamentato. Visto l’evolversi in senso negativo della storia, si è affidato all’assistenza dell’avvocato Cosimo De Leonardis, per chiarire la questione ed essere aiutato quanto prima. «L’ufficio tecnico ha interrotto l’erogazione pur potendo soprassedere, non avrebbero dovuto farlo», ha commentato il noto penalista e civilista della città. L’obiettivo del legale e del suo assistito è quello di poter ottenere dal giudice, che si occuperà del caso, un provvedimento d’urgenza che conceda in tempi rapidi il ripristino dell’impianto di erogazione. Nicola ha cercato anche di avviare tramite il suo geometra le pratiche per poter realizzare una cisterna sempre accanto al palazzo in cui abita, ma la prassi è lunga e complessa per via dei molteplici sopralluoghi che gli enti competenti devono compiere per rilasciare le autorizzazioni richieste. «Mica posso aspettare più di un mese in queste condizioni», ha esclamato Nicola preoccupato.M.G.
Il Quotidiano di Brindisi

Il PUG non è più un miraggio

26 febbraio 2007

Ci siamo, dopo tanti anni che la città aspetta l’adozione di questo strumento urbanistico così importante, è la volta buona. Ci sono tutte le condizioni per mettere la parola fine a questa vicenda. Sono passati quasi due anni dall’insediamento di questa Amministrazione (agosto 2005) durante i quali sono state detti e scritti fiume di parole sulla tenuta della maggioranza e sulla volontà dei DS e della Margherita di approvare il P.U.G. Ora possiamo dire che c’è stato un dibattito franco, libero e acceso tra le forze politiche che compongono la maggioranza e, nonostante alcune difficoltà, c’è stata sempre la volontà ferrea e decisa di arrivare fino in fondo.
Riteniamo di aver fatto un buona lavoro. Il Piano verte su alcuni punti fondanti come una generale riqualificazione urbanistica che mira a salvaguardare, a rispettare la nostra storia, le bellezze e la valorizzazione di tutto il territorio. Il recupero di aeree attigue alla città che sono state aggetto in passato di abusivismo edilizio, l’ampliamento delle aree artigianali, industriali e commerciali, quelle per intenderci sulla via Francavilla, sbocco naturale per la vicinanza con le vie di comunicazione, con la ferrovia, con l’interporto di Francavilla che prima o poi dovrà partire, dove sono previste anche ampie zone di verde, ma anche zone adibite a servizi (alberghi, impianti sportivi ecc.).
L’abbattimento del lotto minimo nelle zone E (ora di 10.000 metri) , dove si potrà edificare con l’indice fondiario (0,03) nel rispetto delle linee architettoniche del territorio (in pietra) senza il vincolo di essere coltivatore diretto o bracciante agricolo voluto fortemente dai DS e fatta propria dalla maggioranza. La perimetrazione delle grandi masserie che va nella direzione di salvaguardare e valorizzare le zone di espansione (Zone C1 e C2) che hanno una caratteristica; cioè di essere molto vaste ma unicamente perché l’indice di edificabilità è molto basso, per sintetizzare è giusto fare un esempio: 1000 metri una casa più il box nella C1, 3000 metri, una casa nella C2.
La filosofia di fondo è che non ci sia una grande concentrazione di case su porzioni piccole di territorio. Attenzione è stata riservata al centro urbano dove è previsto un recupero del Centro storico e di tutta la perimetrazione urbana della zona ottocentesca.
Questo in sintesi il PUG che approveremo come Consiglio Comunale, cercando la più ampia convergenza nell’assise comunale e in Commissione Urbanistica con l’opposizione al fine di migliorare, senza stravolgerlo, un PUG che ritengo di grande valenza, dove è stato tenuto in debito conto il suggerimento dei cittadini, con cui ci riprometttiamo di dialogare per informarli sulle scelte fatte che, ritengo non abbia privilegiato alcuni a discapito di altri.
E’ nostra intenzione, come DS, riempire durante la discussione consiliare di contenuti tecnici e politici un PUG che diventi, quindi, uno strumento urbanistico di tutti i cittadini e non di parte.

Martino Santoro

Distruzione di Montevicoli e oscuri interessi

25 febbraio 2007

Egregio direttore,
il tanto sospirato PUG è stato presentato in versione definitiva dal progettista Prof. Borri circa 1 mese addietro.
Come opposizione abbiamo chiesto un Consiglio Comunale alla presenza del progettista per sottoporgli tutti i tanti dubbi.
Pochi giorni addietro, però, ho letto sulla stampa locale una dichiarazione del Sindaco sulla circostanza che la giunta comunale ha già inviato al progettista richieste di modifica, infischiandosene delle determinazioni del Consiglio comunale. Circola, all’interno della maggioranza di centrosinistra, la considerazione di alcuni secondo la quale l’importante è approvarlo per ragioni politico-elettorali, senza pensare né alla qualità né quale città ci potrebbe essere se questo Pug venisse approvato.
Ciò dimostra 2 evidenze: la giunta ha fretta e non ha alcuna intenzione di stimolare un dibattito serio e concreto sul Pug.
Se si ha fretta o è perche si ha paura di cadere, e questo mi pare assai improbabile, o perché si ha paura che la discussione porti a modificare il piano, e questo mi fa sorgere seri dubbi: chi non vuole modifiche e per quale ragione?
Ma di questo ne parleremo, se non ci sarà nulla di nuovo, al momento opportuno…
Questo PUG non regge né dal punto di vista politico, cioè nel senso di politiche di sviluppo socio economico della città, né dal punto di vista tecnico.
Per le zone di espansione (Zone C) le scelte operate non solo non sono state motivate, ma non si è tenuto in considerazione che cosa vorrebbe dire realizzare zona residenziale in contrada Montevicoli, dove peraltro esiste un parere della sovrintendenza che di fatto vieta ulteriori edificazioni se non come zona di campagna, e sulla via per Cisternino e Ostuni. Si distruggerebbe parte rilevante del territorio cegliese… alla faccia del turismo! Attenzione però, questo non vuol dire che tutti coloro che possiedono terreni in quelle zone possano costruire, assolutamente, solo i grandi proprietari potranno farlo (sarà interessante verificare le compravendite di terreni negli ultimi 2 anni…). Il costruito, cioè quello che negli anni è stato già realizzato attraverso anche i 3 condoni che ci sono stati, è già sufficiente per gli indici di edificabilità del piano, mentre le urbanizzazioni, il Comune, come prevede la legge per le zone C, le deve fare per tutti, non si sa con quali risorse economiche. Perché non approfondire le motivazioni di questa scelta alla luce del sole tentando eventualmente di modificare nell’interesse della città?
Come pure nelle zone agricole come si può non ascoltare le richieste dell’opposizione per incentivare la costruzione di nuovi Trulli o costruzioni tipiche o di prevedere la possibilità di accorpamento per chi è proprietario di più terreni sul territorio comunale dando così la possibilità di costruire una piccola residenza in campagna a chi ne avesse interesse.
Perché si è deciso di prevedere la zona industriale anche sul lato destro per Francavilla dove si trova un grande uliveto secolare, senza considerare assolutamente le normative di tutela degli ulivi plurisecolari?
Perché non è presente la previsione edificatoria dei n.22 comparti e nei comparti dove non è possibile costruire non è previsto dove il Comune darà la possibilità di farlo?
Perché non è presente una relazione economica sull’attuazione di questo piano, tenuto conto che secondo un mio personale parere questo PUG costerà alla città qualche decina di milioni di euro?
Ma questi sono solo alcuni quesiti che sottoporrò direttamente al Prof. Borri, mi pare tutto lacunoso, tutto scientemente lacunoso.
Chiedo, come consigliere comunale di opposizione di poter dare il mio contributo portando avanti una seria fase di discussione e di confronto con l’ausilio di tecnici competenti, se ciò si farà ne prenderò atto con favore ma se ciò non sarà fatto combatteremo con tutte le nostre forze affinché non si approvi questo PUG.
E’ vero che Ceglie ha bisogno dello strumento urbanistico generale ma non è importante farlo in fretta ma farlo bene!
Intuisco nell’aria qualcosa di strano, non vorrei pensare, ma è difficile non farlo, che si stia lavorando per accontentare e mantenere qualche promessa elettorale. Questo sarebbe un grave danno per la città che la bloccherebbe almeno per i prossimi 10 anni. Non ne abbiamo sinceramente bisogno. Lo spazio non mi consente di approfondire tutti i vari aspetti ma spero di essere stato sufficientemente chiaro su di una questione che se l’avesse posta il centrodestra al governo della città si sarebbe scatenata una guerra civile, con la sinistra, invece, il silenzio assoluto. Per questa ragione, come opposizione, “stiamo affilando le armi” che useremo se sarà necessario, ma a questo punto penso stia diventando scelta obbligata quella dello scontro che non avremmo voluto, soprattutto su questo tema, se solo avessimo visto disponibilità al confronto.
Colgo l’occasione per ringraziarLa, Egregio Direttore, per l’ospitalità.

Ciro Argese

E’ scomparso il prof. Gino Greco

24 febbraio 2007

Scrivo rattristato per la morte di un amico. Alcuni giorni fa è venuto a mancare il prof. Gino Greco, un appassionato, forse più di noi cegliesi, sostenitore della tradizione e cultura cegliese. Era anche e soprattutto un affettuoso e instancabile amico, un innamorato sincero delle cose che faceva e che ha fatto per Ceglie. Non lo dichiarava ai quattro venti, orgoglioso com’era di esternare i suoi sentimenti fatti di passione e sincerità. Gli sono stato amico per tanti anni, perché avevo trovato in lui le stesse motivazioni che da anni ci spingevano a frequentare gli archivi pugliesi per sfogliare polverose carte alla ricerca di notizie su Ostuni e Ceglie. L’amore e la passione per la cultura è testimoniata dalle sue tante pubblicazioni sulla storia della terra pugliese.
Inutile dire che il sottoscritto voleva fraternamente bene a Gino Greco e che qui no se la sente di dilungarsi in un elogio indubbiamente meritato per il suo impegno di ricercatore e studioso, come testimoniano i suoi saggi storici, i suoi scritti su riviste scientifiche, nelle tante conferenze tenute, ma certo rileggendo quello che ha scritto, si può ammirare il gusto e l’eleganza dello scrivere come esercizio di alta scuola, di passione, di convinzione che la storia, gli avvenimenti dovevano essere raccantati con rigore documentaristico.
In questo campo era maestro, aveva raccolto migliaia di preziosi documenti, ritrovati nel suo peregrinare per gli archivi di mezzo mondo, stipati nel suo computer portatile, divenuto negli anni un nascondiglio dorato da dove, ogni tanto, usciva una chicca, un episodio sconosciuto, una storia mai raccontata della mia, e per certi versi, sua città.
Avevamo deciso di scrivere a quattro mani la storia urbanistica cegliese dei secoli a cavallo tra Cinquecento e Settecento e per alcuni giorni nello scorso anno, armati di macchina digitale abbiamo fotografato una Ceglie, che a me che la conosco abbastanza bene, appariva dopo i suoi suggerimenti una città sconosciuta. Un lavoro interrotto dalla sua malattia che non potrà essere poratata a termine senza il suo contributo.
Mi auguro che tutta la documentazione da lui raccolta non vada persa e per ricordarlo degnamente, si pensi ad una corposa e scientifica pubblicazione.
Con la morte del prof. Gino Greco, Ceglie ha perso un appassionato sostenitore della sua grandezza storica e culturale e un punto di riferimento per quanti intendevano avventurarsi nella ricerca delle sue vicissitudini storiche e urbanistiche.
Ciao caro Gino, da alcuni giorni, siamo tutti un pò più soli. Ai familiari tutto l’affetto del tuo amico

Michele Ciracì

A proposito del Castello

24 febbraio 2007

La rinuncia da parte della locale Amministrazione comunale al diritto di prelazione per l’acquisto del castello Verusio è l’argomento dell’odierna meditazione.
Amarezza, dispiacere, sbigottimento, delusione. Si, proprio enorme delusione.
Questi sono i sentimenti che, al momento, pervadono l’animo dei cegliesi a qualsiasi colore politico essi appartengono.
Il castello è, da secoli, il simbolo della città. Esso appartiene all’intera comunità messapica. Ora si capisce meglio la coraggiosa scelta del Prof. Isidoro Conte. Bene ha fatto a scendere precipitosamente da quel treno. Bravo Rino! Hai di sicuro la stima e l’ammirazione dell’intera cittadinanza anche tra coloro che non ti conoscono. Nella vita, in fondo in fondo, il rispetto e la considerazione del prossimo è quello che conta.
Non trovo le parole adatte per stigmatizzare la balorda decisione adottata dalla Giunta municipale riferita al tema in discussione. Altri amministratori, degni di quel nome, avrebbero esperito delle ricerche per acquisire al patrimonio comunale il monumento come:
a). – la richiesta di un libero contributo agli Istituti di Credito operanti sul territorio. Il Banco di Napoli, per esempio, mi risulta molto sensibile a questo tipo di operazioni;
b). – la richiesta di sponsorizzazione a tutte le imprese commerciali cittadine;
c). – la necessità di partecipazione della Regione e della Provincia;
d). – disporre la riduzione del 50% (per un solo anno) delle elargizioni per le feste patronali;
e). – applicare la riduzione del 50% (per un solo anno) sugli stipendi del Sindaco e degli Assessori;
f). – promuovere una sottoscrizione fra tutti i cegliesi;
g). – ridurre drasticamente le spese per le festività natalizie;
e se proprio fosse stato infine necessario, come ultima ratio, aumentare eventualmente di un quarto di punto (per un solo anno) l’ICI.

Pasquale ELIA