Per le vie di Ceglie – Padre Arcangelo Gigliola, Alcantarino

1 novembre 2003

Nasce a Ceglie Messapica il 4 ottobre 1873.
Studiò presso il Seminario Vescovile di Oria e il 10 agosto 1897 fu ordinato sacerdote. Fu nominato Arciprete della Collegiata di Ceglie Messapica il 31 agosto 1905. E’ stato il promotore per la costruzione della nuova Chiesa di San Rocco. Per portare a termine i lavori di questa imponente chiesa percorse il paese in lungo e in largo, addentrandosi anche nelle campagne, chiedendo ai cittadini un contributo in denaro, ma anche in natura, per rendere più grande ed accogliente il tempio dedicato al santo di Montpellier. E’ ancora oggi ricordato per il suo attaccamento alla chiesa, per il suo apostolato e la bontà d’animo.
Muore il 27 gennaio 1948.

Denominazione attribuita con deliberazione della Giunta Municipale n. 172 del 15 marzo 1950.

Per le vie di Ceglie – Gatti Pasquale, Notaio, Amministratore

1 novembre 2003

Nasce a Ceglie il 5 novembre 1839. Studiò nel Seminario vescovile di Oria. Col prof. Luigi Raggio studiò Belle Lettere, Filosofia con il canonico Antonio Cavallo. Frequentò la scuola del penitenziere Tanzarella e successivamente si trasferì a Lecce presso lo studio dell’avvocato Vincenzo Barletta per fare pratica. Ancora studente, fu chiamato a sedere tra i banchi del Consiglio comunale. Tornato a Ceglie fece pratica presso l’avvocato Pietro Lamarina.
Si diplomò a Lecce in Belle arti e filosofia, conseguendo successivamente la licenza liceale. Si recò a Napoli a studiare diritto presso la regia Università partenopea dove conseguì anche il diploma di Notaio.
Sindaco della città per varie consiliature nel 1888 fu nominato Cavaliere della Corona d’Italia e nello stesso anno membro della Giunta Provinciale Amministrativa. Nel 1902 fu Consigliere Sanitario Provinciale e successivamente Consigliere della Deputazione Provinciale, varie volte chiamato ad essere relatore di importanti provvedimenti come la costruzione delle strade provinciali e ferrate che dovevano attraversare il territorio della provincia di Lecce.
Morì nella città natale il 27 novembre 1916.

Denominazione attribuita con deliberazione consiliare n. 7 del 21 settembre 1920.

La memoria riparatrice

1 novembre 2003

I volti dei nostri concittadini morti nelle guerre che hanno insanguinato il XX secolo scorrono come un album di ricordi nel libro di Michele Ciracì Onor Caduti. La prima domanda che balza alla mente e s’interroga sul perché nel nostro paese nessuno mai s’era posto il problema di ricordare un numero così alto di concittadini morti nel fiore della giovinezza per una Patria che probabilmente sentirono lontana e nemica. Financo nei paesi più sperduti, una lapide ricorda i nomi di chi s’immolò per un ideale, ma questo non era stato fatto a Ceglie fino al 4 novembre 2003 che deve essere annotata come data riparatrice della memoria.
Con ogni probabilità le classi dirigenti locali, espressione della crassa borghesia cittadina, disprezzarono quei contadini e quegli artigiani che con mani callose furono, ancora ragazzi, avviati a prendere un fucile per combattere contro altri essere umani. Alcuni morirono come carne da macello dopo pochi giorni arrivati al fronte immolati in una guerra di posizione brutale e crudele.
Nel libro, di molti, non è rimasto neppure il volto, ma solo una scarna scheda biografica.
Ciracì nel suo paziente lavoro di ricercatore certosino ci ha consegnato una memoria che rischiava di essere perduta per sempre e di questo la città deve esserne grata. Il 4 novembre abbiamo visto vecchie donne stringere ancora il ritratto dei propri figli e a ragione Mario Annese afferma nella presentazione che “la guerra è capace di imprimere un segno incancellabile nell’esistenza di chi l’ha vissuta e, soprattutto, di rendere eterne le emozioni che essa suscita nei popoli”. Così come è condivisibile l’annotazione che Ciracì fa nella premessa al lavoro che ha lo scopo di “strappare all’oblio i nomi, i volti e le gesta di tanti giovani”.

Vincenzo Gasparro

Storia della fotografia cegliese – Antonio e Glicerio Campanella

22 ottobre 2003

Il gusto per l’immagine di reportage, o se vogliamo, il senso pratico di archivisti avezzi a fissare spunti e documenti più per i posteri che per se stessi: queste le caratteristiche peculiari dei fratelli Antonio e Glicerio Campanella.
I Campanella sono senza dubbio un fondamentale punto di riferimento per la storia della nostra città, per la storia della fotografia cegliese e pugliese tra la fine dell’800 e gli anni ’50 del Novecento. Il loro lavoro certifica che ci troviamo di fronte ad una via di mezzo fra i magnifici randagi, ultimi della scala sociale dei fotografi, e il nobile snob alla conte Premoli che andava in giro con la macchina fotografica, facendosi accompagnare dai servi che dovevano tener fermo il cavalletto, per il tempo necessario alla posa.
Con i Campanella siamo, insomma, al puro professionismo, all’artigianato elevato a dignità d’arte, alla abilità manuale che a Ceglie senti dietro il lavoro e alla creatività che ha fatto sorgere tante bellezze artistiche. Mi si passi lo stile retorico per riaffermare il valore di un artigianato e di un professionismo che piano piano e scioccamente è stato fatto morire.
Col tempo la gente si era abituata a vedere questi signori piazzarsi di fronte a loro ed armeggiare con una strana cassetta mentre aravano, mietevano o trebbiavano, o ancora durante la pausa dal lavoro, durante le feste o processioni o manifestazioni pubbliche, o solo per fare ritratti.
Ancora oggi possiamo ammirare le straordinarie foto scattate dai Campanella, grazie alla famiglia, in particolare per merito di Graziella che sino alla morte ha conservato gelosamente questi preziosi documenti e le numerose lastre, la sorella Angela che custodisce gelosamente e con cura molte foto e numerosi negativi su vetro.
Per tanti anni le foto e i negativi dei Campanella sono state chiuse in scatole a prova di luce e umidità, solo alcuni anni fa è stato concesso a me e all’amico Gaetano Scatigna Minghetti, di stamparle in occasione della pubblicazione Ceglie Messapica – una città.
Ma conosciamoli più da vicino.
Antonio, figlio di Michele Farmacista e Arcangela La Gamba, nacque il 13 ottobre 1875. Dopo il conseguimento del diploma in ragioneria, sposò Vita Maggi e si trasferì a Lecce, dove prestò la sua opera di istitutore nel rinnovato Collegio Palmieri, del quale era stato Rettore, qualche decennio prima, lo zio Glicerio, religioso dell’Ordine degli scolopi. Tornato a Ceglie, vinse il concorso bandito dal Comune per un posto di ragioniere, che occupò sino alla pensione. Si interessò di agronomia, facendo studi approfonditi sulla selezione dei grani duri, che gli valsero riconoscimenti all’estero (particolarmente in Russia). Iniziò a scrivere una storia di Ceglie, rimasta inedita, manoscritto che la famiglia dovrebbe dare alle stampe quanto prima.
Iniziò a fotografare per puro diletto e apprese i primi rudimenti sicuramente a Napoli, dove si recava molto spesso. Testimonianza di questo suo impegno sono le numerosissime fotografie giunte sino a noi: panorami, gruppi di famiglia, monumenti che, viste con gli occhi di oggi fanno apprezzare ancora di più la bravura e testimoniano dei cambiamenti avvenuti in tutti questi anni. Morì nella città natale il 26 giugno 1949.
Glicerio, farmacista, nacque il 13 dicembre 1877. Laureatosi in Chimica farmaceutica presso la Reale Università di Napoli, affiancò il padre Michele nella conduzione della farmacia che apriva i battenti in via Dante. Alla morte del genitore continuò la sua opera. Si ricordano le formulazioni farmaceutiche efficacissime nel campo della patologia broncopolmonare, come per esempio il chacets antiasmatici e gli sciroppi contro vari tipi di tosse. Quelle nel campo veterinario, richiestissime in quei tempi. Bravissimo nella confezione di compresse, fiale, impiastri e prodotti dermatologici, in un’epoca in cui non esisteva l’industria farmaceutica. La sua farmacia era il ritrovo preferito della gente umile come del nobile e con lui ci si intratteneva volentieri per consigli, scambi d’opinione e per alcuni decenni ha influenzato la vita socio-politica della città.
Imparò l’arte fotografica a Napoli durante i suoi studi e nella città partenopea acquistò macchine fotografiche di grande valore, ancora oggi in possesso della famiglia. Ha fotografato ogni aspetto della vita cittadina e lo si vedeva sempre in giro con la sua macchina fotografica a tracollo a cogliere ogni aspetto di vita.
Glicerio a molti decenni dalla sua morte, avvenuta il 4 giugno 1958.

Ceglie sportiva ha dimenticato la Coppa Messapica

1 gennaio 2003

La 47a Coppa Messapica, 6° Memorial “Orazio Lorusso” è stata vinta da Richeze Roberto della VC Bassano 1892 Elca Seca che ha battuto in una splendida volata il n. 90 Reda Francesco della SG Sergio Dal Fiume.
Sfortunata la gara del n.19 Rizzi Bruno del team Schivardi Colombina 1983 che sin dal primo giro del circuito cittadino di km.4,8, è stato il vero animatore della gara e per ben 6 giri è stato in testa. Rizzi è stato raggiunto quasi nell’ultimo chilometro e stremato dalla fatica si è dovuto accontentare di un meritato terzo posto.
Come ogni anno la Coppa Messapica è risultata una gara molto impegnativa per i continui saliscendi e per il caldo che si è fatto sentire sin dall’inizio. Alla partenza si sono presentati oltre 90 corridori provenienti da tutta l’Italia e dopo 120 chilometri, solo una trentina sono riusciti a terminare la corsa. Due annotazioni, uno di carattere tecnico e l’altro per richiamare l’attenzione sulla mancanza di pubblico sul percorso.
L’organizzazione ha lasciato a desiderare e non ha previsto il transennamento della parte più pericolosa del tracciato e per la mancanza di un medico nelle autoambulanze che accompagnavano la corsa. Da notare il poco raccordo tra i vari settori tecnici.
L’indifferenza e l’indisciplina degli spettatori ha causato un incidente in cui è stato coinvolto il n. 77 Conserva Francesco della SC Denti Biciclette Feralpi. Lanciato verso un sicuro piazzamento, nel momento cruciale ha investito un irresponsabile spettatore che eludendo gli scarsi controlli ha attraversato la strada nel momento più pericoloso della gara. Per fortuna il povero corridore ha riportato solo qualche frattura, ma per alcuni momenti si è temuto il peggio.
Abbiamo notato la scarsa affluenza di pubblico che non fa onore alla sportivissima Ceglie che si è sempre contraddistinta per la massiccia partecipazione a tutte le manifestazioni sportive ed in particolare alla Coppa Messapica, segno evidente che anche in campo sportivo è presente il decadimento che investe la città.
Grazie agli organizzatori che anche quest’anno affrontando notevoli sacrifici, anche economici hanno approntato una manifestazione di alto profilo sportivo che ha richiamato a Ceglie i migliori corridori italiani della categoria.

La Formula 1 parla cegliese

1 gennaio 2003

Dopo una proficua esperienza al team della Minardi, il nostro concittadino ing. Gianvito Amico domenica scorsa, in occasione del Gran Premio d’Ungheria è stato chiamato a dirigere lo staff tecnico della Toyota, in particolare sarà il responsabile della vettura di Ryan Briscoe.
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Una città schiava delle macchine

1 gennaio 2003

Uno scenario da far west con l’automobile che guadagna lo spazio tradizionalmente pensato e realizzato per l’uomo.
Nella nostra città lo spazio pubblico viene concepito ormai in funzione delle auto; sono presenti ovunque. Le strade nate per soddisfare una esigenza di mobilità e di raggiungimento di luoghi e persone, in realtà danno luogo ad un triste isolamento, negli ingorghi dove si rimane intrappolati.
Le piazze e le strade pensate come luoghi da raduno e di incontro dove si passeggia e discute e dove nasce quella forza che viene definita “opinione pubblica”, si sono in realtà trasformate in aree di parcheggio o di svincolo per le centinaia di autovetture che ci invadono, senza che vi sia mai un minimo di controllo da parte della Polizia Urbana, (Corpo su cui stendiamo un velo pietoso di silenzio!).
Una volta la scena urbana cegliese era divisa equamente tra pedoni, ciclisti, mezzi pubblici, veicoli privati, con la possibilità di ospitare funzioni produttive, relazioni sociali; ora invece ai pedoni sono destinati solo ritagli di strada tra un’auto e l’alra dove è un miracolo non essere investiti (vedasi Corso Garibaldi, Via Francesco Argentiero).
L’incapacità di tutte le amministrazioni che si sono succedute alle guida della città di dotare Ceglie di un serio Piano Traffico e di organizzare zone pedonali adeguate, non aver pensato a rendere vivibile e sicuro nemmeno il centro storico, divenuto un posteggio per macchine abbandonate, unito alla maleducazione di molti cittadini, fanno di Ceglie una delle città più caotiche della provincia di Brindisi.
Urgono seri e urgenti provvedimenti ma chi li prenderà in una città dove non si conosce mai chi è il responsabile che deve intervenire?

Damiano Faggiano torna in A/1

1 gennaio 2003

Il nostro cestista Damiano Faggiano, dopo alcuni anni passati in Sardegna, in forza alla squadra di pallacanestro della Banca Sarda che militava in B/2, è tornato a Caserta, la città che lo ha lanciato nel basket nazionale e internazionale per disputare il campionato di A/1.
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Inizia il caro scuola

1 gennaio 2003

Cari ragazzi, abbandoniamo il corredo scolastico griffato, le vostre famiglie risparmieranno decine di euro. Ma per calmierare il caro scuola, necessitano anche altre e più concrete iniziative.
Quasi tutte le province italiane, in collaborazione con Assocart-Confocommercio e l’Unione Italiana Genitori, hanno aderito alla campagna “Scuola kit a 25 euro” per combattere i sicuri aumenti che si abbatteranno sulle famiglie in questi giorni.
La campagna, ideata alcuni anni fa, ha sortito effetti benefici per le famiglie che hanno i propri figli nella scuola dell’obbligo, estesa quest’anno anche alle superiori.
Sarebbe auspicabile che anche la nostra Provincia, in collaborazione con i comuni, siglassero lo stesso accordo con gli organismi di categoria e con le cartolerie, in modo che ogni studente possa avere il suo kit scuola, adeguato alle proprie esigenze a 25 euro, estendendo, dove fosse possibile, lo stesso accordo con l’Associazione dei Librai Italiani e Camera di Commercio di Brindisi (http://www.br.camcom.it), per i libri di testo.
I nostri tre consiglieri provinciali potrebbero portare all’attenzione dell’Amministrazione Provinciale questa iniziativa che darebbe un doveroso sostegno alle nostre famiglie, in un momento di riconosciuta difficoltà economica.

Giovanni Mele

1 gennaio 2003

Nato il 14 febbraio 1689 da Francesco e Maria Suma. Fu avviato agli studi religiosi presso il seminario di Oria. Ribelle ad ogni disciplina, fu sospeso dalle autorità ecclesiastiche. Ritornato a Ceglie si dedicò alle sue proprietà e alla sua passione, la storia locale. Diede alle stampe numerosi lavori tra cui una Storia di Ceglie, andata distrutta. Morì il 13 settembre 1768.

Denominazione attribuita con deliberazione della Giunta Municipale n. 39 del 25 gennaio 1895.