La megera passeggia in città

8 settembre 2008

Per le vie del paese la megera, con la sua falce, miete sempre più vittime. Una maledizione sembra essersi abbattuta su Ceglie, perché i più recenti dati epidemiologici segnalano un incremento della mortalità per tumore, che non si riscontra negli altri paesi della provincia di Brindisi.
Eppure noi cegliesi siamo convinti che l’unica cosa vera che possiamo esportare è la nostra aria salubre e incontaminata. Che questo non fosse vero lo sapevamo da tempo, perché i distretti industriali di Brindisi e Taranto ci toccano direttamente con i lavoratori cegliesi che lavorano in fabbriche inquinanti e pericolose e con lo smog che a ogni soffio di vento e di pioggia precipita copioso sulle nostre teste e respirato dai nostri polmoni.
Ma questo ragionamento vale anche per gli altri comuni, eppure Ceglie registra la più alta percentuale di tumori.
Se guardiamo più da vicino i problemi ci possiamo rendere conto che potrebbero esserci ulteriori concause che aggravano la situazione sanitaria e ambientale.
Poco, per esempio, si riflette su quanto sia vecchio il parco macchine circolante in paese con tutte le drammatiche conseguenze ambientali.
Poi c’è il problema dell’asbesto che per tanti anni è stato utilizzato in edilizia e anche per recipienti per la raccolta delle acque. Sulle case ancora si intravedono queste bombe ecologiche a cielo aperto.
Ma anche il modo incivile e intollerabile con cui viene eliminato in edilizia nei lavori di ristrutturazione grida vendetta: abbandonato in ogni angolo del territorio da barbari impuniti.
Un’ulteriore bomba ecologica è rappresentata dall’uso indiscriminato dei diserbanti in agricoltura. Siamo proprio convinti che noi mangiamo prodotti locali genuini, dall’olio alle verdure con frutta?
A questo dobbiamo aggiungere un’alimentazione disordinata e antigienica: qualsiasi docente sa delle abitudini alimentari dei ragazzi che in prima mattinata si riempiono di grassi e fritture e se un ragazzo a merenda mangia una frutta viene deriso dalla maggioranza dei compagni.
Nel programma di Ceglie Estate sono previste sagre e feste. Ci sarà qualcuno che provvederà a controllare se i permessi sanitari sono in regola?
Un’ultima annotazione ci sembra doverosa. In questi anni nel nostro territorio di campagna sono state scavate buche profondissime. In contrada Ulmo due erano enormi, adesso sono coperte, ma non sappiamo se mai qualcuno ha controllato con quale materiale sono state riempite.
La nostra comunità su queste emergenze deve confrontarsi. Sarebbe utile che la politica se ne interessasse, anziché perdersi in battaglie insignificanti. La politica anziché perdersi a rincorrere proteste senza senso sui pochi spazi di vivibilità urbana attrezzati, dovrebbe dare un esempio concreto per realizzare ulteriori angoli di salubrità.
Insomma è giunto il tempo di caratterizzarsi tutti per l’impegno da profondere per rendere Ceglie sempre più pulita, perché è in gioco la nostra vita e quella dei nostri figli.

Legalità, un’etica pubblica

26 gennaio 2008

Il 13 gennaio, presso la Casa comunale si è svolta una importante manifestazione per richiamare tutti al senso di legalità che, negli ultimi anni e dopo gli avvenimenti criminosi: l’aggressione in casa di cittadini. Ceglie, da sempre città tranquilla, improvvisamente si è trovata a dover fare i conti con la criminalità. Per invertire la tendenza ed evitare assuefazione a uno stato di cose che rischia di compromettere alla radice ogni sforzo di convivenza civile, occorre uno scatto di orgoglio e di efficienza da parte del Comune e delle forze dell’ordine che devono essere ligi, presenti e dotati di uomini e di mezzi necessari per far fronte alle nuove emergenze cittadine e produrre decisioni pronte e coraggiose. Ma serve anche – la parola è grossa – una sorte di rivoluzione, ovvero l’affermazione di un’etica pubblica fondata sul principio di legalità, anziché sull’idea che l’illegalità altri basti a giustificare la propria.
Oggi, è messa in discussione l’incolumità dei cittadini e l’inviolabilità della nostra casa e più forte è l’esigenza di ripristinare e di dover rispettare la legalità da parte di tutti , nel nostro interesse e soprattutto nell’interesse della comunità.

Chiude l’Istituto Don Guanella – nel silenzio di tutti

22 gennaio 2008

Foro Ragazzi Don guanellaSono trascorsi più di 40 anni dal vandalico abbattimento della cinquecentesca chiesa dei Cappuccini (per costruire l’Ospedale civile ormai fortemente ridimensionato e penalizzato) e quasi altrettanti dal crollo dell’antica chiesa di San Demetrio, ferite inferte alla città che non si rimargineranno mai.
Ceglie in questi ultimi decenni è stata depredata di tutto, prima per colpa di noi cittadini ma, soprattutto, per l’insipienza dei nostri amministratori.
Da molte alcune settimane si parla con insistenza della chiusura dell’Istituto e della partenza da Ceglie dei Padri Guanelliani che da circa un sessantennio sono il punto di riferimento di tanti giovani e benemeriti nel campo dell’istruzione dei bambini abbandonati e dei figli degli emigrati, della formazione religiosa e dello sport locale.
Anche questa perdita avviene nel silenzio assordante delle istituzioni, mentre la città si impoverisce ulteriormente.
Si parla anche della vendita dei locali e dei terreni di proprietà dei guanelliani. Noi, naturalmente, non crediamo a queste voci che circolano in merito ad una eventuale speculazione su questi terreni.
Le nostre rimostranze vogliono scongiurare la partenza e la chiusura dell’Istituto.
Chiediamo a tutti i cittadini di far sentire il proprio disappunto inviando delle e-mail alla Casa Generalizia dei Guanelliani a Roma, a tutti i blog gestiti da cegliesi, ai siti dei giornali così come al Comune, alla Provincia e alla Regione.
In campo deve scendere in prima persona il Sindaco e tutto il Consiglio comunale, anche per far rispettare le volontà di donna Rosina Lodedo affinchè non si oltraggi la sua memoria.
Il Consiglio comunale deve far sentire, forte, la sua voce attraverso un ordine del giorno da inviare alla Segreteria di Stato del Vaticano e al Vescovo della Diocesi di Oria, anche in merito alla vendita dei locali, un fatto lesivo del patrimonio storico della comunità locale.
E’ indispensabile creare un movimento di opinione che scongiuri questo ulteriore scippo ai danni della nostra città e che testimoni l’attaccamento dei cegliesi a questo Istituto che nel corso dei decenni ha dispensato a piene mani il senso dell’educazione a tutti i nostri figli.

A.C.

Madonna della Grotta

3 ottobre 2007

Ritorniamo ad interessarci di uno dei più preziosi ed importante bene artistico e storico presente a Ceglie e su tutto il territorio pugliese, la trecentesca chiesa della Madonna della Grotta. Gli appelli lanciati a più riprese da questo giornale, negli ultimi tempi hanno trovato accoglimento da parte di un gruppo di cittadini che hanno costituito un Comitato a difesa di questa Chiesa che, è bene precisare ancora una volta ha un vincolo posto dal Ministero per i Beni Artistici e Storici, quindi non poteva e non può essere in alcun modo manomessa.
Riprendiamo brevemente quanto scrivemmo nel numero di luglio-agosto 2002: “… la Soprintendenza competente con nota n. 32881 del 23.12.1998, l’ultima, credo, in ordine di tempo, inviava al Vescovo di Oria e al Comune di Ceglie, la seguente missiva: … con riguardo all’immobile di cui all’oggetto, in via preliminare si premette il rilevante interesse storico-artistico, poiché espressione di architettura religiosa basiliana in grotta, ascrivile ai secoli VII-X, ornata di altari settecenteschi, sulla quale, com’è noto sorse il Santuario e monastero benedettino. Nel corso del procedimento di vincolo ex legge 1.6.1939 .1089 (D.M. 9.11.1993) ci si è accorti che mentre l’edificio subdiviso, risulta essere di proprietà privata, la chiesa rupestre ipogea e relativo accesso medievale risultano intestate catastalmente ai “Luoghi Sacri Pubblici” ovvero di proprietà di codesta Curia Vescovile, come si evince dal certificato catastale allegato in copia. Nel sottolineare lo stato di deplorevole abbandono e degrado in cui versa il santuario, antico luogo di culto sin dal VII secolo, si invita la S.V., in qualità di rappresentante pro-tempore della Curia oritana a voler accertare la sussistenza del titolo di proprietà su tale chiesa. Ciò al fine di programmare, in concerto con codesta Curia e l’Amministrazione comunale che legge per opportuna conoscenza, le più urgenti misure a tutela e salvaguardia di questa chiesa…“.
Non fu preso alcun provvedimento!
Sono trascorsi quasi dieci anni da quella missiva, il degrado e lo scempio è continuato. Persi quasi tutti gli affreschi quattro-cinqucenteschi, anche la struttura è in serio pericolo e se non saranno presi seri e urgenti provvedimenti, nel breve volgere di qualche lustro, di questa chiesa non rimarrà che qualche vecchia e sbiadita foto.
Il Comitato spontaneo di cittadini nati a difesa di Madonna della Grotta, chiede il nostro aiuto e come cittadini non possiamo restare inerte di fronte a questa giusta richiesta. Partecipiamo alla raccolta di firme promossa per sensibilizzare i cegliesi e anche i forestieri, ma soprattutto le autorità competenti.
Diamo, quindi, forza a questo Comitato partecipando a tutte le iniziative messe in cantiere per richiamare l’attenzione su questo prezioso bene culturale che appartiene alla comunità cegliese.

Servono cambiamenti radicali e non contentini

31 agosto 2007

Il Comitato cittadino di salvaguardia del Presidio ospedaliero della Città di Ceglie Messapica (Br) all’inizio del mese di luglio, seriamente preoccupato per lo stato di totale abbandono del proprio Ospedale, facendosi anche portavoce delle innumerevoli proteste pervenute da parte dei cittadini per via dei disagi mai venuti a cessare dall’epoca dello smantellamento dei reparti ospedalieri del nosocomio cegliese, si rivolgeva agli organi di stampa, richiamando l’attenzione di partiti, parlamentari pugliesi e amministratori dell’ASL/BR1, sulla necessità che venisse considerato seriamente il problema della Sanità cegliese per dare delle risposte chiare ed esaurienti ai cittadini, che in un primo momento erano stati “SCIPPATI” di un ospedale in passato punto di riferimento per l’intero territorio brindisino, e poi ingannati dalle TANTE PROMESSE ELETTORALI di restituzione del mal tolto.
Nell’occasione erano state formulate delle proposte:

  1. istituzione di una sede di distretto socio-sanitario;
  2. possibilità di mettere un holter pressorio all’ambulatorio di cardiologia;
  3. organizzare un Consiglio Comunale monotematico.

Il Comitato a distanza di tempo, si vede costretto a rivolgersi ancora una volta agli organi istituzionali, ritenendo essere stati proficui, a giudicare, da come vanno le cose, gli incontri tra gli stessi avuti per discutere sull’argomento.
Lamenta il Comitato che, comunque il nuovo Piano Regionale della Salute dovrebbe scaturire da un confronto con associazioni, comitati civici ed organismi di rappresentativi dei cittadini (e tutto ciò, non solo con le parole, come fanno alcuni rappresentanti politici del centro sinistra, ma anche con i fatti).
I componenti del Comitato non si sono ancora rassegnati: attendono di conoscere le motivazioni che hanno indotto alla chiusura del reparto di lungodegenza riabilitativa; vogliono capire perché non è stato ancora aperto il centro di risveglio per coma apallico, e perché non si è ancora provveduto a dotare il pronto soccorso delle indispensabili figure cardiologo e dell’anestesista rianimatore.
Si chiedono anche che fine hanno fatto i poliambulatori in precedenza esistenti e perché non è stato ancora attivato il reparto di Medicina, nonostante l’impegno assunto dal Dr. Scoditti e perché si tarda a dotare il nosocomio cegliese della tanto decantata AUTONOMIA FUNZIONALE, una cosa sola è certa, sostiene il Comitato: si pensa solo agli ospedali di San Pietro Vernotico, Mesagne, Fasano ed Ostuni – paesi ben rappresentati da esponenti politici, a differenza di Ceglie che sembra proprio essere stata DIMENTICATA DALLA POLITICA LOCALE: molto eloquente è la recente diatriba che sta riguardando Ostuni per la creazione del nuovo ospedale zona nord che i politici di quella città vogliono far sorgere nella stessa struttura ospedaòliera già esistente in quel Comune.
In mancanza di risposte, il Comitato fa sapere che ha programmato per il mese di settembre incontri pubblici per informare i cittadini della GRAVE SITUAZIONE IN CUI VERSA IL NOSOCOMIO CEGLIESE ed intende organizzare una serie di manifestazioni per sollecitare i politici ad intervenire e a farsi portavoce nelle opportune sedi dei disagi dei cittadini.
ALL’OCCORRENZA NON SI ESCLUDONO MANIFESTAZIONI DI PROTESTA CHE POTRANNO ESSERE PORTATE A BARI PRESSO LA SEDE DEL GOVERNO REGIONALE.

Ceglie Messapica 30.8.2007
Il Presidente del Comitato
Cataldo Rodio

In giro per Ceglie

21 agosto 2007

Passeggiando per la città e guardandola con occhi da forestiero, pronti a cogliere segnali, indizi e messaggi nascosti, alla fine si ha l’impressione di riuscire a capire le caratteristiche del suo cittadino “medio”, di quelle ventimila persone che vi abitano, vi lavorano, si incontrano, si divertono, in un brulichio indistinto che sembra quasi casuale e che invece a volte ha delle costanti, degli impercettibili fili subliminali.
La scarsa capacità di collaborare per un risultato, la propensione a coalizzarsi contro chi propone qualcosa di valido od a presentare soluzioni alternative pur di frenare il progetto altrui, la pigrizia e l’invidia, il fare le cose giuste nel luogo sbagliato, il non capire che il tempo è denaro e che ogni ritardo ha un costo. Sono alcuni degli aspetti negativi del cegliese medio, sono i difetti di cui noi stessi abitanti di Ceglie parliamo con rassegnazione, come se fossero imposti dal fato e non correggibili. Ne abbiamo già scritto, sperando di suscitare una presa di coscienza, una reazione positiva, un cambio di atteggiamento.
C’è un’altra diffusa carenza nel Dna dei cegliesi: latita il senso del bello (non si offendano coloro che invece lo hanno molto sviluppato, ed ovviamente sono tantissimi). Diciamocelo a bassa voce, non facciamolo sentire ai non cegliesi e in particolare ai turisti: Ceglie non è una città che ha il culto del bello, Bello è armonia, equilibrio, pulizia, rispetto dell’ambiente, ordine visivo. Bello sono balconi fioriti, verde pubblico curato, strade pulite, monumenti non imbrattati di scritte, pareti non scrostate, finestre in legno anziché in anticorodal. E la lista potrebbe continuare all’infinito.
A volte si tratta di brutture macroscopiche, di ruderi “eterni”, ma più spesso solo di piccole incurie, lievi segnali di scarso rispetto per il senso estetico e per il bene comune. Forse basterebbe poco perché Ceglie apparisse una città piacevole, civile, moderna, specchio del benessere dei suoi abitanti. Ciascuno, nel suo piccolo, dovrebbe fare la sua parte, mentre gli organi preposti dovrebbero assicurare più vigilanza, prevenzione e repressione dei comportamenti illeciti. La scuola dovrebbe educare al bello, non sarebbe difficile ed è un compito che rientra sicuramente nelle sue competenze.
Quanti cegliesi hanno la sensibilità di cogliere la differenza fra un balcone fiorito di una delle antiche case , un balcone squallidamente nudo di uno dei tanti anonimi palazzi? “Tutti i cegliesi hanno la capacità di capire qual è il più bello”. Ma allora perché i cegliesi non seguono gli esempi positivi?
Qualche caso emblematico di piccole brutture urbane, a titolo di esempio. Che senso ha restaurare una facciata, un balcone, se non si tiene conto delle caratteristiche urbanistiche circostanti? Immaginiamo cosa immortalerà il giapponese con la sua immancabile cinepresa o la macchina fotografica della piazza, piena di saracineche, anticorodal, marmo dove non si imbianca da decenni e con una scarsa illuminazione. Non è necessario parlare del posteggio creato in via Vitale in pieno centro storico. Altro sconcio è quello presente in via Gelso, dove da tempo immemorabile è stata alzata una palizzata per recintare lo spazio creato dal crollo di alcune abitazioni ed oggi dimora sicura per grossi topi che passeggiano indisturbati tra i piedi degli ignari visitatori. Per quanti anni resterà ancora in quello
stato, a deturpare un bellissmo angolo cittadino? Le tante zone incolte nei quartieri periferici, ridotte a discariche di rifiuti.Cosa dire degli enormi e bruttissimi casermoni che si stanno edificando e che deturpano in modo incancellabile alcune zone panoramiche?
Forse sarebbe opportuno che al Comune fosse istituito un assessorato al Bello, o almeno che fosse prevista un’apposita delega assessorile o anche soltanto un ufficio comunale la cui
“mission” (questo termine è così di moda!) dovrebbe essere quella di promuovere la “bellezza” della città, vigilando, stimolando o adottando iniziative di abbellimento e dando il proprio parere trasversalmente su tutte le delibere degli altri assessorati, valutandone i riflessi sull’estetica urbana. O forse basterebbe mandare in giro per le strade i vigili (è anche un loro compito istituzionale) e gli ausiliari del traffico con lo specifico compito di rilevare le tante brutture.
Questo lo diciamo per ricordare a tutti noi che una città bella è una città che attira, trasmette ottimismo, che è facile amare senza riserve mentre oggi non viene amata proprio da noi cegliesi che facciamo di tutto per usarle violenza.

Antonio Ciracì

Una bruttissima notizia

20 agosto 2007

L’Amministrazione comunale ha organizzato una Società di scopo per la gestione del Teatro Comunale. Già all’epoca della nascita di questa strana Società esprimemmo le nostre perplessità e subito pensammo che era una operazione clientelare per soddisfare le frustrazioni artistiche (ben remunerate) di compiacenti amici.
Questa Società doveva spendere in tre anni 121.000 euro. 25.000 euro venivano messi a disposizione dal generoso Comune e 60.000 euro dovevano entrare da contributi regionali. In ogni caso questa Società nasceva con un disavanzo preventivato e dichiarato di 60.000 euro. Ora sappiamo che il finanziamento della Regione è saltato e pertanto il Comune dovrà accollarsi tutte le spese.
A questo punto ci chiediamo se non sia il caso di sciogliere questa Società e i soldi che si butteranno via potrebbero essere utilizzati per sistemare qualche lavoratore socialmente utile sfruttato dal Comune.

Ospedale di Ceglie, ancora bugie

7 luglio 2007

Ancora una volta il Comitato cittadino per la salvaguardia del Presidio Ospedaliero di Ceglie, spinto dalle tante lamentele dei cittadini, chiede di far sentire la proprio voce ritornando a parlare del problema Ospedale. Più volte il Comitato si è battuto, negli anni passati, sempre sospinto dai cittadini, per ottenere la riapertura dei reparti chiusi e per restituire alla comunità cegliese quel “fiore all’occhiello” che è l’Ospedale e del quale la comunità è stata “scippata”.
Fino ad oggi, però, il Comitato ha lottato contro i mulini al vento; ogni incontro è sempre stato disertato da tutte le rappresentanze politiche sia di destra che di sinistra e non ha potuto contare neanche sul sostegno del Sindaco. Oggi i cittadini, stanchi di sentirsi presi in giro, si rivolgono al Comitato perché intervenga in loro difesa ed in qualità di mediatore, chieda alle autorità politiche di prendere un impegno serio in favore dell’Ospedale.
Basta con i “se” o con i “forse”, i cittadini vogliono risposte concrete quali per esempio la riapertura immediata del reparto di Medicina come previsto dall’ipotesi di riordino della rete ospedaliera USL BR/1 del maggio 2006, e come ribadito dal Direttore Generale nell’incontro avvenuto nel mese di gennaio 2007 al quale erano presenti esponenti politici del centro-sinistra.
A distanza di mesi nulla è cambiato, anzi, dopo circa 30 giorni dalla riapertura del reparto di Chirurgia, dal 1° luglio 2007 si assiste nuovamente alla chiusura del suddetto reparto e di tutta l’area chirurgica per lavori di rifacimento dell’impianto di condizionamento del gruppo operatorio.
Insomma, che dire, nel danno la beffa, sì, perché tali lavori potevano essere fatti prima della che il reparto fosse aperto! Forse dovremmo pensare che l’apertura è avvenuta in maniera affrettata, spinta per lo più da interessi politici? Ai cittadini farebbe anche piacere conoscere le motivazioni che hanno indotto alla chiusura del reparto di Lungodegenza riabilitativa con la soppressione di 32 posti letto, quando invece potevano essere trasformati in “Centro di risveglio per coma” come specificato nell’ipotesi di riordino della rete ospedaliera USL BR/1 del maggio 2006.
Ma le assurdità sembrano non finire più, infatti al Pronto Soccorso era stata inserita la figura del cardiologo e dell’anestesista i quali dovevano però rispettare il turno 8-14 in queste ore il Pronto Soccorso risultava coperto, superate le ore 14,00 e sino alle ore 8 del giorno successivo, il Pronto Soccorso risultava sprovvisto di tali figure professionali.
Tutto ciò sarebbe già sufficiente per capire di essere stati presi in giro perché come fa il Pronto Soccorso a lavorare in maniera efficiente e garantire sicurezza e qualità nell’assistenza al di fuori delle fasce orarie 8-14, vista la situazione?
Ci si chiede anche che fine abbiano fatto alcuni poliambulatori quale per esempio Pediatria, litotrisia, alimenti e nutrizioni, riabilitazione respiratoria presenti solo sulla carta, ma inesistenti nella realtà?
Che dire poi della tanto decantata “autonomia funzionale”? Ai cittadini farebbe piacere capire cosa i Signori politici intendono per autonomia in quanto, stando al significato letterale significherebbe, per i cittadini, “autosufficienza in tutto”, capacità di operare in maniera autonoma, ma pare che il termine assume un significato differente per le istituzioni, considerando pensosa la situazione attuale in cui versa il nosocomio cegliese, e tenendo presente che per poter effettuare interventi complessi a Ceglie , bisognerebbe sempre chiedere il consenso al Direttore dell’Unità Operativa complessa dell’Ospedale di Francavilla Fontana, dalla quale “volente o dolente” dipendiamo sotto l’aspetto organizzativo-funzionale. Come è possibile dedurre, di autonomia non c’è neanche l’ombra.
Si può sapere cosa c’è di positivo che possa essere dedotto da questa ipotesi di riordino della rete ospedaliera USL BR/1, visto che gli ospedali non funzionano e le liste di attesa aumentano sempre di più creando disagi ai cittadini?
Il Comitato, dopo aver valutato questa penosa situazione, propone:
1) l’istituzione di una sede di Distretto Socio-Sanitario del quale facciano parte Ceglie, San Michele Salentino, Villa Castelli e Cisternino;
2) vista l’esistenza dell’ambulatorio di Cardiologia, la possibilità di mettere un Holter pessorio e di poter ritirare, sempre nell’ambulatorio cardiologico cegliese, il risultato; solo così si eviterebbero alcuni disagi ai cittadini costretti a spostarsi per un semplice accertamento all’Ospedale di Francavilla Fontana;
3) rivolgendosi a tutte le forze politiche, l’organizzazione di un Consiglio Comunale monotematico nel quale si possa discutere, in collaborazione con il Comitato, sulle sorti definitive in attesa che la Regione Puglia attui il nuovo piano di riordino ospedaliero.

Per il Comitato
Cataldo Rodio

Lettera aperta al sindaco

26 giugno 2007

Noi disoccupati non abbiamo bisogno di una “bacchetta magica” per poter lavorare, bensì di risposte immediate ed azioni concrete di voi amministratori.
In riferimento all’incontro avuto con il primo cittadino Pietro Federico, svoltasi in data 9 maggio u.s., riportato su vari quotidiani e ripreso da emittenti televisive e sulla base dell’intervista successivamente rilasciata dal nostro Sindaco, il Comitato spontaneo dei disoccupati cegliesi, ritiene indispensabile approfondire le dichiarazioni rilasciate dal Sindaco a cui rivolgiamo alcune semplici domande, nella speranza di avere serie ed esaustive risposte.
Sindaco, le risulta che alcuni comuni della provincia di Brindisi hanno presentato dei progetti di finanziamento per sviluppare le città della Regione Puglia per dare la possibilità di reinserimento nel mondo lavorativo dei disoccupati?
Perché il nostro Comune predilige cooperative esterne alla nostra comunità invece di far lavorare gente del posto e diminuire così la disoccupazione nella nostra città?
Perché quando queste aziende si aggiudicano una gara d’appalto a Ceglie, non si pone come condizione l’assunzione di una percentuale di disoccupati della comunità interessata?
Spieghi anche, come mai gli imprenditori locali dopo aver presentato proposte e progetti al Comune, validi ed utili per la nascita e lo sviluppo di solide realtà economiche, che creerebbero nuove opportunità e posti di lavoro, sono costretti a portare altrove, dove trovano condizioni più favorevoli queste potenzialità, in quanto portatori di sviluppo, ricchezza e opportunità di lavoro?
Qual’è la reale situazione Cegliese dei disoccupati? E per le categorie protette cosa avete intenzione di fare? Perché l’Amministrazione comunale non collabora con Enti istituzionali che sono in collegamento con la borsa nazionale e regionale del lavoro?
Perché in alcuni Comuni limitrofi gli amministratori comunali si sono prodigati e assunti la responsabilità (è un dovere) verso coloro che credono nel loro Sindaco e che amano la propria città, dando la possibilità di sviluppo di nuove aziende e posti di lavoro?
Sindaco, non bisogna sottovalutare i problemi e le conseguenze della disoccupazione e della mancanza di lavoro, perché questa realtà è una tragica e drammatica situazione che porterà nella nostra città sempre più delinquenza, disagio e degrado.
Secondo noi lei dovrebbe abbandonare queste idee di illusioni e fantasia, perché è vero che lei non possiede la bacchetta magica per creare posti di lavoro, ma dovrebbe impegnarsi concretamente ad aiutare la città dandoci la possibilità di sviluppare lavoro… La sua bacchetta magica, in altre città, è semplicemente chiamata volontà!

Nuvola rossa

16 giugno 2007

Cari lettori, non vi impressionate, non parleremo del mitico eroe indiano Nuvola Rossa. Nel numero di febbraio 2007 parlammo diffusamente della chiusura del Centro Informagiovani e lanciavamo una profezia, bene, anzi male, a distanza di qualche mese questa si è avverata. La chiusura di Informagiovani era solo un pretesto per stipulare una nuova convenzione con il Cosorzio “Nuvola” di Francavilla Fontana. Il cerchio è ormai chiuso, ogni spazio possibile e immaginabile è stato occupato da figli, cognati, amici, fidanzati delle amiche che tanto si sono adoperata in campagna elettorale per far vincere il centro sinistra, ancora peggio si è preparato questo spazio per qualche impiegato che in questi due anni non è stato accontentato.
Leggiamo le motivazioni dell’assessore al ramo: “La motivazione di fondo della chiusura del Centro sta negli alti costi che questa agenzie hanno chiesto per fornire dei pacchetti di servizi minimi, con spese di circa 33mila euro annui. Informagiovani sarà sostituito da un altro Sportello che sarà ubicato in un’area della stessa casa comunale (per cui non saranno più spesi soldi per altri locali), più visibile a tutti: si tratta del SOCEC (Sportello Socio Economico Culturale), che ci consentirà di fornire servizi con costi minimi che si aggireranno intorno ai 3mila euro all’anno. Dunque, un bel risparmio per la nostra Amministrazione, impegnata nel risanamento del Bilancio per riportarlo nella norma”.
E’ previsto anche che questa nuovo sportello offra servizi ai cittadini attraverso banche dati, orientamento del lavoro e su eventi sociali e culturali in campo regionale e nazionale. Sarà affiancato anche da uno Sportello Informativo per l’imprenditoria No Profit che fornirà informazioni sul Welfare e sostegno alle cooperative no profit.
Se questo fosse il vero scopo del SOSEC sarebbe una gran cosa, ma dubitiamo che serva solo per questo!
Quanto sono lontane le promese elettorali: “faremo tutto in totale trasparenza”, ci si era impegnati anche nel non fare favoritismi.
Qualcuno può spiegare ai cittadini perché tutti i posti e gli spazi sono stati occupati, come diceva il divino Totò da parenti e affini di chi governa la città?