Un Liszt dipinto dal vero

16 luglio 2009

Cosimo Gigliola eccellente musicista, ottimo pianista, fine interprete del repertorio romantico: tutto questo e molto altro è andato in scena la sera di domenica 5 aprile scorso al Teatro Comunale di Ceglie per il quinto appuntamento stagionale dell’Associazione Caelium del Maestro Massimo Gianfreda. Il programma del concerto era interamente incentrato sul compositore ungherese Franz Liszt (1811-1886) del quale il giovane pianista cegliese ha proposto 3 lunghi pezzi dalle variegate cifre stilistiche e di genesi. All’inizio Funerailles, un semplice tema malinconico, dal tono quasi straziante ma insieme non pesante. Impressionante l’incipit marziale e il tema melodico concepito in modo discendente dal vago sapore di cinema neo-realista e che ricordava molto da vicino certe colonne sonore di quel filone, tipo quella firmata da Alessandro Cicognini per il capolavoro assoluto di Vittorio De Sica Umberto D. Al centro della serata, poi, una più accattivante composizione e cioè la Parafrasi sul Rigoletto di Giuseppe Verdi con la quale il compositore magiaro ha messo sul pentagramma innumerevoli varianti sul celebre tema Bella figlia dell’amore. Gigliola, il cui merito principale è stato quello di non eccedere in facili virtuosismi o pezzi di sfoggio di bravura che poteva tra l’altro permettersi, ha dato prova di essere un pianista sempre attento alle coloriture di timbro, alle sonorità volute dall’autore, all’agogica mai esercitata al solo scopo di acchiappare facilmente il pubblico: un interprete fedele e misurato ma dalle inconfondibili caratteristiche originali apparse chiare specialmente nell’ultimo pezzo in programma Anni di pellegrinaggio, Seconda annata: Italia, composizione concepita da Liszt tra il 1836 e il ‘39 e che racchiude al suo interno sette diversi momenti in cui l’arte dei suoni sposa liberamente la bellezza degli occhi scaturita dall’ammirazione di autentici capolavori dell’arte italiana. Liszt trovò lo spunto per quest’opera nel corso delle sue tappe italiane legate alle diverse tournèe concertistiche che in quegli anno lo vedevano acclamato interprete in tutta Europa. E così Gigliola, forte della sua tecnica e di una memoria davvero strabiliante, ha dipinto dal vero, come se avesse avuto un pennello, lo Sposalizio (della Vergine) diRaffaello, Il pensieroso, ispirato al Mosè di Michelangelo che si trova nella Chiesa di San Pietro in Vincoli a Roma, impregnato com’è di grave solennità silenziosa. La meraviglia lisztiana di fronte ai capolavori del genio plurisecolare italiano prendeva così corpo con la Canzonetta del Salvator Rosa, ispirata da una composizione poetica del letterato napoletano, al Sonetto 47 del Petrarca (il più tenue di tutti), al 104 e al 123 fino ad arrivare a toccare il culmine con Après une lecture du Dante dal sottotitolo emblematico di fantasia quasi sonata e che ben si esplicava in suoni e temi dal gusto celestiale e sonorità che, all’opposto, sembravano provenire dalle profondità cavernose più terree. Performance di spessore questa di Gigliola, coronata col bis tratto dal Preludio op.23 n.35 di Rachmaninoff che è servito al pianista per certificare una raggiunta maturità artistica e interpretativa veramente da applausi.

Nicola Santoro

Ceglie Open City

11 settembre 2008

Fare un bilancio di un’iniziativa per la quale ci si è spesi con passione è sempre difficile. Perché difficile è scindere i due piani, quello emotivo e quello della resa musicale – nel caso del CeglieJazz – e organizzativa. Proverò a fare una recensione, come se da giornalista mi avessero invitato a seguire il Festival.
Organizzato dalla civica amministrazione, con il sostegno di pochi ma convinti sponsor, il CeglieJaz Open Festival giunto alla 4^ edizione, ha confermato la sua vocazione di evento-laboratorio, caratteristica che si porta dietro sin dal primo anno. Tre giorni intensi di musica più iniziative collaterali (la mostra Scatti Open di Nico Elia allestita presso lo showroom Schifano, proiezioni video), una lunga serie di musicisti italiani e la presenza in città di John Tchicai, nome storico all’Avanguardia degli anni ‘60, come resident artist hanno richiamato un pubblico non molto numeroso a dire il vero, ma di bocca buona, abituato a saggiare lidi musicali di una certa complessità. La rassegna è stata in parte funestata da un tempo inclemente, che ha costretto gli organizzatori a ripiegare in locations di fortuna. Così la serata inaugurale (che doveva tenersi nella piazza principale) ha visto Jazzerie, storico gruppo barese alfiere del jazz elettronico anni ‘80, esibirsi nella chiesa Matrice. Un contesto non ideale che ha influito notevolmente sull’acustica (il prossimo anno sarà necessario organizzarsi per tempo e prevedere l’apertura del teatro). Quello di Jazzerie (Roberto Ottaviano, sax tenore e soprano; Nico Stufano, chitarra elettrica; Maurizio Quintavalle, contrabbasso; Mimmo Campanale, batteria) era un ritorno, dopo vent’anni, vissuto con spirito e non certo di rimpatriata. Pur ingabbiato in certi manierismi jazz-fusion, di grande effetto vent’anni fa ma non certo adesso, il quartetto ha saputo creare una musica estremamente emotiva, un jazz solido e vigoroso, dalle fitte trame armoniche. ogni tanto una vena romantica esplodeva qua e là, in un incedere che ricordava, abbastanza alla lontana, i primi momenti degli Steps Ahead di Michael Brecker più magici (quello del disco omonimo, per intenderci). Belle le combinazioni sax – chitarra. Tutt’altra atmosfera la seconda serata, anche questa spostata dal sagrato all’interno della chiesa Matrice. Tempi dispari, riffs zigzaganti sparati all’unisono dall’insolita front-line (sax baritono e contralto), trame scure e corpose hanno caratterizzato l’esibizione dei Comanda Barabba (Christian Ferlaino e Tim Trevor-Briscoe, sassofoni; Nicola Guazzaloca, piano; Luca Bernard, contrabbasso; Gaetano Alfonsi, batteria), gruppo di giovani talenti bolognesi (età media: 20 anni). Contrabbasso e batteria hanno impeccabilmente mantenuto vivo e propulsivo il ritmo; il pianista si è rivelato straordinario per padronanza di tecnica e dosaggio delle dinamiche; sax alto e baritono hanno imbastito con nonchalance assoli di rara bellezza melodica e tensione ritmica.
Un bel gruppo, di cui ha goduto purtroppo uno sparuto pubblico (contrariamente alla serata precedente). Penalizzante l’acustica. Vedremo se la registrazione (prevista per tutti i concerti) renderà merito all’esibizione. L’ultima sera, il progetto più importante del Festival, sul quale gli organizzatori hanno investito parecchio: l’incontro esclusivo tra il sax tenore di John Tchicai (che nei giorni precedenti ha tenuto un workshop presso il Conservatorio di Monopoli, con il quale la rassegna sembra aver avviato un proficuo rapporto) e la Open Orchestra, composta per l’occasione da freeman di varie generazioni: Luca Bonvini, trombone e tromba a coulisse; Tony Cattano, trombone; Mario Tony Cattano, trombone; Ange lo Olivieri, tromba; Pasquale Innarella, sax tenore e soprano; Stefano Maltese, sax alto e soprano; Gianni Lenoci, piano; Antonio Borghini, contrabbasso; Marcello Magliocchi, batteria. l’ensemble si è presentato sul palco di piazza Plebiscito, come da programma, dopo due giorni intensi di prove aperte. Maltese, Lenoci e Iannarella hanno composto dei brani per l’occasione, Tchicai ne ha portato due. Ne è venuto fuori un set di due ore, che ha messo in mostra lo spirito compositivo degli autori: molto contemporaneo, di stampo dodecafonico, quello di Lenoci, africaneggiante quello di Tchicai e Maltese, più legato al classico suono da big band quello di Iannarella (segnato nella parte centrale da una pizzica travolgente e dedicato a Ceglie con il titolo di Ceglie Open City).
Nei lunghi brani non prevaleva un unico tema melodico ma emergevano vari globuli tematici in una fluida improvvisazione, il cui carattere peculiare era costituito dal diagramma dinamico, fatti di lenti crescendo e distensioni, di messe a fuoco e divagazioni.
Una maggiore messa a punto avrebbe giovato all’insieme. Il sax tenore di Tchicai (che si è calato nel progetto con convinzione e senza atteggiamenti da “guest star”) rimane una delle più belle in assoluto; intensa, corposa, ricca di arabeschi.
Peccato solo che la piazza fosse semideserta, anche se va tenuto conto che il festival si sovrapponeva ad altre tre rassegne pugliesi come Notte di stelle a Bari, Multiculturita a Capurso e Mola Jazz. Davvero troppo per qualsiasi appassionato.

Pierpaolo Faggiano

Autunno in musica

24 agosto 2007

Ad ottobre, due qualificati appuntamenti scandiranno le serate domenicali del nostro Teatro Comunale. Il primo, di scena il 21, vedrà protagonista l’ “Ensemble Caelium” per l’occasione formato dai flauti di Lucia Rizzello e Luigi Bisanti, dal soprano Doriana De Giorgi e dal pianista Valerio, formazione che in futuro potrà anche variare e allargarsi di organico secondo le esigenze di repertorio. L’Associazione Musicale “Caelium” presieduta dal maestro Gianfreda, ha commissionato infatti a diversi compositori opere, alcune delle quali saranno date in prima assoluta su testi dei poeti pugliesi Joseph Tusiani e Damiano Leo, nostro concittadino. Alcuni di questi titoli è possibile ascoltarli tramite il CD “Musica vita este, curato 13 anni fa dal Conservatorio di Lecce e dal “Fondo Tusiani” depositato presso l’Università di Lecce, disco dal quale è tratta la foto suggestiva qui sotto proposta. Tusiani, nato a San Marco in Lamis (Fg) ed emigrato già nel 1947 negli Stati Uniti allo scopo di conoscere il padre, è oggi internazionalmente conosciuto come eccellente traduttore di classici italiani: il suo volume “The Complete Poems of Michelangelo” è distribuito dall’Unesco e celebre risulta la sua versione della Gerusalemme Liberata del Tasso. In USA e in Canada è stata pubblicata la sua traduzione delle liriche dantesche, “Dante ’s Lyric Poems”. Nel 1956 con il poemetto “The Return”, vinse il Greenwood Prize, mai prima assegnato ad un poeta non americano. La sua attività lo vede come collaboratore delle riviste “Latinitas” (Vaticano), “Vox Latina” (Germania) ed altre.
Tusiani fin da giovanissimo ha portato con se in America un mondo personale di ricordi, di esperienze e affetti legati alla valle garganica e alla feconda terra pugliese di capitanata. I suoi primi anni si identificano infatti col suolo natio, ” Primavera”, con le sue tante varianti è la parola più spesso ricorrente nei suoi lavori.
Damiano Leo, nato a Ceglie Messapica è membro onoris causa dell’Accademia Universale “Federico secondo di Svevia”. Con le sue liriche inedite ha preso parte alla realizzazione delle antologie sulla condizione della poesia in Puglia e Lucania. Alcuni suoi titoli: Orme d’Echi, Canto per Ceglie, L’Amante di Nettuno, L’Anemone e la luna, La Parola incantata.
Il programma di questo primo concerto prevederà musiche di Nino Nicolosi, Davide Summaria, del brindisino Giuseppe Gigante, Riccardo Piacentini, Palmo Liuzzi, Michele Pezzuto, Valerio De Giorgi, Mario Gagliani, dello stesso Massimo Gianfreda e del maestro Aldo Clementi, autentico pezzo da novanta nel panorama compositivo contemporaneo.
L’appuntamento del 28 ottobre, invece, vedrà l’esibizione della pianista lucana Maria Grazia Lioy, docente dal 1980 al Conservatorio Schipa di Lecce e che per la serata cegliese si cimenterà con l’intero ciclo “Goyescas” composto da Granados. Intermezzo, Los Requiebros, Coloquio e la Reja, El Fandango del Candil, Quejas o’ La Maja y el ruisenor, El Amor y la Muerte, Epilogo (Serenata del espectro), El Pelele saranno le pagine che si avrà modo di ascoltare.

Nicola Santoro

Musica senza parole

30 giugno 2007

Il pianismo di Bruno Canino, musicista tra i più affermati sulla scena internazionale, all’ascolto dei suoi dischi e dei suoi concerti risulta da sempre elegante, morbido, mai sbalorditivo per un mero gusto spettacolare fine a se stesso ma, invece, col fine ultimo di stabilire un criterio prettamente cameristico anche nei momenti di assoluto virtuosismo. Poi, se magari come il sottoscritto si ha anche la fortuna di suonare in un’orchestra che lo accompagna nel Concerto per pf. K 414 di Mozart e nel Doppio di Mendelssohn ti accorgi direttamente del suo garbo signorile, del tocco delicato anche durante le prove, del fatto che gli artisti grandi non si lamentano mai di nulla: delle luci, degli sgabelli troppo alti, dei camerini troppo piccoli. L’orchestra stessa veniva trascinata in maniera sicura dalle note del suo pianoforte così come lo stesso direttore Gianfreda che poteva in questo caso dedicarsi completamente al funzionamento dell’insieme avvalendosi di un solista di così provata affidabilità. Dietro le quinte si viene così a contatto con la sua disponibilità al dialogo e si tocca con mano il suo affetto paterno nei confronti della brava figlia Serena, allorché nel corso dell’intervallo il Maestro riusciva sul palco per accertarsi che il leggio della figlia fosse già al posto giusto per l’esecuzione imminente. Personalmente una serata da ricordare, così come per i tanti che gremivano il Teatro Comunale. La stagione 2007 dell’Associazione “Caelium” diretta dal maestro Gianfreda si è così chiusa nel segno del prestigio.
Un’annata che ha visto in cartellone ben otto appuntamenti e che avrà, per così dire, come una sorta di appendice i due appuntamenti del 21 e 28 ottobre prossimi. Nel primo, intitolato “Musica oggi” si esibirà un ensemble composto dalla voce di Doriana De Giorgi, dal pianoforte del fratello Valerio e dai flauti di Luigi Bisanti e Lucia Rizzello che daranno vita a composizioni strumentali e canore. Gli autori, tutti viventi, alcuni dei quali pugliesi, rispondono al nome di Palmo Liuzzi, Valerio De Giorgi, Michele Pezzuto, Mario Gagliani, Giuseppe Gigante, Rino Nicolosi, Davide Summaria, Riccardo Piacentini, lo stesso maestro Massimo Gianfreda e Aldo Clementi, nome quest’ultimo che non ha bisogno di presentazione. I testi saranno tratti da opere di Joseph Tusiani e dalla raccolta poetica “Le strade del cuore” del nostro concittadino il poeta Damiano Leo.
Il secondo appuntamento, invece, vedrà protagonista assoluto il pianoforte di Mariagrazia Lioy che interpreterà musiche spagnole (Goyescas).

Nicola Santoro