Piano Urbanistico Generale di Ceglie – Commissariata la Politica

17 luglio 2009

Forse sarebbe proprio il caso che qualcuno riuscisse a convincere questa Amministrazione comunale ad assumere decisioni gravi ma importanti. E sì, perché probabilmente ha perso la rotta, capace soltanto di difendere coi denti la poltrona che occupano.
Ci scusino i Signori amministratori, ciò che è accaduto o sta per accadere: una fìguraccia assurda. Com’è possibile che solo oggi a distanza di più di quattro anni dall’insediamento i nostri assessori si accorgono che sono incompatibili ad approvare il Piano Regolatore Generale e si nomina un commissario?
Così recita l’art. 78 del decreto legislativo n. 267 del 2000, che abbiamo più volte richiamato dalle pagine di questo giornale negli ultimi cinque anni, dispone che gli amministratori di cui all’art.77, comma 2, devono astenersi dal prendere parte alla discussione e alla votazione di delibere riguardanti interessi propri o di loro parenti o affini fino al quarto grado. L’obbligo di astensione non si applica ai provvedimenti normativi di carattere generale, quali i piani urbanistici, se non nei casi in cui sussista una correlazione immediata e diretta fra il contenuto della deliberazione e specifici interessi dell’amministratore o di parenti o affini fino al quarto grado. Questa la legge che già si conosceva, non è stata approvata la settimana scorsa. Dalla presa di posizione dei nostri amministratori si evince che molti di loro hanno interessi diretti in questo PUG (legittimi) ma non si potevano esprimere prima?
Da quale atto si evince che sono incompatibili? I consiglieri comunali si sono espressi in Consiglio sulla loro incompatibilità? Potevano farlo da subito, avremmo risparmiato centinaia di migliaia di euro di onorario al progettista Ing. Prof. Borri.
Com’è possibile accampare giustificazioni? No, non è tollerabile, questa nomina andava fatto in ogni caso prima. Punto.
Questa è l’assoluta prova che questa Amministrazione non può andare avanti in questo modo, mentre la città è completamente abbandonata a se stessa, quanto meno dovrebbe far riflettere tutti gli amministratori. Non basta più l’alibi che abbiamo dovuto commissariare il PUG per farlo approvare in tempi brevi. Ma chi credete di prendere in giro? Questa figuraccia, meriterebbe il defenestramento in tronco dei responsabili, se solo avessero un poco di amor proprio e ricordassero le promesse elettorali: Approveremo il PUG entro un anno dall’insediamento o ci dimettiamo, siete abbondantemente fuori termine.
Ragioniamo sulla nomina del Commissario ad acta nominato dalla Giunta: Questi sicuramente avrà necessità di guardarsi le carte, diciamo 3-5 mesi e poi presentare le sue risultanze al Consiglio Comunale che dovrebbe adottarlo. Ma, quasi tutti i consiglieri comunali sono incompatibili. Quindi, si dovrà nominare un altro Commissario, altri mesi e si arriva alla scadenza elettorale e ad approvare il PUG sarà la nuova amministrazione, mentre il progettista e la sua equipe portano a casa altri bei soldoni.
Domanda, ma se il PUG lo fa il Commissario le proprietà e gli interessi che stanno dietro a questo importante strumento urbanistico, spariscono?
E allora, crediamo che l’animo del Sindaco in questo momento così difficile per la vita di questa città dovrebbe rispolverare moti ribelli, e perciò dire basta, a coloro i quali bloccano (chissà perché…) da decenni questo strumento urbanistico indispensabile per la crescita economica della collettività.
Dovrebbe dire basta, se non ha interesse di parte, a chi con arroganza trama a spese della città. Siamo certi che il popolo capirebbe. Siamo sicuri che i consiglieri di opposizione comprenderebbero e, magari, più di qualcuno saprebbe come tendere la mano.
C’è bisogno di pacificazione cittadina, caro Sindaco. Non certo di pseudo-amministratori o psuedo-politici che in questi quattro anni hanno parlato molto
e prodotto poco. Si guardi in giro, lasci per qualche giorno la poltrona di Sindaco, si scrolli mentalmente da ragionamenti politici e torni ad essere un cittadino comune: cosa scoprirebbe se non anarchia, inefficienza e povertà? Ma davvero nessuno di quella maggioranza che Lei guida s’è accorto che questa città si sta lentamente spegnendo e c’è allarme rosso anche in tutti i settori come, ad esempio, il commercio, l’artigianato e i servizi?
No, qui occorre che Lei, caro Sindaco, riprenda coraggiosamente in mano la città, infischiandosene della claque e dei falsi amici-politici. Ceglie è in emergenza, Ceglie ha bisogno di certezze e, forse, questa è l’unica possibilità che Le rimane di guidare fino alla fine del mandato una nave obiettivamente alla deriva.

Michele Ciracì

Diventare minoranze rivoluzionarie

21 gennaio 2008

Così come il Presidente della Repubblica e quello del Consiglio, anche i sindaci, a fine anno presentano il loro bilancio, il messaggio a tutti i compaesani. Tutti i sindaci, nessuno escluso, vengono da un anno turbolento. Penso che a sera, soli con se stessi, coloro che non accarezzano traguardi regionali, parlamentari o prebende personali, si siano detto: ma chi me lo ha fatto fare? Tuttavia, tutti all’unisono dicono sempre che tutto va per il meglio e che ciò che non è stato compiuto sarà presto fatto.
Nessuno invece ammette sconsolato, così come era solito fare il grande imperatore Adriano, che era anche un grande filosofo: E’ già tanto riuscire a fare l’ordinaria amministrazione.
Ma veniamo alla situazione cegliese.
Non abbiamo ancora visto in questi ultimi decenni un Sindaco o un assessore che con il Comandante dei Vigili urbani girino per la città. Nessuno frena il traffico rumoroso e caotico né di giorno, né di notte. Gli anziani sono una popolazione inesistente: dovrebbero essere il principale problema di dignità umana di ogni paese, ma per i nostri amministratori valgono un piatto di minestra riscaldata!
Nessun sindaco ha avuto il coraggio di mettere mano al mostro Istituto Musicale che in circa 30 anni si è mangiato più di 40 miliardi delle vecchie lire. E che ancora munge.
In compenso le regalie agli amici abbondano sotto forma di staffismo, convenzioni o insegnamenti.
E’ cronaca degli ultimi giorni una presunta parentopoli alla nascente Scuola di gastronomia.
Qualcuno sicuramente ricorderà come l’anno scorso, di questi giorni, anche il nostro sindaco e gli amministratori dicevano che il nuovo anno avrebbe portato qualcosa di nuovo che non si è visto.
Nel 2007 tutti abbiamo toccato con mano il degrado della politica nazionale. Tutti abbiamo assistito grazie al libro La casta e ad un comico fin troppo rabbioso, al dileggio della classe politica italiana, presentata, per la sua avidità di privilegi, come causa del malessere nazionale. Cosa deve pensare un cittadino, quando l’ultimo dei consiglieri regionali porta a casa uno stipendio che supera i 15 mila euro, mentre la maggior parte di noi vive con meno di 1000 euro al mese?
Eppure, nessuno dei nostri politici si è fatto alfiere di una causa esemplare per tutti, quasi un ideale amministrativo: la politica sentita come servizio verso i propri concittadini-elettori.
Non che si chieda ad essi l’ispirata follia del sindaco Giuseppe Elia, morto nel lontano 1886, lievito e sale, per dirla con la sapienza religiosa, della politica al servizio del suoi cittadini.
Elia fu sindaco di Ceglie per quasi un trentennio e prima di salire per le scale del Municipio, ogni mattina faceva visita alla gente più povera, bussava alle loro porte chiedendo se avessero bisogno di qualcosa. A molte famiglie lasciava anche dei soldi per comprarsi da mangiare.
Chi si ricorderà invece di questi politici che da decenni esercitano il potere quando cesseranno dalla loro carica? Nessuno!
Ormai il Comune di Ceglie è un Palazzo chiuso, abitato da sguscianti ombre e indistinguibili corpi. Manca la serietà alla politica locale; la conoscenza dei problemi che, insoluti da anni (vedasi Piano Regolatore Generale e le false promesse sull’Ospedale) che hanno messo in ginocchio la città.
E soprattutto gli elettori si fanno una domanda: quale amministratore, oggi, spende i soldi pubblici come spenderebbe i propri?
E’ la regalia, a sé, ai propri cortigiani e ad altri potentati, il favore, la caratteristica della classe politica nostrana, causa, a sua volta, della mancata attenzione e della privazione della dignità umana alle fasce deboli della società: anziani, studenti, giovani, madri, lavoratori.
Il sindaco, non deve abitare in un palazzo chiuso, ma deve essere un tutt’uno con la gente, sentirne e vederne le necessità. Quindi egli ha il dovere preciso di esserne la voce.
Di questo ha bisogno oggi la politica cittadina, del contatto diretto fra elettori ed eletti, fra popolo e dirigenti. Per tutto il mandato e non in prossimità delle varie turnazioni elettorali.
Il sazio, dice un proverbio cegliese, non comprende chi sta digiuno; ma se, oltre che a sentirlo e a vederlo se ne sentisse incolpato, o ammonito, il sazio capirebbe casa fare.
La speranza e l’augurio per il nuovo anno è che il Sindaco, il Consiglio comunale, i nostri rappresentanti nelle istituzioni provinciali e regionali sappiano essere minoranze rivoluzionarie nei confronti della Provincia e della Regione, dove contiamo meno dello zero spaccato. Che siano cioè i portatori delle esigenze vere di questa città.

Michele Ciracì

I costi della politica: Deputati e Senatori si gonfiano la busta paga

22 agosto 2007

Onorevoli stipendi crescono. La busta paga dei deputati è lievitata nel mese di luglio, mentre nel Paese si diffonde la febbre da caro-politica. L’aumento c’è già, nero su bianco, alla voce indennità nella bozza del bilancio di previsione per il 2007. L’hanno preparata i Questori della Camera e approvata in tempo per la sospensione dei lavori parlamentari. A conti fatti, si tratta di un esborso di 2,5 milioni di euro in più rispetto al bilancio dell’anno scorso, soldi che andranno ad impinguare la già corposa busta paga dei deputati. Si passa così, con un unico scatto, da una spesa complessiva di 92 milioni e 30mila euro nel 2006 ai 94 milioni e 580mila messi a bilancio per il 2007. Lo Stato pagherà quindi il lavoro d’aula degli onorevoli il 2,77% in più. In soldoni sono circa 4.000 euro l’anno per ciascuno dei 630 membri della Camera. Uno “scalone” per privilegiati che va a sommarsi ad un trattamento fiscale come pochi. Gli stipendi dei parlamentari sono infatti assoggettati ad un prelievo agevolato da parte dell’erario.
Tutto questo mentre nel Consiglio dei ministri si sta tentando di dare avvio ad una discussione preliminare sul disegno di legge taglia-costi elaborato dal ministro per l’Attuazione del Programma. Discussione abortita prima ancora di cominciare.
Iniziative che sembrano contraddire il bonus di 4.000 euro che i contabili della Camera hanno già predisposto per i deputati. In realtà l’adeguamento dei compensi per i parlamentari è pressocchè automatico. Gli stipendi di senatori e deputati sono infatti calcolati sulla base della busta paga del presidente di sezione della Corte di Cassazione. Non un magistrato qualsiasi, ma quello con il maggior numero di anni di anzianità alle spalle. A deciderlo una legge datata addirittura 1965.
Ad oggi lo stipendio netto dei deputati sfiora i 15mila euro al mese. Così diviso: l’indennità è pari a 5.486 euro e spiccioli; altri 4000 e rotti euro sono il rimborso spese per il soggiorno romano, anche per chi nella Capitale ci vive ed abita da quando è nato; 4.190 euro arrivano per i costi del rapporto con gli elettori; 3.300 euro ogni tre mesi per i trasferimenti da e verso l’aereoporto più vicino a casa e tra Montecitorio e lo scalo di Fiumicino. Cifra che sale a 3.995,10 euro se i km da percorrere sono più di 100. Somma dovuta anche quando il parlamentare dispone di un auto blu, un fatto non eccezionale considerata la pletora di sottosegretari in circolazione.
Per le spese telefoniche circa 3.100 euro ogni anno.
Per il momento, quindi, sacrifici per tutti, ma non per gli onorevolissimi.

L’anagrafe patrimoniale

13 giugno 2007

Pubblichiamo la tabella (ripresa dal Nuovo Quotidiano di Lecce) dei redditi dei Consiglieri Regionali riferiti all’anno fiscale 2005. Nei prossimi numeri pubblicheremo quelli relativi al 2006/2007. Una doverosa osservazione: mentre ai cittadini si chiedono sacrifici insostenibili, i nostri politici godono di privilegi da nababbi.

NOMEPARTITOREDDITO (dichiarazione 2005)
Attanasio TommasoAlleanza Nazionale105.264,00
Baldassarre RaffaeleForza ItaliaNessuna variazione sul 2004
Balducci PaolaVerdi266.777,00
Barbieri MarcoAssessore esterno75.097,00
Bonasora VitantonioItalia dei Valori17.415,00
Borracino CosimoPdci27.117,00
Brizio SimoneUdc90.267,00
Buccoliero AntonioUdeur55.102,00
Canonico NicolaUdeur114.967,00
Cappellini VincenzoMargherita19.963,00
Caroppo LuigiUdc49.185,00
Cera AngeloUdcNessuna variazione sul 2004
Chiarelli GianfrancoPuglia prima di tutto161.504,00
Cioce GiuseppePsdi40.323,00
Congedo SaverioAlleanza Nazionale115.277,00
Copertino GiovanniUdcNessuna variazione sul 2004
Costantino PaoloDs75.569,00
Damone FrancescoPuglia prima di tutto64.459,00
De Leonardis GiovanniUdeur31.285,00
De Santis GiuseppePdci49.302,00
Di Corato GiuseppeDs44.880,00
Fitto RaffaeleForza Italia143.902,00
Franzoso PietroForza Italia85.548,00
Frisullo AlessandroDsNessuna variazione sul 2004
Gentile ElenaDs89.498,00
Giampaolo StefanoPrimavera pugliese81.876,00
Godelli SilviaAssessore esterno90.941,00
Introna OnofrioSdi64.509,00
Loizzo MarioDs87.996,00
Lomelo DomenicoVerdi87.627,00
Lonigro GiuseppeSdi44.985,00
Losappio MicheleRifondazione88.919,00
Lospinuso PietroAlleanza Nazionale89.778,00
Manco EnzoUdc (deceduto)98.199,00
Maniglio AntonioDs88.039,00
Manni PietroRifondazione30.977,00
Marino LeonardoDs89.070,00
Marmo GiuseppinaMargherita31.602,00
Marmo NicolaAlleanza Nazionale89.333,00
Minervini GuglielmoMargherita34.886,00
Mita PietroRifondazione49.164,00
Montanaro VincenzoDs28.984,00
Ognissanti FrancescoMargherita56.161,00
Olivieri GiacomoMargherita—-
Ostillio MassimoUdeur, assessore esterno138.551,00
Palese RoccoForza Italia98.686,00
Pentassuglia DonatoPrimavera pugliese32.590,00
Pellegrino DonatoSdi73.123,00
Pepe PietroMargherita94.717,00
Potì VittorioSocial. autonomisti127.052,00
Povia SergioDs38.681,00
Riccardi AngeloDs44.898,00
Rollo MarcelloForza Italia88.293,00
Romano GiuseppeDs38.505,00
Ruocco RobertoAlleanza Nazionale73.726,00
Russo EnzoMargherita92.984,00
Saccomanno MicheleAlleanza Nazionale100.507,00
Sannicandro ArcangeloRifondazione721.286,00
Santaniello EnricoForza Italia131.947,00
Saponaro FrancescoAssessore esterno116.374,00
Silvestris SergioAlleanza Nazionale93.058,00
Stefano DarioMargherita206.185,00
Surico GiammarcoGruppo misto76.312,00
Tagliente NicolaForza Italia116.272,00
Tarquinio LucioForza Italia88.961,00
Taurino GiuseppeDs68.319,00
Tedesco AlbertoSocial. AutonomistiNessuna variazione sul 2004
Vendola NicolaRifondazione128.796,00
Venticelli MicheleDs112.451,00
Visaggio FrancescoNuovo Psi33.346,00
Zullo IgnazioItalia di Mezzo136.201,00

Presentazione del libro Vuoto a perdere

5 giugno 2007

Copertina del libroSabato 9 giugno alle ore 19,00 presso la libreria Libridine Multimediale di Ceglie Messapica (Brindisi) sarà presentato il libro Vuoto a perdere - Le Brigate Rosse, il rapimento, il processo e l’uccisione di Aldo Moro (Besa Editrice 2007). L’autore, Manlio Castronuovo, cercherà di rispondere ai seguenti interrogativi. Perchè Aldo Moro? Cosa è successo in via Fani? Che trattative sono state avviate per liberare Aldo Moro? In che maniera le BR hanno “interrogato” Moro? La giornata del 18 aprile: perchè fu così importante? L’uccisione di Aldo Moro: quante ricostruzioni? Il memoriale di Aldo Moro prigioniero delle BR: cosa e come è emerso?
L’evento sarà arricchito da letture di brani teatrali ispirati alle vicende degli anni ’70 interpretati dal cegliese Giuseppe Vitale, attore teatrale. I brani, nel dettaglio, sono: L’apnea di via Fani: dal racconto di Valerio Morucci; La Renault rossa (da una memoria di un bambino degli anni ’70); Qualcuno era comunista di Giorgio Gaber. E’ per me sempre un grande piacere – ha dichiarato Vitale – poter realizzare idee e progetti a Ceglie Messapica e con cegliesi. E’ da due anni, infatti, che collaboro con il Teatro della Calce e dal marzo al maggio di quest’anno ho tenuto un laboratorio teatrale presso la scuola media Giovanni Pascoli (ospitata nel plesso della Leonardo Da Vinci).
Tutti i lettori di Ceglie Plurale sono invitati ad essere presenti all’evento.

Giuseppe Vitalewww.giuseppevitale.it/dblog/

Le consulenze di via De Nicola

1 giugno 2007

La trasparenza sulle consulenze non deve piacere molto all’amministrazione comunale o, forse – lo dico con una punta di ironia-, non sono stati ancora sufficienti dieci mesi per inserire, nelle banche dati accessibili al pubblico via internet, l’elenco dei propri consulenti indicando “l’oggetto, la durata, il compenso dell’incarico”.
E’ quanto prevede il Decreto Visco-Bersani (all’art. 34 comma 2) in vigore dallo scorso 4 luglio ma rimasto, purtroppo, sulla carta. Sarebbe stata la volta buona per effettuare il censimento delle consulenze stipulate dai nostri amministratori e per pubblicare i nomi dei professionisti esterni, il tutto con la benedizione del garante della privacy già espressosi favorevolmente sull’argomento.
Ma in terra messapica non è accaduto nulla di tutto ciò, sul sito del Comune non sono attualmente reperibili tali informazioni.
Ad onor del vero va detto che non tutte le pubbliche amministrazioni si sono dimostrate virtuose obbedendo a Bersani anche perché, il nostro sbadato legislatore, ha dimenticato di contemplare sanzioni per gli amministratori distratti che non si allineano alle disposizioni di legge. Una dimenticanza voluta? Chissà.
Sta di fatto che il Comune di Ceglie ha ancora la preziosa opportunità di adeguarsi, mostrando ai professionisti meno fortunati ed alla cittadinanza tutta (sia a quella legittimamente curiosa sia a quella politicamente apatica) la sua buona volontà e fugando, nel contempo ed una volta per tutte, dubbi e maldicenze striscianti e mai sopite.
Ritengo che i nostri navigati amministratori coglieranno questa occasione ghiotta offerta dal ministro impiccione; prodigarsi per la pubblicazione degli elenchi, infatti, è un gesto doppiamente remunerativo sia sotto il profilo dell’etica che della trasparenza amministrativa ed è utile non solo per rafforzare la loro credibilità nei confronti della Città ma anche per spiazzare l’opposizione, giocando d’anticipo.

Valerio Tanzarella
valeriotanzarella@libero.it

Approvazione del bilancio di previsione 2007: maggioranza assente!

26 marzo 2007

In occasione della seduta consiliare del 25 marzo, con all’ordine del giorno l’approvazione del bilancio di previsione 2007, la giunta di centrosinistra di Ceglie Messapica ha dimostrato di essere disattenta, priva dei numeri necessari nelle occasioni importanti e di caratterizzarsi per la litigiosità. Infatti, il consiglio Comunale è stato sospeso a causa della mancanza del numero legale dovuto a varie assenze nella maggioranza.
I consiglieri di minoranza hanno assicurato, con partecipazione costruttiva e con grande senso di responsabilità politica l’approvazione dei primi 11 punti in discussione allo scopo di consentire:

1) La realizzazione del locale istituto alberghiero, che ha risentito di due anni di ritardo nell’inizio dei lavori a causa della negligenza delle giunte Federico ed Errico;
2) L’approvazione del regolamento per lo sviluppo del Centro Storico che ha visto l’adozione di significativi emendamenti, proposti dai gruppi di AN, FI e Lista Magno, come la come le riduzione per tre anni dell’aliquota ICI al 2,75 per mille.

Tuttavia, la minoranza, per protestare contro l’aumento di tasse per oltre € 500.000,00 sulle spalle dei cittadini cegliesi, ha abbandonato l’aula, mettendo a nudo la debolezza di una maggioranza che, come per il governo Prodi, si distingue solo per la volontà di tassare i cittadini.
I gruppi consiliari di minoranza, nell’esercizio del proprio ruolo di opposizione, si batteranno con qualsiasi mezzo affinché vengano annullate le delibere relative alla triplicazione dell’addizionale IRPEF, nonché quelle relative agli aumenti dei servizi cimiteriali, dell’illuminazione votiva, dei servizi scolastici, dell’assistenza e della mensa per gli anziani, del trasporto scolastico ed urbano, dell’addizionale ENEL, dei diritti sulle pubbliche affissioni, tutte tasse che la città, investita da una grave crisi economica, non può sopportare.

I consiglieri comunali della minoranza:
Ciro Argese
Nicola Ciracì
Cesare Epifani
Pietro Magno
Franco Nigro
Angelo Palmisano
Vito Santoro

Ceglie, polemica Fi-sindaco

9 settembre 2005

Prosegue la polemica a distanza tra il capogruppo di Forza Italia, Nicola Ciracì ed il sindaco Pietro Federico. «Finalmente il sindaco ha parlato! Malgrado i suoi impegni privati, associativi, ecclesiali ed il tempo necessario per scrivere documenti contro Vendola – scrive Ciracì -, dopo la mia nota sul problema Alberghiero, Federico si è preoccupato personalmente della questione, ben dieci giorni prima dell’inizio dell’anno scolastico, parlando a suo dire con tutti ad esclusione dei consiglieri provinciali di maggioranza il “duo” Mita (bella collaborazione!) e del preside Caramia visto che egli stesso dice: “mi risulta che abbia rifiutato l’offerta di tre aule distaccate, umide e malsane”. Ma con chi ha parlato? – chiede Ciracì – Davvero pensava di risolvere il problema offrendo tre magazzini?» E prosegue: «Risultato dell’interessamento del sindaco: la gara per il nuovo Alberghiero continua ad essere ferma da 14 mesi, l’Ostello della gioventù, la cui ristrutturazione è costata 350mila euro, malgrado terminato non può essere consegnato con le cinque aule visto che il Comune non ha provveduto all’allaccio dell’impianto fognario (l’assessore ai LL.PP esiste o ha solo delega agli specchi?), mancano le aule sia per il primo anno dell’Alberghiero che dello Scientifico». «Solo nelle ultime ore – riprende Ciracì -, a seguito del mio intervento, i tanti “educatori” che avevano immaginato di poter ulteriormente frammentare il Polo Scolastico hanno avuto l’illuminazione di adibire in fretta e furia la vecchia pretura a sede scolastica. Peccato che la promessa del sindaco di trasferire in tale sede gli uffici del giudice di pace con un risparmio per le casse comunali sbandierata ai quattro venti non verrà più mantenuta». E quindi osserva: «Siamo al caos amministrativo. Ceglie è tornata ad essere una Cenerentola bistrattata dall’amministrazione provinciale con il silenzio complice dei due consiglieri provinciali di maggioranza. Il sindaco, con una caduta di stile, consiglia a chi osa criticarlo un corso di recupero offrendosi come docente. Personalmente sono ben lieto di accettare – prosegue – a condizione che le materie di insegnamento siano: come trasformare le baite di legno in cemento, come promuovere sul campo i parenti dipendenti city manager, come dilapidare 100mila euro per rifare la pavimentazione del palazzetto dello sport pur di coprire le responsabilità del sindaco dell’epoca, come trovare la facciatosta di non citare neanche una volta la parola ospedale nella relazione programmatica presentata al consiglio dopo averla strumentalizzata per l’intera campagna elettorale. Speriamo – conclude – che Federico a sua volta non diventi discepolo di chi ha indebitato Ceglie per un ventennio, ma dimostri di avere una spina dorsale». E la replica al capogruppo consiliare di Forza Italia in consiglio comunale è giunta lapidaria. «Un sindaco non può rispondere solo con le parole, ma con gli atti amministrativi – ha detto Pietro Federico – Ai cittadini, poi, spetterà il giudizio finale».

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

Vendola prosegue il governo di Fitto?

3 settembre 2005

I sindaci di centrosinistra di 24 Comuni della Puglia (Alberobello, Barletta, Foggia, San Severo, San Ferdinando di Puglia, Trinitapoli, Giovinazzo, Faggiano, Trepuzzi, Minervino Murge, Bitonto, Cerignola, Margherita di Savoia, Stornara, Manfredonia, Capurso, Ostuni, Latiano, Ceglie Messapica, Cisternino, Ortanova, Apricena, Cellino San Marco, San Pancrazio Salentino) hanno scritto una lettera al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, accusandolo della assenza di discontinuità rispetto al precedente governo di centrodestra.
«Quella nota – hanno poi chiarito i sindaci di Manfredonia e Cerignola – doveva contenere una riflessione molto più serena rispetto a come è stata trattata nel documento». «La dichiarazione appare sicuramente apocrifa. E in queste ore sta producendo immediate smentite», ha fatto eco il segretario dei Ds della Puglia, Michele Bordo.
Ecco il testo della lettera inviata dall’Anci Puglia: «Caro Presidente, uno dei temi che caratterizzò la campagna elettorale che ti ha portato alla guida della nostra Regione e che grande interesse suscitò in tutti i cittadini pugliesi fu quello di avvicinare le sedi delle scelte politiche istituzionali agli stessi cittadini, farsì che le stesse scelte emergano dai territori ai quali sono destinate, siano il risultato di una adeguata analisi dei bisogni e delle necessità che le comunità pugliesi, piccole e grandi, esprimono.
Troppe volte negli anni scorsi le scelte politiche in materia di sanità, servizi sociali, energia, trasporti, ambiente, diritto allo studio, istruzione professionale, lavoro, sono avvenute con un metodo centralistico che ha tagliato fuori sensibilità, competenze, analisi, tradizioni, esperienze che le comunità pugliesi in più occasioni avevano avanzato ed espresso. La rete ed il sistema dei Comuni pugliesi sono stati in questi anni uno degli argini più forti alla crisi economica che ha toccato ceti sociali sempre più ampi, ma anche laboratorio di proposte, scelte e soluzioni inedite per migliorare il sistema dei servizi e le ipotesi di rilancio dello sviluppo locale attraverso il metodo della negoziazione, della cooperazione, della concertazione sperimentato nella gestione di politiche di area vasta.
Nonostante le riforme costituzionali, i proclami sulla sussidiarietà, i comuni pugliesi hanno vissuto in una situazione di innaturale subalternità. I sindaci hanno dovuto tutelare gli interessi dei territori dentro un quadro di rapporti istituzionali sordo alle esigenze che essi esprimevano, cercando difficili equilibri in trattative che sistematicamente avvenivano a valle di decisioni già prese. Nei già difficili equilibri su cui si regge la democrazia degli enti locali, il neocentralismo regionale è stato spesso un ulteriore e grave fattore di disgregazione.
Tutto questo non è passato inosservato agli occhi dei cittadini pugliesi. Se non fosse ormai stucchevole la discussione sull’interpretazione del voto, noi, sindaci di Puglia, sosterremmo con forza che il dissenso nei riguardi del “governatore” uscente è stato costruito in misura fondamentale nei territori e in relazione ai metodi con cui si formavano le sue decisioni.
Presidente, abbiamo fortemente sostenuto ed accolto la tua elezione con fiducia, tanto più perché ci sembra che tu abbia ben definito negli orizzonti teorici che hai espresso e vai esprimendo, il problema che noi poniamo. Naturalmente non ci aspettavamo il ri-orientamento in pochi mesi di procedure decisionali sedimentate nel passato. Noi sappiamo meglio di altri quanta fatica occorre per riformare prassi consolidate. Tuttavia considera con noi il seguente ventaglio schematico di alcune questioni di cui si è occupato il nuovo governo regionale, ove è difficile evidenziare una discontinuità o elementi di novità rispetto al precedente governo:

1. I fondi europei continuano ad essere gestiti dentro un quadro di sostanziale continuità con il passato: vedi PIT, PIS, Società dell’informazione.
2. I comuni, titolari del servizio idrico integrato, sono esclusi da qualsiasi discussione sul futuro del gestore unico (AQP), impostogli, peraltro, per legge ed è stata ulteriormente prorogata la gestione commissariale.
3. Le attività di pianificazione territoriale sono tuttora ferme senza che sia stato fatto nulla in relazione alla nuova normativa.
4. È stato giustamente abolito il regolamento regionale per le politiche sociali, ma la discussione sul nuovo non è partita.
5. Gli infiniti commissariamenti che hanno tristemente contraddistinto fino ad oggi il quadro istituzionale pugliese hanno trovato nuovi e fecondi terreni di espansione.
6. Attendiamo il seguito dell’annuncio sulla condivisione della scelta dei direttori generali delle ASL e della riforma del SSR con il recupero del ruolo di programmazione, verifica e controllo delle politiche della salute ai comuni;
7. Si continua a deliberare e a legiferare sui comuni e per i comuni in assenza di qualsiasi confronto e condivisione (diritto allo studio, calendario venatorio, distribuzione dei carburanti, ecc) e non è ancora in agenda quale federalismo si vuole attuare, quali deleghe, compiti e funzioni si vogliono conferire al sistema delle autonomie locali.

Presidente, stenta ad emergere quel diverso rapporto con i territori che doveva essere il segno più fecondo della tua “rivoluzione gentile”, della tua “primavera pugliese”. Ecco perché siamo a chiederti la costruzione in tempi rapidi di un percorso che rilanci le intese con il sistema degli Enti locali e che la consultazione con le comunità locali diventi metodo e pratica ordinaria di governo, che può essere sostanziato, in attesa della piena attuazione del decentramento amministrativo e della riforma dell’ordinamento regionale, in un Protocollo d’intesa fra Regione ed Enti Locali che individui la consultazione dei Comuni come metodo permanente per elaborare e condividere decisioni, ma soprattutto per attuare politiche di sviluppo locale ed organizzazione dei servizi in ambiti territoriali ottimali.
Pensiamo sia passo necessario per costruire quel governo del territorio che i pugliesi hanno chiesto e che si attendono sia insieme realizzato da Regione, Province e Comuni».
I Sindaci: Bruno De Luca Francesco Salerno, Orazio Ciliberti, Michele Santarelli, Carmine Gissi, Arcangelo Barisciano, Antonello Natalicchio, Domenico Sgobba, Cosimo Valzano, Michele Della Croce, Nicola Pice, Matteo Valentino, Salvatore Camporeale, Mario Russo, Paolo Campo, Giuseppe di Natale, Domenico Tanzarella, Edmondo Caniglia, Pietro Federico, Luigi Convertino, Michele Vece, Vito Zuccarino, Claudio Pezzuto, Pietro Pellegrino.

Fonte: http://www.manfredonia.net

Il lavoro che attende il sindaco, la giunta e il consiglio comunale

1 maggio 2005

Farò una premessa e poi esporrò le realizzazioni che i cittadini attendono dal sindaco, dalla giunta e dal consiglio comunale.
La premessa. A mio avviso, la nuova maggioranza deve individuare gli argomenti più importanti del proprio programma elettorale, scegliere le migliori proposte delle opposizioni ed elaborare un piano pluriennale di realizzazioni. Il piano deve indicare la stima dei costi, le priorità, le possibili fonti di finanziamento, i tempi di realizzazione e ottenere il pubblico consenso.
I cittadini, per parte loro, devono concedere all’amministrazione l’intero periodo del mandato per il raggiungimento degli obiettivi. Devono, inoltre, sapere esprimere giudizi separati sull’operato del comune, della provincia e della regione, attraverso la conoscenza dei compiti specifici dei tre organi di governo.
Le aspetttative. Il primo desiderio dei cittadini è quello di poter contare su di una maggioranza stabile e concorde nel lavoro di squadra. Tutti, dai consiglieri agli assessori devono sentirsi considerati e coinvolti da un’efficace azione di coordinamento da parte del sindaco. Le prime notizie, purtroppo, non sono positive: un consigliere ha lasciato un partito della maggioranza.
La seconda esigenza è quella di un’informazione costante intorno agli atti amministrativi, allo stato di attuazione dei progetti e alla situazione economica del comune. Può essere utile allo scopo un giornale comunale, su carta e online, dove possano esprimersi la maggioranza, le opposizioni e, per segnalazioni e suggerimenti, i privati cittadini.
In particolare, le attese più importanti riguardano:

  1. L’approvazione del Piano Urbanistico Comunale (PUG) con i suoi principi e linee guida, tra i quali: il recupero del centro storico; il rilancio del centro ottocentesco (v. Ceglie Plurale di Novembre); le tipologie edilizie; la valorizzazione della campagna, dei trulli, delle masserie e dei muretti a secco; lo sviluppo della zona artigianale; la perequazione, che rimedia alla carenza dei mezzi finanziari. Il piano può essere un’occasione per divulgare tra i cittadini la cultura della nostra terra, con la sua storia, le tradizioni, il paesaggio, la flora, l’architettura spontanea della città e della campagna, e rappresentare un’opportunità per educare al buon gusto, all’equilibrio delle forme architettoniche, all’immagine di una città bella e ordinata, alla tutela delle cose antiche e al rispetto della natura;
  2. Una politica di incremento delle entrate attraerso la vendita del patrimonio comunale, i fondi POR e derivati, i progetti finanziari pubblico-privato e, per ultimo, l’intervento fiscale;
  3. Un programma di risparmi sulla spesa corrente e su quella per investimenti allo scopo di ricavare ulteriori risorse finanziarie; gli strumenti utili a tale scopo possono essere la qualificazione dei fornitori, i contratti quadro, il pareggio di bilancio degli enti, l’informatica, la dilazione del debito pubblico, il controllo di gestione;
  4. Il miglioramento dell’efficienza dei servizi comunali, in particolare della polizia municipale, attraverso modifiche organizzative e procedurali e soprattutto il richiamo al senso del dovere e del pubblico servizio; l’istituzione di nuovi servizi, come una cooperativa di vigili ausiliari per il traffico (basata sull’autofinanziamento) e uno sportello di assistenza ai cittadini per il disbrigo, tra l’altro, di pratiche con enti, come AQP, ASL, ecc.;
  5. L’ordine e la pulizia nella città, con particolare attenzione alla sicurezza, alle regole per il traffico e i parcheggi da osservare in tutto il paese, alla manutenzione di strade, piazze e giardini;
  6. Una politica a favore del settore manufatturiero e dell’agricoltura (v. articoli di gennaio e marzo di Ceglie Plurale), del commercio, del turismo e della ristorazione con l’utilizzo, tra l’altro, di Internet e di appositi promotori; il turismo potrebbe contare sulla ricettività delle nostre masserie e case tipiche di campagna;
  7. Una politica sociale, per il lavoro e la scuola; la scuola deve essere il luogo dove educare i giovani al senso civico;
  8. La valorizzazione di alcuni beni culturali, architettonici, archeologici e speleologici; il sostegno alle manifestazioni religiose, folcloristiche, musicali e sportive; in questo ambito rientrano le Grotte di Montevicoli ed il Teatro che, tra l’altro, potrebbe essee utilizzato anche come cinema, settore che richiama spettatori in numero tre volte superiore rispetto al teatro; teniamo inoltre presente che i musei e i castelli, almeno in Puglia, attirano poco i visitatori e pertanto non consentono il pareggio di bilancio;
  9. Una politica di opere pubbliche attenta al progetto e al controllo dei lavori per evitare i successivi onerosi interventi di manutenzione: i basolati stradali dissestati ne sono un esempio.
  10. Tra le aspettative esistono tre argomenti sui quali la nuova maggioranza può caratterizzare il suo operato: il sostegno allo sviluppo economico, la politica sociale e quella fiscale.
    Lo sviluppo economico determina ricchezza, incremento della base imponibile e crea opportunità di lavoro. Pertanto il comune, per la parte di sua competenza, deve sostenere le imprese attraverso la disponibilità di aree a costi bassi, la ri-assegnazione di quelle non utilizzate, i servizi, le attività promozionali, le fiere. La ricerca del lavoro, a sua volta, deve essere incentivata con le cosiddette politiche attive ad esso orientate.
    La politica sociale deve prevedere, tra l’altro, l’elaborazione dei piani sociali di zona e, se possibile, la promozione di quelle nuove forme di solidarietà che già operano in altre città: i prestiti di solidarietà, i gruppi di acquisto solidali, le cooperative sociali.
    Una politica fiscale condivisibile da parte dei cittadini, prima dell’aumento delle tasse, deve attuare il risparmio e il controllo della spesa, migliorare la qualità degli investimenti, conoscere la base imponibile ed eliminare l’evasione fiscale sugli immobili (ICI) e sui rifiuti (TARSU).
    Dopo aver attuato queste operazioni preliminari, è possibile intervenire sulle tasse, ma con modalità opportune. Per l’ICI si possono applicare aliquote e detrazioni diverse: un’aliquota più bassa per la prima casa e più alta per il restante patrimonio; una detrazione di imposta sulla prima casa, più alta per i redditi più bassi. Naturalmente il riequilibrio fiscale pò essere realizzato anche in assenza di maggiori esigenze finanziarie.
    In sintesi il messaggio più importante da trasmettere ai cittadini è che una spesa si può fare se ci sono i soldi e che qualunque finanziamento non viene dall’alto, ma deriva originariamente dalle nostre tasche. E’ fondamentale, quindi, che la spesa sia ben amministrata e controllata e che le tasse siano progressivamente maggiori per chi ha redditi più alti.

    Angelo Palma