Jartjsane De Cegghije

24 settembre 2008

Jartjsane De Cegghije

Jartjsane De Cegghije

La tradizione sartoriale cegliese

20 settembre 2008

Ago e Ditale, Cotone e Gesso

Ago e Ditale, Cotone e Gesso

La creazione infinita

23 gennaio 2008

Vito Mancuso - L’Anima e il suo DestinoNon so se credete nei miracoli. Certamente Vito Mancuso ha fatto il miracolo di trasformare un libro di teologia in un best-seller in questo tempo di ballerine e predicatori televisivi. Un libro, tra l’altro, eterodosso che si cimenta con le domande ultime della vita.
L’interesse per i “novissimi” fa a pugni con la società e i sentimenti “liquidi” analizzati da Bauman.
M’è capitato di leggere in successione la Spe Salvi e questo spumeggiante testo che rifonda la dottrina cattolica, l’attualizza anche alla luce delle più importanti scoperte scientifiche moderne e vuole dare una risposta laica ai fondamenti della dottrina costruita tra contraddizioni e sedimentazioni successive nel corso della millenaria storia cristiana.
Ma mentre Ratzinger chiude l’orizzonte cristiano nella sua autoreferenzialità dogmatica, Mancuso riscrive le domande fondamentali che sono alla base di ogni esistenza e per far questo usa due clavi: la riscoperta del pensiero greco e le geniali intuizioni di Theillard de Chardin, il gesuita proibito che abbiamo letto e apprezzato in gioventù, ma attorno al quale era caduto un colpevole silenzio, perché ritenuto troppo eterodosso.
Subito il teologo definisce l’ orizzonte epistemologico della sua ricerca:”L’interlocutore principale di questo libro è la coscienza laica,intendendo con ciò quella parte della coscienza,presente in ogni uomo, credente o non credente,che cerca la verità per se stessa e non per appartenere a una istituzione; quella parte della coscienza che vuole aderire alla verità, ma vuole farlo senza alcuna forzatura ideologica, di nessun tipo, e se accetta una cosa, lo fa perché ne è profondamente convinto e non perché l’abbia detto uno dei numerosi papi…La vera laicità significa ritenere conclusivo non il principio di autorità, ma la luce della coscienza”.
Un avvertimento per i dibattito culturale odierno, che si sta sviluppando sul crinale di una pericolosa contrapposizione ideologica che non si avvertiva da tempo.
Mancuso parte dal presupposto che le religioni traggono l’abbrivo dalla paura e che “si tratta di sistemi che hanno bisogno dell’ignoranza e della paura degli uomini”.
Da qui parte un affascinante viaggio nel mondo della filosofia e della fisica e dall’intuizione einsteiniana dell’energia che muove l’universo si sviluppano apparati concettuali ficcanti e vengono sottoposti al vaglio della ragione critica i fondamentali postulati della religione cattolica.
Il lavoro di Mancuso è interessante non tanto sulla parte destruens, ma su quella costruens e tenta l’elaborazione di un sistema capace di rispondere laicamente alle domande ineludibili della modernità sia sui sistemi religiosi della “salvezza”,sia su quello della “redenzione”.
La necessità di una risposta teleologica alla costruzione dell’universo nasce dalla convinzione che la polvere primordiale vitale dell’universo,che data quattro miliardi di anni, e che continua ad espandersi all’infinito, non può essere il frutto del caso e della necessità, ma delle proprietà intrinseche alla materia e che le cose e le creature non siano altro che energia che contribuiscono a questa creazione infinita.
Su qualche punto del lavoro di Mancuso restano delle perplessità. La risposta tentata per comprendere il “dolore innocente” non la trovo molto convincente ed esaustiva, ma si tratta di argomenti che fanno tremare i polsi, di grande difficoltà teorica e non è facile rispondere agli interrogativi sul male nudo e senza peccato.
Così come non trova risposta convincente e laica il problema della Resurrezione del Cristo.
Resta comunque fondamentale il tentativo di fondare una nuova teologia nel tempo della postmodernità ,perché gli uomini non si fermano mai di fronte all’interrogativo radicale dell’esistere.
Il destino umano, individuale e collettivo, è legato alle risposte che siamo capaci di dare rispetto alle domande sulla vita e sulla morte:”Chi non sa perché muore, non sa perché vive. Chi non sa cos’è la morte, non sa cos’è la vita. Chi ha paura della morte, ha paura della vita”.
Il cardinale Martini nella lettera che scrive al teologo è cosciente delle novità rivoluzionarie del libro e dei pericoli e lo stesso Mancuso è cosciente delle difficoltà che incontrerà e quasi a scudo ,in esergo, mette questa frase tratta dal Siracide: ”Lotta fino alla morte per la verità e il Signore Dio combatterà per te”. Auguri professore.

Vito Mancuso,
L’anima e il suo destino,
Raffaello Cortina Editore

Vincenzo Gasparro

Arbiter elegantie

2 ottobre 2007

Il libro di Michele Ciracì, rappresenta un altro tassello della ricostruzione storica locale che l’autore con tenacia, pazienza e competenza porta avanti da decenni.
La storia ricostruita partendo dal lavoro umano, esaltando il sudore degli ultimi, di quelli di cui la storiografia non si occupa e ignora, il cui diuturno impegno determina il farsi della storia, nella quotidianità dolente, ma anche esaltante dell’homo faber.
Questo, come altri testi, dovrebbero diventare pane quotidiano nelle tecniche didattiche storiografiche nelle scuole, per imparare il metodo della ricerca e nel contempo favorire l’affermazione dell’immaginario simbolico della comunità.
Quello che mi piace mettere in risalto in questa nota è proprio la metodologia usata. Tutto il materiale fotografico, le testimonianze orali sulla sartoria cegliese è il frutto di una partecipazione collettiva e corale che l’autore ha saputo sollecitare. I sarti cegliesi, con le loro testimonianze, hanno contribuito attivamente a ricostruire la loro storia.
Qualche tempo fa m’imbattei a Milano nella tabella della sartoria Caraceni e ricordai i racconti degli amici sarti cegliesi che in quell’atelier avevano lavorato e che per entrarci avevano dovuto dare prova della propria maestria.
Anni duri di povertà nell’Italia della ricostruzione alla ricerca dolorosa del pane. Gli artigiani cegliesi sono testimoni delle drammatiche trasformazioni delle forme di produzione capitalistiche, del passaggio dalla forma lavoro basate sul controllo completo del ciclo produttivo, a quello seriale fordista della catena e della produzione in scala. Il rifiuto della maggior parte di loro di riconvertirsi alle nuove tecnologie, connota l’orgoglio di maestri capaci dominare tutto il ciclo produttivo dando prova della propria genialità che trasforma un materiale informe, in un oggetto estetico funzionale ed elegante. Questa consapevolezza li poneva su un gradino superiore nella scala sociale, perché il possesso di un’arte li rendeva orgogliosi e fieri. Era un classico sociologico la superiorità ostentata dagli artigiani nei confronti dei braccianti considerati lavoratori dotati solo di forza bruta.
Un proverbio suonava così: ci vogliono sette generazioni per trasformare nu villane in un arrisane. Li univa comunque la stessa povertà, se è vero che ogni artigiano si ingegnava e diventare un lavoratore polivalente che praticava due o tre mestieri per sfuggire alla morsa della fame.

Michele Ciracì
Stia della sartoria Cegliese
Tiemme Manduria

Per un cammino al sole

29 giugno 2007

Rita Santoro Mastantuono ha fatto tredici. Con la poesia. Ha appena vista la luce, infatti, la sua tredicesima silloge. S’intitola, felicemente, “Per un cammino al sole” ed è pubblicata da Antonio Dellisanti Editore di Massacra (TA). Si aggiunge a: Margherite negli occhi, Dalle radici dell’anima, Il pane delle attese, Vene di luce, La riva sommersa, Per cieli d’albe, Crisalidi e sole, Un respiro, un sogno, una poesia, Nel solco del tempo, Nei sentieri del vivere, Con te mio Dio e Grappoli di sogni.
Una continua crescita, senza nessuna flessione, ha caratterizzato la scalata poetica della nostra amata concittadina. Con quest’ultima opera, ma nel finale ci fa capire che non finisce qui e noi ne siamo fieri, Rita si colloca sul gradino più alto. Maturità e passione si danno la mano e pongono, noi fortunati suoi lettori, all’ombra buona della vera arte. La poetessa, ora più che mai, ci sa trarre “lontano dall’errore e dalla sofferenza”, ci sa “mostrare la strada”, come giustamente mette in risalto Lucio C. Gimmo, eccellente prefatore del nuovo libro poetico della Mastantuono. La passione e l’amore per il bello, il divino, la giustizia, la natura, gli affetti familiari, i sogni continuano ad essere linfa vitale per la nostra poetessa. Rita, nonostante la sua cecità (o forse grazie anche ad essa) continua, con forza e coraggio, a cantare la nostra terra, il Mediterraneo, le nostre tradizioni, i nostri eterni valori. La sua profondità non può che riempirci di gioia e d’orgoglio. La sua voce, sempre più alta e sicura, non può che ubriacarci d’amore e di voglia di vivere. Ci uniamo anche noi al grido sincero del Gimmo: “…la voce di Rita è tra le migliori, tra quelle che dicono del possibile amore tra le creature…” ed anche noi la “ringraziamo di esistere”.

Ceglie Messapica, 18.5.2007 Damiano LEO

Rita Santoro Mastantuono
Per un cammino al sole
Antonio Dellisanti Editore
Pagine 52, euro 8,00

Sono forse io responsabile di mio fratello?

27 giugno 2007

Z. Bauman si presenta al pubblico italiano con un nuovo affascinante libro e ci invita a riflettere sull’infelicità che attanaglia l’uomo nella società postmoderna. L’assunto di fondo del libro si esplica nell’osservazione che l’uomo della post modernità si è trasformato da produttore in consumatore. L’uomo moderno è quindi diventato homo consumens e il modo moderno della produzione capitalistica ha trasformato la sua essenza facendolo diventare un vorace consumatore distruttore di risorse. In questo quadro di riferimento tutto ciò che si presenta come negazione di un frenetico consumo viene espulso dalla normalità sociale. Scrive Bauman:-Nel mondo liquido moderno, la lentezza è il presagio della morte sociale.
Già Kundera ci aveva avvertito che il grado di velocità è direttamente proporzionale all’oblio.
All’interno di questo schema l’agire non è libero e le uniche opzioni che noi esercitiamo sono predefinite e preselezionate. Anche l’esercizio della libertà ha subito mutamenti profondi e l’uomo è diventato membro di un branco che ha perso il senso delle relazioni del gruppo.
- Nella società dei consumi della modernità liquida, lo sciame tende a sostituire il gruppo con i suoi leader, le gerarchie e l’ordine di beccata. Lo sciame può fare a meno di tutti questi meccanismi e accorgimenti. Gli sciami non hanno bisogno di imparare l’arte della sopravvivenza. Essi si radunano e si disperdono a seconda dell’occasione,spinti da cause effimere e attratti da obiettivi mutevoli.
La società dei consumi si basa sull’inganno e produce infelicità, perché si fonda sulle frustrazioni delle attese. Chi non vuole diventare o non può essere consumatore viene emarginato ed espulso.
L’homo consumens ha subito una mutazione antropologica ed ha segnato la fine dell’homo politicus. Il “populismo di mercato” vede nella politica il nemico numero uno e considera il mercato come l’unico strumento democratico.
In questo ambito vengono proposti argomenti interessantissimi sulla crisi del welfare state che si è trasformato in workfare con l’intenzione palese di espellere i poveri e gli svantaggiati.
La crisi del welfare nasce dalle mutate forme capitalistiche. Prima “affinché l’economia capitalistica funzionasse, il capitale doveva essere in grado di acquistare forza lavoro e quest’ultima doveva godere di condizioni tali da apparire agli occhi di potenziali acquirenti, una merce desiderabile. In questo quadro il requisito per l’adempimento di tutte le altre sue funzioni, era la mercificazione delle relazioni capitale-lavoro; fare sì che le transazioni di vendita e acquisto di forza lavoro potessero avere liberamente luogo”.
Purtroppo è finita l’epoca del pieno impiego industriale, questo comporta un minor numero di posti di lavoro e le borse premiano le aziende che operano tagli e licenziamenti.Gli emarginati diventano underclass e i poveri rappresentano un peso per la società. Si afferma così l’etica di Caino: – Sono forse io il responsabile di mio fratello?
Bauman sostiene che non c’è nulla di ragionevole nell’assunzione di responsabilità, nella care, nell’essere morali.Eppure il destino del futuro lavoro sociale dipende dagli “standard morali della società di cui siamo tutti abitanti”.

Z.Bauman
Homo consumens
Erikson
La città tutta aspetta una risposta.

Presentazione del libro Vuoto a perdere

5 giugno 2007

Copertina del libroSabato 9 giugno alle ore 19,00 presso la libreria Libridine Multimediale di Ceglie Messapica (Brindisi) sarà presentato il libro Vuoto a perdere - Le Brigate Rosse, il rapimento, il processo e l’uccisione di Aldo Moro (Besa Editrice 2007). L’autore, Manlio Castronuovo, cercherà di rispondere ai seguenti interrogativi. Perchè Aldo Moro? Cosa è successo in via Fani? Che trattative sono state avviate per liberare Aldo Moro? In che maniera le BR hanno “interrogato” Moro? La giornata del 18 aprile: perchè fu così importante? L’uccisione di Aldo Moro: quante ricostruzioni? Il memoriale di Aldo Moro prigioniero delle BR: cosa e come è emerso?
L’evento sarà arricchito da letture di brani teatrali ispirati alle vicende degli anni ’70 interpretati dal cegliese Giuseppe Vitale, attore teatrale. I brani, nel dettaglio, sono: L’apnea di via Fani: dal racconto di Valerio Morucci; La Renault rossa (da una memoria di un bambino degli anni ’70); Qualcuno era comunista di Giorgio Gaber. E’ per me sempre un grande piacere – ha dichiarato Vitale – poter realizzare idee e progetti a Ceglie Messapica e con cegliesi. E’ da due anni, infatti, che collaboro con il Teatro della Calce e dal marzo al maggio di quest’anno ho tenuto un laboratorio teatrale presso la scuola media Giovanni Pascoli (ospitata nel plesso della Leonardo Da Vinci).
Tutti i lettori di Ceglie Plurale sono invitati ad essere presenti all’evento.

Giuseppe Vitalewww.giuseppevitale.it/dblog/

Colpo di fioretto sul Quotidiano

1 aprile 2007

Pensiamo di fare cosa gradita ai lettori riportando la scheda critica dedicata al nostro collaboratore Vincenzo Gasparro nella Letteratura Italiana.
Nella poetica di Vincenzo Gasparro, la riflessione funziona all’interno di situazioni di esistenza che sono avvertite, innanzitutto in modo globale qualitativo e diretto, dove il pensiero nasce, si evolve e rinasce di volta in volta, entro un mondo di esperienze personali che sono godute, subite, sofferte e proiettate nella qualità estetica e lirica della poesia. Ma la riduzione della linguistica all’estetica, avviene mediante la riconduzione dell’arte alla medesima forma della coscienza, come espressione di libertà e laicità, nei confronti di qualsiasi compromesso ideologico, integralista e dogmatico. E questo ci appare chiaro fin dalla pubblicazione de La Pampanella amara, testo in poesia e prosa dove dice. “Tempo di smettere la Politica ed affermare la politica per essere protagonisti di un umanesimo laico e tollerante”. Progetto ambizioso, quasi impossibile a realizzare, che si snoda in un testo che propone tutta un’interessante galleria di personaggi politici di diversa estrazione, nelle loro intrinseche e estrinseche peculiarità. Il libro, nella chiusa, è corrodetao da otto lavori del pittore Domenico Biondi, che per stile si richiamano “all’action-painting” americana, fino a creare una forte connotazione pittorica di forme astratte, sostenute da cromatismi informali, quasi a ribadire il concetto libertario dell’arte, in senso di sintesi e di icasticità, cui sottostà, in poesia, anche Vincenzo Gasparro. Così si evince nelle raccolte Taccuino e Parole mai distratte, dove la parola asciutta ha carattere di apertura e plasticità interiore, fenomeno tipico di ogni autentico processo di esperienza artistica, sia esso di letteratura, di musica o arti figurative dal carattere sospensivo, sempre in via di ulteriori definizioni, aperto a successive variazioni, quindi mai dogmatico. Ma ascoltiamo le parole della poesia: ” L’Indefinibile annienta la parola, / Rimani nell’attesa. / Lo incontri nello sguardo del morente,/nel frusciare d’immondizie della / vecchia impazzita./ Solo con altra natura è possibile l’incontro. / Il nulla coincide con l’Essere?” poesia evidenziata nel retrocopertina del testo Parole mai distratte. Nella bella raccolta Grazie per i balconi fioriti, la poetica s’impernia su caratteri essenziali dello sviluppo, della creatività, del compimento, snodandosi secondo un movimento rapsodico e frammentario, da una parte, più razionale e unitario dall’altra, nella fisionomia strutturale della vera poesia. Ne facciamo un esempio: “Il gaio sfarfallio/dilegua la vita./Il ragazzo ruzzola la palla./Nemmeno la casa protegge dalla morte.” Lirica epigrammatica, dove, nella tecnica della frammentazione, si arriva ad una sentenza di carattere esistenziale, che è quasi un colpo di fioretto sul quotidiano. Il tono della raccolta Barchette arance e limoni si fa più disteso, nell’edemico recupero di immagini più fiorite, dai profumi mediterranei fatti di “Acerbe cotogne e melograni”, in un’aura più temperata, dove anche il poeta dice di sè: “Stanotte ho sognato/le bellissime gerbere/rosse di sole a petali/di bambini che accendono/la sera mentre penso a te” (“Stanotte ho sognato”), donando, in tal senso, ampio spazio al pulsare cosmico universale, senza la compresenza della dimensione e della constatazione pessimistica della vita.
Nella raccolta Nel mattino disperso è realizzato al massimo il percorso dell’interazione di componenti diversi, attraverso le quali il poeta mostra in maniera esemplare l’unione della qualità sensibile e del significato, in un’unica solida struttura. Si passa così dalla poesia lirica e d’amore a quella epica-sociale e civile, ambedue racchiude in un unico testo e giubilate per l’amore della poesia stessa. Il libro che è aggraziato da due ritagli di grafica, fiorita, quasi monocromatica nelle varianti dell’azzurro e del rosso, ed incollati uno in copertina, l’altro all’interno, chiude con una breve lirica che crea l’aura e la penombra in cui si libra la vita stessa dell’Autore e che recita: ” Quando perdi il centro/di gravità e hai il cuore/nudo penso alla primavera/ che spira dal bosco/ all’amore e alle rose./ Nella notte di cielo terso/fissa la Lira e sentirai/il canto amaro di Orfeo”. (“Quando perdi il centro”). Un consiglio, ma anche un punto d’arrivo per il poeta, risultato di un lavoro di condensazione e trasmutazione di materiali esistenziali di un andamento poetico, ricco di tensioni e resistenze.

Lia Bronzi

L’altro novecento

30 marzo 2007

Questa Letteratura Italiana edita dalla Bastogi ha l’ambizione di ricercare i filoni tematici che sono alla base della ricerca poetica e letteraria del secondo novecento italiano al di fuori delle lobby accademiche e dei consulenti editoriali delle grosse case editrici che non sempre propongono il meglio della produzione letteraria e poetica. La Bastogi, da sempre, rivendica coraggiosamente un altro Novecento. Già in Poesia-Non Poesia, Anti-Poesia del Novecento italiano Vittorino Esposito scriveva: “…Al fondo delle mie riflessioni c’è la ferma persuasione che accanto al Novecento ben studiato e perfino ben reclamizzato, c’è un altro Novecento, non sempre “minore” eppure solitamente ignorato”.
Da qui parte la curatrice dell’opera Lia Bronzi nel tentativo di individuare le tendenze più significative, carsiche di questo Novecento sconosciuto. Per rimanere nel campo della poesia la Bronzi individua aree poetiche di ricerca che in molti casi hanno prodotto significativi risultati alle soglie del terzo millennio e che danno l’addio al novecento poetico. In poesia e narrativa il tema del viaggio diventa un vero cronotopo simbolo della condizione esistenziale dell’uomo del terzo millennio alla ricerca di un neoumanesimo. C’è nella nuova poesia la tendenza ad una scrittura metaforico-simbolica transitando nei topoi della memoria, dell’infanzia e dei luoghi.
Così come si registrano molte voci che percorrono una strada crepuscolare e surrealista. In altri autori è rintrecciabile la metafisica delle cose e questo processo genera una “Religiosità laica panica, ma anche animistica dove possono convivere Dio e la metafisica del “Niente” o “Nulla”. Nella crisi della modernità l’artista mira a cogliere la struttura complessa e dinamica delle verità contingenti e plurime di tutto quello che attiene il divenire storico e il “Logos” del mondo”. Gli autori vengono studiati dall’interno di questo movimento magmatico e poliprospettico.
Segue un saggio di Maria Grazia Lenisa che fa da sponda a queste letture sul piano della critica letteraria e poetica. Per leggere l’altro Novecento del terzo millennio che si affaccia occorre una strumentazione ermeneutica capace di analizzare e cogliere il nuovo che avanza. Strumento ermeneutico per eccellenza, per la Lenisa, è la “formatività comprensiva”. Per evitare di scadere nella parzialità del gusto estetico è indispensabile l’imparzialità e lo status ideale per il critico è l’ecletismo inteso come ideale per il ricercatore che, “aperto alla libertà dell’espressione poetica ne abbraccia ogni aspetto, cosa che spesso non accade, in quanto attorno ai critici ruotono gruppi di poesie, volti a fare tendenza, riuscendo ad essere tendenziali, appagando quel critico e dispiacendo quell’altro. Questo tipo di critica “settoriale” porta alla spaccatura della poesia in direzioni che non le sono proprie, poichè essa è rifiuto di direzioni di marcia”. Il critico deve così essere capace di individuare in un testo poetico: le parole chiave, gli stimoli sensoriali che contribuiscono alla formazione del corpo poetico e le strutture linguistiche e morfosintatiche.
L’opera si distingue anche perché, in genere, i lavori di ricerca tendono ad essere esclusivi, mentre questa poderosa ricerca è inclusiva, magmatica e dai canoni aperti che si concluderà con una seconda parte.

Vincenzo Gasparro

Ceglie Messapica tra Ottocento e Novecento

14 marzo 2007

Ceglie Messapica tra Ottocento e NovecentoDopo i calorosi successi ottenuti dalle precedenti pubblicazioni, gli autori sono lieti di annunciare l’imminente pubblicazione del volume:

Ceglie Messapica tra Ottocento e Novecento
Paesaggio, avvenimenti, società, costume, personaggi attraverso le immagini
Autori: Michele Ciracì, Antonio Ciracì, Nicola Santoro
Costo: Pagamento anticipato di € 30,00 (offerta valida fino al 30 aprile 2007)

Animati dalla crescente passione per la loro città, gli autori ancora una volta, invitano il lettore, attraverso centinaia di pagine e immagini a ripercorrere con sentimento un itinerario spirituale nel mondo affascinante della vecchia e cara Ceglie Messapica.

Per ordinare il libro e per qualsiasi altra informazione rivolgersi a:

Michele Ciracì
Via Papa Giovanni XXIII, 17
72013 Ceglie Messapica BR
Tel: 0831-382483
E-mail: ciracimichele@libero.it