Solo il piacere di ritornare
14 agosto 2007
Antonio Gioia è nato a Ceglie Messapica. Giovanissimo emigrò e si trasferì a Parigi dove si è sposato con Elisabeth e ha due figli Arnaud e Marion.
Il suo papà è stato uno dei più bravi maestri artigiani dell’edilizia cegliese “mestu Cosime u verre”.
Per quasi quarant’anni ha fatto il tour operetor. Conversando con lui ci siamo scambiati delle opinioni sulla nostra realtà.
1) Quarant’anni fa sei partito da Ceglie. Cosa ti ha spinto ad andar via?
Occorre ricordare il contesto del 1966. A Taranto e a Brindisi si erano installati l’Italsider e la Montecatini. Io e altri amici eravamo diplomati periti tecnici con specializzazioni. Dopo un anno di ricerca di lavoro senza alcun risultato ho deciso di andar via. La cosa più divertente era la domanda che ogni impresa ci rivolgeva: quanti di anni di esperienza avete? La domanda era retorica giacchè possedevano il nostro curriculum e sapeva bene che eravamo appena diplomati.
2) I tuoi studi non lasciavano prevedere che ti saresti inserito nel mondo dell’organizzazione turistica.
Arrivando in Francia ho trovato subito lavoro nella Magneti Marelli, ma mi sono subito reso conto che quell’attività lavorativa non era di mio gradimento. Dopo aver fatto dei tentativi alla Sorbone e una scuola di ingegneria Art et metier ho deciso di frequentare una scuola di turismo. Immediatamente fui assunto nella compagnia italiana di turismo CIT.
A partire da questo momento ho avuto la gradevole sopresa di aver trovato la mia strada. Acquisre competenze tecniche ed essere a contatto di una clientela varia, dallo spazzino al principe, impari a controllarti e a saper ascoltare. Anche se i mie studi non mi predestinavano a questo lavoro, posso dire comunque che mi hanno aiutato ad andare avaneti.
3) Come ritrovi Ceglie rispetto a 40 anni fa?
Penso che sia peggiorata. Naturalmente è solo una mia opinione. Quando io sono partito nel 1967 eravamo tanti diplomati, oggi ci sono più laureati e non hanno la possibilità di praticare una professione liberale e anche loro saranno costretti ad andare via.
4) Pensi che Ceglie abbia una vocazione e un futuro turistico?
Ceglie ha sempre avuto degli atouts per inserirsi nel turismo ma se questo non è decollato ci deve pur essere una ragione. Nonostante l’enorme ritardo e la mancanza di infrastrutture alberghiere penso che possa essere trovato un canale per inserirsi in un circuito virtuoso rimboccandosi le maniche.
5) Su cosa si potrebbe puntare?
Prima di decidere su cosa puntare, occorre avere idee chiare sul prodotto che chiameremo “Ceglie” e cosa cercano i turisti. Questi innanzi tutto ricercano il diverso dal loro, l’autentico e il rapporto qualità prezzo. Il prodotto c’è ma è stato vandalizzato. Ceglie Vecchia del 1967, come zona geografica, è la stessa che nel 2007. Il centro storico deve avere chiaramente una estensione che va da Piazza Plebiscito alla zona ottocentesca.
L’autentico cercato dai turisti deve essere protetto dai cegliesi, curando la parte esterna delle case, delle scale, dei marciapiedi rifatti secondo una linea architettonica adeguata.
Bisognerebbe inoltre puntare, con decisione politica forte, sulla Pro Loco e rendere questo organismo al massimo efficiente. Ho sentito dire che diversi giovani hanno delle licenze di guida locale. Occorre coinvolgerli. Bisogna ricercare tra i giovani quelli che parlano le lingue straniere. Ma è tutto il tessuto produttivo che dev’essere coinvolto: agenzie di viaggio, commercianti, ristoranti, agro-turismo e cittadini che hanno beni da affittare. Se la Pro Loco non può o non è all’altezza bisogna creare un’associazione di “interesse generale” in modo da preparare dei circuiti che siano attraenti. Leggo sui tabelloni pubblicitari apposti all’ingresso della città che Ceglie ha l’ambizione di essere una “Città d’arte”, ma io non vedo proprio ne cosa c’è da vedere ne quando si può vedere. Indubbiamente Ceglie ha una grande forza che è la gastronomia e i ristoratori dovrebbero attivare corsi per favorire le competenze adatte a uno sviluppo gastronomico di massa.
6) Cosa manca per avere la capacità di competere con i paesi limitrofi che hanno già trovato una loro precisa collocazione nel circuito turistico?
Ceglie manca di infrastrutture alberghiere e il suo sviluppo non può che essere basato su una clientela di pasaggio. Nonostante tutto penso che un’ottima organizzazione può rompere lo schema dei circuiti turistici prestabiliti. Prendo ad esempio una agenzia viaggi locale. Il suo lavoro consiste essenzialmente a vendere biglietti per viaggi e questo lo fa con la’iuto di cataloghi. Se un cliente individuale non trova ciò che vuole, l’agenzia organizza un viaggio a la carte. Per fare ciò bisogna conoscere perfettamente la destinazione e tutte le prestazioni che vengono offerte. Questo tipo di lavoro si chiama out going. Non conosce la destinazione e per non dare una fregatura al cliente chiede a un’altra agenzia del posto tutti i servizi disponibili. Quest’ultima agenzia fa dell’incoming.
Voglio dire che tra le agenzie di viaggi ci sono delle specializzazioni e per quel che riguarda i gruppi è determinante il mezzo di trasporto. Gli arrivi e le partenze hanno bisogno di autobus, l’assistenza per condurre i clienti in albergo. L’assistenza deve assistere alla distribuzione nelle stanze dei clienti e al controllo del programma. In questo caso le agenzie italiane o estere che propongono la Puglia devono ricevere informazioni su ciò che Ceglie propone.
7) Cosa dovrebbe fare la politica e l’Amministrazione per favorire la vocazione turistica di Ceglie?
In primo luogo e rapidamente deve dare, a qualcuno competente, l’incarico di fare diverse riunioni con i diversi partners esoprattutto nel turismo è valido l’idea che l’unione fa la forza. Da queste riunioni i vari partners dovrebbero nominare rappresentanti di categoria per portare avanti e attuare dei progetti. Una volta definito un progetto l’Amministrazione deve proporre un badget che può essere gestito anche con i partners.
Rimpiangi qualcosa della tua terra?
Nessun rimpianto, solo il piacere di ritornare.
Costruire spazi ludici e plurifunzionali
24 giugno 2007
Intervista all’ingegnere Pasquale Suma
Come è nata la sua collaborazione disinteressata con la scuola?
Sono stato invitato, quale presidente dell’Associazione “Amici della musica”, ad esprimere un parere in merito alla lettura del territorio che la scuola del I Circolo aveva presentato nel Piano dell’Offerta Formativa. Dal dibattito tra gli attori sociali presenti al tavolo è emersa la crisi della società cegliese da me pienamente condivisa e l’urgenza di educare alla cittadinanza attiva, piena e consapevole. Come esperto del settore urbanistico ho dato la mia disponibilità a supportare i ragazzi nella lettura del tessuto urbanistico cegliese.
La ricerca-azione sviluppata può essere presa a modello anche per l’elaborazione degli strumenti urbanistici?
Certamente! Tenendo presente infatti che gli strumenti urbanistici hanno incidenza sullo sviluppo socio-economico della comunità, è doveroso che i cittadini, ad ogni livello e fascia di età, vengano chiamati a progettare il futuro della propria città. In questo senso la metodologia dell’ascolto e la condivisione della proposte risulta essere la più democratica. Credo, inoltre, che solo attraverso la partecipazione e, partendo dalle esigenze dei bambini sia possibile cambiare il volto di una città. Le idee dei bambini, se ben interpreatate, sono ricche di contenuti.
Come è possibile pensare di costruire una città a dimensione dei bambini?
Utilizzare il parametro costituito dai bambini significa fare in modo che ogni azione intrapresa sia a favore di tutti i cittadini, nessuno escluso, bambini, anziani, diversamente abili o temporaneamente inabili. Coinvolgere i bambini, che sono la ricchezza di una comunità, significa pensare ad una città dotata di spazi a loro dimensione, di spazi ludici e plurifunzionali. Il bambino può essere considerato come l’archetipo di qualsiasi cittadino, quello forse più soggetto a soffrire dei disagi di spazi anonimi e asettici.
Cosa l’ha colpita particolarmente coi bambini e gli operatori scolastici?
Sono stato favorevolmente impressionato dall’attenzione e dalla sensibilità degli operatori scolastici verso il tema della crisi della nostra comunità e dalla forte volontà di dare il proprio contributo attraverso l’educazione alla responsabilità, al protagonismo attivo e alla cittadinanza consapevole e critica. Il lavoro con i bambini mi ha molto affascinato, perché mi ha dato modo di constatare ancora una volta quanto essi siano capaci di intuizioni e originalità.
Quali altri interventi si potrebbero progettare per il recupero del tessuto urbano e del centro storico in particolare?
Il nostro centro storico è particolarmente povero di aree attrezzate a verde destinato a momenti ludici dei nostri piccoli. Tenendo presente ciò, si potrebbe cominciare dall’individuare, quartiere per quartiere, i possibili spazi da riqualificare e, attraverso il coinvolgimento dei cittadini progettare e realizzare spazi pubblici a misura d’uomo.
Le badanti, un aiuto prezioso
14 giugno 2007
Circa vent’anni fa nei paesi dell’est europeo iniziò quel processo di riforma che avrebbe visto la caduta dei governi cosidetti comunisti.Dopo il 1989 ogni paese fin a quel momento satellite del gigante sovietico potette essere artefice del proprio destino. In Romania dopo l’insurrezione del popolo nei confronti del dittatore Ceausescu giustiziato dopo la sua cattura iniziò un processo di ristrutturazione e smantellamento del vecchio regime ad opera di un Fronte FSN capeggiato da ion Iliescu. Nel 2004 le elezioni amministrative hanno visto affermarsi le due coalizioni centriste, (Partito Social Democratico con A. Nastase successore di Iliescu, e il Partito Liberale Nazionale con Trai Basescu). Attualmente il presidente rumeno in carica è T. Basescu.
Dal punto di vista economico la Romania vive oggi una situazione di crisi poichè la conversione del paese in senso liberista e capitalista è avvenuta in maniera disarticolata, l’inflazione è altissima con cali di produttività e forte disoccupazione. La sua adesione all’Unione Europea e i finanziamenti ricevuti, hanno permesso la crescita del prodotto lordo e l’inflazione è calata, ma questo non ha migliorato il livello di qualità della vita degli abitanti che spesso sono costretti a sopportare condizioni di vero disagio ai limiti della sopravvivenza.
Questa premessa era necessaria in quanto oggi, proprio a causa di quegli eventi politici, sociali ed economici assistiamo ad una forte spinta emigratoria delle popolazioni dell’Est verso l’Europa Occidentale: l’obiettivo quasi sempre è la ricerca di un lavoro temporaneo che possa permettere loro di guadagnare denaro da mandare alle famiglie rimaste nel paese d’origine. Sono soprattutto le donne a partire per venire in Italia: la loro è una presenza molto significativa anche nella nostra città.
Quasi sempre il lavoro che svolgono è quello di badanti nelle famiglie dove sono presenti situazioni di emergenza e disagio. Come per tutti gli emigranti, anche per queste donne, non è facile lasciare il loro paese d’origine, le case e le loro usanze e soprattutto i figli che certamente sentiranno l’assenza della madre per mesi, a volte per anni. Queste donne sono sorrette da una grande volontà e forza che riescono a trasmettere anche agli anziani che accudiscono. Generalmente, salvo casi purtroppo segnalati dalle cronache giudiziarie, queste donne si affezzionano ai nostri nonni o genitori e vivono in armonia con loro e con la famiglia che li ospitano.
Per capire quanto sono importanti le badanti, abbiamo raccolto la testimonianza della signora Elena Dimitrescuvenuta nella nostra città, spinta, come tante, dalla necessità di trovare un lavoro.
Signora Elena può dire ai nostri lettori da dove viene e da quanto tempo è in Italia?
Il mio paese si chiama Chinestea e si trova ai confini con l’Ucraina. Sono già 3 anni che vivo a Ceglie.
Perchè è venuta in Italia, racconta come è arrivata in Italia e a Ceglie?
In questo momento nel mio Paese non è facile trovare lavoro, specialmente per chi ha già superato i quarant’anni. Le fabbriche sonk chiuse da tempo e nella mia famiglia non lavora nessuno, e ho _figli che devono studiare. In famiglia abbiamo preso la decisione che a venire in Italia fossi io. Il vero problema è che non potevamo andare avanti con poco più di cento euro, quando per vivere ne servono almeno 500-600cento. Mia/miei figli inoltre devono continuare gli studi, uno studia da avvocato e l’altra da infermiere professionale.
Che tipo di lavoro svolgeva nel suo paese?
Ero impiegata in una fabbrica dove si lavorava la plastica.
Che tipo di lavoro svolge a Ceglie e chi ti ha indicato la nostra città?
Personalmente conoscevo delle persone che avevano dei parenti venuti a lavorare qui in Italia da parecchi anni, mi scrivevano insegnandomi qualche parola d’ Italiano e poi mi hanno chiamata. Ho iniziato facendo l’assistenza agli anziani presso diverse famiglie: Prima in Lombardia poi sono andata in Calabria, adesso mi trovo a Ceglie presso un signore per lo stesso tipo di lavoro.
Hai incontrato difficoltà ad inserirti nel tessuto sociale, quali ostacoli ha dovuto superare?
La decisione di venire in Italia è stata molto difficile, ma la mia famiglia non aveva scelta, all’inizio avevo paura di non riuscire ad adattarmi alla nuova vita. Il primo mese è stato terribile, non capivo la lingua, mi esprimevo a gesti e pensavo molto spesso alla mia casa e ai miei familiari. Non è stato facile cambiare abitudini e vivere con altre persone. Molte volte, nei primi tempi ho pensato di acquistare il bibglietto e fare ritorno nel mio paese, quando sono arrivata a Ceglie per fare assistenza a questo signore, ho trovato la strada giusta. Adesso devo dire che sto molto meglio, anche perché sono stata accettata, quasi come una di casa dalla famiglia del signore che assisto, tanto che i miei figli sono venuti a più riprese ospiti.
Quali sono i legami con il tuo paese, ogni quanti mesi ritorna a casa, come comunichi con la tua famiglia?
La prima volta sono tornata a casa dopo un anno che era in Italia, sono tornata per Pasqua e già il 2 maggio ero di ritorno. Sento la mia famiglia ogni settimana ma poi riesco ad avere notizie del mio paese tramite altre compagne che sono qui a Ceglie, ci scambiamo le informazioni per risparmiare sui costi delle chiamate telefoniche.
A Ceglie vivono altre mie concittadine, quando vi incontrate?
Siamo in_e tutte donne. Per gli uomini è più difficile trovare lavoro. Io ho al giorno_ore libere in cui posso uscire, incontro le mie compagne e con loro parlo di tutto, del nostro paese, di come ricolvere alcuni problemi relativi alle persone che assistiamo. A volte cerchiamo di dare sostegno psicologico a quelle di noi che si trovano ad affrontare momenti di tristezza, oppure aiutiamo le nuove arrivate che hanno problemi di lingua, insomma c’è molta solidarietà tra di noi.
Nella tua nazione tutto è cambiato dal punto di vista politico, economico e sociale, siete passati da un regime totalitario ad un governo elettivo. Qual’è il suo pensiero a riguardo?
Innanzi tutto dico che di politica nonme ne intendo molto. Ma penso che durante la dittatura Ceausescu non dovevamo preoccuparci di trovare un lavoro, una casa, di avere le cure mediche, per fare gli acquisti avevamo dei buoni che ci assicuravano il sostentamento giornaliero, insomma vivevamo tranquillamente. All’inizio del cambiamento la gente è stata felice e piena di speranza, la libertà acquistata ci ha permesso di andare da un paese all’altro, ora i negozi sono pieni di merce e si trova di tutto, ma il problema è che non abbiamo i soldi per acquistare. Non abbiamo più certezze anche perché i problemi che ci sono nel nostro paese non vengono ancora risolti perché siamo agli inizi di un nuovo modello sociale ed economico, c’è molta confusione e i governi che si succedono continuamente, non si mettono daccordo sulle cose da fare.
Come è stata accolta dal punto di vista umano, dai cegliesi, dalla nostra città e in generale dagli italiani?
Personalmente non posso che dire cose positive degli italiani, sono brave persone, io sono stata sempre accolta e trattata bene, anche se mie compaesane hanno avuto molti problemi, mi hanno raccontato che in alcune famiglie dove prestavano servizio, erano costrette a mangiare in cucina i resti del pranzo dei datori di lavoro. Ma questo penso che accada ovunque, non solo in Italia. Per quanto riguarda i cegliesi, non posso dire che cose positive, sono stata accolta bene ed ho con i cegliesi e la città un rapporto di simpatia e affetto. Ho verificato che Ceglie ospita con grande affetto i forestieri e agevola quanti intendono vivere e lavorare in questa città. Certo non faccio vita di società, perché il lavoro assorbe tutta la mia giornata, ma ritengo che chi intende lavorare in Italia, questa è una delle migliori città dove vivere, almeno io ho trovato la giusta collocazione e persone che mi vogliono bene e questo è fondamentale per lavorare in tranquillità.
Pensi di stabilirti in Italia o intenti ritornare nel tuo paese, come vedi il tuo futuro?
Resterò finché ci sarà il lavoro che mi permetterà di mandare soldi a casa e mi permetterà di mettere da parte abbastanza denaro da poter matenere la mia famiglia e fare una vecchiaia dignitosa e poi mi auguro che soprattutto la salute non mi venga a mancare.
Antonio Ciracì
100 anni … e non li dimostra
2 aprile 2007
Quest’anno si festeggiano i 100 anni dalla nascita degli Scout, per non far passare sotto silenzio questa importante ricorrenza abbiamo intervistato Elio Faggiano.
Quest’anno ricorre il centenario della fondazione degli scout. Qual è la ragione del successo dell’associazione?
Chi di voi può dire di non aver mai incontrato almeno una volta nella sua vita, quelle allegre e vocianti comitive, con i fazzolettoni colorati al collo e i calzoni corti anche quando fuori c’è la neve.
Quali sono i valori educativi di fondo dello scautismo?
Quindi forse stupirà il sapere che nel mondo la grande famiglia scout raggruppa circa quaranta milioni di iscritti tra ragazzi/e e adulti. Ed è presente in circa 250 stati, ed è uno dei metodi educativi più diffusi nel mondo.
Che significato assume il motto per il centenario “Un mondo una promessa”?
In Italia lo scoutismo e rappresentato dal FIS (Federazione Italiana dello Scoutismo) di cui fanno parte l’AGESCI di ispirazione Cristiana con circa 180.000 soci e il GNGEI pluriconfessionale con circa 40.000 soci, oltre ad altre piccole associazioni scoutistiche che attualmente non sono riconosciute dalla FIS.
Che rapporto assume la fede nella pratica scautistica?
Senz’altro lo scopo più importante dello scoutismo è educare; non istruire, il che significa portare il ragazzo ad imparare di propria spontanea volontà, quelle cose che lo aiutano a rafforzare il carattere.
Ci vuole spiegare cosa è il jam boree del centenario?
Quindi i fondamenti della proposta educativa dello scoutismo, proposti dagli iscritti e dall’esperienza del suo fondatore Lord Baden Powel (B.P.), si possono sintetizzare come segue:
- un metodo attivo, dell’imparare facendo. E’ il primato dell’esperienza, una esperienza fatta con l’uso di mezzi poveri, in un’ottica di semplicità;
- è un metodo che vede i giovani veri soggetti della loro crescita, secondo il principio dell’autoeducazione, riconoscendo nei giovani valori, aspirazioni, difficoltà e tensioni;
- tiene conto della globalità della persona, dell’armonia del creato e nel caso dell’AGESCI di una visione Cristiana della vita;
- l’educazione scout ha posto come fondamento formativo i cosiddetti 4 punti di B.P. – la formazione del carattere – la salute e la forza fisica – l’abilità manuale – il servizio al prossimo.
Tutto questo viene sviluppato nelle diverse branche in cui sono inseriti i ragazzi con l’applicazione specifica del metodo in base all’età dei vari soci.
Nel 2007 si celebrano i 100 anni dello scoutismo mondiale, si conta che in 100 anni abbiano pronunciato la promessa circa 400 milioni di persone. Il motto del centenario “Un mondo una Promessa” vuol ricordare proprio l’internazionalità dello scoutismo e mettere al centro quella Promessa scout che unisce tutti gli scout del mondo in una grande famiglia, che cresce e vive la sua vita nei valori dello scoutismo.
Quest’anno dal 27 luglio all’8 agosto si svolgerà il 21° jamboree mondiale dello scoutismo, che avrà per tutti gli scout del mondo una grande importanza essendo il jamboree del centenario che si svolgerà a Londra dove nel 1907 il fondatore B.P. organizzò il 1° jamboree.
Il contingente della Puglia che parteciperà al Jamboree del Centenario è costituito da 155 soci tra ragazzi/e e adulti, all’interno del contingente nazionale AGESCI formato da 2.000 soci tra ragazzi/e e adulti. La parola Jamboree significa marmellata, questo è uno dei dei significati dell’evento jamboree che crea una marmellata di popoli che giocano, cantano e crescono per gli altri insieme pur venendo da diverse nazioni del mondo, ci si incontra nel segno della Pace, anche chi nei propri paesi di provenienza vive purtroppo la piaga della guerra.
Nell’agosto 2007 in tutto il mondo gli scout rinnoveranno la loro promessa, nei luoghi dove in quel momento stanno svolgendo le loro attività, oltre ad un evento nazionale che si svolgerà a Roma probabilmente nel Colosseo con la partecipazione di circa 5000 scout provenienti da tutta l’Italia.
Elio Faggiano
Le identità perdute
31 marzo 2007
Abbiamo voluto intervistare il Dirigente scolastico del I° Circolo dott.ssa Maria Mingolla perché la sua scuola si è resa protagonista di un interessante lavoro di ricerca/azione che ha coinvolto molte professionalità cegliesi nel tentativo di dare risposte ai tanti problemi che attanagliano la nostra comunità. L’idea originale è quella di ricostruire il “senso” e l’ “identità” della nostra comunità in un lavoro progettato in rete con una pluralità di agenzie educative.
Direttrice, perché la sua scuola ha voluto partecipare alla comunità i risultati della sua ricerca sullo stato della società cegliesi?
Poiché il Regolamento n. 275/99 sull’autonomia prevede che ogni scuola delinei il Piano dell’offerta formativa “d’intesa con il territorio” e con le agenzie in esso operanti, ci è sembrato nevralgico voler sottoporre all’attenzione di chi opera sul territorio, la lettura che noi operatori del I° Circolo abbiamo fatto della società attuale cegliese. Ciò con lo spirito di voler condividere alcuni punti di essa, correggerli se necessario, integrarli o modificarli. Il senso profondo di questa socializzazione è quello di creare degli interventi sinergici su persone – i cittadini di domani – che nel contempo frequentano la scuola, le associazioni di vario tipo e utilizzano i servizi esistenti in questo paese.
Da dove nasce l’urgenza di una nuova e più puntuale riflessione sulla nostra comunità?
L’urgenza di riflettere insieme sulla comunità cegliese (che può valere, tuttavia, per qualunque altro paese) nasce prima di tutto dal ripetersi di alcuni episodi accaduti nelle scuole ascrivibili ad atteggiamenti diffusi di mancanza di rispetto delle cose pubbliche, di noncuranza del bene delle regole comuni; in secondo luogo, dal desiderio di dare gambe all’invito del Ministro G.Fioroni, il quale sollecita la scuola e la società a mettere al centro di tutto l’operato la persona e il suo diritto alla “cittadinanza attiva” in un mondo cui sappia padroneggiare i mille linguaggi esistenti.
Avete avuto un riscontro positivo da parte dell’associazionismo culturale cegliese?
Decisamente sì, è stato stimolante per me incontrare i responsabili di alcune associazioni musicali, alcuni giornalisti e storici del paese che, con disponibilità e forte interessamento al motivo dell’incontro, hanno vivacemente partecipato alle riunioni contribuendo con la loro esperienza e opinione, a curvare l’idea progettuale di massima in modo che ci sia un sentire e operare comune nella società attuale di Ceglie.
Ad una lettura attenta della premessa al vostro POF si nota preoccupazione sullo stato della nostra comunità, come mai?
La preoccupazione intravista deriva dal constatare, a detta di molti cittadini cegliesi con cui opero quotidianamente, che nel paese degli ultimi anni c’è una dispersione di talenti professionali e culturali, che le associazioni si imbattono in problemi di strutture, che diversi ragazzi non hanno punti di riferimento forti e validi per una crescita congeniale alla società che oggi, a Ceglie come in ogni dove, è diventata complessa, protesa all’individualismo e, sovente, poco incline verso il prossimo.
Concretamente l’incontro col mondo culturale cegliese cosa ha prodotto nell’immediato e che cosa potrà produrre in futuro? Una strada che lei ritiene percorribile e proficua?
Io sono fiduciosa che il cammino di condivisione per una cittadinanza attiva e per una crescita collettiva del paese cominciato meno di due mesi fa possa, con l’impegno gratuito di tutti coloro che ci credono, generare un sodalizio delle menti e una comunanza di intenti che rende più forte nelle azioni – anche semplici – più volitivi nel desiderare le mete – spesso ambite da tutti – e più consapevoli di ciò che insieme si può costruire … come dire… più si è meglio è! Nel futuro mi auguro che la strada tracciata porti fattivamente a recuperare le identità perdute di cittadini coinvolti, a creare una società più stabile nei legami, a sollecitare negli amministratori un’attenzione sempre più crescente al bambino e ai suoi molteplici bisogni che si possono manifestare nella scuola, in altre agenzie educative, nelle associazioni sportive e musicali, negli spazi vivibili della città, nei luoghi ricreativi.
Lei che proviene da Ostuni come vede la nostra comunità? Quali sono i suoi punti di forza e quelli di debolezza?
Io ho sempre riscontrato in tutti i cegliesi un forte senso dell’accoglienza, dell’ospitalità e attenzione ai bisogni immediati di chi deve inserirsi in un nuovo contesto. In particolare, nella scuola che dirigo da 8 anni ho trovato docenti per la maggior parte disponibili ad accogliere proposte, suggerimenti, idee e novità con forte senso del dovere e, direi non di rado, con generosa collaborazione e dedizione. Ancora ritengo che un altro elemento di forza di questa comunità sia la genuinità che si esplicita in forme di attenzione alle persone, nel desiderio di mantenere alcune belle tradizioni culturali, popolari, religiose, culinarie e, pensando ai bambini, in un caldo entusiasmo verso le diverse iniziative che si intraprendono. Tra i punti di debolezza annovererei la mancanza di strutture pubbliche organizzate e aggreganti che fa serpeggiare un malcontento abbastanza diffuso tra i cittadini; una tendenza alla delega riscontrata in talune circostanze di fronte ad alcuni aspetti problematici che si potrebbero risolvere meglio con il contributo di vari soggetti. Infine, in alcune occasioni, ho notato l’irrigidimento o il timore di chi, pur avendo talento e capacità professionali spiccate, si tira indietro dalla realizzazione di attività mirate per evitare, forse, invidie e dissapori e non alterare equilibri di qualche natura, rallentando, così la crescita della comunità tutta. Però non sono sicurissima che questi elementi critici appartengono esclusivamente, come corredo genetico, ai cittadini cegliesi…concedetemi il beneficio di una sottile incertezza!
Intervista all’Ing. Pasquale SUMA sul Piano Urbanistico Generale
23 febbraio 2007
Intervista all’Ing. Pasquale SUMA
Dirigente dell’Ufficio Tecnico del Comune di Villa Castelli
D. – Ing. Suma, Lei è a conoscenza dei contenuti del P.U.G. (Piano Urbanistico Generale) che l’Amministrazione Comunale di Ceglie si appresta ad adottare?
R. – In questi giorni, negli studi professionali girano (a mo’ di carboneria) copie di CD che contengono gli elaborati del Piano. In questa logica, qualche amico mi ha chiesto di esprimere le mie valutazioni.
D. – E allora, ci vuole illustrare le sue impressioni?
R. – Considerato che la materia in questione attiene ad una disciplina di natura tecnica, mi sforzerò di essere quanto più chiaro possibile. Ciò precisato, mi sento di affermare, in generale, che questo è un Piano le cui scelte sono state determinate dall’alto senza un reale confronto con i cittadini, i professionisti, ecc.
D. – C’è chi sostiene invece che la fase di ascolto è stata pienamente espletata.
R.- Sì, ma a questa affermazione si può subito obiettare che gli incontri sono avvenuti circa 14-15 anni or sono e che da allora gli indicatori sociali ed economici della realtà hanno connotazioni e parametri di lettura diversi. Basti pensare, a titolo esemplificativo:
- al terremoto occupazionale determinato dalla chiusura della quasi totalità dei laboratori tessili;
- alla crescente chiusura delle attività commerciali all’interno del nucleo storico del paese;
- alla continua emigrazione al nord dei giovani professionisti;
- allo svuotamento di interi quartieri storici e conseguenti trasferimenti di nuclei familiari in quartieri privi di parcheggi, spazi pubblici e quant’altro necessario a garantire ottimali condizioni di vivibilità, soprattutto per gli anziani ed i piccoli;
- alla pregiudizievole chiusura mentale di tutte le amministrazioni comunali che si sono succedute, le quali non hanno permesso ad imprenditori locali che volevano investire, di utilizzare norme dello Stato- ripeto, dello Stato-, che consentono di poter costruire in deroga opifici che avrebbero creato nuovi posti di lavoro;
- al proliferare dell’abusivismo, in parte giustificato dalla necessità di poter dare una dimora alla propria famiglia, anche in considerazione del costo degli appartamenti.
D. – In sostanza, Lei ci sta dicendo che questo Piano si basa su dati acquisiti in incontri ormai datati e che quindi questo Piano Urbanistico Generale risulta ormai inadeguato e anacronistico?
R. – Esattamente!
D. – Ingegnere, può spiegare ai nostri lettori con parole semplici cos’è un Piano Regolatore?
R. – Il Piano regolatore Generale è uno strumento tecnico-amministrativo con il quale si programmano e si regolamentano tutti gli interventi di carattere urbanistico ed edilizio finalizzati a creare ottimali condizioni di sviluppo economico e sociale. Tenendo presenti questi princìpi di massima, di tutta la materia, quello che desta il maggiore interesse dei cittadini, degli imprenditori e dei politici, è la cosiddetta zonizzazione del territorio comunale.
D. – Ci vuole meglio chiarire in cosa consiste la zonizzazione?
R. – Dal punto di vista tecnico significa suddividere in zone omogenee tutto il territorio comunale, perimetrarle e, attraverso delle specifiche norme, indicare i tipi di intervento possibili all’interno di ogni singola zona. Entrando più nello specifico, esiste una norma vigente dello Stato, il D.M. 1444 del 1968, che indica che il territorio comunale deve essere suddiviso in sei zone, e cioè:
- Zona A: Agglomerati urbani che rivestono carattere storico;
- Zona B: Parti del territorio totalmente o parzialmente edificate;
- Zona C: Parti del territorio destinate a nuovi insediamenti;
- Zona D: Parti del territorio destinate ad insediamenti produttivi;
- Zona E: Parti del territorio destinate ad uso agricolo;
- Zona F: Parti del territorio destinate ad attrezzature ed impianti di interesse generale.
D. – Da quello che ci ha appena chiarito, quindi i lettori potranno comprendere, analizzando la planimetria allegata, attraverso la legenda, come è stato suddiviso il nostro territorio comunale?
R. – Esattamente.
D. – Entrando nello specifico, ci può chiarire quali sono gli interventi possibili previsti con il Piano redatto dal progettista?
R. – Cercherò di seguito di sintetizzare gli interventi previsti per le diverse zone:
Zona A1: Il comparto interessa l’area del nucleo più antico (Ceglie Vecchio)
In detta zona sono possibili solo interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria e di restauro conservativo e rimanda tutto il resto alla approvazione di un piano di recupero.
Osservazione: Il progettista del piano non sa, o non gli è stato detto, che e in questa zona e’ vigente un piano di recupero redatto dall’Architetto Caroli che di per se impone una normativa finalizzata al recupero. Il problema del Centro storico è come rivitalizzarlo, permettere l’esercizio di piccole attività artigianale o commerciale senza dover ricorrere a mille sotterfugi. Ceglie Vecchio può rappresentare una risorsa economica per il paese e si sta perdendo un’altra occasione per andare in questa direzione.
Zona A2: L’area classificata come A2 e considerata di valore storico, interessa una estensione di mq 286000 circa, in detta zona non sono ammessi: demolizioni, ricostruzioni, nuove costruzioni, sopraelevazioni, ristrutturazioni sono solamente ammesse interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria.
Osservazione: Di questa zona sono sorprendenti: l’estensione della perimetrazione del comparto, la classificazione di valore storico di stecche di fabbricati che di storico non hanno assolutamente niente. A tutto cio’ si aggiunge una normativa rigidissima che non permetterà alcun tipo di intervento per rendere gli immobili abitabili come dire la morte dei quartieri storici del paese.
Ma, non sono sotto gli occhi di tutti le centinaia di case non piu’ abitate e i cartelli sulle porte con su scritto “Vendesi” . Mi assumo la responsabilità di affermare che è una scelta scellerata.
Zona B1/B2: Con questa denominazione urbanistica sono stati classificati quei quartieri sorti per lo piu’ negli anni 60:80. In questa zone le norme permettono la quasi totalità degli interventi.
Osservazione: In queste zone vengono imposte delle limitazioni in relazione a quanto già edificato per esempio, che non si possono destinare ad abitazione i piani terra. Equità sociale vorrebbe che, negli interventi a farsi, fossero fatte salve le medesime norme utilizzate da quanti hanno già costruito.
Zona C1/C1*/C2: Questo sono le cosiddette zone di espansione edilizia. In queste zone qualsiasi tipo di intervento è subordinato all’approvazione di un piano urbanistico esecutivo vale a dire, piano di lottizzazione da attuarsi con logiche diverse, in funzione del comparto.
Le zone C1 sono state localizzate una su aree poste tra la via Fedele Grande e viale Europa e l’altra tra la strada comunale Galante, la P.le per Cisternino ed in adiacenza al campo sportivo.
Zona C1: Le aree comprese in questa zone sono destinate alle realizzazione di nuovi quartieri ed interessano una estensione di mq 610.000 circa, al netto delle aree destinate a sevizi. Tenuti presenti gli indici previsti per le zone di cui si discorre, si può stimare la previsione dell’insediamento di 1000 abitanti circa.
Osservazione: Devo confessare una difficoltà oggettiva a comprendere attraverso quali parametri e valutazioni tecniche si sia addivenuti alla determinazione di ubicare le nuove aree di espansione nei comparti classificati come C1. Infatti, è facilmente rilevabile attraverso la aerofotogrammetria che la quasi totalità delle aree é interessata da una moltitudine di abitazioni realizzate abusivamente, chi fatto rendono inattuabile un qualsiasi piano. A ciò é da evidenziare che la ubicazione di detti comparti è tale da prevedere elevatissimi costi di urbanizzazione e conseguentemente, quanto costeranno gli alloggi a realizzarsi? Chi li potrà acquistare? Ed inoltre come non considerare tutte le implicazioni di natura giuridica in relazione agli interessi dei proprietari delle aree?
Zona C1* (asteriscata): Con questa denominazione è stata classificata una mega area di 580.000 mq circa ed posta a ridosso del “Paretone” che interseca le provinciali per Cisternino, Ostuni e San Michele Salentino. Questa macro zona interessa veri e propri quartieri periferici realizzati lottizzazioni abusive. “Per tale zona valgono tutti gli indici e le prescrizioni della zona C1″.
Osservazione: Non riesco ad immaginare come possa essere impostato un piano esecutivo che contemperi: il vincolo ambientale cui è sottoposto il “Paretone”, gli insediamenti abusivi esistenti, gli interessi pubblici e privati in gioco, la riqualificazione urbanistica, l’applicazione dell’istituto del comparto e chi più ne ha più ne metta.
Zona C2: In questa Zona sono comprese particolari aree del territorio definite del tipo “Agroresidenziali”. Complessivamente i comparti interessano una estensione di circa mq 1.469.000 circa di cui mq 971.000 circa compresi tra al via Fedele Grande, strada per Montevicoli, Pl. e per Villa Castelli ecc. Anche in queste zone gli interventi, sono subordinati alla approvazione di un piano di lottizzazione in assenza del quale sono possibili solo interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria.
Osservazione: Anche per queste zone, in particolare per i comparti di Montevicoli riesce difficile immaginare come quali strumenti di tecnica urbanistica si possano redigere piani di lottizzazioni in cui si prevedano: l’applicazione dell’ istituto del comparto realizzazione di piazze, aree per parcheggi, strade e quant’altro.
Come non tenere presente che computando le cubature esistenti, gli indici di piano sono di già soddisfatti. A tutto ciò aggiungerei che, essendo la zona gravata da vincoli ambientali, quale potrebbe essere il parere degli enti interessati alla tutela? E’ stato altresì valutato l’impatto della viabilità prevista, in relazione alla orografia della zona?
ZONA D: In questa zona sono inseriti tre comparti di cui, uno rappresentato dalla zona artigianale e gli altri due grosse aree ubicate rispettivamente, a destra e a sinistra della p.le per Francavilla.
In un comparto è compresa anche l’attuale lottizzazione privata destinata ad attività industriale.
Osservazione: Le normative di attuazione risultano di difficile interpretazione come non risulta chiaro se all’ interno dei comparti si potranno svolgere attività di tipo commerciale e attraverso quali strumenti sarà possibile l’acquisizione di lotti a costi agevolati per assecondare le tendenze di sviluppo economico e l’impreditoria locale.
ZONA E (Agricola): La zona agricola è suddivisa in quattro sottozone denominate rispettivamente:
- zona E1 (agricola grandi masserie);
- zona E2 (agricola delle colture arboree);
- zona E3 (agricola delle piantate );
- zona E*(agricola di riserva agroresidenziale).
Nelle zona E1, E2, E3 potranno costruire solamente gli imprenditori agricoli, con un indice di fabbricabilità fondiario IEF = 0.03 mc/mq a condizione che il terreno non sia inferiore a mq 50.000 per la zona E1 e a mq 10.000 per la zona E2.
Per dare un ordine di grandezza, su un lotto di mq 10.000 si potrà realizzare una abitazione massimo 100 mq avente un’altezza di ml 3.00.
Nella Zona E* agricola speciale è un’area posta in continuità con la zona delle Grotte di montevicoli, Monte Vecchio, Ferruzzo e la strada provinciale per Villa Castelli. In detta zona gli interventi sono subordinati all’approvazione di P.P.A (programma pluriennale di attuazione) nelle more non è possibile alcun tipo di intervento.
Osservazione: In merito alla zona agricola si sarebbero tanti rilievi e riflessioni mi limiterò citarne alcuni. Ancora una volta e’ evidente il prevalere di una impostazione vincolistica fine a se stessa e la chiusura mentale a voler recepire alcuni dispositivi normativi consolidati. Agro Cegliese infatti, continuerà ad essere oggetto di devastazione e di abusivismo della peggiore specie. Ancora una volta si continua a non dare la possibilità anche ai non imprenditori agricoli di poter costruire nelle loro campagne pagando tutti gli oneri concessori del caso. Non si prevede la possibilità di poter accorpare piu’ terreni di proprietà, (se non a particelle contigue), per l’utilizzo delle cubature. Eppure la legge regionale n.56/80 all’art.51 comma g) prevede l’accorpamento di terreni non confinati. Sono queste, norme consolidate e presenti in tutti gli strumenti urbanistici di recente approvazione.
Oltre ciò non si comprende perché, tra gli indici non viene previsto l’indice massimo di fabbricabilità fondiario massimo pari a IFF=0.05 mc/mq, per quelli interventi in cui oltre a realizzare l’abitazione è necessario realizzare dei fabbricati per lo svolgimento di una attività connessa alla conduzione del fondo?
Zona F: Con questa denominazione sono state classificate quelle aree destinate ad accogliere i servizi di interesse pubblico, Scuole, aree verdi, parcheggi ecc.
Osservazione: Per quanta riguarda queste aree il problema non è individuarle ma come addivenire alla loro acquisizione ed alla loro realizzazione. Esistono infatti problemi di natura espropriativa, indisponibilità economica dell’ente comune, la salvaguardia della proprietà privata, la decadenza dei vincoli. Sono tutte questioni che creano serie difficoltà ala concretizzazione delle previsioni di piano.
D. – Dalla sua analisi viene fuori una non condivisione della filosofia del piano.
R. – E’ proprio cosi. I Cegliesi che da oltre 30 anni aspettano il P.R.G. pensano che il giorno dopo l’approvazione potranno costruire, ci sarà sviluppo economico occupazione. Mi dispiace deluderli. Infatti, per come è concepito il piano la quasi totalità degli interventi è vincolata all’approvazione di piani esecutivi con delle incredili implicazione di natura tecnica e giuridica. In sostanza è un piano che funziona sulla carta ma potrebbe non avere un riscontro sul territorio in termini urbanistici e sociali ed economici.
D. – Ci potrebbe sintetizzare in poche parole a suo avviso cosa ci sarebbe voluto?
R. – Questa è una domanda difficile da rispondere in sintesi tuttavia ci provo:
Un reale confronto democratico con tutta la popolazione ad ogni livello aggiornato ad oggi;
Una approfondita conoscenza del territorio;
Una analisi dei fenomeni sociali ed economici in corso;
Sulla base delle risultanze elaborare un piano basato su alcuni elementi fondanti;
RIQUALIFICAZIONE dei quartieri storici del tessuto urbano attraverso specifici piani di recupero degli insediamenti abitativi esistenti. Questo, attraverso il coinvolgimento degli imprenditori locali . A nostri giorni è impensabile che la Pubblica Amministrazione possa attuare degli interventi sul territorio senza il coinvolgimento dei privati senza l’utilizzo delle loro risorse economiche.
A ciò è da aggiungere che la strategia da usarsi nella pianificazione è quello della cosiddetta “Urbanistica contrattata” infatti, attualmente esiste un orientamento giurisprudenziale che tende a tutelare la proprietà privata, al contrario di quello che è avvenuto negli anni 70/80. La conseguenza è che, è sufficiente non comunicare agli interessati, lo stato delle diverse fasi di un procedimento amministrativo che i giudici bloccano tutto.
D. – Alcuni politici sostengono che, gli elementi fondanti di questo piano, si basino sulla conservazione e salvaguardia delle peculiarità del nostro territorio, lei cosa ne pensa?
R. – Rispondo con numeri. Le previste aree di espansione tra gli spazi pubblici e quelle fabbricabili, interessano la considerevole superficie di 2.500.000 mq circa. Lascio immaginare le irreversibili trasformazioni dei territori interessati. Peggio di così, ha fatto solo ATTILA.
Elezioni Politiche 2006: Teresa Bellanova
5 aprile 2006
“Ceglie: le origini del mio impegno e la sfida alla Camera dei Deputati”
Teresa Bellanova, candidata alla Camera nella lista dell’Ulivo e con un passato trentennale di sindacalista nella Cgil, racconta in questa intervista a “Ceglie Plurale” le origini del suo impegno politico, un passato duro segnato dalle lotte per i diritti dei braccianti iniziato tra Brindisi e Bari, proseguito a Lecce e poi a Roma.
Com’è iniziato il tuo percorso nel Sindacato?
Ho iniziato giovanissima. Ero poco più che una ragazzina quando iniziai a lavorare. Così poco più che quattordicenne mi ritrovai a conoscere la piaga del caporalato, il reclutamento dei lavoratori, le dure condizioni di lavoro, e ho iniziato un percorso che avrebbe caratterizzato per sempre la mia vita. Sin da piccola ho incrociato la politica in casa, i miei genitori erano iscritti al Pci, erano militanti attivi. Mi sono ritrovata dalla parte di chi lottava contro lo sfruttamento del lavoro ed in poco tempo, neanche maggiorenne, sono entrata a far parte della Lega braccianti e della Camera comunale del Lavoro.
Ci sono delle persone che ricorda con più affetto?
Intanto tutti i compagni della Camera del Lavoro, soprattutto quelli più anziani che in quel periodo, cioè verso la metà degli anni Settanta, fecero di tutto per agevolare l’inserimento di noi più giovani, ed in particolare il mio. È stata come una grande famiglia. Penso ad Antonietta Ancona, per esempio, che è stata una figura straordinaria per la mia formazione di donna e di sindacalista. Mi ha accompagnato per mano in questa esperienza nel sindacato e nella politica, sostenendo me che ero una ragazzina. All’epoca c’era davvero poco spazio per le donne, eppure nella Camera di Ceglie ho incontrato davvero tanto sostegno ed affetto. C’era per esempio Antonio Cavallo che era il responsabile della Camera del Lavoro, Pietro Vitale, Antonio Argentiero, compagni anziani che sono stati decisivi per quell’operazione di rinnovamento del sindacato in corso nella Cgil dell’epoca, e che ha portato al mio inserimento. È merito loro e di tanti altri compagni se una giovanissima donna come me entrò a far parte del sindacato e nel 1976 fui poi assunta come funzionario.
Cosa ricorda dell’attività sindacale di quegli anni?
Ricordo il dramma del caporalato contro cui ho dedicato tutte le mie energie, e soprattutto ricordo in modo ancora molto vivo l’incidente in cui persero la vita tre giovani lavoratrici cegliesi. Erano a bordo di un pulmino che trasportava molte più persone rispetto alla sua capienza e morirono così, per l’indifferenza e la scarsa considerazione che i caporali e tutto quel sistema avevano per i lavoratori. Ricordo l’impegno con cui ci dedicammo a costruire un possibilità di trasporto alternativo per garantire il diritto di recarsi al lavoro in modo sicuro. Fu molto dura e ci scontrammo con una reazione violenta dei caporali che ovviamente non potevano accettare il nostro tentativo di autogestione del trasporto. Per loro reclutare e trasportare i lavoratori dove volevano significava esercitare un controllo assoluto. Alla fine riuscimmo ad organizzare delle linee di trasporto pubblico con la Regione per trasportare le lavoratrici cegliesi nel metapontino dove l’agricoltura intensiva offriva opportunità di impiego per i braccianti. A Ceglie l’agricoltura era povera e non permetteva grandi opportunità, così la stragrande maggioranza andava a raccogliere uva o ortaggi a seconda delle stagioni.
Com’è proseguita la sua esperienza sindacale?
Dopo la prima esperienza nella Camera del Lavoro di Ceglie sono diventata responsabile del Coordinamento regionale Donne Federbraccianti e nell’81 mi sono trasferita a Lecce. Qui prima come funzionaria, poi eletta dall’88 Segretaria Generale provinciale della Flai (Federazione Lavoratori AgroIndustria), ho continuato ad interessarmi dei problemi delle braccianti e dei braccianti agricoli. E poi a partire dal 1996, con l’elezione a Segretaria Generale provinciale di Filtea (Federazione italiana Tessile Abbigliamento Calzaturiero) mi sono interessata dei problemi dei lavoratori del tessile. Una realtà molto dura anche questa, in cui ci si misurava con aziende che non rispettavano i contratti di lavoro ed imponevano forme di sfruttamento del lavoro. Per Filtea ho curato, sempre a Lecce, l’avvio dei contratti di gradualità, uno strumento per stimolare le imprese a scommettere sulla legalità, sul rispetto dei diritti del lavoro e che consente ai lavoratori di avere un rapporto di lavoro tutelato, di vedere riconosciuto un diritto di rappresentanza nella propria fabbrica ed all’interno del proprio posto di lavoro. Sono stati anni impegnativi e nel 2000 sono entrata a far parte della Segreteria Nazionale di Filtea con delega alle politiche per il Mezzogiorno, politiche industriali, mercato del lavoro, contoterzismo e formazione professionale.
E dal sindacato alla politica?
Nel 2005 sono stata eletta componente del Consiglio Nazionale dei Democratici di Sinistra, ho mantenuto il mio incarico nella Cgil sino a qualche settimana fa quando è stata ufficializzata la mia candidatura alla Camera dei Deputati nella lista dell’Ulivo in Puglia, a sostegno di Romano Prodi.
Quali legami ha ancora con Ceglie?
I legami affettivi prima di tutto. A Ceglie vive tutta la mia famiglia, i miei genitori, i miei parenti, e poi sono legati alla nostra cittadina i ricordi della mia infanzia e tutte quelle esperienze di vita, le lotte, le amicizie vere che mi hanno portato ad essere quello che sono oggi. È anche per questo legame che non si è mai spezzato che, anche se a distanza, seguo le vicissitudini sociali e politiche di Ceglie. E devo dire che ci pensa mio padre a colmare la distanza fisica, tenendomi sempre al corrente su quello che accade.
La nostra terra è ancora quella della disoccupazione in particolare giovanile e femminile, come fare secondo lei a ripartire?
La questione sociale di Ceglie è quella di tutto il nostro Mezzogiorno. A segnare la nostra cittadina è una debolezza sociale che è soprattutto economica, una fragilità che segna gran parte della Puglia e condanna i giovani e le donne ad un senso di precarietà che sembra non finire mai. La questione della disoccupazione giovanile e femminile che segna Ceglie è grave, ed è grave nel resto del Mezzogiorno. Un territorio che nel corso di questi anni è stato abbandonato a se stesso, completamente alla deriva, da un governo troppo preso da altre cose. Il nostro Mezzogiorno paga la sua arretratezza e però oggi, in un momento delicato dell’economia nazionale, sconta soprattutto la grave crisi strutturale del sistema produttivo del Nord che ha sempre utilizzato a basso costo la forza lavoro meridionale, delocalizzando e appaltando segmenti di produzione. Oggi questo sistema si rivela incapace di reggere la competitività con le nuove potenze economiche, e stenta a riprendersi perché in questi anni non si è fatto nulla per consentirlo. Così oggi per far ripartire l’Italia serve far ripartire il Sud. Questa è la scommessa del progetto di governo del Centrosinistra, non uno slogan, ma un progetto serio di rilancio produttivo.
Negli ultimi cinque anni quasi tutte le aziende tessili della provincia di Brindisi hanno chiuso licenziando migliaia di persone che per sopravvivere si sono inventati altri lavori, secondo lei cosa bisogna fare per far ripartire questo settore?
Purtroppo la crisi del Tac è grave e diffusa nella nostra Puglia. È una crisi che ha origini lontane e che può trovare risposte solo in una politica di sviluppo nazionale che individui nel tessile un settore da riposizionare sui mercati mondiali, sostenendo il rafforzamento delle piccole e medie imprese, stimolando l’innovazione dei prodotti. L’impresa italiana non può competere sui basti costi ma sulla qualità delle sue produzioni, ecco perché una questione decisiva è quella della valorizzazione del made in italy. E in Parlamento uno dei miei impegni sarà quello di arrivare all’approvazione di una proposta di legge che punti a valorizzare e a rendere informato il consumatore sulla rintracciabilità del prodotto.
Le chiediamo un impegno a portare in Parlamento le istanze della nostra Ceglie.
Sicuramente, accetto questo impegno senza alcuna incertezza. Anche se non mi piace essere chiamata onorevole, preferisco semplicemente Teresa. Sarò il deputato di Ceglie, sosterrò le istanze di Ceglie che sono quelle del Mezzogiorno, dei diritti, del lavoro, di un nuovo stato sociale, dei giovani che devono poter mettere a disposizione del proprio territorio i saperi e le conoscenze che hanno sviluppato. Sento profondamente questo impegno che prendo con Ceglie e con la Puglia perché è quello che ho sempre portato avanti stando dalla parte delle persone più deboli. Vorrei chiedere piuttosto qualcosa ai cegliesi. Vorrei chiedere loro, a coloro che mi hanno conosciuto e a quelli che vorranno conoscermi, di scegliere il simbolo dell’Ulivo il 9 e 10 aprile e di sostenere il nostro progetto politico. Ai cegliesi chiedo di attivarsi, di andare casa per casa, di parlare con gli altri e di lavorare tutti insieme perché il futuro è nelle nostre mani ed insieme possiamo farcela.
Ufficio Stampa
Arianna Genovese
tel. 3487296828
fax. 0832.318558
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Intervista al Commissario prefettizio
1 settembre 2004
Da poco più di un mese è Commissario al Comune, quali sono le sue impressioni sulla città e sui cegliesi?
Considero Ceglie una cittadina dalle notevoli potenzialità. Inserita in un paesaggio di straordinaria bellezza, godendo di un gradevole clima collinare, riveste anche un particolare interesse per il piacevole borgo medievale e per le sue testimonianze storiche e archeologiche. L’Amministrazione Comunale e vari settori della società civile, consapevoli di tali potenzialità, hanno dato il via, con la collaborazione delle istituzioni interessate, nel tempo a varie iniziative a carattere culturale ed hanno sviluppato progetti di promozione turistica che hanno già contribuito a rendere nota la cittadina al turismo sia sia per la presenza di una elevata qualità della ristorazione sia per la presenza di rinomati esercizi di agriturismo che però non sono sufficienti a soddisfare la domanda di accoglienza. La limitata capacità ricettiva non consente al momento un pieno sviluppo turistico.
Lei ha sicuramente programmato gli impegni da portare avanti nei mesi che sarà alla guida del Comune, quali sono?
Si continueranno gli interventi programmati tra cui il completamento della Sede Municipale e del Palazzetto dello Sport. Sono in via di completamento i lavori di fognatura nera in varie zone dell’abitato (compresa la zona industriale). Sono in fase di inizio i lavori di fognatura nera in altre zone periferiche quale quella di Montevicoli. E’ stato appena approvato con Delibera Commissariale n.116 del 15.7.04 il progetto definitivo di fognatura pluviale dell’importo complessivo di euro 1.980.000, di cui euro 200.000 a carico del bilancio comunale e euro 1.780.000 con fondi POR da finanziarsi da parte del Commissario Delegato per l’emergenza ambientale. Aggiungo che si stanno eseguendo i lavori di adeguamento della Scuola Elementare “De Amicis” in via Machiavelli. Si sta, altresì, predisponendo un progetto di adeguamento della Scuola Media Vinci alle norme di sicurezza della 626, a seguito della promessa di finanziamento dell’importo di 200.000 euro, con obbligo di cofinanziamento, a carico del bilancio comunale, di una quota almeno pari a quella concessa dalla Regione.
Quali iniziative intende portare a termine nelle prossime settimane?
Vorrei fare una premessa. Credo che un’Amministrazione Pubblica debba avere tra i suoi obiettivi primari rendere nel più breve tempo possibile fruibili le opere pubbliche ultimate e migliorare gli edifici ed i beni pubblici già esistenti adeguandoli ai bisogni. Tutto questo implica la dotazione di risorse finanziarie adeguate. L’insufficienza delle risorse è spesso la causa di un limitato e non ottimale utilizzo delle strutture pubbliche, impedimento che è sempre più difficile da superare per i vincoli di una rigorosa e restrittiva politica finanziaria delle Pubbliche Amministrazioni imposta dagli obiettivi economici della Comunità Europea. In questo quadro ho scelto tra le priorità più immediate, selezionate con la collaborazione del Direttore generale, quella del trasferimento della sede comunale, ma vorrei anche assicurare agli sportivi la fruizione del Palazzetto dello Sport in via di ultimazione nel prossimo Campionato.
Come ha trovato la situazione finanziaria del Comune?
Venendo alla situazione finanziaria del Comune, sappiamo che il Comune, con riferimento ad una serie di parametri fissati dall’Unione Europea, non ha rispettato il patto di stabilità. Ciò comporta dei vincoli e delle rigidità che gravano sul bilancio comunale. Ma la rigidità del bilancio dipende anche da tendenze nazionali che hanno invertito il rapporto tra finanza derivata ed autonoma. Ciò comporta che saranno sempre più ridotte le risorse che saranno assegnate dallo Stato perché in un sistema federalista dell’Ente locale accrescerà la propria capacità impositiva ma dovrà conseguentemente continuare una politica rigorosa di contrasto all’evasione.
Quali sono le peculiarità del bilancio da lei predisposto e approvato, ha ritoccato alcune aliquote, ha apportato modifiche allo schema di bilancio approvato dalla passata Amministrazione, saranno garantiti alla cittadinanza gli stessi servizi?
Le tariffe per la fruizione dei servizi pubblici sono state confermate nelle precedenti misure, così come sono rimaste invariate le aliquote per le entrate tributarie (imposte e tasse) sul presupposto che si debba incrementare la lotta all’evasione e all’elusione tributaria. E’ stata confermata l’alienazione di beni considerati strategici sotto l’aspetto dell’interesse pubblico. E’ stata confermata la spesa del precedente esercizio relativa alla programmazione dei servizi sociali per poter rispondere nei limiti delle risorse ai bisogni della città. Nel bilancio è stata prevista la spesa per il trasferimento della sede comunale e per la gestione del Palazzetto dello Sport.
Quali sono a suo avviso i settori che più incidono sulla spesa, quale la odierna capacità di indebitamento del Comune, quali “rami secchi” bisogna tagliare per rimettere in sesto finanziariamente questo Ente?
Tra i settori che più incidono sulla spesa quello relativo al personale di ruolo del Comune, oltre ai lavoratori socialmente utili e ai lavoratori impiegati nei piani di impresa, come avviene nella maggior parte dei bilanci comunali e quello relativo al personale del Liceo Musicale. Per quel che concerne l’indebitamento del Comune si è quasi al limite della propria capacità finanziaria. Alla domanda: “quali rami secchi tagliare?” Rispondo con una opinione non solo mia personale ma piuttosto diffusa. Io credo che i Comuni oggi non abbiano più molti rami secchi da tagliare; è da molti anni che si taglia nei bilanci comunali. Un settore ove si deve continuare l’impegno è quello delle evasioni dei tributi comunali.
A quanto ammonta complessivamente l’avanza di amministrazione, come sarà speso?
Potremo quantificare l’avanzo di amministrazione tra breve, appena avrò approvato il conto consuntivo.
Quali manifestazioni ha predisposto per l’estate cegliese?
L’amministrazione ha supportato il ricco calendario di manifestazioni predisposto da varie associazioni, con il particolare apporto di “Ceglie è”, con contributi alle iniziative che si terranno in luogo pubblico in relazione alle risorse finanziarie disponibli. Ringrazio tutte le Associazioni che hanno contribuito con il loro apporto a rendere vivace l’estate cegliese.
L’Amministrazione Comunale ha poi curato, naturalmente sempre in relazione alle limitate risorse finanziarie, una rassegna cinematografica di film, uno spettacolo teatrale ed un incontro con uno scrittore (Raffaele Crovi) premio “Campiello”. D’intesa con il Liceo Musicale sono stati programmati tre concerti.
In conclusione quale messaggio intende inviare alla cittadinanza?
Colgo l’occasione di questa conversazione per rivolgere un caloroso saluto a tutta la cittadinanza cegliese. Vorrei formulare un augurio alla città di una crescita esponenziale in funzione delle proprie preziose risorse: l’agricoltura, la ristorazione, l’impresa, l’artigianato, il commercio ed il turismo, le numerose testimonianze storiche e archeologiche che il territorio riserva.
Mi sarebbe gradito ricevere dalla società civile, dalla Chiesa, dalle Forze Politiche, dalle Organizzazioni di categoria e dalle Organizzazioni Sindacali, ogni utile contributo all’approfondimento delle problematiche che si porranno durante la gestione commissariale. Ringrazio “Ceglie Plurale” per avermi dato l’opportunità di far giungere questo messaggio.
Ringraziamo la Dottoressa Clara Minerva per l’intervista concessaci e le auguriamo buon lavoro.


