La CBC Nuova Pallacanestro Ceglie 2001 è in finale
28 aprile 2006
Dopo aver superato domenica scorsa fra le mura amiche la Iuxta Brindisi in gara uno della semifinale playoff del campionato regionale di Promozione Maschile, la CBC Nuova Pallacanestro Ceglie 2001 si ripete in gara 2 di martedì 25 Aprile e, nel palaMalagoli di Contrada Masseriola, scaccia il pericolo della eventuale bella staccando il biglietto della finalissima valevole per la promozione in serie D.
Parte forte la formazione di casa che, costretta a vincere per andare a gara 3, impone un ritmo forsennato alla gara che si tramuta in un terrificante 12 a 1 iniziale, frutto anche dei canestri di D’Amuri ed Arnaldo partiti davvero concentratissimi.
Ma la formazione del Presidente Bellanova, scrollatasi della tensione iniziale, comincia sorniona la sua rimonta, affidandosi nelle conclusioni offensive a Barletta e Pellecchia che, insieme ad Amico e Cerminara, risulteranno gli uomini più reattivi per tutta la gara.
Cosi nella seconda frazione i ragazzi di coach Suma raggiungono anche il -5 ma poi qualcosa si inceppa di nuovo; infatti se in difesa il sodalizio arancio-blu riesce a contenere il pericoloso Stanisci, in attacco, complice la zona 3-2 di coach Picardi, non riesce a trovare la via del canestro se non attraverso i tiri dalla lunga distanza di un monumentale Pellecchia e Cerminara chiudendo all’intervallo lungo in svantaggio di 8 lunghezze anche grazie alla precisione chirurgica con cui ha tirato l’ottimo Arnaldo per la Iuxta.
Al rientro dagli spogliatoi, quando tutti attendevano un Ceglie più grintoso e determinato, ecco la partenza scintillante della Iuxta: sotto i colpi di Lapertosa e D’Amuri la squadra ospite sprofonda anche a -14 prima di trovare le forze in se stessa per risorgere ancora una volta e vincere.
Dalla metà del terzo quarto fino a fine gara, la squadra del Presidente Onorario Antonio Pepe sarà quasi perfetta sia in difesa, dove non concede più alcun tiro pulito a Stanisci e soci grazie all’ottima prestazione della premiata ditta Deleonardis-Amico, che in attacco dove Pellecchia spinge in contropiede e dispensa assist per le realizzazioni di Barletta (padrone sotto i tabelloni) e Cerminara.
Il sodalizo messapico primo piazza un break di 10 a 0 e, dopo il timeout locale, un ulteriore parziale che lo porta a gestire con tranquillità il finale di gara.
Negli ultimi concitati minuti di gara la CBC N.P.Ceglie è precisa dalla lunetta con il capitano Fumarola sugli scudi, rendendo vano il tentativo di fallo sistematico da parte della Iuxta Brindisi ed alla fine è festa grande per la formazione ospite ed il numeroso pubblico al seguito per lo straordinario risultato ottenuto.
Ed in attesa di conoscere l’altra finalista fra Acli Brindisi e Francavilla (sono sull’1 a 1 nella serie e dsputeranno gara 3 domenica 30 Aprile a Brindisi) a parlare è il Vice-presidente e Direttore Sportivo Francesco Morelli che non nasconde la sua soddisfazione per la qualificazione ottenuta. “La finale è il giusto premio per una squadra seria ed gruppo di ragazzi che, insieme allo staff tecnico ed alla società, sta lavorando alacremente e con umiltà per conseguire un risultato prestigioso”.
TABELLINI: Iuxta Brindisi – N.P.Ceglie = 62 – 79
CBC NUOVA PALLACANESTRO CEGLIE 01:
Amico 4, Fumarola 6, Cerminara 20, Deleonardis 6, Quaranta, Elia 2, Pellecchia 27, Palmisano 1, Barletta 14, Gatti. All: Suma.
URBE EDILIZIA IUXTA BRINDISI:
Laforgia 6, Massaro, Stanisci 3, Arnaldo 20, D’Alessio C. 4, Mauro, D’Amuri 11, D’Alessio I., Lapertosa 18. All: Picardi.
La Madonna, la vera protagonista
14 aprile 2006
La Settimana Santa a Ceglie è qualcosa che appare sempre più eccezionale a mano a mano che il tempo va avanti. La tradizione, eredità che si trasmette di padre in figlio è oggi, quasi completamente scomparsa, attraverso soprattutto lo sguardo e, quindi, lo stupore. E’ qualcosa che non pensavamo cambiasse in una città che è cambiata molto e soprattutto male, senza sviluppare una proprio nuova identità.
La Settimana Santa, non molti anni fa, in una città piuttosto piatta culturalmente, in una magica “festa” continua, riesciva a rendere irriconoscibile una Ceglie che anche noi abitanti non conoscevamo.
Oggi, tutto è cambiato, ma la Madonna resta, non facciamocela sottrarre da nessuno. E resta anche questa straordinaria festa musicale che si consuma nel nome della morte. La “passione” cegliese è scandita dalla musica sin dalle origini, dall’incedere sincronizzato dei portatori e dalla gente che segue le solenni processioni.
E’ ancora la musica che rende le processioni uno spettacolo notturno di lodi alla morte annunciata del Salvatore. La Settimana Santa cegliese è soprattutto un rito che si alimenta nella preghiera dei fedeli.
Ma chi è il vero protagonista della festa sacra? Ho sempre pensato che fosse Cristo che servisse come presteso per teatralizzare il suo martirio. Con il passare degli anni, invece, è apparso sempre più prepotente il fatto che, l’unica regina della Passione resta lei, la Madre, anzi la Gran Madre dolorosa del figlio di Dio.
E’ per questo, forse, che in passato più fortemente, oggi quasi del tutto disatteso che il successo si ripete ogni anno e i cegliesi aspettano la Pasqua con il piacere di omaggiare la persona più cara e più gradita d’ogni famiglia: la Mamma. La folla aspetta una presenza, quella della Madre quando esce da San Domenico, pronta ad essere misericordiosa con tutti i suoi figli, tutti l’aspettano per riconoscere in lei la “propria madre” e rendergli onore.
Questo ribaltamento è più normale di quanto si possa credere. Alla fine Cristo muore ma sa di risorgere per tornare al Padre. E’ la Madre che lo perde per sempre.
Si sa che il Cielo è molto grande e si rischia di perdersi. Per cui va benissimo che le cose restino come sono, anche perché il malinteso di celebrare la Madonna con la scusa di rivivere gli spasimi del Salvatore, va benissimo che resti tale. La Chiesa sa bene che la Storia non si può cambiare, basta evitarla.
Una Chiesa che doveva rispettare le abitudini, le tradizioni secolari locali, quando inopinatamente ha cancellato (1964-65) le bellissime e sacre processioni dell’Addolorata che uscivono dalle chiese cegliesi.
Nella nostra cultura tutti i personaggi importanti sono uomini o tendono al maschile sotto forma naturalmente di deità. Cristo ha un nugolo di donne accanto nel momento della bisogna (dalla Veronica alla Maddalena fino ovviamente alla Mamma).
Allora che anche quest’anno la Madonna si prenda la sua rivincita, almeno nella teatralità del rito, nella messa in scena barocca di un dolore attorcigliato sulle note agonizzanti delle marce funebri. Del resto sappiamo che le donne siprendono sempre le proprie rivincite nei confronti del mondo maschile che le vitupera e le relega nell’angolo dei “lavori donneschi” o tout court del piacere.
Ma per suffragare queste note che non ambiscono ad altro che ad una riflessione sul nostro magnifico carnevale della fede, quali prove si possono portare?
Forse basti pensare che la statua più bella è quella della Madonna perciò già gli artigiani che la realizzarono erano a lei ben disposti. Il loro scrupoloso zelo era intessuto d’amore verso la Mamma ideale che nel Cielo ci attende alla fine dei nostri giorni. Nel senso che il successo della Madonna è già inscritto nel suo Dna artistico come a dire che la sua immagine è costruita per l’inevitabile successo.
Cosa ne volete fare?
14 aprile 2006
L’annosa vicenda del teatro ritorna d’attualita’.
Inaugurato nel febbraio 2002 dopo decenni di colpevole abbandono, si puo’ dire con le parole del mitico Toto’ che oggi “vivacchia”, sospeso com’e’ fra la stagione di prosa organizzata dal consorzio del teatro pubblico pugliese e i concerti meritoriamenti messi su dall’Associazione Musicale “Caelium”.
Altre improvvisate iniziative non ne connotano certo la fisionomia. Ma ora ci si chiede: lo si vuole comunale? Lo si vuole aperto all’iniziativa privata? O caratterizzato da un sistema di gestione mista? Quali sarebbero i famosi centri di produzione sperimentale di nuovi linguaggi che da fonti autorevoli vengono di continuo richiamati in ballo? Sperimentare cosa e con quali fini? Coinvolgere le scuole ma in quale maniera? Esiste uno statuto di regolamentazione della struttura, e il comitato di gestione?
O si vuole andare avanti con le cossiddette commissioni di saggi che, dopo la prima riunione di bla bla bla cadono nel dimenticatoio? E poi ci chiediamo i criteri di reclutamento delle iniziative intraprese recentemente col coinvolgimento di ragazzi adolescenti in stages teatrali: quali sono i tempi di esecuzione? Il teatro deve assumere una vocazione aperta a tutti i generi o al Giorgio Sthreler di turno viene data carta bianaca in toto?
Basta poi coi fantomatici saggi di fine anno delle varie palestre e suole di ballo perche’ il teatro non e’ il luogo deputato per questo tipo di eventi.
Non si puo’ dire si a tutto e a tutti.
I responsabili facciano presto nomi e cognomi di chi dovra’ “produrre”, stabiliscano fini, modalità, preventivi di spesa, almeno abbozzi di programma tenendo presenti tutte, ma proprio tutte, le realta’ presenti in città e che da anni sono attive sul territorio nell’ambito dei progetti culturali, favorendo chi ha dimostrato di saper costruire ed esportare in tutta la regione il nome di Ceglie.
Solo allora si potrà parlare di teatro di serie a anche per la nostra città.
Nicola Santoro
Elezioni Politiche 2006: Luciano Sardelli
5 aprile 2006
Carissimi,
La vita è fatta di scelte, spesso difficili!
Un anno fa con alcuni amici abbiamo dato vita a un nuovo partito, il Movimento per l’Autonomia. Un partito del Sud per il Sud. A dicembre a Bari, nel primo congresso nazionale di cui sono stato presidente, abbiamo elaborato un progetto nuovo e coraggioso per lo sviluppo del Mezzogiorno.
Questo progetto per il Sud è diventato il secondo punto del programma politico della Casa delle Libertà. La “Banca del Sud” nata a Napoli il 9 marzo, e l’approvazione al Parlamento Europeo della fiscalità di vantaggio, cioè meno tasse per le imprese che investono nel Mezzogiorno, sono i primi due, importantissimi, risultati di questo nostro progetto.
Ora abbiamo stretto un accordo solo elettorale con la Lega Nord, ma sia ben chiaro: i voti dati al nostro simbolo vanno tutti al Sud, a candidati pugliesi e soprattutto a Luciano Sardelli, capolista alla Camera dei Deputati.
Da 20 anni sono pediatra a Ceglie: le mamme sono diventate nonne e le figlie madri. Ma il rapporto umano e personale che mi lega a voi è migliorato giorno dopo giorno.
Sono l’unico candidato del Centro-Destra che ha concrete possibilità di essere eletto, voglio rappresentare Ceglie in Parlamento perciò vi chiedo un atto d’amore per Ceglie, un voto per la nostra Città!
Luciano Sardelli
Medico Pediatra
C’E’ CHI IN OGNI CAMPAGNA ELETTORALE VIENE A CEGLIE A FARE PROMESSE… E C’E’ CHI HA SCELTO DI STARE A CEGLIE DA 20 ANNI INSIEME A VOI
Elezioni Politiche 2006: Teresa Bellanova
5 aprile 2006
“Ceglie: le origini del mio impegno e la sfida alla Camera dei Deputati”
Teresa Bellanova, candidata alla Camera nella lista dell’Ulivo e con un passato trentennale di sindacalista nella Cgil, racconta in questa intervista a “Ceglie Plurale” le origini del suo impegno politico, un passato duro segnato dalle lotte per i diritti dei braccianti iniziato tra Brindisi e Bari, proseguito a Lecce e poi a Roma.
Com’è iniziato il tuo percorso nel Sindacato?
Ho iniziato giovanissima. Ero poco più che una ragazzina quando iniziai a lavorare. Così poco più che quattordicenne mi ritrovai a conoscere la piaga del caporalato, il reclutamento dei lavoratori, le dure condizioni di lavoro, e ho iniziato un percorso che avrebbe caratterizzato per sempre la mia vita. Sin da piccola ho incrociato la politica in casa, i miei genitori erano iscritti al Pci, erano militanti attivi. Mi sono ritrovata dalla parte di chi lottava contro lo sfruttamento del lavoro ed in poco tempo, neanche maggiorenne, sono entrata a far parte della Lega braccianti e della Camera comunale del Lavoro.
Ci sono delle persone che ricorda con più affetto?
Intanto tutti i compagni della Camera del Lavoro, soprattutto quelli più anziani che in quel periodo, cioè verso la metà degli anni Settanta, fecero di tutto per agevolare l’inserimento di noi più giovani, ed in particolare il mio. È stata come una grande famiglia. Penso ad Antonietta Ancona, per esempio, che è stata una figura straordinaria per la mia formazione di donna e di sindacalista. Mi ha accompagnato per mano in questa esperienza nel sindacato e nella politica, sostenendo me che ero una ragazzina. All’epoca c’era davvero poco spazio per le donne, eppure nella Camera di Ceglie ho incontrato davvero tanto sostegno ed affetto. C’era per esempio Antonio Cavallo che era il responsabile della Camera del Lavoro, Pietro Vitale, Antonio Argentiero, compagni anziani che sono stati decisivi per quell’operazione di rinnovamento del sindacato in corso nella Cgil dell’epoca, e che ha portato al mio inserimento. È merito loro e di tanti altri compagni se una giovanissima donna come me entrò a far parte del sindacato e nel 1976 fui poi assunta come funzionario.
Cosa ricorda dell’attività sindacale di quegli anni?
Ricordo il dramma del caporalato contro cui ho dedicato tutte le mie energie, e soprattutto ricordo in modo ancora molto vivo l’incidente in cui persero la vita tre giovani lavoratrici cegliesi. Erano a bordo di un pulmino che trasportava molte più persone rispetto alla sua capienza e morirono così, per l’indifferenza e la scarsa considerazione che i caporali e tutto quel sistema avevano per i lavoratori. Ricordo l’impegno con cui ci dedicammo a costruire un possibilità di trasporto alternativo per garantire il diritto di recarsi al lavoro in modo sicuro. Fu molto dura e ci scontrammo con una reazione violenta dei caporali che ovviamente non potevano accettare il nostro tentativo di autogestione del trasporto. Per loro reclutare e trasportare i lavoratori dove volevano significava esercitare un controllo assoluto. Alla fine riuscimmo ad organizzare delle linee di trasporto pubblico con la Regione per trasportare le lavoratrici cegliesi nel metapontino dove l’agricoltura intensiva offriva opportunità di impiego per i braccianti. A Ceglie l’agricoltura era povera e non permetteva grandi opportunità, così la stragrande maggioranza andava a raccogliere uva o ortaggi a seconda delle stagioni.
Com’è proseguita la sua esperienza sindacale?
Dopo la prima esperienza nella Camera del Lavoro di Ceglie sono diventata responsabile del Coordinamento regionale Donne Federbraccianti e nell’81 mi sono trasferita a Lecce. Qui prima come funzionaria, poi eletta dall’88 Segretaria Generale provinciale della Flai (Federazione Lavoratori AgroIndustria), ho continuato ad interessarmi dei problemi delle braccianti e dei braccianti agricoli. E poi a partire dal 1996, con l’elezione a Segretaria Generale provinciale di Filtea (Federazione italiana Tessile Abbigliamento Calzaturiero) mi sono interessata dei problemi dei lavoratori del tessile. Una realtà molto dura anche questa, in cui ci si misurava con aziende che non rispettavano i contratti di lavoro ed imponevano forme di sfruttamento del lavoro. Per Filtea ho curato, sempre a Lecce, l’avvio dei contratti di gradualità, uno strumento per stimolare le imprese a scommettere sulla legalità, sul rispetto dei diritti del lavoro e che consente ai lavoratori di avere un rapporto di lavoro tutelato, di vedere riconosciuto un diritto di rappresentanza nella propria fabbrica ed all’interno del proprio posto di lavoro. Sono stati anni impegnativi e nel 2000 sono entrata a far parte della Segreteria Nazionale di Filtea con delega alle politiche per il Mezzogiorno, politiche industriali, mercato del lavoro, contoterzismo e formazione professionale.
E dal sindacato alla politica?
Nel 2005 sono stata eletta componente del Consiglio Nazionale dei Democratici di Sinistra, ho mantenuto il mio incarico nella Cgil sino a qualche settimana fa quando è stata ufficializzata la mia candidatura alla Camera dei Deputati nella lista dell’Ulivo in Puglia, a sostegno di Romano Prodi.
Quali legami ha ancora con Ceglie?
I legami affettivi prima di tutto. A Ceglie vive tutta la mia famiglia, i miei genitori, i miei parenti, e poi sono legati alla nostra cittadina i ricordi della mia infanzia e tutte quelle esperienze di vita, le lotte, le amicizie vere che mi hanno portato ad essere quello che sono oggi. È anche per questo legame che non si è mai spezzato che, anche se a distanza, seguo le vicissitudini sociali e politiche di Ceglie. E devo dire che ci pensa mio padre a colmare la distanza fisica, tenendomi sempre al corrente su quello che accade.
La nostra terra è ancora quella della disoccupazione in particolare giovanile e femminile, come fare secondo lei a ripartire?
La questione sociale di Ceglie è quella di tutto il nostro Mezzogiorno. A segnare la nostra cittadina è una debolezza sociale che è soprattutto economica, una fragilità che segna gran parte della Puglia e condanna i giovani e le donne ad un senso di precarietà che sembra non finire mai. La questione della disoccupazione giovanile e femminile che segna Ceglie è grave, ed è grave nel resto del Mezzogiorno. Un territorio che nel corso di questi anni è stato abbandonato a se stesso, completamente alla deriva, da un governo troppo preso da altre cose. Il nostro Mezzogiorno paga la sua arretratezza e però oggi, in un momento delicato dell’economia nazionale, sconta soprattutto la grave crisi strutturale del sistema produttivo del Nord che ha sempre utilizzato a basso costo la forza lavoro meridionale, delocalizzando e appaltando segmenti di produzione. Oggi questo sistema si rivela incapace di reggere la competitività con le nuove potenze economiche, e stenta a riprendersi perché in questi anni non si è fatto nulla per consentirlo. Così oggi per far ripartire l’Italia serve far ripartire il Sud. Questa è la scommessa del progetto di governo del Centrosinistra, non uno slogan, ma un progetto serio di rilancio produttivo.
Negli ultimi cinque anni quasi tutte le aziende tessili della provincia di Brindisi hanno chiuso licenziando migliaia di persone che per sopravvivere si sono inventati altri lavori, secondo lei cosa bisogna fare per far ripartire questo settore?
Purtroppo la crisi del Tac è grave e diffusa nella nostra Puglia. È una crisi che ha origini lontane e che può trovare risposte solo in una politica di sviluppo nazionale che individui nel tessile un settore da riposizionare sui mercati mondiali, sostenendo il rafforzamento delle piccole e medie imprese, stimolando l’innovazione dei prodotti. L’impresa italiana non può competere sui basti costi ma sulla qualità delle sue produzioni, ecco perché una questione decisiva è quella della valorizzazione del made in italy. E in Parlamento uno dei miei impegni sarà quello di arrivare all’approvazione di una proposta di legge che punti a valorizzare e a rendere informato il consumatore sulla rintracciabilità del prodotto.
Le chiediamo un impegno a portare in Parlamento le istanze della nostra Ceglie.
Sicuramente, accetto questo impegno senza alcuna incertezza. Anche se non mi piace essere chiamata onorevole, preferisco semplicemente Teresa. Sarò il deputato di Ceglie, sosterrò le istanze di Ceglie che sono quelle del Mezzogiorno, dei diritti, del lavoro, di un nuovo stato sociale, dei giovani che devono poter mettere a disposizione del proprio territorio i saperi e le conoscenze che hanno sviluppato. Sento profondamente questo impegno che prendo con Ceglie e con la Puglia perché è quello che ho sempre portato avanti stando dalla parte delle persone più deboli. Vorrei chiedere piuttosto qualcosa ai cegliesi. Vorrei chiedere loro, a coloro che mi hanno conosciuto e a quelli che vorranno conoscermi, di scegliere il simbolo dell’Ulivo il 9 e 10 aprile e di sostenere il nostro progetto politico. Ai cegliesi chiedo di attivarsi, di andare casa per casa, di parlare con gli altri e di lavorare tutti insieme perché il futuro è nelle nostre mani ed insieme possiamo farcela.
Ufficio Stampa
Arianna Genovese
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E’ la CBC Nuova Pallacanestro Ceglie la regina del girone B
5 aprile 2006
Nel recupero dell’ultima giornata di campionato la CBC Nuova Pallacanestro Ceglie 2001 espugna il parquet di Carovigno confermandosi con merito al primo posto del girone B del campionato regionale di Promozione maschile.
Partita attesa dagli addetti ai lavori per definire la griglia playoff, con la vittoria di martedì sera il Ceglie mantiene a due lunghezze il Francavilla ed affronterà domenica prossima fra le mura amiche la quarta classificata del girone B ossia la Ferrini Brindisi mentre il Carovigno, obbligato a vincere per continuare l’avventura, saluta in anticipo il campionato ad appannaggio dell’A.s. Cinque Brindisi che accede all’ultimo posto utile per i playoff in virtù del quale affronterà domenica in gara 1 i cugini dell’Acli.
A Carovigno, la gara si è sviluppata all’insegna dell’equilibrio solo nel primo quarto dove la squadra di casa è sembrata più tonica al cospetto di un Ceglie svogliato e contratto.
Nel secondo periodo la formazione del Presidente Bellanova ha cominciato a macinare gioco e, complice un vistoso calo atletico del Carovigno, ha preso il largo andando all’intervallo lungo con un eloquente +15 frutto delle giocate dei lunghi Barletta ed Elia oltre alla buona vena realizzativa di Pellecchia.
Nella terza frazione quando tutti si aspettavo una reazione del Carovigno ecco venire fuori la formazione ospite che mette in ghiaccio la partita; comincia a giocare anche Cerminara e per i padroni di casa sono dolori con 16 punti in dieci minuti che il ragazzo di Francavilla segna con semplicità disarmante.Dall’altra parte ci provano Pecere sotto le plance (22pt.) e l’inossidabile Nico Vita (18pt.) con le sue triple a tenere a galla la formazione di casa.
La squadra di coach Suma tocca anche i 25 punti di vantaggio con il trio Elia-Sanluca-Pellecchia che catturano qualsiasi pallone si affacci nella loro metà campo, ben coadiuvati da Barletta (24pt.) e dall’esordiente Gatti ritornato all’attività. L’ultima frazione fa registrare la rimonta del Carovigno che recupera l’imbarcata rendendo onorevolmente le armi alla capolista CBC Nuova Pallacanestro Ceglie 2001 con il punteggio finale di 63 a 80 in un clima di grande sportività fra le due squadre.
Francesco Morelli


