Continua la marcia inarrestabile della Nuova Pallacanestro Ceglie 2001

31 gennaio 2006

Ancora un’altra vittoria per la CBC N.P. CEGLIE 2001 che continua la marcia inarrestabile in vetta al campionato regionale di promozione del girone B.
A farne le spese è stato sabato scorso la formazione della Folgore Brindisi, battuta fra le mura amiche con un eloquente 102 a 79 frutto però di una grande rimonta da parte della formazione del Presidente Cataldo Bellanova.
In svantaggio di ben 21 lunghezze all’intervallo, il sodalizio messapico strigliato a dovere negli spogliatoi da Coach Mimmo Suma, è rientrato nel terzo quarto con la concentrazione necessaria concedendo solo 4 punti agli avversari. I play-maker Amico e Palmisano hanno suonato la carica con i contropiedi e le triple necessarie per rientrare in partita e poi Barletta Cerminara e Pellecchia, ben coadiuvati da Deleonardis, hanno portato a casa il risultato, grazie all’oculata gestione dei minuti finali.
Da registrare il buon esordio di Pellecchia (fondamentale nel dettare i ritmi alla gara) e Quaranta (essenziale ed efficace sotto le plance sia in difesa che in attacco) i due nuovi innesti che completano così un rooster di tutto rispetto per questa categoria. La Formazione arancio-blu del Presidente Onorario Tonino Pepe è in questo momento sicuramente la più in forma del girone anche grazie al sapiente lavoro atletico del preparatore Dott. Alessandro Nacci che, insieme a Coach Suma, non lascia nulla al caso e da mesi prepara al meglio questo gruppo. Recuperati in pieno tutti gli infortunati grazie all’instancabile lavoro del responsabile sanitario Dott. Corrado Allegretti, la squadra accompagnata da Adriano Lanzillotti e l’Ing. Lorenzo Elia affronta domenica la gara più attesa dell’anno; alle 18:30 presso la Palestra G.Pascoli sarà di scena l’altra capolista del girone, la Imperiali Francavilla. “Affrontiamo la formazione che condivide il primato in classifica con noi, prepareremo minuziosamente la gara come facciamo ormai dall’inizio della stagione, con rispetto nei confronti del Francavilla ma assolutamente senza alcun timore” queste le parole del Vice-presidente e Direttore Sportivo Francesco Morelli per una gara che tutti gli appassionati attendono con impazienza.

Ufficio Stampa N. P. Ceglie

Risposta dell’Ing. Elia riguardo alla vicenda del Palazzetto dello sport

27 gennaio 2006

ING. GIOVANNI ELIA
VIA MARCONI, 50 – TEL. 0831/376088
72013 CEGLIE MESSAPICA (BR)

Ord. Ing. BRINDISI N. 213
Cod. Fise. LEI GNN 44E 02 C 424 I.
Part. Iva 00710940743

Signor direttore,
l’articolo pubblicato a pagina 8 del vostro foglio, Ceglie Plurale, a firma di N.Ciraci contiene, per quanto mi riguarda, alcune imprecisioni, che spero siano state riportate in buona fede.
Voglio segnalarvele per le dovute rettifiche a beneficio dei vostri lettori e a tutela della mia rispettabilità professionale.
Mi ha dato fastidio inoltre, che una vicenda di tipo essenzialmente burocratico debba assumere necessariamente un colore politico. Realizzare a Ceglie un ‘impianto sportivo al coperto è una idea che parte da lontano, anche perché in raffronto ai paesi viciniori noi siamo restati sempre un pochino arretrati.
L’amministrazione Locorotondo chiese al sottoscritto di progettare un impianto al coperto, e già da allora, mi trovai a far quadrare un opera nei limiti di uno stanziamento di fondi piuttosto modesto. E’ il motivo per il quale non ho mai chiamato il mio progetto “palazzetto dello sport” ma semplicemente: impianto polisportivo indoor.
Credo ci corra una certa differenza! l’ultima versione del mio progetto, infatti, è accompagnata da una relazione tecnica che illustra le caratteristiche di questa opera con le somme messe a disposizione dall’Amministrazione, relazione che qualcuno avrebbe dovuto leggere.
Vengo alle precisazioni di quanto ho trovato stravolto nelle quattordici righe che Nicola Ciracì mi ha voluto dedicare.
Punto 1 – Con l’avvento della giunta Magno non ho rinunciato all’incarico; il dott. Magno, giudicando l’opera di modesta entità decise che non era il caso di realizzarla, revocò con delibera quanto disposto dalla giunta Mita e decise inoltre di negare al sottoscritto le dovute competenze professionali per la progettazione. Il minimo che si poteva fare era quello di adire le vie giudiziarie.
L’avvento del commissario prefettizio compose successivamente in modo bonario la vertenza annullando quanto disposto dalla delibera Magno.
Punto 2 – Al sottoscritto non sono state corrisposte, come erroneamente riportato, parcelle sino a 5/6 bensì solo sino a 4/6, la differenza è sensibile, e per quanto mi
riguarda importante; uno dei motivi per i quali ho dovuto sospendermi dalle mansioni di Direttore dei lavori ed avviare un contenzioso con il Comune.
Punto 3 – Per quanto possa apparire strano, non è mai esistita una “convenzione”
ovvero un contratto scritto tra l’ing. Giovanni Elia ed il Comune per la prestazione d’opera della Direziono dei lavori perciò non ha senso parlare di penali così come scritto.
Punto 4 – Il contenzioso con il Comune per “la richiesta di altre somme” è una pura
illazione, l’ing. Giovanni Elia ha solo preteso dal Comune quanto legittimamente previsto per le sue competenze con la tariffa minima, disposta dall’Ordine degli Ingegneri ed Architetti.

Fatte queste precisazioni, il signor Ciraci farebbe bene, in avvenire, ad attingere le notizie dal “Responsabile del procedimento”, una figura giuridica prevista dall’attuale legislazione sui lavori pubblici a tutela della trasparenza degli stessi e non affidarsi alla fantasia.
Leggo anch’io il vostro giornale, vorrei che restasse una palestra di pubblica discussione e non diventasse un foglio di pettegolezzo cittadino.

Dott. Ing. Giovanni Elia

Ceglie Messapica, 6 dicembre 2005

Arretratezza e occasioni mancate

24 gennaio 2006

Di recente in Puglia sono sorte piccole banche legate al territorio allo scopo di favorirne lo sviluppo e tra queste la Banca Popolare della Valle d’Itria che aprirà uno sportello a Martina Franca. E’ un’occasione per avviare una discussione e riflettere sullo stato di abbandono della nostra economia, sulle occasioni mancate nell’ultimo ventennio. E sullo spreco di talenti che fatalisticamente la nostra comunità distrugge. Non dimentichiamo il quadro complessivo di sviluppo dell’economia pugliese, i suoi ritardi e le trasformazioni strutturali avvenute, ma ci soffermeremo su alcune specificità locali.
Negli anni ’50 a Ceglie dei pionieri sentirono la necessità di fondare una Banca Popolare, pensata per la raccolta e l’investimento a sostegno della nostra economia agricola e per lo sviluppo edilizio della città. La costituzione della Popolare di Ceglie precede quella di Brindisi e certamente favorì lo sviluppo sia nel settore agricolo, sia in quello edilizio, sia nel fragile comparto tessile.
Questo sistema virtuoso fu interrotto negli anni ’90, quando la banca fu assorbita dalla Popolare Pugliese. Nel ’94 si tentò la costituzione di una Banca di Credito Cooperativo, ma il tutto abortì per invidiuzze di paese. La situazione attuale si può racchiudere in questi due dati tratti da fonte Banca d’Italia: nel 2002 a Ceglie sono stati raccolti depositi per 89.851 euro, ma ne sono stati impiegati solo 38.730, mentre a Martina la raccolta è stata di 295.225 euro a fronte di un impiego di 327.034 euro.
Questo raffronto la dice lunga sulla forza e sulla dinamicità economica delle due realtà. Di tutta questa storia ci piace sottolineare che la Banca Popolare della Valle d’Itria vede quasi 100 sottoscrittori cegliesi per un ammontare di 600 mila euro e che tra i soci fondatori della Banca figurano due cegliesi: Tito Ciccarrone e Nicola D’Ippolito nominati rispettivamente vicepresidente e vicario. Ogni anno assistiamo alla perdita di forza lavoro emigrata in cerca di fortuna. Molto di questo capitale invisibile si afferma nello spettacolo, nell’arte e nelle professioni e adesso ci dobbiamo trasferire per affermarci nella finanza.
A questa situazione economica bisogna dare delle risposte, ma ci trastulliamo con amenità e non ci rendiamo conto che Ceglie si è avviata verso un dormitorio pieno di bambini e di pensionati al minimo. Allo stato delle cose risulterà anche ininfluente l’approvazione del Piano Regolatore. La qualità urbana, dall’arredo alle relazioni sociali, sono un disastro. I servizi sono inesistenti e quei pochi attivati sono dequalificati. Abbiamo perso, non solo, il senso della comunità civile, ma anche di quella religiosa se pensiamo che a Natale abbiamo assistito all’allestimento due presepi viventi realizzati da comunità parrocchiali in concorrenza e i cui esiti sarebbero stati certamente migliori se le forze si fossero unificate. La verità è che troviamo difficoltà a fare sistema. Certamente ci sono cittadini che hanno valide intuizioni, ma l’incapacità a fare sistema fa deperire tutto. Siamo stati i primi in provincia ad attivare una televisione e una radio privata, ma di esse non è rimasta traccia. Nelle attività produttive del comparto enogastronomico abbiamo realizzato un sistema virtuoso di grande interesse che dovrebbe essere preso a modello. Ceglie, oggi, è conosciuta nel mondo solo per alcuni ristoranti di qualità e attorno a questo polo dovremmo sviluppare un sistema e una trama culturale e politica che valorizzi ed esalti il territorio.
Ormai i partiti si sono trasformati in ceto politico autoreferenziale e asfittico. Non ci resta come comunità che prendere nelle nostre mani l’esercizio della democrazia e sprigionare le energie economiche, culturali, religiose e sociali di cui siamo capaci.

Vincenzo Gasparro

Masseria Sardella

19 gennaio 2006

La masseria Sardella, proprietà di Alberto Scatigna (agli inizi degli anni cinquanta vice sindaco con l’amministrazione Montesani), è posta, con gli appezzamenti che la circondano, a cavallo dell’agro di Ceglie Messapica e quello di San Michele Salentino.
Essa è una delle tante masserie che costellano le nostre campagne e che, un tempo prospere e ricche fonti di vita per molteplici categorie di lavoratori, oggi denunciano chiaramente gli inequivocabili segni della loro irresistibile decadenza. Esse hanno infatti ormai esaurito la propria funzione sociale ed economica nell’ambito della odierna civiltà tecnologica che, divorando i suoi stessi feticci, stravolge i valori più importanti e fondamentali nei quali l’uomo ha costantemente creduto e che hanno sorretto fin qui la propria esistenza.
E, come tutte le altre masserie, inoltre, la Sardella sopravvive a se stessa, nonostante tutti gli sforzi messi in atto dal suo proprietario, che la conduce direttamente con l’aiuto di pochi altri operatori della terra, per mantenerla vitale e perciò produttiva.
Ma, a parte tutte queste amare parole, che in un certo senso potranno acquistare per l’orecchio di qualcuno l’eco lontana di un epicedio, lunga e tormentata è la storia della masseria Sardella. Qui i tetti del fabbricato padronale e di alcune vecchie corti, embricati ed a spioventi, ricordano (ma in maniera molto attenuata,) certi modelli del Nord Europa, qui probabilmente introdotti dagli Irlandesi venuti nella zona di Taranto al seguito di San Cataldo nel secolo VII (R. Jurlaro, Storia e cultura dei monumenti brindisini, Galatina 1976, p. 275).
Del resto, la medesima struttura architettonica del fabbricato, in conci di pietra viva locale, denuncia precisi interventi, a seconda delle necessità sopraggiunte, risalenti ad epoche diverse anche se ormai quasi illeggibili per gli occhi impigriti di noi moderni.
Infatti, essa sta lì, del tutto catafratta dall’abbacinante latte di calce, composta e statica sull’arioso pianoro da cui spuntano, improbabili diòscuri vegetali, due smilze palme le cui chiome s’agitano sussiegose alle ruffiane carezze del vento.
Nei pressi, a nord della masseria, da un intrico parossistico di rocce e di sassi, di macchie e di cespugli, scaturisce una massa già informe di megaliti che strabilia, a guisa di un immane, mastodontico altare: la specchia di Talene o dell’Alberosanto, che un lungo muro collega a quelle di Capece e della Madonna della Grotta (V., G. Fuzio, Ceglie Messapico: una esperienza urbanistica, Bari 1968, p. 54).
Comunque, la prima notizia storicamente accertata che riguarda questo complesso masserizie, risale ai primi anni del 1700. A quell’epoca la Sardella fu venduta dal principe di San Vito per ducati quattromila con atto del notaio Giuseppe Antonio Lupo del 4 agosto 1718. Aveva un’estensione di tomolo quattrocentosettantadue duecentonovantuno pecore e trentaquattro vacche (P. Palumbo, Storia di Francavilla Fontana, rist. anast., Sala Bolognese 1974, voi. I, p. 247).
Venne acquistata dal Convento delle monache di Clausura della Regola di San Francesco che, dedicato a San Carlo, era posto nella città di Francavilla Fontana.
Masseria Sardella: particolare della casa padronale. In queste pietre, battezzate con la calce, si legge l’amaro rimpianto di un’azienda sopravvissuta alla sua stessa storia. Molto spesso l’amore e le competenze tecniche dell’uomo non riescono a mantenere vitale e perciò produttivo un complesso masserizie di rilevanza storica.
Però, le vicende di questa masseria non terminano qui, in quanto essa, per la sua posizione isolata, molto lontana dalle strade di maggiore traffico e dall’abitato di Ceglie, da cui dista cinque chilometri, situata sul lato destro della vecchia strada che conduce a Francavilla Fontana (Cfr. P. Locorotondo, Ceglie Messapica, Cisternino 1963, p. 24), costituiva il rifugio ideale di quanti avessero dei conti in sospeso con la giustizia e che, per tanto, non desiderassero, nei limiti del possibile, regolarli.
Infatti, nel 1862 e precisamente il 30 settembre, la masseria Sardella insieme con quella di Casamassima, site tra San Vito e Ceglie e condotte in fitto da Francesco Mastro fu Tommaso di Ceglie (V. Carella, // brigantaggio politico nel Brindisino dopo l’Unità, Fasano di Puglia 1974, p. 93), si trovarono anche esse coinvolte nelle azioni brigantesche verificatesi immediatamente dopo l’unificazione politica della Penisola. Atti di gente che, sbrigativamente è stata finora liquidata con gli appellativi più infamanti da certa critica storica prevenuta e conformista, ma che, ad una analisi più approfondita e meditata, risulta invece portatrice, sebbene in modo rozzo e spesso condannabile, di istanze politiche e di rivendicazioni sociali ben più complesse e profonde di quanto comunemente si creda.
I briganti vi giunsero in tredici… a cavallo, armati di schioppi … mal vestiti alla paesana, con cappelli in testa da villani. A Sardella si fecero consegnare uno schioppo e la giumenta che solca cavalcare il massaro Mastro e che venne montata da colui che si chiamava Capitano…..
Si diressero, quindi, verso Palagogna. Tra quella gente fu riconosciuto Francesco Monaco che, nella masseria Sardella, aveva chiesto da bere acqua.
In quegli anni, il complesso masserizie apparteneva, invece, alla Casa Ducale di Ceglie nella persona del duca don Raffaele Sisto y Britto che, tra l’altro, aveva ricoperto la carica di sindaco della citta messapica, dal 1827 al 1829 (V.M. Ciraci – G. Scatigna Minghetti, Ceglie Messapica una città, Galatina 1980, p. 173), per sottolineare il legame reciproco di fiducia e di stima intercorrente tra l’università ed il feudatario.
Essendo senza figli, costui lasciò erede del titolo e del feudo la famiglia napoletana dei marchesi Verusio i quali, per ragioni a me tutt’ora ignote, vendettero in seguito la Sardella ad Angelo Pietro Scatigna di Ceglie, appartenente ad una famiglia di antico ceppo.
Questi, uomo dalla personalità forte e dalla vita operosa, iniziò subito molteplici opere di trasformazione e di ristrutturazione della sua nuova proprietà, costruendo stalle più moderne e capienti ed impiantandovi colture più razionali e diverse.
La sua opera, comunque, rimase bruscamente interrotta in quanto la morte lo colse nel settembre del 1923, in età relativamente giovane: degno di compianto cittadino, come recita l’epitaffio posto sulla sua tomba.
I cittadini cegliesi lo avevano visto altresì attivamente in politica nelle file della Sinistra capeggiata dalla famiglia Chirulli e partecipare, sul tramonto dell’età liberale, alle lotte che anche in questa città dell’Alto Salente furono condotte, senza esclusioni di colpi, contro la Destra, guidata dalla famiglia Gatti.
Ma ogni eco oggi si è spenta. L’alacre lavoro è ormai ristagnante. La febbrile attività è come se fosse smorzata, però, la Sardella è ancora lì, pacata ancora lì, a testimoniare di un passato che ormai non è più.
Ma, per chi volesse o sapesse leggere sulle sue raggrinzite pareti, sulle sue pietre scabre e testarde, calcinate dal sole spieiato delle nostre contrade, vi troverebbe impressa, forse, l’ostinata determinazione di volere proseguire intrepida (e a dispetto di tutto) ancora per molto verso il più lontano futuro.

Gaetano Scatigna Minghetti

Il bosco Montecchie rivivrà

17 gennaio 2006

Il bosco Montecchie – un’area di 13 ettari che insiste sul territorio di Ceglie Messapica ma è proprietà della provincia, lungo la strada per San Vito dei Normanni – verrà presto salvato dall’abbandono e dall’incuria in cui versa. L’Amministrazione provinciale, guidata da Michele Errico, nei giorni scorsi ha approvato due progetti distinti finalizzati al recupero del bene, grazie al ruolo svolto dal consigliere provinciale cegliese Pietro Mita (Rifondazione). Sono 150mila gli euro stanziati, per la creazione di un «parco didattico e ricreativo». «Mi sono occupato per la prima volta sul piano istituzionale di questo bene agli inizi del mio mandato di sindaco – afferma Mita – quando intervenni più volte, sulle diverse amministrazioni che si succedevano in quel periodo alla Provincia, ricevendo solo promesse e nulla più. Anzi, l’ultima Amministrazione Frugis – della quale faceva parte un assessore cegliese – approvò addirittura una delibera per la vendita del bosco. Delibera – continua Mita – che nella primavera del 2005 abbiamo revocato, facendone approvare un’altra, con l’impegno a trasformare l’area in parco didattico e ricreativo». Il primo progetto riguarda lavori di sistemazione e di viabilità interna (muretti a secco di recinzione), strada non asfaltata per l’accesso al parco, nonché segnaletica esterna al parco. Il secondo progetto prevede, invece, interventi di valorizzazione e fruizione del bosco: l’istituzione di un percorso atletico di quindici tappe nell’area boschiva; la creazione di un’area parcheggio per automobili e biciclette; l’istituzione di un’area adibita a parco giochi per bambini. «Oggi, finalmente, con questa amministrazione di centrosinistra si cambia strada – commenta Mita – perché con questo progetto, non solo la città di Ceglie, ma l’intero territorio provinciale, ottiene un beneficio sul fronte naturalistico, turistico e ricreativo».

Pierpaolo Faggiano

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

Rogo nell’ex mattatoio, identificato l’autore

16 gennaio 2006

Ha dato fuoco ad un cumulo di vecchi copertoni stoccati nell’ex macello comunale a Ceglie Messapica ed è finito in carcere per incendio doloso e resistenza a pubblico ufficiale. Francesco Conte, 55 anni, del posto, disoccupato e già noto alle forze dell’ordine, da tempo, abusivamente, aveva messo radici in quel complesso decrepito di proprietà del Comune.
L’altra notte, secondo quanto riferito dai militari che lo hanno trovato poco dopo l’incendio, in uno stato confusionale, sembra che avesse alzato un po’ il gomito. Infastidito da tutto quel materiale ingombrante, raccolto in giro per la città dagli operatori ecologici e stoccato all’interno del vecchio stabile, in attesa di poterlo smaltire, con le cautele previste dalla legge per i rifiuti speciali, ha pensato bene di dargli fuoco. Avrebbe così eliminato il disagio che gli causava, dal momento che per lui quella costruzione era ormai un po’ casa sua.
La colonna di fumo nero che, intorno alle 23, dalla struttura abbandonata si è alzata in cielo, ha tenuto con il fiato sospeso, quanti abitano nei dintorni. Il timore era che l’aria diventasse irrespirabile. Un certo allarme è scattato anche nell’ospedale, situato a poche centinaia di metri.
Sul posto, avvisati dal 112, a cui era pervenuta la segnalazione da parte di alcuni cittadini, sono giunti i carabinieri della locale stazione, comandati dal maresciallo Sante Convertini, che, dopo aver chiesto l’intervento dei vigili del fuoco, hanno avviato le indagini per individuare l’autore del rogo. Fortunatamente, le squadre dei vigili del fuoco di Francavilla Fontana, che comunque hanno lavorato per diverso tempo, hanno avuto la meglio sulle fiamme che, in alcuni momenti, hanno raggiunto un’altezza di circa sette metri, senza che alcun danno ambientale costringesse i residenti degli stabili vicini ad allontanarsi. Per i carabinieri che hanno ascoltato testimoni e gente del posto, non c’è voluto molto per risalire al piromane che è stato fermato e interrogato a lungo. Indispettito dall’essere stato costretto a recarsi in caserma, si è ribellato inveendo contro i militari, fino ad aggravare
la sua già delicata posizione con la resistenza a pubblico ufficiale.

Valeria Arcangeli

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

La Stamplast Ceglie supera la capolista

16 gennaio 2006

La Stamplast Ceglie ferma il lanciatissimo Molfetta, capolista del campionato con una gara, specie nell’ultima frazione impeccabile. «Sapevamo bene – afferma a fine gara un gasato Giulio Tonucci – che affrontavamo una squadra forte, quasi perfetta e che noi avremmo dovuto far ricorso a tutte le nostre qualità e capacità per bloccarla». E prosegue: «Ai miei giocatori ho sempre detto che loro non sono inferiori a nessuno e che devono solo credere un po’ di più nelle loro alte capacità. In settimana abbiamo lavorato sodo ed alla fine raccogliamo il giusto premio del nostro lavoro». E poi un pensiero lo rivolge allo splendido tifo: «Eravamo in debito con loro e questa sera sono sicuro che abbiamo ulteriormente rinsaldato questo legame». Alla vigilia più volte lo si era sottolineato che per battere la capolista Molfetta occorreva che i ragazzi del coach Tonucci ritrovassero cuore, grinta e convinzione nei propri mezzi. Circostanze sulla quali il tecnico pesarese ha dovuto lavorare ed i segni si erano visti sette giorni fa con la sonante vittoria ai danni del Santa Maria Vico. Certo è che c’è ancora da registrare qualcosa in difesa dove ieri sera, specie nei primi due quarti, si è peccato un po’ troppo facendosi infilzare dagli avversari. E però pur vero che la Stamplast deve fare a meno di un play di spessore – radio mercato ancora non da notizie certe con alcuni giocatori che stanno provando. «Dopo la partenza di Sardano – ci spiega il direttore sportivo Enrico Marseglia – il coach ha dato una nuova fisionomia alla squadra raggiungendo equilibri che non possono essere stravolti da un giocatore che non riesca a far fare un ulteriore salto di qualità». Giusta osservazione ed ecco allora che Paolo Della Corte si sta sacrificando a queste nuove esigenze. Ma torniamo alla gara di ieri sera. Da sottolineare la prova di Eduardo Passante, un giocatore spesso criticato ma che da quando è arrivato Giulio Tonucci sembra essere trasformato, al punto che contro la capolista, e questo senza voler fare torto a nessuno, è risultato se non l’unico, uno dei migliori per grinta sotto canestro. Charles Mujango ormai deve abituarsi a vedersi appiccicati avversari che non lo lasciano respirare, ma Mujo è sempre lui, quel gran giocatore che nei momenti topici tira fuori quelle bombe che lasciano il segno. Come è avvenuto nel corso dell’ultimo quarto quando, costretti ad inseguire, sia pure di pochi punti, ha tirato fuori – si era a otto minuti dalla fine – un tiro da tre che ha consentito l’aggancio, con il sorpasso avvenuto subito dopo ad opera di Carlos Gallo, con un gran rimbalzo conquistato proprio da Passante ai danni del sempre difficile Teofilo. Del resto Varisco, il suo diretto avversario che non lo ha perso un solo istante di vista, alla fine ha dovuto tirare il fiato. «Sono molto contento della prova di questa sera – afferma Mujiango – perché conferma che siamo un gruppo affiatato e competitivo. Una vittoria che dedichiamo a tutti i tifosi, ai nostri dirigenti ed al nostro tecnico, certi che per noi inizia la vera stagione che ci porterà a lottare per la zona alta della classifica per affrontare i play off con il vantaggio del fattore campo».

Luca Dipresa

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

Il pre-gara di Stamplast Ceglie – Centro Ford Molfetta

14 gennaio 2006

La vittoria ottenuta in casa contro il Santa Maria a Vico ha ridato il sorriso e il morale alla Stamplast Ceglie, che scacciati i malumori e le polemiche per la sconfitta di Bari, è ritornata a brillare e a giocare saggiamente.
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Conzapiatti

12 gennaio 2006

Trapano_a_volano.jpgIl mondo agro-pasorale cegliese è caratterizzato, nelle molteplici componenti che costituiscono la sua cultura, da una continuità degli elementi etnici, rituali, economici, artigianali, che affondano le proprie radici in ambiti cronologici lontani. La continuità tipologica e funzionale degli oggetti appartenenti alla cultura materiale, tanto del mondo pastorale quanto di quello legato ai cicli produttivi dell’economia rurale, è riscontrabile in una pluralità di reperti etnografici la cui matrice è da ricollegare a manufatti prodotti dall’uomo in contesti preistorici e protostorici.
L’etnoarcheologia è una nuova branca della ricerca scientifica che consente di ripercorrere le tappe evolutive di molti aspetti della cultura materiale mediante l’analisi di tecniche di manifattura, produzione, uso e consumo di manufatti del passato, nell’intento di documentare, prima della loro definitiva scomparsa, aspetti socio-culturali ed economici tradizionali ancora riscontrabili nelle nelle società contemporanee.
I reperti archeologici, confrontati con quelli etnografici, consentono di ricostruire la storia dell’uomo cegliese, in un percorso ideale incentrato sul rapporto tra uomo e territorio, sulla sua formazione etnica e, soprattutto, sulla sua identità culturale, frutto dell’ambiente.
Tra i numerosi oggetti che meglio descrivono questo percorso, il trapano a volano rappresenta un caso esemplificativo di utensile progettato e realizzato nella cultura neolitica, la cui continuità d’uso si è protratta nel mondo agro-pastorale, e non solo cegliese, sino agli albori della rivoluzione industriale, ossia fino a quella meccanizzazione dei processi produttivi che nel nostro territorio si è affermata solo a partire dalla fine degli anni sessanta del secolo scorso.
Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento il trapano a volano, detto anche ad archetto o a corda, era ancora utilizzato nella riparazione del vasellame in ceramica: lungo la linea di frattura del contenitore sol trapano venivano praticate coppie di fori. I pezzi venivano poi legati insieme con fili di ferro serrati a graffa, sostituitosi nel tempo alle antiche funi vegetali bitumate di derivazione neolitica.
Il trapano è una struttura costituita da due elementi in legno incastrati a croce: l’estremità inferiore è imperniata ad una forma cilindrica che funge da volano, e presenta una punta terminale in ferro.
L’estremità superiore ed i bracci laterali sono collegati ad una corda vegetale inserita in appositi fori. Il moto rotatorio consente la foratura di materiale ceramico da parte della punta metallica. Una pressione esercitata sulla traversina in legno con leggeri movimenti verticali permette al trapano di mantenere la rotazione a senso alternato del perno verticale, con il continuo riavvolgimento della funicella. La rotazione è mantenuta costante grazie al volano, che inoltre potenzia con la sua pressione l’azione perforante della punta metallica. La riparazione del vasellame veniva effettuata in passato da una figura professionale specializzata ed ambulante, il ”’conzapiatti”’, che periodicamente attraversava le vie cittadine, ed il cui arrivo era anticipato dal tipico ”’banditore”’ (Giuvann a chunocchjia).
In realta il trapano a volano, per la sua capacità di forare materiali svariati (osso, legno, metalli), e per la facilità d’impiego coniugata ad un alto margine di precisione, ha avuto nel corso dei secoli ampia diffusione e larga circolazione anche presso altre figure di artigiani, come orafi, marmisti, costruttori e riparatori di bilance.
Uno strumento arcaico, dunque, che ricorda per meccanica quegli archetti preistorici adibiti all’accensione del fuoco, e che ha un diretto antecedente in un utensile simile, dotato di punta prismatica in selce, impiegato anche nella nostra zona a partire dalla cultura neolitica della ceramica impressa risalente a 6.500 anni fa. Le fonti archeologiche più dirette sono costituite da frammenti ceramici forati che presentano spesso residui di bitume, rinvenuti nel territorio cegliese.
Oggi questo singolare oggetto, in uso ancora negli anni sessanta del XX secolo, risulta scomparso nel nostro vivere quotidiano, sopraffatto dalle nuove tecnologie e dall’era dei consumi, facendo venire meno l’esigenza di riparare e recuperare semplici oggetti frutto del proprio lavoro.
Le nuove generazioni per sperimentare questo utile oggetto hanno una sola possibilità visitare un museo delle tradizioni dove questo strumento d’origine preistorica occupa un posto importante con il suo fascino e la sua storia plurimillenaria che porta con se.

Categoria:Michele Ciracì

Anziano trovato morto in casa

11 gennaio 2006

Cosimo Pascariello 78 anni, è stato trovato morto dopo un paio di giorni nella sua abitazione in via Orto di Burla, in pieno centro cittadino. E’ la seconda persona che nelle ultime settimane ha trovato la morte nella estrema solitudine.
L’ultima volta che è stato visto dai vicini è stata domenica scorsa, quando ha salutato alcuni amici del vicinato, poi silensio per alcuni giorni, sino a quando, insospettiti, i vicni hanno chiamato i Carabinieri e i Vigili del Fuoco che hanno sfondato la porta e trovato Pascariello ormai esanime.
Dopo aver trascorso lunghi anni in Germania, Pascariello periodicamente veniva a Ceglie, dove trascorreva alcuni periodi di vacanza a Natale e nel periodo estivo.
L’unica parente, la figlia, vive in Germania e subito dopo il ritrovamento è stata avvertita dalla locale Caserma dei Carabinieri sull’accaduto.